Il viaggio verso l’autoconsapevolezza è un percorso complesso e spesso sfidante. Rivolgere lo sguardo all’interno di noi stessi richiede coraggio e una certa dose di vulnerabilità. È più facile giudicare gli altri che affrontare le proprie emozioni e i propri comportamenti. Questo contrasto tra l’osservazione esterna e quella interna è un tema centrale nella riflessione sulla consapevolezza.
Essere consapevoli significa avere una chiara percezione di sé, delle proprie emozioni e delle dinamiche che ci circondano. La consapevolezza non è solo un atto di autocritica, ma un’opportunità per comprendere meglio noi stessi e migliorare le nostre relazioni. In questo contesto, esplorare le diverse forme di consapevolezza può aiutarci a vivere in modo più autentico e significativo.
- Il contrasto tra giudizio esterno e introspezione.
- Le diverse forme di consapevolezza: di sé, degli altri, situazionale e corporea.
- Il ruolo della proiezione nelle relazioni interpersonali.
- Strategie per diventare il proprio psicologo.
- Importanza dell’autocompassione e del feedback esterno.
- Riflessioni sulla lettura e sull’apprendimento come strumenti di crescita personale.
Trascrizione
Bentornati a un nuovo episodio di Dharma e Psicologia. Oggi ho voglia di portarvi con me nel mondo dell’autoconsapevolezza e della riflessione. Tante volte sento chiedermi come posso fare un percorso di consapevolezza da solo; mi sembra difficilissimo. Effettivamente, rivolgere il proprio sguardo all’interno è molto più difficile che farlo all’esterno. Vi sembra più facile dire che non siete riusciti a passare un esame perché il professore era di malumore e vi ha fatto domande assurde, o ammettere di non aver studiato affatto, o magari che quella facoltà che avete scelto non fa proprio per voi?
Ho fatto un esempio in cui forse non vi ritrovate tutti, ma se ve ne facessi un altro, se vi dicessi ho tagliato la strada a quella macchina, ho guidato male, non ho rispettato il codice, oppure guarda quello come guida, ecco, è una donna al volante, figurati come guidano male le persone, quale viene più semplice da dire? In ogni caso, il mio obiettivo con questi esempi è di farvi osservare che è molto più facile giudicare l’altro; ci viene spontaneo. Ciò che è esterno è più facile da guardare, quindi ciò che è di fuori di noi. Perché? Perché farlo su di sé implica un occhio diverso, l’occhio della consapevolezza. Non parlo di occhio di autocritica, molto diverso; parlo di consapevolezza.
Certo, poi ci sono anche persone che si accollano ogni tipo di situazione, come se tutti i problemi del mondo fossero causa loro e tutti i disastri fossero loro azioni errate, ma qui entriamo in un altro argomento e non è quello di cui voglio parlare oggi. Quindi ritorniamo al concetto di essere consapevoli. Ma in realtà, che cosa significa essere consapevole? Essere consapevoli significa avere una chiara percezione e comprensione di se stessi, delle proprie emozioni, dei propri pensieri, delle nostre azioni e dell’ambiente che ci circonda.
La consapevolezza può essere suddivisa in vari aspetti. La consapevolezza di sé riguarda la capacità di riconoscere e comprendere i propri stati emotivi, i propri pensieri, le motivazioni, i comportamenti, e include la riflessione su come questi aspetti influenzano le nostre azioni e le nostre relazioni. Poi c’è la consapevolezza degli altri, che si riferisce alla capacità di comprendere le emozioni, i bisogni e le prospettive degli altri. Questo tipo di consapevolezza è essenziale per l’empatia e le relazioni interpersonali efficaci e sane.
Poi c’è la consapevolezza situazionale, che implica l’attenzione e la comprensione del contesto e delle dinamiche dell’ambiente circostante. Essere consapevoli di ciò che accade intorno a noi può migliorare la capacità di prendere decisioni informate e di rispondere in modo appropriato. Come ultimo, abbiamo la consapevolezza corporea, che riguarda la percezione delle sensazioni fisiche del proprio corpo. Questo tipo di consapevolezza è spesso sviluppata attraverso pratiche come la meditazione, lo yoga e altre forme di esercizio fisico.
Quindi capite quanto sia importante questa comprensione per iniziare a guardare noi stessi e il mondo in modo più realistico, più oggettivo e non solo secondo le nostre proiezioni mentali. La nostra mente è come un proiettore; il mondo esterno è il pannello bianco sul quale stiamo proiettando quella storia e noi siamo gli scrittori. Se la mia mente è stanca, arrabbiata, aggressiva, è facile che io proietti queste emozioni sugli altri, con il rischio di vedere di fronte a me gente arrabbiata, gente poco aperta, confermando così a me stesso che la gente è cambiata e più o meno infreghista, nessuno vuole dare rapporti sinceri.
