Il mondo della spiritualità e della psicologia si intreccia in modi sorprendenti, offrendo spunti di riflessione e strumenti per la crescita personale. La tradizione dei chakra, in particolare, si presenta come una mappa complessa della nostra interiorità, che va oltre i sette centri energetici comunemente conosciuti. Si parla di 114 chakra, di cui 112 nel corpo fisico e due nel corpo eterico, aprendo a una visione più ampia e profonda della nostra energia e della nostra coscienza.
Questa prospettiva non solo arricchisce la nostra comprensione della spiritualità, ma offre anche un ponte verso la psicologia, suggerendo che i chakra possano riflettere e influenzare il nostro stato emotivo e mentale. L’integrazione di queste conoscenze può rivelarsi fondamentale per affrontare le sfide della vita moderna, promuovendo un benessere che abbraccia corpo, mente e spirito.
- La tradizione dei 114 chakra e la loro importanza nella spiritualità.
- Il legame tra chakra e salute mentale.
- Shiva come archetipo e simbolo di trasformazione.
- Il ruolo della consapevolezza corporea nella psicoterapia.
- Integrazione di spiritualità e psicologia: opportunità e sfide.
Trascrizione
Bentornati a un nuovo tema che spero possa offrirvi spunti preziosi per la vostra ricerca interiore e per il vostro percorso di studio e di consapevolezza. Parleremo di Shiva e di Chakra secondo un’antica tradizione, quindi non dei consueti sette che tutti conosciamo, ma di 114 centri energetici, o più precisamente 112, perché due di questi chakra non appartengono al corpo fisico ma al corpo eterico.
Ma entriamo con calma, passo dopo passo, immergendoci lentamente in questo mondo meraviglioso fatto di spiritualità ma anche di una vera e propria scienza dello spirito. Quando parliamo dei 114 chakra di Shiva, entriamo in una visione molto più ampia e profonda rispetto a quella dei classici sette chakra. Questa prospettiva nasce dagli insegnamenti attribuiti a Shiva, che è considerato non solo una divinità, ma il primo yogin, colui che per primo ha mostrato come funziona realmente la nostra energia e la nostra struttura sottile.
Secondo questa tradizione, il nostro corpo non è attraversato solo da pochi centri principali, ma da una rete immensa. Si parla di 72.000 nadi, che sono dei canali energetici che scorrono ovunque e ogni volta che questi canali si incrociano si formano dei punti di energia, come dei piccoli vortici, e sono proprio questi punti a dare origine ai chakra. E non si tratta solo dei sette grandi centri che conosciamo, ma di un totale di 114, di cui 112 si trovano nel corpo fisico, energetico, mentre gli altri due si collocano all’esterno, come un ponte verso stati di coscienza più sottili, quasi dimensioni di trascendenza.
Questa visione più completa ci permette di considerare i chakra non come delle semplici ruote energetiche, ma come veri punti di trasformazione, come dei luoghi in cui possiamo cambiare, crescere, lasciare andare ciò che non serve più e accedere a un livello più profondo di consapevolezza. Ogni chakra diventa una possibilità di evoluzione, un varco attraverso cui l’energia può scorrere in modo diverso, e tutto questo viene associato a Shiva. Perché? Perché rappresenta la coscienza suprema, il maestro interiore, quella forza che trasforma e risveglia.
È come se questa mappa dei 114 chakra fosse stata offerta come una guida, una via per liberarci dai condizionamenti, dalle identificazioni ristrette, e avvicinarci a qualcosa di più vasto, di più vero. In fondo, la tradizione dei 114 chakra è una vera mappa della nostra interiorità, e questa mappa unisce spiritualità, esperienza meditativa e anche una sorta di scienza dello spirito molto precisa, e può accompagnarci ad osservare noi stessi in modo più sottile, più profondo, ma soprattutto più integrato.
Partiamo dai sette chakra principali, che sono quelli che tutti conosciamo, lungo la colonna vertebrale, dal coccige fino alla sommità della testa. Questi centri energetici sono più noti e spesso li ritroviamo anche negli studi di yoga o in ambito di psicologia energetica. Ma i chakra non finiscono qui, ci sono anche i chakra minori, che si trovano in punti specifici come mani, piedi, ginocchia, gomiti, spalle e altre articolazioni. Questi centri sono più sottili e servono a collegare i grandi chakra, permettendo quindi all’energia di fluire lungo i canali e attraverso le cosiddette nadi.
