La connessione tra mente e natura è un tema che invita a riflessioni profonde. In un mondo in cui spesso ci sentiamo disallineati, esplorare come gli elementi naturali possano influenzare il nostro benessere psicologico diventa fondamentale. La psicologia e le tradizioni antiche ci offrono strumenti per comprendere questa relazione, suggerendo che la nostra psiche possa essere vista come un ecosistema.
Attraverso un semplice esercizio di presenza, possiamo riscoprire il nostro corpo e il nostro respiro, avviando un dialogo interiore che ci porta a considerare il nostro equilibrio emotivo. La domanda che sorge è: come possiamo utilizzare gli elementi della natura per curare la nostra anima e la nostra mente?
- La relazione tra mente e natura come ecosistema.
- Il ruolo degli elementi naturali nel benessere psicologico.
- La pratica della presenza e l’ascolto del corpo.
- Elementi della natura come strumenti di cura.
- Il legame profondo con la madre terra e le sue implicazioni.
Trascrizione
Bentornati a un nuovo episodio di Dharma e Psicologia. Questo è il primo episodio del 2026 e, proprio in nome di questo passaggio, oggi voglio parlarvi di mente e natura, della loro relazione, della loro connessione e della cura che una può offrire all’altra, viceversa. La psicologia ci ha insegnato a osservare la mente, le tradizioni antiche ci hanno insegnato ad ascoltare la natura. E se fossero due linguaggi che parlano della stessa cosa? E se la nostra psiche fosse un ecosistema?
Prima di procedere, usando l’ascolto e la mente, io ti chiedo una cosa: fermati un attimo, senti il peso del tuo corpo, il respiro che entra e che esce, il calore che il tuo corpo produce, il movimento e lo spazio che ti attraversa. Prima di spiegarti qualcosa oggi, vorrei farti sentire, sentire te stesso, te stessa, in questo preciso momento. Sei in piedi o sei seduto? Sei da sola o in compagnia? Come senti il tuo corpo? Dove si trova la tua attenzione? Fuori o dentro di te? L’aria entra ed esce dalle narici, dalla bocca, i suoni arrivano alle orecchie, osservi ciò che ti circonda. Questo è un semplice esercizio di presenza, nulla di più.
È importante sentire con tutto il corpo, con tutti i sensi, perché i sensi toccano anche la mente. Ci sono giorni in cui ci sentiamo troppo fuoco, altri in cui magari ci manca un po’ la terra sotto i piedi, giorni in cui le emozioni traboccano come acqua, e altri in cui l’aria della mente non si ferma mai, tanti pensieri, tanta aria. E questo episodio nasce da una domanda semplice: di cosa è fatto oggi il tuo equilibrio? Noi non siamo sbagliati, noi siamo spesso solo disallineati. Quando un elemento prende tutto lo spazio, la sofferenza parla. Quando ricordiamo di essere fatti di molti elementi, qualcosa ci rilassa.
Ora, immagina la tua psiche come un paesaggio. C’è una terra che ti sostiene? Un’acqua che scorre? C’è un fuoco che ti muove? O un’aria che ti racconta? O uno spazio che accoglie tutto? Oggi esploriamo questa mappa insieme. Forse ti starei chiedendo dove ti stanno portando tutte queste domande o questo tipo di riflessione. La risposta è semplice: a te, a te e alla tua natura, natura interiore, natura esteriore. Noi siamo in una relazione così profonda con la madre terra che possiamo usare gli elementi della natura come vere e proprie medicine per la nostra anima e per la nostra mente. Non in un modo magico, ovviamente, ma attraverso l’ascolto, la presenza, l’esperienza diretta.
E forse adesso la domanda diventa un’altra: ma come è possibile? Allora, vi presento un po’ gli elementi.
