In un mondo in cui spesso ci si sente sopraffatti dalle aspettative e dalle pressioni esterne, emerge l’importanza di riconoscere e accogliere le diverse parti di noi stessi. La ricerca di benessere interiore non è solo un viaggio personale, ma un’esplorazione delle energie archetipiche che abitano dentro di noi. Queste energie, rappresentate da figure sacre femminili, ci offrono un linguaggio simbolico potente per affrontare le sfide della vita.
Riflettendo su come queste figure possano guidarci, ci si rende conto che non sono solo divinità lontane, ma archetipi vivi che possiamo riconoscere nella nostra quotidianità. Attraverso la loro presenza, possiamo imparare a dire di no, a proteggere ciò che è essenziale e a lasciare andare ciò che non ci serve più, abbracciando così un percorso di trasformazione e crescita personale.
- Il bisogno di accoglienza e protezione interiore.
- La relazione tra energia femminile e maschile in ciascuno di noi.
- Le figure sacre femminili come archetipi di trasformazione.
- Il dialogo tra Buddismo e Induismo e le loro influenze reciproche.
- Pratiche per connettersi con le energie archetipiche.
Trascrizione
Oggi voglio parlare di quei momenti in cui abbiamo bisogno di essere accolti, protetti e di altri in cui qualcosa dentro di noi deve essere distrutto per poter vivere.
A volte, per rinascere, qualcosa deve essere completamente bruciato. Spesso pensiamo che proteggere significhi non toccare, lasciare tutto com’è, restare fermi per non soffrire, e pensiamo che così saremo al sicuro, che prima o poi tutto si sistemerà da solo. Ma ho conosciuto tante persone che, per paura di perdere quel poco equilibrio costruito, restano in relazioni disfunzionali, in amori che non nutrono, in lavori che spengono, e nel frattempo il corpo si ammala, e facciamo finta di niente.
Eppure, è vero, abbiamo profondamente bisogno di essere accolti, amati, sostenuti, come un bambino che ha paura e che, prendendo la mano della madre, riesce ad addormentarsi, ad abbandonarsi al buio della notte, al buio della propria mente che lentamente entra nel mondo dei sogni. Una madre sana, in quel caso, è presenza e accoglienza, ma è anche capace di dire no, di proteggere, di rifiutare ciò che fa male.
Oggi voglio riportare le donne a quella madre, a quell’energia, a sé stesse, ricordando loro chi sono. Ma questo non è un tema solo per donne, è anche per gli uomini, perché ognuno di noi porta dentro di sé un’energia femminile. Ogni uomo, e soprattutto perché ogni uomo incontra, ama o cammina accanto a donne nel corso della sua vita. Un uomo che sa accogliere e sostenere questa energia è un uomo forte, centrato, che non ha paura di una donna che sente, che agisce, che sceglie.
L’argomento di oggi è dedicato alle figure sacre femminili, nel budismo e nell’induismo. Sono archetipi potenti, che ci accompagnano nella tempesta della vita, attraverso forme diverse. Possiamo trovarle accoglienti e dolci, ma anche guerriere e feroci, tutte mosse da una stessa intenzione: l’amore e l’evoluzione. Quindi venite con me in questo viaggio nel femminile sacro tra buddismo e induismo.
In questo viaggio voglio portarvi dentro alcune figure che non sono solo divinità lontane, ma energie vive, archetipi che possiamo riconoscere dentro di noi, nella nostra vita quotidiana. Non sono figure sacre da credere, ma da sentire. Voglio presentarvi in particolare quattro figure sacre femminili, quindi archetipi, potete chiamarle dee, buddha, energie, come preferite. Queste quattro figure si muovono tra induismo e buddismo come in una danza. Non sono mondi separati, ma tradizioni che si intrecciano, si contaminano, si parlano.
In questa danza emergono forme diverse del femminile: un femminile accogliente, un femminile protettivo, uno potente e un femminile distruttivo. Ho scelto questo tema perché queste figure non appartengono solo alla spiritualità, parlano profondamente anche alla psicologia. In psicoterapia incontriamo continuamente queste energie: la parte che ha bisogno di essere accolta, quella che deve imparare a dire di no, quella che protegge e quella che deve lasciare andare, anche a volte in un modo radicale.
Possiamo chiamarle funzioni psichiche, stati interni, parti di sé, oppure archetipi, ma ciò che conta è che sono vive dentro di noi. Queste figure sacre ci offrono un linguaggio simbolico molto potente per riconoscerle, attraversarle e integrarle. Per questo oggi le attraverseremo insieme, non come qualcosa di distante, ma come delle mappe interiori, come possibilità di trasformazione.
Buddismo e induismo non sono due mondi completamente separati; nascono nello stesso terreno, nello stesso contesto culturale e geografico: l’India antica. Il Buddha, Siddhartha Gautama, nasce e cresce dentro una cultura già profondamente influenzata dall’induismo. Concetti come il karma, la rinascita, la liberazione, che nell’induismo si chiama Moksha e nel buddismo nirvana, erano già presenti. Non li inventa il buddismo; il buddismo li rielabora, li trasforma, li porta in una direzione nuova. Non possiamo parlare di due sistemi rigidi e separati, ma di una relazione viva, tutt’oggi in continuo movimento.