Poi ci sono i chakra profondi e sottili, che si trovano all’interno degli organi, delle ghiandole e nei tessuti. Questi centri energetici sono più nascosti e riflettono aspetti emotivi, mentali, spirituali, e non sempre sono percepibili con le tecniche comuni, ma sono fondamentali per una comprensione più integrata di corpo, mente e coscienza.
Infine ci sono i due chakra esterni, che non appartengono al corpo fisico, ma al corpo eterico sottile. Questi sono descritti come vere e proprie porte verso stati di coscienza più ampi, verso dimensioni di trascendenza o anche di espansione della consapevolezza.
È molto importante sottolineare però che questa suddivisione in 114 chakra non è documentata in modo storico, filologico, nei testi classici dell’induismo. Compare soprattutto in testi moderni di yoga esoterico e di energia sottile, quindi va considerata più come un modello simbolico o anche esperienziale, e può essere molto utile in meditazione e in pratiche corporee. Non è una verità assoluta.
Quando parliamo di Shiva, non parliamo solo di un dio fra tanti. Shiva è un archetipo, è una figura profondamente simbolica, carica di significati. È come se fosse una lente molto potente attraverso cui osservare il divino, l’energia, la trasformazione interiore. Shiva è una delle divinità principali dell’induismo, è nella grande triade cosmica, la Trimurti. È colui che trasforma e dissolve, non distruggendo in senso negativo, ma una distruzione come mezzo di rinnovamento, cambiamento e rigenerazione. Non è un dio ordinario, è allo stesso tempo distruttore e creatore, asceta e danziatore cosmico, silenzio ma anche movimento, e rappresenta la realtà ultima, cioè il vuoto, che precede ogni forma. È la potenza che trasforma il vecchio per dare vita al nuovo.
Shiva è anche il maestro dello yoga, colui che trasmette la conoscenza più alta, quella non dogmatica, ma legata all’esperienza e alla trasformazione. Non è tanto un dio da adorare quanto un archetipo della coscienza, perché incarna questo potere del vuoto, del silenzio, di materia, spirito, finito, infinito. Ha tutte le polarità, e quando evochiamo Shiva, evochiamo l’accesso a un’energia primordiale, che dissolve l’illusione e distrugge ciò che limita, per permettere la rinascita.
In questa tradizione, i chakra non sono soltanto questi sette, ma sono centri che attraversano tutto il corpo, toccando ogni cellula, ogni emozione, ogni aspetto del nostro essere. Shiva, per la sua potenza, è legato a questa mappa, perché è lui che ha spalancato simbolicamente la via.
Forse vi starete chiedendo: ok, Shiva, i 114 chakra, ma cosa c’entra tutto questo con la psicologia, con la mente, con la salute mentale? In effetti, il collegamento c’è ed è molto interessante, ed è quello che interessa a me. Quando parliamo di chakra, non stiamo parlando solo di concetti spirituali astratti, ma di punti energetici che riflettono e influenzano anche il nostro stato emotivo, cognitivo e fisico. Ogni chakra corrisponde a determinati modi di sentire, di pensare, di reagire al mondo, e in questo senso i chakra diventano una mappa della nostra mente e delle nostre emozioni.
Pensate che molti dei disturbi psicologici, come ansia, stress, blocchi emotivi, difficoltà di concentrazione, possono essere letti anche come delle interruzioni o degli squilibri nel flusso energetico. Non sto dicendo che la psicologia clinica diventa magia, ma possiamo vedere il corpo-mente come un sistema integrato in cui energia, emozioni e pensieri si influenzano reciprocamente.
Il chakra, e in particolare i 114 centri, ci offrono degli strumenti per riconoscere i nostri schemi interiori. Sapere dove si blocca l’energia aiuta a capire dove ci bloccano emozioni o convinzioni errate. Servono anche per promuovere la consapevolezza corporea. La mente e il corpo sono collegati; lavorare sul corpo aiuta la mente e viceversa. Facilita anche la regolazione emotiva, perché percepire l’energia che scorre in noi favorisce rilassamento, riduce l’ansia e le tensioni, quindi migliora l’equilibrio e sostiene la resilienza. Sviluppare una connessione più profonda con la propria interiorità aumenta la capacità di affrontare lo stress e le difficoltà.
