Il passaggio della vita che segna la perimenopausa e la menopausa è spesso percepito come un momento di perdita e declino. Tuttavia, è fondamentale riconsiderare questa fase non solo come una fine, ma come un’opportunità di rinnovamento e trasformazione. La visione culturale e simbolica di questi cambiamenti può influenzare profondamente l’esperienza di ogni donna, portando a una nuova consapevolezza del proprio corpo e della propria identità.
In questo contesto, è interessante esplorare come diverse culture interpretano la menopausa. Mentre in Occidente è spesso vista come un deficit, in altre tradizioni è considerata un passaggio di potere e saggezza. Riconoscere e accogliere questa transizione può aprire la strada a una nuova forma di equilibrio e a una vita interiore più ricca.
- Riflessioni sulla percezione della menopausa e della perimenopausa.
- Il corpo come alleato nella trasformazione personale.
- Il significato culturale e simbolico della menopausa in diverse tradizioni.
- La menopausa come opportunità di rinnovamento e crescita interiore.
- Il cambiamento dell’intimità e della sessualità durante e dopo la menopausa.
Trascrizione
Bentornati ad un nuovo episodio di Dharma e Psicologia. Oggi scelgo di parlare di un tema che apparentemente riguarda più da vicino noi donne, ma io sento profondamente che è importante anche per gli uomini ascoltare, perché ogni uomo accompagna una donna nel suo percorso di vita: una madre, una compagna, una figlia, una sorella. È un uomo che comprende questi passaggi a strumenti più profondi per restare, per ascoltare e soprattutto per non banalizzare ciò che accade.
Quindi oggi parliamo di perimenopausa e menopausa. Lo so che per molti è un argomento che evoca perdita, invecchiamento, fine. Anch’io da piccolina lo percepivo così, quando ero giovane, l’osservavo nelle conversazioni tra donne, nella mia famiglia, nelle battute ricevute, nei sospiri, nei disagi raccontati. Sembrava una fase delicata, quasi un declino, ma mi dispiace dirlo che non è una questione solo del passato. Tutt’oggi io ritrovo le stesse dinamiche la maggior parte delle volte.
Ovviamente le cose non sono più così, e per comprendere davvero questo passaggio, però, è importante partire dal corpo, perché il corpo non tradisce mai, il corpo trasforma. La perimenopausa, a livello medico, è una fase di transizione, non è un evento improvviso. Non c’è un giorno preciso in cui la donna entra in perimenopausa; è un attraversamento che può iniziare anni prima della menopausa vera e propria. Le ovaie iniziano lentamente a modificare il loro ritmo, non si spengono di colpo. Cominciano a produrre estrogeni e progesterone in modo più irregolare, quindi l’ovulazione non segue più una cadenza precisa. Il ciclo può iniziare ad avere dei leggeri cambiamenti: può accorciarsi, può allungarsi, può diventare più abbondante, può diventare più leggero. Gli ormoni non scendono semplicemente, iniziano ad oscillare, ed è proprio a causa di queste oscillazioni che creano instabilità: le famose vampate di calore, i cambiamenti nel sonno, nella concentrazione, nella memoria e soprattutto nell’umore.
Gli estrogeni dialogano con il cervello, con la serotonina, con la regolazione della temperatura corporea. Quindi capite quanto va a toccare del corpo e della mente della donna, e per questo la donna sente che non cambia solo il ciclo mestruale, ma cambia l’intero sistema corpo-mente. Ma se guardiamo più in profondità, cosa sta accadendo davvero? Per decenni il corpo femminile è stato orientato verso l’esterno, quindi ogni mese si è preparato ad accogliere, a generare e a creare vita. Anche quando non abbiamo avuto figli, il corpo ha comunque vissuto in quella possibilità. In perimenopausa quell’energia invece comincia lentamente a ritirarsi, quindi non è uno spegnimento, come la società vuol farci credere, ma è un ritorno a noi stesse.
La menopausa, dal punto di vista medico, è definita in modo molto preciso: arriva ed è confermata a 12 mesi consecutivi senza mestruazione. Solo dopo un anno senza ciclo si può dire che una donna è entrata in menopausa. Le ovaie cessano quasi completamente la produzione di estrogeni e progesterone, e quindi l’ovulazione termina, terminando l’ovulazione la fertilità biologica si conclude. Ma qui sta il punto che spesso non viene detto: si conclude una fertilità, non la fertilità. Questo è un punto molto importante. Gli estrogeni influenzano pelle, ossa, cuore, memoria, umore, e quindi, quando diminuiscono, il corpo entra in un nuovo assetto. Non è solo un evento ginecologico, capite, sì, è un riassetto dell’intero organismo. Ma se lo guardiamo simbolicamente, è un passaggio iniziatico grandissimo.