Elemento terra, sicurezza, corpo, radicamento. La terra nella nostra psiche è il senso di base, cioè posso stare, è la sicurezza, la stabilità, l’appoggio. Psicologicamente, la terra ha a che fare con il corpo, con i confini, con la capacità di sentirci presenti e sostenuti nella vita. Quando la terra è carente, la mente tende a correre, l’ansia aumenta, ci sentiamo instabili, senza un luogo interno dove riposare. Quando invece è troppo rigida, possiamo sentirci bloccati, appesantiti, spenti. Prendersi cura della terra significa tornare al corpo, alle routine semplici, al contatto, a ciò che ci ancora, al qui e ora. La salute qui nasce dal sentirci abitati, non dispersi.
Elemento acqua, emozioni, legame, fluidità. L’acqua rappresenta il nostro mondo emotivo, è la capacità di sentire, di lasciarci toccare, di muoverci con ciò che accade dentro e fuori di noi. Dal punto di vista psicologico, l’acqua è il legame, l’attaccamento, la regolazione emotiva. Quando l’acqua è bloccata, diventiamo rigidi, controllanti, facciamo fatica a piangere, a provare piacere, a lasciar andare. Quando è eccessiva, le emozioni travolgono, perdiamo i confini, ci sentiamo sopraffatti. La salute emotiva nasce da un’acqua che può scorrere, che viene contenuta ma non repressa, sentire senza affogare.
Elemento fuoco, energia, volontà, trasformazione. Il fuoco è l’energia vitale, è il desiderio, la motivazione, la capacità di dire sì e di dire no. Psicologicamente, il fuoco è legato all’autostima, alla rabbia sana, alla direzione che noi diamo alla nostra vita. Quando il fuoco è spento, ci sentiamo apatici, svuotati, senza slancio. Quando brucia troppo, possiamo diventare irritabili, aggressivi e consumarci fino al burnout. Prendersi cura del fuoco significa imparare ad usare l’energia, a riconoscere i propri limiti, a usare la forza per trasformare, non per distruggere. La salute qui è una fiamma viva, ma non incontrollata.
Elemento aria, mente, pensiero, narrazione. L’aria è la mente, è il pensiero, il linguaggio, la capacità di dare senso all’esperienza. Dal punto di vista psicologico, l’aria è la nostra narrazione interna, com’è ci raccontiamo ciò che viviamo. Quando l’aria domina, la mente non si ferma mai, ruminazione, preoccupazione, iperanalisi. Quando manca, facciamo fatica a pensare con chiarezza, a immaginare possibilità, a trovare parole. La salute mentale non è fermare il pensiero, ma è respirarlo, permettergli di muoversi senza perdere il contatto con il corpo, quindi un’aria che circola, non che invade.
Elemento spazio, coscienza, silenzio, possibilità. Lo spazio è ciò che contiene tutti gli elementi, è la coscienza, il silenzio, la possibilità di non identificarci con ciò che passa. Psicologicamente, lo spazio è la capacità di osservare senza essere travolti, di fare un passo indietro, di restare presenti anche nell’incertezza. Quando manca lo spazio, tutto diventa troppo pieno: emozioni, pensieri, stimoli. Coltivare spazio significa creare pause, silenzio, vuoto fertile. È qui che spesso nasce la guarigione, quindi non aggiungendo, ma lasciando spazio.
La sentite la meraviglia della nostra unione con la madre terra? Ed è per questo che quando la inquiniamo, quando la umiliamo sporcandola, distruggendola, inevitabilmente qualcosa si ripercuote anche su di noi, sul nostro sistema immunitario, sul nostro equilibrio fisico e su quello psicologico. Non siamo abituati a vedere questo legame. Gli insegnamenti che riceviamo da bambini a riguardo sono spesso deboli, poco chiari, confusi. Certo, ci dicono di stare attenti a non sporcare, di buttare l’immondizia nella raccolta differenziata, ma raramente ci spiegano o ci mostrano, i grandi, quanto il legame con il pianeta sia profondo al punto da essere un tutt’uno con esso.
