Il mondo dell’infanzia è un territorio ricco di emozioni e scoperte, un viaggio che merita di essere accompagnato con attenzione e consapevolezza. La narrazione, in particolare, si rivela uno strumento potente per guidare i bambini attraverso le loro esperienze interiori, aiutandoli a esplorare e comprendere le proprie emozioni. In questo contesto, le fiabe mindfulness emergono come un’opportunità unica per educare alla consapevolezza fin dalla tenera età.
Attraverso storie che intrecciano parole e immagini, i bambini possono imparare a riconoscere e accettare le proprie emozioni, creando un legame profondo con il mondo che li circonda. La pratica della narrazione diventa così un atto di cura e di connessione, un modo per riscoprire la magia delle storie e il potere trasformativo della voce.
- Il ruolo delle fiabe nella crescita emotiva dei bambini.
- Educazione alla consapevolezza e all’intelligenza emotiva.
- Il valore del silenzio e della noia nella creatività infantile.
- La connessione tra tecnologia e infanzia: opportunità e sfide.
- Ingredienti essenziali di una fiaba mindfulness.
Trascrizione
Bentornati a un nuovo episodio di Dharma e Psicologia. Oggi voglio condividere con voi un progetto a cui tengo moltissimo, ovvero una serie di audio fiabe mindfulness per bambini, pensate per accompagnarli in un viaggio dolce e profondo dentro le loro emozioni, il loro mondo interiore. Questo progetto è pensato proprio per loro, per aiutarli a rilassarsi e a divertirsi. Se siete interessati, potete trovare il link in descrizione appena sarà tutto pronto, quindi potrete ascoltare queste fiabe mindfulness e magari ascoltarle insieme ai vostri bimbi.
In queste fiabe invito i genitori o gli adulti di riferimento ad ascoltarle, a viverle insieme ai loro bambini, magari come momento prima della nanna o ogni volta che sentono il desiderio di condividere con voi questa fiaba, per creare uno spazio di calma, di ascolto, di vicinanza. Ci saranno favole che inviteranno il sonno, altre magari il gioco, altre ancora la consapevolezza. Gli argomenti saranno diversi, tutti basati sulla consapevolezza, sulla presenza, quindi sulla mindfulness in una modalità in cui i bambini possono sperimentarla.
Se da piccoli noi siamo cresciuti con le favole, siamo stati cullati, affascinati da queste e ancora oggi da adulti sentiamo quel brivido dolce quando apriamo un libro con illustrazioni meravigliose, con una storia che parla di emozioni. Io da anni porto avanti una formazione sull’intelligenza emotiva e ho incontrato tantissimi educatori che lavorano con l’età evolutiva. Una cosa ormai mi è chiarissima: l’educazione emotiva deve cominciare sin da piccoli, ma soprattutto non deve finire mai. Questo è il punto cruciale: non smettere mai, perché quando cresciamo, quando continuiamo ad avere bisogno di fermarci, abbiamo anche bisogno di ascoltarci, di immaginare, di sentire noi stessi e di sentire gli altri.
Vi assicuro che non tutti gli adulti hanno un buon allenamento emotivo. Io lavoro ogni giorno con genitori, bambini, preadolescenti, adolescenti e le loro storie, le loro fatiche rinnovano in me la consapevolezza che educare a sentire è un compito che ci riguarda tutti. Riguarda il conoscere le proprie emozioni, ma anche quelle del mio amico, di mia madre, di mia moglie. È un’educazione alla percezione del sé e dell’altro. La mia esperienza non nasce solo dal lavoro o dagli studi, ma anche dal mio essere madre. Posso dirlo senza esitazione: è l’esperienza più mindful che io abbia mai vissuto. Anni di meditazione, a mio parere, non sono paragonabili alla pratica quotidiana e continua della genitorialità consapevole. È una pratica che non finisce mai.