Il sangue mensile, che per decenni è stato il ritmo della nostra ciclicità, si ferma. Il corpo non è più orientato alla riproduzione. L’energia che prima fluiva verso la possibilità di generare vita biologica comincia a concentrarsi verso l’interno. È una cosiddetta rivoluzione silenziosa. Io so che molte donne vivono la perimenopausa come turbolenta. Certo, non lo nego, è un momento delicato. Abbiamo visto corpo e mente trasformarsi, ma spesso ciò che è turbolento è la fase di passaggio. Dopo, nella post-menopausa, gli ormoni si stabilizzano su livelli più bassi, quindi trovano un nuovo equilibrio. Tante donne raccontano una nuova forma di equilibrio, più essenziale, più centrata. Non più donna ciclica nel senso fertile del termine, ma donna solare, donna che non sanguina più verso l’esterno, ma che trattiene l’energia.
E nelle culture antiche questo passaggio non era visto come perdita, ma come ingresso nell’archetipo della saggia. La donna che non è più chiamata a generare figli, ma a generare visione, non più a nutrire corpi, ma coscienza. La menopausa, allora, non è solo una transizione endocrina, è proprio un risveglio. È il momento in cui l’energia creativa cambia direzione, quindi da fuori va verso dentro, dalla biologia va verso la consapevolezza, e dalla possibilità di generare vita va alla possibilità di generare senso. E forse la vera domanda per una donna in menopausa, che si sta avviando alla menopausa, non è cosa sto perdendo, ma la vera domanda è cosa sta nascendo in me adesso? Ed è lì che oggi voglio portarvi.
C’è una cosa che mi ha colpita molto quando ho iniziato a studiare questo passaggio della vita. In Giappone, ad esempio, la menopausa non viene chiamata fine del ciclo o cessazione della fertilità, viene chiamata konenki, che significa letteralmente periodo di rinnovamento degli anni. Bellissimo, no? Quindi, non di perdita, non di declino, ma di rinnovamento, e questo cambia tutto, lo capite come cambia tutta la visione? Perché il modo in cui nominiamo un passaggio influenza il modo in cui poi viviamo quel passaggio.
In Occidente, per molto tempo, e ancora oggi, la menopausa è raccontata come un deficit. Mancano gli estrogeni, manca la fertilità, manca qualcosa. Il linguaggio medico è stato costruito attorno alla sottrazione. In Giappone, invece, il termine descrive una stagione della vita, non è un evento patologico. È un evento attorno alla sottrazione. Quindi, c’è un dato molto interessante: per anni, gli studi hanno osservato che le donne giapponesi riportavano meno vampate di calore rispetto alle donne occidentali, e questo non perché il loro sistema endocrino fosse magicamente diverso, ma perché il contesto culturale influenza la percezione e l’espressione dei sintomi. Il corpo è biologico, certo, io non sto negando assolutamente la biologia, ma il corpo è biologico, ma anche narrativo. Quindi, se io vivo questa fase come una perdita di valore, il mio sistema nervoso reagirà in un certo modo. Se la vivo come un passaggio verso una nuova identità, ecco che l’esperienza cambia.
Non sto dicendo che i sintomi cessano di esistere, assolutamente. Sto dicendo che il significato che attribuiamo al cambiamento modula la nostra esperienza. Quindi, in Giappone, il konenki è una fase di transizione, ma non coincide con la fine della femminilità. È una trasformazione di ruolo. Una donna che entra in questa fase cambia posizione nella famiglia e nella società. Non è più solo con lei che genera, ma è con lei che ha attraversato. E questo mi fa riflettere su quanto la menopausa anche in occidente potrebbe essere raccontata diversamente. Quindi, non come un corpo che si spegne, pieno di dolori, perché se andate a leggere riviste, o in qualsiasi posto voi digitate la parola menopausa, i sintomi, i sintomi vengono fuori delle liste lunghissime, ve l’assicuro, liste lunghissime. Ma in realtà è un corpo che cambia direzione.
Forse il punto, ripeto, non è che cos’è che non ho più, che cosa adesso mi accadrà, che malattie avrò, che sintomi avrò, ma è quale versione di me sta emergendo adesso, quale versione di me è finalmente libera di esprimersi, di venire alla luce? E allora il konenki non è solo un fatto ormonale, è un passaggio di identità. E la bellezza di questa visione integrata, di un corpo che si trasforma per fare spazio, mi racconta tantissime cose, mi apre strade, mi apre possibilità, mi mostra che non esiste solo l’elenco di sintomi, non esiste solo la lista degli integratori che dobbiamo prendere, perché altrimenti staremo male, inveccheremo storte, brutte, spente. Quella è una parte, è la parte medica, è importante, ma non è tutto.
Perché se guardo questo passaggio come una trasformazione, allora cambia il modo in cui io abito il mio corpo. Anche fare l’amore si trasforma, e questa è una cosa di cui si parla pochissimo, spesso solo in termini di difficoltà: la secchezza vaginale, il calo del desiderio, la fatica, ma c’è anche un’altra possibilità. Ci si può sentire più liberi di sperimentare se stesse, più liberi dal dover provare piacere, più liberi dall’idea della performance. Ci si può sentire più presenti nel proprio corpo, protagonisti delle proprie emozioni, meno guidate dall’automatismo ormonale e più dalla consapevolezza. Il corpo magari non accompagna più un atto d’amore con la stessa immediatezza, certo, è vero, ma a volte chiede più tempo, più cura, più ascolto, e questo non è un difetto, è una richiesta di presenza, è un invito a rallentare, a sentire, a comunicare. E allora forse l’intimità diventa meno spontanea in senso istintivo, ma diventa più profonda in senso relazionale.