Qualche giorno fa sono andata a vedere il film Avatar. Ognuno avrà il proprio parere sulla qualità del film e non è su questo su cui voglio soffermarmi, ma mi voglio soffermare su un altro aspetto che mi ha fatto riflettere. Mi ha fatto riflettere, sì, guardando già i primi due, ma oggi ne voglio parlare perché mi ha dato questa spinta, questo input di voler condividere con voi. Al di là degli elementi di guerra e di lotta che ci sono nei film, c’è una rappresentazione fortissima del legame tra gli abitanti e la madre Ewa. La loro treccia, ad esempio, che si connette all’albero della vita, il loro parlare con gli animali che chiamano fratelli, l’amore profondo nel proteggere la terra e nel vivere con essa e in essa. Questo film è pieno di riferimenti sciamanici e tanti altri ancora, ovviamente, ed è proprio questo che affascina.
Perché dentro di noi quelle informazioni esistono già, anche se non le abbiamo mai ricevute in modo consapevole. È come se un’energia psichica sottile si muovesse dentro di noi quando le vediamo. Ve lo dico perché, insomma, la maggior parte delle persone che hanno visto il film e con le quali ho parlato mi hanno riferito questo. Qualcuna vi diceva: mi ha toccato profondamente quando parlavano con gli animali del mare, o quando potevano entrare in contatto con le persone morte unendosi all’albero della vita. Quindi molti di voi mi hanno manifestato, e così io stessa, e come, quindi, se questa energia psichica finalmente riuscissimo a sentirla, anche senza vederla, è una meraviglia pensare a come possiamo essere curati dalla madre terra, o dal padre, che simbolicamente può rappresentare l’elemento cielo, lo spazio.
Io vi porto questi discorsi, che possono sembrare magici o sciamanici, li voglio portare nel corpo, li voglio far abitare nella mente, nella psicologia, perché già ci sono, sono già presenti. Moltissime medicine tradizionali, da quella tibetana, a quella cinese, fino alla iurveda, citando solo alcune di queste, parlano di questo e utilizzano gli elementi come veri strumenti di guarigione. Noi lo abbiamo solo dimenticato.
E sarebbe davvero prezioso se nelle nostre università moderne e all’avanguardia ci fossero spazi dedicati allo studio della medicina tradizionale, non per sostituire la scienza, ma per arricchirla, per ampliare la nostra comprensione del corpo e della mente. Sarebbe una vera unione tra sapere antico e sapere moderno, una collaborazione che potrebbe aprire nuovi orizzonti per la cura e per la consapevolezza.
Ora vi porto, per farvi capire meglio, un esempio di un caso clinico. Ho lavorato con l’elemento acqua, quindi emozioni, fluidità, e voglio raccontarvi di come lavoro in terapia usando gli elementi per comprendere meglio la psiche dei miei pazienti. Ovviamente non riguarda un paziente reale, per motivi di privacy, ma è molto vicino a ciò che succede ogni giorno nella mia esperienza clinica.
Qualche tempo fa ho incontrato Luca, un uomo sulla trentina, che si sentiva sempre sopraffatto dalle proprie emozioni. Diceva che spesso si sentiva travolto da ansia, tristezza, e che non riusciva a galleggiare nella sua vita quotidiana, sentiva di annegare, di affogare. Durante le prime sedute ho chiesto a Luca di immaginare le emozioni come un fiume dentro di lui, e ho chiesto: l’acqua dentro di te scorre liberamente o incontra ostacoli? Dove si blocca? Dove trabocca? Ecco, questo semplice collegamento con l’elemento acqua ci ha permesso di vedere subito come lavorare sul suo rapporto con le emozioni. Quindi abbiamo iniziato ad esplorare quali emozioni aveva imparato a trattenere, quindi gli argini rigidi, quali invece lasciava traboccare senza sosta, gli allagamenti.
Ho guidato Luca attraverso esercizi di respiro, di movimento, di visualizzazione, anche di relazione con l’elemento acqua reale, invogliandolo a fare, essendo estate, bagni al mare o bagni in acqua di fiume più fredda, entrare in collegamento con l’elemento acqua. Quindi immaginava l’acqua o viveva l’acqua che fluiva dentro il suo corpo e che scorreva senza travolgerlo, senza fermarsi, quindi ritrovare un’armonia con l’elemento acqua. In poche sedute, Luca ha cominciato a percepire le emozioni come qualcosa che poteva muoversi, non più come un nemico da controllare, da evitare, perché poi rischiava di affogare. Ha imparato a dare loro uno spazio dentro di sé, a regolare il flusso invece di subirlo.