In sostanza, la psicologia occidentale ci parla di pensieri, emozioni e comportamenti; questa filosofia, tradizione o scienza spirituale ci parla di energia e coscienza. Se guardiamo bene, sono due modi diversi di descrivere la stessa realtà interiore. Il nostro benessere psicologico non è separato dal nostro benessere energetico e spirituale. Conoscere Shiva e i chakra non è solo un viaggio spirituale, è anche un modo di esplorare la mente, di capire i nostri blocchi e di prenderci cura della nostra salute in maniera integrata.
Detto questo, voglio portarvi l’esempio di una persona che si rivolse a me preoccupata di avere alcuni chakra bloccati. Durante una consulenza precedente, richiesta a un operatore del settore, era emerso questo tema e il fatto di sapere che dentro di sé aveva queste ruote energetiche che non funzionavano l’aveva portata a uno stato di ansia molto elevato, relativo al suo corpo e alla sua salute mentale, ma anche fisica. Non sto giudicando, non sto criticando nessun approccio o lavoro altrui, voglio semplicemente sottolineare quanto sia importante considerare come certe informazioni vengono comunicate. A chi? In quale momento della vita si trova questa persona? Questo può succedere a chiunque, quindi è fondamentale prestare attenzione quando si parlano concetti come possessioni, invasioni, malocchi, energie sottratte, chakra bloccati.
Mi raccomando, in momenti di fragilità, la mente può non reggere l’idea di essere invasa, danneggiata da qualcosa di esterno, e questo può generare problemi seri di salute mentale. A volte, anche semplicemente leggendo un libro o approfondendo una filosofia medica diversa dalla nostra, una persona può sperimentare ansia, attacchi di panico, fino a veri e propri stati psicotici se è particolarmente vulnerabile o fragile in quel momento. Non mi sto rivolgendo a chiunque, ma a chi ha già un terreno delicato. Per questo motivo vi consiglio di affrontare queste tematiche con distacco e razionalità, perché la nostra mente spesso non riesce a comprendere pienamente il messaggio di uno squilibrio energetico.
Come psicoterapeuta, prendo spunto dalle conoscenze non solo sui chakra, ma oggi parlo dei chakra e quindi prendo spunto anche da questa scienza sull’energia sottile, sulla coscienza, gli studi sulla coscienza, senza farne mai il fulcro della terapia. Li uso piuttosto come strumenti di osservazione, come mappe simboliche che mi aiutano a leggere i blocchi energetici dei miei pazienti come metafore dei loro blocchi psicologici, quindi paura, ansia, rabbia repressa, difficoltà nelle relazioni. Questo approccio mi permette di aprire nuove immagini simboliche nella mente del paziente, stimolando quindi riflessione e un grande lavoro sulla consapevolezza.
Per esempio, se un paziente mi dice di sentire un peso al petto, chiedo dove sente questo dolore nel corpo o dove lo vede. Fammelo, mostramelo, fai parlare il tuo corpo. Possiamo usare questa sensazione, quindi il peso al petto, come collegamento simbolico al chakra del cuore, esplorando insieme quali emozioni non sono state ancora elaborate, senza mai parlare di chakra bloccato, anche perché in realtà non sono bloccati, non c’è niente di rotto o bloccato.
Utilizzo poi la consapevolezza corporea e l’energia come ponte tra mente e corpo. Si può usare respirazione consapevole, meditazioni bodyscan, meditazioni guidate, perché favoriscono il rilassamento e la presenza. Posso usare il ritmo, il suono, il movimento, quindi con i tamburi, con la danza, con dello yoga dolce, perché tutto questo aiuta a liberare le tensioni e a migliorare la connessione mente-corpo. Posso usare visualizzazioni simboliche dove l’immagine dei chakra diventa uno strumento narrativo per esplorare delle emozioni, per esplorare quello che si sta muovendo dentro e quindi utilizzarlo come una storia, una favola. Qui l’energia diventa una metafora e uno strumento pratico, non è una verità letterale.