È arrivato il momento di lavorare di più su voi stessi per ritrovare energia, forze e positività? Allora, ecco pronto per voi un corso online sulla felicità che unisce esercizi della psicologia positiva e delle arti terapie e i principi del Dharma. Avete mai sentito queste frasi? Certo, c’è anche un grado di vibrazione che noi emaniamo e che avvicina un certo tipo di persone, quindi un po’ proiettiamo in certi momenti, in certe situazioni, in certe dinamiche, un altro po’ accade che ci circondiamo di quel tipo di situazioni simili al nostro mondo interno.
In psicologia, proiettare i nostri pensieri, sentimenti e attributi sugli altri è un fenomeno psicologico noto come proiezione, che è un meccanismo di difesa inconscio in cui attribuiamo ad altre persone i nostri sentimenti, i nostri impulsi, addirittura i nostri pensieri, che non riusciamo a riconoscere o accettare noi stessi. Io credo che lui pensi di me che io sono una persona poco seria; secondo me, lui di me sicuramente dice questo. Ora vi faccio alcuni esempi di come questo può manifestarsi. Se proviamo rabbia o gelosia, ma non vogliamo ammetterlo, potremmo percepire o accusare gli altri di essere arrabbiati o gelosi. Se ci sentiamo insicuri riguardo a un certo aspetto di noi, possiamo notare o criticare quella stessa caratteristica negli altri. Desideri o impulsi che riteniamo inaccettabili o imbarazzanti possono essere proiettati sugli altri. Ad esempio, una persona con impulsi aggressivi potrebbe accusare gli altri di essere violenti, di essere ostili. Quindi capite come la proiezione può complicare le relazioni interpersonali, poiché porta a fraintendimenti e a conflitti.
Ad esempio, se proiettiamo i nostri sentimenti di insicurezza su un collega, potremmo erroneamente interpretare i loro comportamenti come critici, giudicanti, anche se non lo sono. Comprendere e riconoscere quando stiamo proiettando è molto importante perché può aiutare a migliorare la nostra consapevolezza di noi stessi e quindi a costruire delle relazioni più attente e comprensive. Pratiche come la riflessione personale, la terapia e il dialogo aperto possono aiutare a identificare e gestire la proiezione.
Quindi, come possiamo diventare lo psicologo di noi stessi, con tutti questi giochi che la nostra mente mette in atto? Come trovare equilibrio quando tutto attorno sembra crollare? Come rialzarmi dopo una caduta che non mi fa trovare la forza e l’energia? Queste sono solo alcune delle domande che avvengono durante la terapia, perché l’obiettivo di ogni percorso terapeutico è quello di aiutare la persona a diventare il proprio maestro.
Diventare lo psicologo di se stessi può sembrare una sfida, lo ammetto, ma è possibile sviluppare una maggiore consapevolezza di sé ed è possibile migliorare il proprio benessere psicologico attraverso una serie di pratiche e di strategie. Ti senti pronto a intraprendere questa strada? Prima di addentrarmi sul come riuscirci, ci tengo a precisare che ci sono disturbi o patologie che richiedono assolutamente un supporto psicoterapeutico e medico, ma che non escludono un percorso personale verso la consapevolezza di se stessi. Anzi, ricordate sempre che non esiste guarigione se non siete voi stessi ad accettarne a volerla. Non esistono cure se non siete voi primi a credere in ciò che state scegliendo; perciò siete voi i primi medici di voi stessi. Ricordatelo sempre in ogni situazione, sia di una malattia fisica che di una malattia psichica.
Alcune tecniche che possono aiutarvi a stimolare e a rafforzare la consapevolezza sono: tenere un diario, quindi scrivere i tuoi pensieri e i tuoi sentimenti, può aiutarti a capire meglio le tue emozioni e le tue reazioni. Riflettere su ciò che hai scritto può offrire nuove prospettive su di te e anche sui tuoi comportamenti. Puoi dedicare anche del tempo a riflettere sulle tue esperienze e reazioni, quindi in una fase di autoosservazione e analisi, e chiederti perché hai reagito in un certo modo e cosa potresti fare diversamente la prossima volta. Cerca di identificare i pattern nei tuoi comportamenti.