Qui l’elemento acqua diventa un vero strumento, perché mi permetteva di ricevere informazioni. Quindi, anche se sembrava una immaginazione, una visualizzazione, una fantasia, in realtà l’elemento acqua stava comunicando. E non è una magia questa, è una lente simbolica, archetipica e psicologica che ci aiuta a comprendere la dinamica interna della persona, in questo caso del paziente, e a guidarlo verso un equilibrio più fluido e integrato. Questo è solo un piccolo esempio di come io lavoro. Gli elementi della natura mi aiutano a leggere la psiche, a rendere visibili i processi interni e a creare interventi terapeutici clinici, quindi scientifici della psicologia contemporanea, uniti al piano esperienziale, corporeo, simbolico, quindi oltre al cognitivo.
Voglio precisare una cosa importante. Non è necessario, e spesso nemmeno utile, che io esponga direttamente alla persona il discorso sugli elementi mentre faccio terapia, perché alcuni potrebbero sentirsi confusi oppure non essere aperti a certi linguaggi simbolici o sciamanici. Gli elementi in realtà servono a me, come guida interna per comprendere meglio la dinamica, sia psicologica che emotiva, di chi ho davanti. Una volta che li ho osservati e compresi, posso introdurre poi l’elemento attraverso un esercizio, una pratica o un’esperienza concreta, sempre calibrata sul paziente, sul suo corpo, sulla sua mente, sul suo sentire. Quindi a volte anche arrivare a comunicare apertamente questo lavoro archetipico, simbolico, quando sento che si può servire e che la persona è aperta e desiderosa di saperlo. Altrimenti non è importante, l’importante è che il paziente abbia fiducia che stiamo percorrendo un percorso terapeutico.
Quindi, in questo modo, gli elementi sono delle mappe di guida per me, delle mappe di lettura, delle mappe di intervento. Non sono solo un concetto da imparare a parole o a memoria, non servirebbe a niente. Diventano un’esperienza diretta, qualcosa da vivere, da sentire, ma anche che mi permette di entrare in connessione con la persona che viene da me e ha bisogno di aiuto e di supporto.
E siamo arrivati alla fine di questo episodio, ma prima di salutarci voglio condividere con voi qualche libro sull’argomento che secondo me può arricchire ancora di più l’esperienza, la vostra esplorazione della mente, del corpo e della natura. Ovviamente sono libri che catturano il mio interesse, quindi ve li consiglio.
Primo libro che vi consiglio: I Cinque elementi nella medicina tradizionale cinese di Marcello Pecci, è un testo accessibile che spiega i cicli di generazione e di controllo tra cinque elementi e come si riflettono nella salute fisica e psicologica.
Secondo libro: La via dei cinque elementi di Franco Bottari e Marco Guzzi, un libro che unisce elementi filosofici, simbolici, psicologici, ed è ideale per chi vuole un approccio più esperienziale, più narrativo.
Terzo libro: La saggezza dell’insicurezza di Alan Watts, non parla direttamente degli elementi, ma affronta il rapporto tra mente, corpo, natura, incertezza, sostenendo il discorso di spazio, di flusso e di presenza.
Ultimo libro: Il corpo non dimentica di Bessel van der Kolk, un classico della psicotraumatologia che spiega come il corpo conserva e registra l’esperienza e come il trauma si manifesta fisiologicamente. Questo è perfetto per chi vuole comprendere la dimensione corporea degli elementi e della psiche.
Se vi è piaciuto questo episodio, vi invito a condividere il podcast con chi pensate possa apprezzarlo e a visitare il sito di Dharma e Psicologia, dove potete scoprire corsi, percorsi di mindfulness, come entrare in contatto con me e per continuare questo viaggio insieme. Grazie per essere stati con me anche oggi e aver ascoltato un nuovo episodio di Dharma e Psicologia. Che tutti gli esseri dell’universo possano essere felici!