Il focus resta sempre il benessere psicologico, quindi è fondamentale anche riconoscere i limiti di questo approccio, perché non è un approccio diagnostico né un approccio basato sulla consapevolezza di certi problemi psicologici. Non mi baso sui concetti energetici per fare diagnosi, ma se emergono ansia, attacchi di panico, sintomi psicotici, il riferimento rimane quello clinico, quindi valutazione psicologica se necessario e collaborazione con lo psichiatra nei casi molto delicati.
Queste conoscenze mi aiutano a capire il linguaggio simbolico della persona e a tradurlo in strumenti psicologici pratici. Questo mi aiuta ad aiutare il paziente a comprendere se stesso, a riconoscere le emozioni e a promuovere anche forza, empowerment, mostrando che anche se ci sono emozioni che bloccano, ecco, l’emozione che blocca, il conflitto che può bloccare e la paura. Vedere come fare, quali strumenti incontrare e praticare.
Il vero valore aggiunto di questo approccio, secondo me, è creare un linguaggio comune tra spiritualità e psicologia. Ovviamente, per chi parla questo linguaggio, io non utilizzo questo linguaggio con chiunque, ma se qualcuno viene da me e mi porta questo argomento, so come trattarlo, perché lo studio e perché l’utilizzo hanno questo potere.
In sintesi, nel mio lavoro integro queste conoscenze come strumenti di osservazione, come metafore, come tecniche di consapevolezza corporea, come visualizzazioni, sempre con un approccio psicologico, clinico, etico e sicuro. È importante, è la base. Quando uniamo questa visione spirituale alla psicologia classica, l’approccio non cambia poi nella sostanza clinica, ma si amplifica e si arricchisce.
Non si tratta di sostituire diagnosi, protocolli o strumenti psicoterapici, ma di aggiungere un livello di lettura simbolica e corporea, perché permette di cogliere delle sfumature del funzionamento psichico diverse. In pratica, la psicologia classica continua a darci strumenti concreti attraverso l’osservazione dei comportamenti, l’analisi dei pensieri, l’esplorazione delle emozioni, ma se integriamo la visione dei chakra e dell’energia sottile, iniziamo a vedere i blocchi psicologici anche come blocchi energetici.
In sostanza, la psicologia classica ci offre la struttura e la sicurezza clinica, mentre la visione spirituale ci dà delle immagini, delle metafore, degli strumenti esperienziali. Facilita lo storytelling, la narrazione e quindi il lavoro diventa più profondo, più corporeo, più simbolico e il cambiamento più grande. Il linguaggio con cui osserviamo e accompagniamo i pazienti non si tratta più solo di identificare sintomi e schemi cognitivi, ma di aiutare le persone a riconoscere l’energia, le emozioni, i simboli e quindi poi a lavorare con loro da soli, perché l’obiettivo è diventare padroni di quello che accade dentro di noi e affluire con questa energia, smuovendo un po’ questi momenti che ci fermano per sciogliere i nodi.
Alla fine, integrare questa visione spirituale significa rendere la psicoterapia più completa, a mio parere, anche più centrata sulla persona nella sua totalità. C’è un’osservazione integrata di mente, corpo, energia; sono tutti collegati, è come se ci fossero più occhi ad osservare la stessa persona.
Alla fine di questo viaggio, vi lascio con un verso molto potente tratto dall’Eupanesia, un Mahavakya, cioè una grande frase che è spesso usata per evocare la consapevolezza del Sé, ovvero Tat Tvam Asi, che si può tradurre come ‘quello sei tu’. Questa frase proveniente dalla Chandogya Upanishad ci ricorda che il Sé profondo di ciascuno di noi, ovvero l’Atma, non è diverso dalla realtà ultima che è il Brahman. È un invito a riconoscere dentro di noi la coscienza universale e a sentire l’interezza e a percepire la connessione con tutto ciò che ci circonda. In un certo senso, questo verso sintetizza tutto il viaggio di cui abbiamo parlato oggi: mente, corpo, energia e consapevolezza che si incontrano, guidandoci verso un senso più profondo di noi stessi e del mondo.
Grazie per aver ascoltato.