Pratica l’autocompassione, quindi trattati con gentilezza, con comprensione, proprio come faresti con un amico caro. Riconosci che è normale avere difficoltà e che tutti commettono errori. Cerca feedback esterni, come parlando con amici fidati o familiari, perché questo può fornire una prospettiva esterna sui tuoi comportamenti e sulle tue reazioni. Il loro feedback può aiutarti a vedere aspetti di te stesso che potresti non aver notato in quella situazione. Cerca aiuto se da solo trovi particolarmente difficile affrontare certe emozioni o certe situazioni; considera di rivolgerti a uno psicologo o a uno psicoterapeuta. Anche se stai cercando di diventare lo psicologo di te stesso, il supporto professionale può offrire strumenti e prospettive utili.
Un altro grande consiglio è che la prossima volta che vivi una situazione complicata in cui reagisci male o aggressivamente, prova a porti domande che stimolino la riflessione, come ad esempio: perché ho reagito così in quella situazione? Cosa posso imparare da questa esperienza? Questo ti aiuta a identificare i fattori scatenanti delle tue emozioni negative e quindi a pensare come potresti gestirli meglio in futuro. Leggi libri di psicologia, partecipa a seminari, segui corsi online per comprendere meglio i principi psicologici. Questo non ti trasformerà in uno psicologo, ovviamente, ma ti aiuterà a stimolare il tuo processo di autoosservazione.
Puoi seguire un corso di intelligenza emotiva; questo ti aiuterà sicuramente a comprendere tante cose su di te e sulle tue emozioni, anche quelle degli altri. Puoi anche considerare di vedere un terapeuta per consulenze periodiche; anche se la maggior parte del lavoro lo fai da solo, questo può però aiutarti a rimanere sulla giusta strada e quindi ricevere un feedback professionale.
Ti consiglio inoltre una lista di libri che possono aiutarti a sviluppare la consapevolezza di te stesso, migliorare il benessere psicologico e acquisire strumenti utili per la tua autoterapia. E questi sono i libri che ti consiglio: Il Miracolo della presenza mentale, di Thich Nhat Hanh, che è una guida introduttiva alla pratica della mindfulness da parte di uno dei più noti maestri di meditazione. Un altro libro stupendo è Ovunque tu vada ci sei già, di John Kabat-Zinn, un libro fondamentale sulla pratica della mindfulness nella vita quotidiana. Poi ti consiglio un altro grande libro che è Intelligenza emotiva, che cos’è e perché può renderci felici, di Daniel Goleman, che esplora l’importanza dell’intelligenza emotiva e offre strumenti per migliorare la consapevolezza di sé e di come gestire le emozioni. Un altro libro è Uno psicologo nel lager, perché nonostante tutto dire di sia la vita, di Viktor Frankl, una riflessione potente sull’importanza di trovare un significato nella vita, basata sulle esperienze dell’autore nei campi di concentramento nazisti. I doni dell’imperfezione, di Brené Brown, un libro che esplora il potere della vulnerabilità e dell’autocompassione, offrendo strumenti per abbracciare la propria imperfezione. Ultimo libro, I sei pilastri dell’autostima, di Nathaniel Branden, un libro che approfondisce i sei pilastri fondamentali per sviluppare una sana autostima.
Siamo arrivati al termine, ma prima di chiudere voglio leggerti un estratto dal libro Il miracolo della presenza mentale, di Pic Nathan, uno dei testi più noti sulla mindfulness, che dice: “Quando sei consapevole, sei completamente vivo, completamente presente. Hai la capacità di vedere le meraviglie della vita. La pace è ogni passo. Il sole sorge, e noi lo percepiamo. La bellezza dei fiori è davanti a noi, e noi la vediamo. Quando il vento soffia, sentiamo la sua carezza sulla nostra pelle. Possiamo ascoltare il canto degli uccelli e sentire il profumo dei fiori. In quel momento non siamo più preoccupati per il passato, né ansiosi per il futuro. Viviamo pienamente nel momento presente. La consapevolezza è come una luce che brilla in ogni momento della nostra vita. Se coltiviamo questa luce, possiamo vedere chiaramente e profondamente la vera natura della vita, delle persone e del mondo che ci circonda. La pratica della consapevolezza ci aiuta a riconoscere e a trasformare la sofferenza dentro di noi. Quando pratichiamo la consapevolezza, siamo in grado di trovare gioia e pace nelle attività quotidiane.”
Grazie per aver ascoltato un altro episodio di Dharma in Psicologia. Che tutti gli esseri dell’universo possano essere felici.
