Il racconto di una fiaba può sembrare un semplice intrattenimento, ma in realtà offre spunti di riflessione profonda. La storia di Cangù, un piccolo canguro che affronta le sue paure, ci invita a esplorare il nostro mondo interiore e a riconoscere le emozioni che spesso trascuriamo. Attraverso un viaggio simbolico nel bosco, il protagonista scopre che i mostri non sono altro che pensieri che possiamo trasformare.
Questa narrazione non è solo per i bambini; è un richiamo per gli adulti a tornare a una visione più pura e curiosa della vita. La fiaba ci ricorda che, anche se non possiamo sempre controllare ciò che accade intorno a noi, possiamo imparare a gestire le nostre reazioni e a coltivare una luce interiore che ci guida nei momenti di oscurità.
- Il potere trasformativo delle fiabe nella gestione delle emozioni.
- La relazione tra paura e consapevolezza interiore.
- Il ruolo della figura genitoriale nel supporto emotivo.
- La metafora del bosco come spazio di esplorazione e crescita.
- La connessione tra adulti e bambini attraverso l’immaginazione.
Trascrizione
Bentornati a un nuovo episodio di Dharma e Psicologia. Oggi voglio raccontarvi una fiaba. È una fiaba pensata per i bambini, ma è profondamente dedicata anche a noi adulti, a noi che spesso, senza accorgercene, ci portiamo dentro paure antiche, immagini notturne, mostri che abitano i pensieri nei momenti di silenzio o di solitudine. Ogni emozione, anche la paura, ha un suo linguaggio e ascoltarla con uno sguardo gentile, con immaginazione e presenza, può trasformarla in qualcosa di diverso.
Questa fiaba non vuole spiegare, ma vuole evocare; non vuole risolvere, ma vuole accompagnare. È uno spazio simbolico, come uno specchio leggero, dove genitori e figli, terapeuti e bambini interiori possono incontrarsi e respirare insieme. Ti invito ad ascoltarla con il cuore aperto, lasciandoti toccare da ciò che emerge senza giudizio. E se hai un bambino accanto, ascoltatela insieme. Ma se sei solo, sappi che questa storia è anche per te.
Alla fine della fiaba vi guiderò in un esercizio semplice di mindfulness, da fare insieme ai vostri bambini o da fare da soli, se avete voglia di ascoltarvi un po’ più da vicino. Quindi prendetevi qualche minuto di calma, sedetevi e lasciatevi portare nella foresta australiana insieme a noi.
CANGÙ E IL CAMINO DEL BOSCO VIVENTE
Cangù era un piccolo canguro, dal pelo morbido e dorato. Viveva con la sua mamma in una tana nascosta tra gli eucalipti, nel cuore del bosco australiano. Era un posto bellissimo. Di giorno il sole giocava tra le foglie, gli uccelli cantavano melodie leggere e tutto sembrava felice. Ma quando arrivava la notte, tutto cambiava. Cangù si ragomitolava nel suo lettino di foglie e iniziava a sentirsi agitato. Il buio gli faceva paura.
— Mamma, i mostri! Li vedo, sotto il letto, dietro gli alberi! La mamma correva, lo stringeva forte. — Amore mio, sono solo ombre, diceva dolcemente. Ma a Cangù sembravano veri. La luce della luna a volte gli faceva sembrare tutto più grande. E quando la luna era calante, era anche peggio. Sembrava che tutto scomparisse nel buio.
Una sera la mamma disse: — Vieni con me, Cangù, facciamo insieme il cammino del bosco vivente. Accese una torcia e, zampa nella zampa, uscirono nella notte nel bosco. Cangù tremava un po’, ma la mamma era con lui. Camminarono piano, tra i rumori e i profumi della foresta. E lì, nel buio, videro i bipi scavare tane, i koala abbracciati ai rami a dormire, le lucciole disegnare sentieri di luce e gli uccelli notturni cantare al cielo. Tutto viveva nel buio. Tutto aveva un senso.
Poi, nel punto più profondo del bosco, si fermarono. Un vento leggero passò tra i rami e una voce dolce e profonda si fece sentire. — Benvenuto, piccolo Cangù, disse una voce proveniente dalla foresta. Cangù aprì gli occhi. Non vedeva nessuno, ma qualcuno gli aveva sicuramente parlato. — Chi sei? disse Cangù, tra il meravigliato e lo spaventato. La mamma era in silenzio, perché conosceva quella voce. Lo aveva portato nel bosco proprio per quell’incontro.
— Sono il guardiano del bosco e so che sei venuto qui per un motivo. Lo sento dal tuo respiro e lo vedo dal tuo sguardo. — La mia mamma mi ha portato nel bosco di notte perché ho paura dei mostri. Guardiano del bosco, dimmi, i mostri esistono davvero? La voce rispose: — Piccolo mio, la mente è come un teatro magico. Può creare mostri, oppure fate; può vedere solo buio, oppure anche la luce nascosta nel buio. La realtà cambia quando tu cambi dentro.
