La vita è un viaggio unico e personale, un sentiero che ognuno di noi percorre con le proprie esperienze, sfide e gioie. In questo contesto, è fondamentale riconoscere e dare dignità a ciò che viviamo, senza minimizzare le difficoltà. Ogni passaggio, ogni scelta, ogni cambiamento rappresenta un’opportunità per esplorare le risorse interiori e affrontare la vita come una danza, un gioco divino che ci invita a partecipare attivamente.
La filosofia indiana del Lila ci offre una prospettiva profonda su come vivere le nostre esperienze quotidiane. Non si tratta solo di affrontare le difficoltà, ma di vedere ogni evento come parte di una danza cosmica, dove ogni emozione e ogni incontro hanno un significato. Questo approccio ci invita a respirare, a trovare leggerezza anche nei momenti più complessi, e a riconoscere che, in fondo, siamo tutti partecipanti in questo grande gioco della vita.
- La vita come un sentiero unico e personale.
- Riconoscere e dare dignità alle difficoltà.
- Il concetto di Lila e la danza cosmica della vita.
- La partecipazione attiva nella vita e nelle relazioni.
- La leggerezza come strumento per affrontare le sfide.
- Il divino come manifestazione nella vita quotidiana.
Trascrizione
Bentornati a un nuovo incontro di Dharma e Psicologia. Spero di trovarvi in un momento di quiete mentre mi ascoltate. So che tra voi potrebbe esserci chi sta attraversando un passaggio complesso, una scelta che pesa, un trasferimento che sbradica, un licenziamento che mette in discussione l’identità o una malattia che chiede ascolto e coraggio. Voglio fermarmi un attimo qui per riconoscere tutto questo, non per minimizzarlo, non per trovare subito un lato positivo, ma per dare dignità a ciò che state vivendo, così com’è.
Ognuno di noi cammina su un sentiero unico. A volte il percorso è chiaro e sostenibile, altre volte si fa incerto, ripido o sembra portarci lontano da ciò che conoscevamo. Eppure, anche nei tratti più difficili, c’è qualcosa che continua a muoversi in noi: una forza silenziosa, una capacità di stare, di cercare senso e di fare un passo alla volta. Qualunque sia il punto del cammino in cui vi trovate oggi, voglio ricordarvi che è il vostro, e che anche quando non sembra, avete dentro le risorse per attraversarlo. Forse non come una marcia forzata, ma come una danza della vita, a volte fluida, a volte esitante, ma sempre profondamente umana.
Oggi parleremo di questa danza cosmica della vita, secondo la filosofia indiana conosciuta anche come il gioco della vita, e questo percorso giocoso e profondo ha un nome speciale: lila. La parola lila nella tradizione indiana significa gioco, ma non un gioco come lo immaginiamo noi, cioè superficiale o banale. È piuttosto un gioco divino, una danza cosmica della vita. Tutto ciò che accade nel mondo, tutto ciò che viviamo, le gioie, le sfide, i dolori, le piccole sorprese quotidiane, fa parte di questa danza.
Immaginate la vita come un grande teatro, o una grande danza, dove ogni evento, ogni incontro, ogni persona che incontriamo è parte di un movimento più grande, orchestrato dalla vita stessa. Nessuno di noi controlla tutto, e spesso ci troviamo a inciampare o a ridere di noi stessi, ma anche questo è parte del gioco. Lila ci insegna che non siamo solo spettatori, ma partecipanti attivi. Non siamo qui per giudicare, correggere o dominare la realtà, ma per vivere pienamente ogni passo, ogni esperienza, come se fosse una nota nella grande sinfonia della vita.
Questo gioco non è separato dalla nostra vita quotidiana, ma è dentro le relazioni, nelle nostre emozioni, nei piccoli gesti di cura, nella natura, anche nella capacità di stupirci. Guardare la vita come lila significa smettere di prendere tutto troppo sul serio, senza però negare il valore e la profondità di ciò che accade. Spesso prendiamo la vita troppo seriamente. Ricordo spesso ai miei pazienti di respirare, di alleggerire un po’ la serietà che portiamo. Non significa sminuire o ignorare ciò che viviamo, ma iniziare a cambiare punto di vista.