Io oggi ho scelto di dirvi questo perché, se solo iniziassimo a leggere questa fase con occhi nuovi, molte delle pubblicità in televisione, molti dei post sui social con lunghe liste di sintomi, perderebbero il loro potere assoluto. Non perderebbero il loro valore medico, quello resta, ma perderebbero il monopolio del racconto, perché la menopausa non è solo un elenco di carenze da correggere, ripeto, è una trasformazione da attraversare, e il modo in cui la raccontiamo cambia il modo in cui la viviamo.
Se guardiamo anche alle tradizioni sciamaniche, la menopausa non è quasi mai vista come una perdita, anzi, è vista come un passaggio di potere. In molte culture indigene, infatti, la donna che non sanguina più non è una donna che ha finito, ma è una donna che ha attraversato il ciclo completo della fertilità e ora custodisce un altro tipo di forza. Il sangue mestruale, in queste tradizioni, non è qualcosa da nascondere o patologizzare, è energia vitale, è potere creativo, è connessione con la terra, e quando il ciclo si ferma, quell’energia non scompare, ma cambia direzione. Non va più verso la possibilità di generare figli, ma va verso la visione, come ho già detto prima.
In alcune tradizioni nordamericane, la donna in menopausa viene considerata più vicina al mondo dello spirito, più intuitiva, più capace di guidare. È spesso con lei che consiglia, che tiene il cerchio, che accompagna le giovani. Nelle culture andine si parla di cambiamento di ruolo. La donna entra in una fase di maggiore autorità simbolica, quindi non è più nel tempo della generazione biologica, ma nel tempo della trasmissione. Questo è molto interessante, soprattutto dal punto di vista psicologico, perché se la fertilità è energia che va verso l’esterno, verso la creazione concreta, la menopausa può essere letta come un ritorno dell’energia verso l’interno, una concentrazione, è una redistribuzione, non una sottrazione.
Allora, forse le vampate di calore possono essere lette anche simbolicamente come fuoco. Quindi chi mi sta ascoltando, chi di voi, donna in pre-menopausa, in menopausa, che sta vivendo queste vampate di calore con nervosismo, ansia, insomma, non in un modo sereno, pensate a questo fuoco che sentite come un fuoco che purifica, che brucia ciò che non serve più. È un fuoco di trasformazione, quando arriva sentitelo, accoglietelo. Nello sciamanesimo, il passaggio da una fase all’altra della vita è sempre un’iniziazione, e ogni iniziazione comporta una morte simbolica. Forse la menopausa è proprio questo: una piccola morte dell’identità fertile, per poter fare spazio a un’identità più ampia, più libera dai cicli biologici, più centrata su noi stesse. E questo non significa negare, ripeto, tutto ciò che è medico, ma affianchiamo questa lettura ormonale a una lettura simbolica. Io vi assicuro che andrà a cambiare tantissimo dentro di noi, perché noi non siamo solo endocrine, siamo anche archetipiche.
Per terminare con questo flusso, voglio suggerire dei libri da leggere. Se cerchi una visione che integri corpo, mente, spirito e simbolo, questi testi che ti consiglierò possono offrire delle prospettive diverse, ma complementari. Il primo libro che vi consiglio è La danza delle donne sagge, di Clarissa Pincola Estes. È un testo più maturo, dedicato alla donna che attraversa le stagioni della vita, che custodisce il fuoco dell’anima. È perfetto per accompagnare il passaggio verso la donna saggia.
Il secondo libro, Le dee dentro la donna, di Shinoda Bolen. È un classico della psicologia junghiana femminile. Questo libro aiuta a leggere i cambiamenti della vita attraverso gli archetipi delle idee greche, offrendo una mappa simbolica delle trasformazioni interiori.
Il terzo libro, Il potere della menopausa, di Christiane Northup. Integra medicina e spiritualità e propone la menopausa come passaggio di potere, ridefinizione dell’identità femminile.
Come ultimo libro, vi consiglio La tenda rossa, di Anita Diamant. È un romanzo, ma è profondamente evocativo, perché celebra il corpo femminile, i cicli, le relazioni tra donne e il rito di passaggio. Quindi non è un libro tecnico, ma nutre la visione simbolica.
Noi a questo punto siamo arrivati al termine. Spero di avervi lasciato un po’ di curiosità, uno sguardo diverso sull’argomento e una riflessione sulla potenza del corpo femminile in ogni fase della vita. Vi saluto con una frase di Clarissa Pincola Estes, che trovo perfetta per chiudere questo percorso sulla menopausa, come trasformazione e risveglio: ogni donna porta dentro di sé la capacità di rinascere, anche dopo il passaggio più oscuro della vita. Grazie per aver ascoltato.