Tutto questo mi ha portata a un nuovo desiderio creativo: portare la meditazione mindfulness nelle fiabe. L’ho fatto come madre finora e ora voglio farlo anche con voi, perché le fiabe nutrono, connettono agli archetipi, trasmettono una sapienza antica, ci radicano con la terra. Tutte cose che in questa era digitale stanno perdendo forza. Crescere un figlio oggi richiede molto più radicamento da parte di noi adulti. I bambini, sin da piccolissimi, sono esposti a ogni tipo di device, quindi sanno usare telecomandi, tablet, telefoni, computer in modo sorprendente, ma tutto questo spesso accade a discapito dei piedi nudi sulla terra, delle mani che si sporcano di polvere, del contatto fisico, della famiglia allargata, delle partite di calcio nei cortili o negli angoli delle strade.
Forse sono un po’ sentimentale, lo ammetto, perché ripenso a quando ero bambina, a quel senso di calore, di relazione che oggi mi sembra più raro. Ma nonostante tutto, una cosa non cambia mai: il bisogno di nutrirci di storie, di immagini, di racconti che ci parlano, che ci trasformano. Solo attraverso le storie dei nonni che ci raccontano del loro passato, le storie dei nati, attraverso le fiabe, possiamo ritrovare un legame con la terra, con i nostri antenati. Ricordare che non siamo solo corpi nati da altri corpi, ma fili di energia che arrivano da molto lontano, da luoghi diversi, da colori di pelle diversi, da esperienze che si intrecciano. È così che impariamo il rispetto, l’uguaglianza, le differenze. È così che ci chiediamo: chi sono io, da dove vengo, cosa voglio davvero.
C’è una magia nella narrazione che crea relazione e presenza, e una voce può toccare come una mano. Ricevo tante e-mail e tanti messaggi in cui mi parlate della mia voce, di come vi accompagna, mi calma, mi fa sentire una presenza familiare. C’è chi mi scrive che rievoca amore, calore, cura. Ognuno mi dà le sue condivisioni diverse, ma comunque ognuna molto toccante. Lo capisco bene, perché anche io sono stata sempre toccata dalle voci. Ho sempre avuto una passione per la voce, per l’energia che passa attraverso il suono. Per questo unire la voce al racconto mi sembra naturale: è come accendere il cervello e il cuore allo stesso tempo.
Quindi, cos’è una fiaba mindfulness? Non è solo una storia da ascoltare, è un piccolo viaggio interiore, un sentiero delicato che accompagna i bambini ad osservare il proprio mondo interno, le proprie emozioni, i pensieri e il corpo che abitano. Una fiaba mindfulness intreccia parole, immagini, compause, respiro, presenza. Insegna ad ascoltare e ad ascoltarsi. Ci mostra come sentire la rabbia, da dove nasce, dove si nasconde la gioia, cosa succede quando arriva la paura. Può parlare di draghi, di lune, di fiori, ma anche di respiro che calma, di spazio che accoglie, di cuore che sente. È veramente uno strumento educativo, ma anche tanto poetico. È un modo per educare la consapevolezza fin da piccolini, perché ogni bambino ha dentro di sé un mondo vasto e le fiabe possono aiutarlo a esplorarlo con gentilezza.
Oggi i bambini sono spesso iperstimolati da mille attività: c’è la scuola, il corso d’inglese, il teatro, la musica, lo sport. Normalmente un bambino può arrivare a svolgere dalle due alle tre attività a settimana. Tutto bellissimo, certo, perché possiamo permetterci di donare ai nostri figli tante esperienze che li aiutano a crescere nel corpo, nella mente, nella vita. Ma tutta questa iperstimolazione può anche affaticarli o alimentare la difficoltà di stare semplicemente senza far niente, di annoiarsi. Viviamo in un’epoca in cui non fare nulla è poco apprezzato. Sembra quasi che il tempo vada sempre sfruttato al massimo e questa pressione la facciamo sentire non solo a noi stessi, ma anche ai nostri figli. La frase che sento più spesso, sia in terapia che nella vita quotidiana quando incontro qualcuno, è: non ho tempo per me. Le giornate volano, non riesco mai a fermarmi.