Nel tempo, soprattutto in luoghi come l’India, il Nepal e il Tibet, queste due tradizioni si sono incontrate, influenzate e anche interciate. Divinità induiste entrano nel buddismo, figure buddiste assumono forme e qualità simili alle dee induiste, e anche pratiche, rituali e simboli iniziano a dialogare tra di loro. Non è una copia, è una trasformazione reciproca, è come se queste tradizioni si rispecchiassero l’una nell’altra, dando forme diverse a qualcosa di profondamente umano e universale.
Le divinità che ci accompagnano oggi, e che vi voglio presentare, sono Tara, Dorga, Kali e Paldellamo. Iniziamo da Tara. Tara è la presenza che arriva quando abbiamo paura. Quando il corpo si chiude, quando la mente corre, quando sentiamo di non farcela, è quella parte che non ci chiede di essere forti, ma ci dice: puoi avere paura, io sono qui. Psicologicamente, è la base sicura, l’attaccamento sano, quella funzione interna che ci permette di restare senza scappare. Tara non toglie la paura, ma ti tiene la mano mentre la attraversi.
Poi c’è Dorga. Dorga è la forza che emette confini, è quella che emerge quando smettiamo di adattarci a tutto, quando iniziamo a sentire che qualcosa non ci rispetta più. È il momento in cui diciamo no, non per rabbia, ma per verità, e psicologicamente è la capacità di differenziarsi, di uscire dalle relazioni disfunzionali, dai ruoli che ci schiacciano. Dorga non distrugge, ma protegge ciò che è essenziale.
Arriviamo a Kali. Kali è la più difficile da accettare, perché porta distruzione. Ma questa è una distruzione sacra, quella che arriva quando qualcosa è finito, quando una parte di noi deve morire per lasciare spazio alla vita. Kali taglia, e lo fa senza compromessi, taglia le illusioni, gli attaccamenti, le identità che non sono più vere. Psicologicamente, è il processo di trasformazione profonda, quello che spaventa, ma è quello che libera. Kali non è contro di noi, è la vita che vuole rinascere.
L’ultima figura archetipica e spirituale che vi presento è Pal dell’amo. È una figura intensa, feroce, ma la sua ferocia è protezione. È quella presenza che arriva quando siamo esposti, fragili, quando abbiamo bisogno di qualcuno che stia davanti a noi e dica: da qui non si passa. Psicologicamente, è la funzione protettiva, quella che custodisce i nostri confini più profondi, soprattutto nel momento in cui siamo più vulnerabili. Non è dolce, ma è necessaria, perché non tutto va accolto; alcune cose vanno fermate.
Per riassumere un po’ quello che ho detto, potete lavorare con queste figure archetipiche, recitare il loro mantra, fare meditazioni, visualizzazioni, ricordando che l’energia di Tara è l’energia che dice: ti tengo mentre hai paura. Durga ci aiuta a dire di no, Kali ci aiuta a tagliare ciò che non ci serve più, mentre Pal dell’amo ci protegge quando siamo vulnerabili.
Cosa ci dicono queste donne, queste madri, queste dee? Ci ricordano che dentro di noi esistono tutte queste energie. Anche quando ci sentiamo fragili, insicure, perse, possiamo richiamarle, possiamo sentirle vive dentro di noi. Ma come si fa? Ognuno trova la sua strada per connettersi a queste figure. Possiamo farlo attraverso la recitazione di un mantra, danzando con la musica, passeggiando nella natura, leggendo la storia di qualcuno, la biografia di qualcuno che è riuscito ad attraversare, superare ostacoli, soprattutto donne. Possiamo farlo anche scrivendo ciò che la nostra mente non riesce a contenere e quindi mettere tutto in un quaderno, come un contenitore. Possiamo farlo anche praticando yoga. Questi sono solo alcuni degli esempi in cui possiamo incontrare queste forze, queste energie dentro di noi. Ognuna di noi può trovare la propria pratica, il proprio modo.
Nel mio lavoro accompagno le donne proprio in questo, e ricordo non solo le donne, accompagno le persone in questo, a riconoscere di quale energia hanno bisogno in quel momento, e quindi a risvegliarla. A volte è l’idea che accoglie, a volte è quella che protegge, a volte è quella che dice di no, e a volte è quella che distrugge per far rinascere una distruzione costruttiva. Non abbiate paura di distruggere in modo costruttivo per dare spazio alla vostra natura di far riemergere tutte le qualità e tutti gli strumenti per poter vivere in equilibrio.
Non è necessario stare sempre nell’accoglienza, stare sempre nell’apertura, dire sempre di sì, perché come abbiamo visto, anche i Buddha e le figure sacre hanno formato. Questo non ha nulla a che fare con la cattiveria o con qualcosa di sbagliato; al contrario, quell’energia rappresenta chiarezza mentale, verità, pulizia, possibilità di rinascita. Non abbiate paura di esplorare tutte queste parti di voi, perché proprio lì, in questa completezza, c’è la vostra forza. Dentro di te c’è già tutto: la parte che accoglie, quella che protegge, quella che dice di no e quella che sa lasciare andare. Bisogna semplicemente imparare ad ascoltarle, quindi impara a fidarti di te.
Grazie per aver ascoltato. Che tutti gli esseri dell’universo possano essere felici.