Se riesco a sorridere anche davanti a una difficoltà, forse dentro di me sto già dando spazio alla trasformazione e quindi a imparare da questa difficoltà. Non sto dicendo che di fronte a una notizia dolorosa dobbiamo farci due risate, assolutamente. Se il dolore sta accadendo, se il pianto o la sofferenza sono reali, devono avere il loro spazio. Credo nella libertà di provare ogni emozione. Quello che propongo è solo una visione aggiuntiva, un modo per affrontare anche i momenti più difficili con un piccolo, delicato respiro di leggerezza, perché aiuta.
Tante volte nel mio lavoro incontro le resistenze delle persone. Ne abbiamo così tante che spesso non ce ne accorgiamo nemmeno. Diciamo: “Io sono fatto così”. Invece di parlare davvero con la loro anima, parlo più con le resistenze, quella parte che dice: “Sì, vorrei, ma non posso”, oppure: “Eh, sarebbe bello, ma è troppo difficile”. Quando diciamo questo, quando le nostre resistenze hanno più voce, l’anima resta a tacere, viene messa a tacere, e non le diamo spazio.
Parliamo un po’ di Lila nella versione dell’Advaita Vedanta. Forse vi sorprenderà, perché non è solo un concetto spirituale estratto, ma è veramente un modo di guardare tutta la vita. Lila significa letteralmente, come ho già detto, gioco, danza. Nella filosofia indiana, soprattutto nell’Advaita, tutto ciò che accade, quindi gioie, dolori, nascita, morte, incontri, sfide, è gioco divino. Tutto è espressione di brahman, l’assoluto, la realtà ultima. Non esistono errori, non esistono fallimenti nel brahman, perché tutto fa parte di questa danza cosmica.
L’Advaita ci ricorda che in realtà non c’è vera separazione. Pensiamo di essere individui separati, io sono qui, tu sei lì, io ho i miei problemi, tu hai i tuoi, io ho i miei desideri, tu hai i tuoi desideri. Ma questa separazione è pura illusione, e questa illusione i maestri la chiamano maya. Il Lila ci aiuta a vedere che ciò che percepiamo come vita individuale, con tutte le sue difficoltà, in realtà è brahman che si manifesta e si esprime come in un grande gioco, ma senza giudizio.
Cosa significa per noi tutto ciò nella vita quotidiana? Significa imparare a partecipare alla vita senza attaccamento, senza identificarci rigidamente con quello che accade, senza sentirci vittime o responsabili assoluti. È un invito a vivere con meraviglia, con presenza, con consapevolezza. La vita ci dice: “Sì, ci sono le difficoltà, ci sono le sfide, ma sono parte della mia danza, e tu sei invitato a ballarci insieme”.
Quando guardiamo una difficoltà, un dolore, una delusione, possiamo provare a chiederci: “Cosa mi sta insegnando questo passo nella danza? Come posso muovermi dentro di esso senza farmi schiacciare?” Il Lila non ci dice di negare il dolore, o di fare finta che tutto vada bene. Ci invita a vedere tutto come parte di un gioco più grande, e nel farlo ci apre alla libertà, alla leggerezza, anche nei momenti più difficili.
Ora proviamo a vedere come il Lila si manifesta nella vita di tutti i giorni. Perché parlare di danza cosmica è bello, ma forse vi starete chiedendo: “Sì, ma io nella mia vita dove trovo questo gioco divino? Come ci gioco? Come lo affronto?” Pensate alle piccole cose che accadono ogni giorno: il caffè che vi fate al mattino, un sorriso che ricevete o donate, un incontro inatteso con un collega o con un amico. Tutto questo è parte del gioco, anche se a volte lo prendiamo troppo sul serio.
Il Lila ci invita a osservare la vita con occhi diversi. Se vi arrabbiate per un piccolo imprevisto, provate a chiedervi: “E se anche questo facesse parte della danza? Cosa posso imparare?” Non si tratta di negare l’emozione che vi arriva da quell’imprevisto, ma di aggiungere uno spazio di leggerezza, come un respiro dentro la tensione. Pensate a un momento difficile più grande, una delusione, una perdita, un cambiamento importante. Il Lila ci insegna che anche questi momenti hanno un senso nel grande gioco della vita. Possono essere strumenti che ci aiutano a crescere, a scoprire parti di noi che non conoscevamo, a sviluppare pazienza, empatia, consapevolezza.