Cangù rimase in silenzio e si accorse che la voce svanì tra gli alberi fitti. La mamma lo guardò sorridendo e gli disse: sei pronto a tornare a casa? Cangù e la sua mamma ripresero il cammino verso casa, con passo lento e rilassato. La mamma notò dal volto di Cangù ancora qualche dubbio, ma anche un seme di coraggio, da come camminava al buio nel bosco.
Quella notte, quando si mise a letto, sentì nuovamente un piccolo brivido di paura, ma si ricordò delle parole del guardiano del bosco. Allora chiuse gli occhi, respirò piano e guardò cosa c’era dentro di lui. I mostri erano pensieri e, se li osservava, poteva trasformarli. Così li cambiò in luce, in fiori, in canzoni. Aprì la finestra della tana, la luna lo salutava. Il profumo della terra bagnata saliva lieve. Un gufo lontano cantava la sua ninna nanna. Cangù sorrise. — Buonanotte, bosco vivente! Buonanotte, guardiano della foresta! E finalmente si addormentò.
In su, quindi potete farlo anche voi, e se avete un bimbo al vostro fianco, fatelo insieme. Quando fare questo esercizio? La sera, prima di andare a dormire? Dopo aver letto la fiaba di Cangù, o quando il bambino ha vissuto delle emozioni forti durante la giornata? Preparate lo spazio, quindi sedetevi o sdraiatevi vicini, spegnete le luci forti, accendete una lucina o una candela, oppure potete usare una torcia, come quella della fiaba.
Iniziate ad ascoltare il respiro. Il genitore guiderà con voce calma e può dire: chiudi gli occhi e porta le mani sul tuo pancino. Inspira, senti l’aria entrare, espira, senti l’aria uscire. Facciamo insieme tre respiri profondi: uno, due, tre. E per fare questo ascolto del respiro potete usare una mano sul petto del bambino e una mano sul vostro, per sentire il respiro insieme.
Ora scopriamo cosa c’è dentro e chi c’è dentro. Il genitore può dire: — Immaginiamo di avere una torcia magica, proprio come quella della mamma di Cangù. Con questa torcia possiamo guardare dentro di noi. Cosa vediamo nel nostro cuore? Forse c’è qualcosa che fa un po’ paura, oppure qualcosa che brilla. Non dobbiamo cambiarlo subito, solo guardarlo con gentilezza.
E dopo qualche istante di silenzio, il genitore può dire: — Se c’è un piccolo mostro, guardiamolo con affetto. Possiamo chiedergli: hai bisogno di qualcosa? Se c’è una luce, una fatina o un ricordo felice, salutiamoli, sono con noi. Adesso entriamo nella fase della trasformazione creativa. Il genitore può dire: — Ora proviamo a trasformare ciò che abbiamo visto. Quindi, se era un mostro, lo trasformiamo in una stella; se era buio, in una lucciola; se era una paura, in una piuma leggera. Possiamo anche disegnarlo con la mente o possiamo disegnarlo con le dita in aria. E in questo caso potete invitare il bambino a raccontare dopo, se vuole, cosa ha trasformato.
Fatto questo, entriamo nella fase del pensiero di gratitudine. Il genitore può dire: — Pensiamo a una cosa bella di oggi, anche piccola, una cosa che ci ha fatto sentire bene. E mandiamola come un pensiero luminoso al guardiano della foresta, alla luna, agli animali notturni. Finita questa fase, potete coccolarvi, abbracciarvi, restate qualche secondo in silenzio, poi potete dire insieme: — Buonanotte mente, buonanotte cuore, buonanotte foresta.
Ecco, per Cangù quella notte qualcosa è cambiato, ma non perché il buio sia sparito, ma perché dentro di lui è nata una nuova luce. E così anche per noi adulti, non pensiamo che questo valga solo per i bambini, perché le nostre paure non scompaiono solo con la ragione. Quante volte razionalizziamo, ma nonostante ciò continuiamo a temere. Ma quando iniziamo a osservarle, a nominarle, a camminarci accanto, qualcosa cambia. Perché? Perché spesso dimentichiamo quanto la nostra mente sappia creare, qualsiasi cosa. A volte possono essere paesaggi pieni di mostri, altre volte pieni di vita, di luci, di possibilità.
Questa fiaba è un invito a tornare bambini nel modo in cui guardiamo il mondo, ma a restare adulti nella capacità di stare con ciò che c’è, con consapevolezza, curiosità, tenerezza. Ti auguro di ricordare, proprio come Cangù, che non possiamo sempre scegliere cosa accade fuori, ma possiamo prenderci cura di ciò che succede dentro. Grazie per aver ascoltato un altro episodio di Dharma e Psicologia. Che tutti gli esseri dell’universo possano essere felici.