Ecco perché oggi il grande esercizio mindfulness è imparare a svuotare i nostri zaini carichi di impegni, di lasciare andare la paura della noia, il bisogno di riempire ad ogni istante. Quando eravate bambini e facevate un viaggio in macchina con i vostri genitori, cosa facevate? Lo ricordate? Non c’erano telefoni, non c’erano tablet, solo la radio, magari la musica scelta dai grandi, non dai piccoli. Si parlava, si giocava coi fratelli, si guardava fuori dal finestrino, ci si annoiava, si pensava. E proprio in quei momenti il cervello si accendeva come un albero di Natale pieno di luci. Oggi, invece, che cosa accade? Nelle nostre macchine super tecnologiche, ogni bambino ha un tablet o uno smartphone, aria condizionata se fa troppo caldo o se fa troppo freddo. Non si ha mai che il bimbo debba affrontare il vuoto, la noia, il silenzio. Ma quella noia, quel vuoto creativo sono semi preziosi, contengono la creatività. Anche il discomfort genera adattamento, flessibilità, crescita. Non vogliamo più sentire queste emozioni, quindi ce ne estetizziamo e da qui nascono le nuove dipendenze.
Non è facile trovare il giusto equilibrio, è una sfida delicata. Non demonizzo la tecnologia, anzi, è un dono meraviglioso. Io sono qui in questo momento grazie alla tecnologia, che ci permette di lavorare, di viaggiare, di imparare in modi impensabili fino a pochi anni fa. Ma possiamo allenarci ad aggiungere nella nostra vita e in quella dei nostri figli momenti di consapevolezza, come contatto con la natura, ascolto delle emozioni, letture ispiratrici, pratiche di intelligenza emotiva, apertura alla spiritualità, incontri autentici, viaggi che insegnano il valore della diversità. Se noi adulti siamo sani e radicati, possiamo accompagnare i nostri figli verso una salute psichica e fisica profonda. Le fiabe mindful sono uno degli strumenti più potenti per questo percorso. Aiutano a riconoscere le emozioni, dando loro nome e spazio, a coltivare la calma attraverso il respiro e la presenza, a rafforzare l’autostima ascoltando storie che celebrano coraggio e gentilezza, a ritrovare sicurezza attraverso la voce dell’adulto che accompagna il bambino in un viaggio di ascolto e di fiducia.
E quali sono gli ingredienti di una fiaba mindful? Linguaggio semplice e immagini naturali. Infatti, la fiaba parla ai bambini con parole semplici, chiare, che accompagnano la loro immaginazione verso paesaggi naturali, animali, elementi della terra. Questo aiuta a creare un collegamento con il corpo e con la realtà sensoriale. Un altro ingrediente sono tempi lenti, respiro e silenzi. Non si tratta di raccontare in fretta, ma di lasciare spazio, pause, silenzi, momenti per ispirare e respirare con calma. Il ritmo lento aiuta i bambini a ralentare, ad entrare in contatto con se stessi e ad assaporare la storia.
Un altro ingrediente sono i temi legati alle emozioni, alla presenza, all’accettazione. La trama di una fiaba ruota intorno a emozioni riconoscibili, a momenti di presenza, di accettazione di sé e degli altri. Non ci sono colpe, non ci sono giudizi, ma troviamo apertura e gentilezza verso ciò che si prova. Un altro ingrediente è la voce, come strumento di contenimento e di cura. La voce che racconta diventa un abbraccio sonoro, uno spazio sicuro, che protegge e nutre il bambino. Con toni dolci e calmi, la voce aiuta a contenere le emozioni e a dare fiducia.
Il mio desiderio con queste fiabe è raccontare, stimolare, supportare la condivisione delle emozioni, aiutare a sentire ciò che abbiamo dentro senza giudizio o paure. Saranno esercizi semplici, fatti come un gioco: respirare, cantare, giocare. Mi piacerebbe tanto che questo momento venga vissuto insieme, genitori e figli. Perché il genitore, riscoprendo il suo bambino interiore, può permettere al proprio figlio di mostrarsi aperto, giocherellone e insieme vivere questo spazio di unione, di consapevolezza.
Scopriamo così che giocare non è altro che giocare insieme al proprio cane, magari correre dietro uno scoiattolo, arrampicarsi su un albero per nascondersi, colorarsi le mani con un gerso rosso, o saziarsi di ciliegie. Il gioco è tornare a sentire la leggerezza dentro di noi, ed è lì che inizia la vera libertà. Pablo Neruda diceva: il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che è dentro di sé. Grazie per aver ascoltato un altro episodio di Dharma e Psicologia. Che tutti gli esseri dell’universo possano essere felici.