Ogni persona che incontriamo può essere vista come un co-giocatore nel Lila. Alcune ci fanno sorridere, altre ci mettono alla prova, alcune ci spaventano, e tutte hanno uno scopo nel grande movimento della danza. Vi propongo di provare a fare un piccolo esercizio nei prossimi giorni. Osservate almeno un evento della vostra vita, grande o piccolo, e chiedetevi: “Come si inserisce questo momento nella danza più grande della mia vita? Che parte di me sta rivelando?” Potete anche annotarlo come un piccolo diario del Lila, per vedere nel tempo come la vita si dispiega, come una danza, sempre in movimento, sempre sorprendente.
Questa è la magia di Lila: vivere con consapevolezza, partecipare alla vita senza attaccamento, e trovare leggerezza anche dove sembra impossibile. Quando parliamo del Lila, molti si chiedono: “Ma cosa c’entra il divino in tutto questo?” A prima vista può sembrare solo una metafora, un modo poetico di guardare la vita, ma nella filosofia indiana, e in particolare nell’Advaita Vedanta, il collegamento è molto più profondo. L’idea è che tutto ciò che esiste è manifestazione del divino. Ogni persona, ogni evento, ogni emozione, persino la natura intorno a noi, è una forma in cui il divino si esprime.
La vita non è qualcosa di separato da Dio, o dall’assoluto; è il gioco stesso del divino, che si muove, crea, cambia e danza attraverso di noi, intorno a noi. Quando partecipiamo alla vita come Lila, stiamo partecipando a questa danza divina. Non significa che tutto sia facile, o senza conseguenze, ma possiamo vedere ciò che accade come parte di una sintonia più grande, in cui ogni nota, ogni passo ha senso, anche se non lo comprendiamo subito.
Il divino entra in questa danza perché la vita stessa è sacra. La nostra gioia, il nostro dolore, le sfide quotidiane, i piccoli momenti di bellezza, tutto è parte del gioco creativo del divino. Imparare a guardare la vita in questo modo ci aiuta a vivere con più leggerezza, con più presenza, con più meraviglia, anche nei momenti più difficili.
Quando lavoro in terapia, porto con me l’idea di Lila, il gioco divino della vita, perché aiuta le persone a cambiare il modo in cui si relazionano alle proprie difficoltà. Non dico mai ai miei pazienti che devono fare finta che tutto vada bene. Non si tratta di negare il dolore, non si tratta di ridere di ciò che fa soffrire. Parlo di vedere la vita come una danza, dove ogni evento, ogni emozione, ogni incontro è un passo di questa danza, cioè della vita, perché noi siamo la vita. Anche le sfide più difficili hanno un loro senso, fanno parte del movimento della vita e noi siamo partecipanti attivi, non solo vittime.
Cambiando questo punto di vista, cambia proprio tutto il nostro approccio al nostro modo di vivere e di pensare. In terapia utilizzo questo concetto in vari modi pratici. Prima di tutto, come osservazione degli eventi, come passi di danza. Chiedo al paziente di pensare a una situazione difficile e di provare a guardarla come se fosse un passo di un ballo. Non per cambiare la realtà, ma per vedere come stanno reagendo, cosa possono imparare da quella situazione, che tipo di danza è, che musica c’è, come ci si avvicina a quella musica.
Poi c’è la fase di respiro e di leggerezza. Quando emerge la tensione o la paura, guido in un piccolo respiro consapevole, immaginando di inserirsi nella danza della vita, creando uno spazio interno dove l’emozione può essere accolta senza essere schiacciati. Invito anche a scrivere ogni giorno un diario, lo chiamo il diario dell’Ila, per annotare piccoli momenti in cui si sentono partecipi della danza della vita, un gesto gentile ricevuto o fatto, un’emozione intensa vissuta, una difficoltà affrontata diversamente. Cerco di coltivare consapevolezza, resilienza, e di vedere come la vita stessa diventa un gioco di apprendimento.
Tante volte non uso la parola Ila, non lo nomino in questo modo, con alcune persone non c’è bisogno di parlare di Ila, danza della vita, ma comunque di essere vivi e partecipi nella vita stessa.
