Il tema dell’amore è al centro di molte riflessioni e discussioni, eppure spesso ci troviamo a confrontarci con le nostre paure e vulnerabilità. Attraverso una storia zen, si esplora il significato profondo di amare apertamente, mettendo in luce come l’autenticità e il coraggio siano essenziali per vivere relazioni genuine.
La vulnerabilità, spesso percepita come debolezza, si rivela invece una forza. Riconoscere le proprie ferite e imparare a esprimere i propri sentimenti senza maschere è un passo fondamentale per liberarsi dai condizionamenti del passato e abbracciare l’amore in tutte le sue forme.
- Il significato di amare apertamente e autenticamente.
- Il coraggio necessario per esprimere i propri sentimenti.
- La vulnerabilità come forza e non come debolezza.
- Le ferite emotive e il loro impatto sulle relazioni.
- La libertà di amare senza condizioni.
Trascrizione
Bentornati a un nuovo incontro di Dharma e Psicologia. Oggi voglio raccontarvi una piccola storia zen tratta dal libro 101 storie zen. È una storia semplice, ma come tutte le storie zen porta con sé una lama sottile che taglia le illusioni e ci mostra la verità.
La protagonista è una giovane monaca, Eshun, che con un solo gesto ha insegnato più di mille discorsi sull’amore e sull’autenticità. Il titolo è Se ami, ama apertamente.
Venti monaci e una monaca di nome Eshun stavano praticando la meditazione con un certo maestro zen. Eshun era molto carina, anche se aveva il capo rasato e la sua veste era semplice. Parecchi monaci segretamente si innamorarono di lei. Uno di loro le scrisse una lettera d’amore, insistendo per avere un incontro privato. Eshun non rispose.
Il giorno seguente, il maestro tenne un incontro di gruppo, e quando ebbe finito, Eshun si alzò. Rivolgendosi a colui che le aveva scritto, disse: — Se davvero mi ami così tanto, vieni qui ad abbracciarmi adesso.
Questa piccola storia zen ci porta subito davanti a una domanda profonda: — Ma che cosa significa amare davvero? — Il monaco probabilmente amava Eshun, ma teneva nascosto il suo sentimento al sicuro dentro una lettera. Eshun, con il suo gesto diretto, ci ricorda che l’amore non è qualcosa che si coltiva nel segreto della mente, ma è un atto che prende forma, che si mostra, che si espone.
Qui entra in gioco l’autenticità. — Che cosa vuol dire? — Amare richiede coraggio, il coraggio di uscire dall’ombra, di rinunciare alle idealizzazioni e di offrirsi così, come siamo, anche vulnerabili. Ed è proprio la vulnerabilità che spesso fa paura.
— Perché essere vulnerabili ci fa paura? — Perché quando noi ci esponiamo significa anche rischiare il rifiuto, il giudizio, la delusione dell’altro. Ma è anche l’unico modo per vivere le relazioni vere, quindi non immaginate o trattenute dentro di noi.
Forse allora la domanda che ci lascia questa storia è: quanto siamo disposti ad amare apertamente? Quanto ci permettiamo di essere visti davvero, con le nostre fragilità, i nostri desideri, senza nasconderci?
L’amore è un argomento che riguarda tutti, non è essente nessuno. È una di quelle esperienze fisiche, emotive, psicologiche, che ci rendono simili. Tutti desideriamo essere amati, tutti desideriamo amare. Certo, ci sono varie forme di amore, e in alcune lingue vengono anche chiamate in modi diversi. Ad esempio, in India esistono parole diverse per indicare l’amore verso un partner, o verso un figlio, o verso un parente. È bellissimo perché ci fa comprendere che siamo esseri fatti d’amore, che ci nutriamo di esso, eppure, per assurdo, è anche una delle cose più difficili da vivere, da provare e soprattutto da manifestare.
Ascolto tante storie d’amore, che purtroppo sono anche finite male, e spesso sento aggiungere queste frasi al termine della condivisione: Non riesco ad innamorarmi più, dopo questa delusione. Non sono pronta ad amare nuovamente. Non mi fido più dell’amore. Ora farò soffrire come ho sofferto io. Non riesco a lasciarmi andare. Avete mai sentito queste parole? Come potete osservare, in queste parole non si parla realmente d’amore, ma si parla di ferite, di ansia da separazione, di paura dell’abbandono, perché l’amore è un’altra storia.
Abbiamo l’errata convinzione che amare significa essere corrisposti e vivere felici e contenti con l’altro. In realtà, quel tipo di scenario parla di una relazione corrisposta, non parla dell’amore. Cosa significa amare? Per me, amare significa lasciare scorrere dentro di sé quella cascata di emozioni che va dal desiderio all’attaccamento, dalla voglia del contatto alla gioia della presenza. Vivere tutto ciò nella gioia di sentirlo, di esprimerlo, essere corrisposti, è un regalo, è un dono che l’altro ci fa, ma nulla ha a che fare con ciò che proviamo noi.
L’atto d’amore più grande verso noi stessi è avere la libertà di amare chiunque, anche chi non ci ama, anche chi non ci corrisponde come desideriamo. Lo so che è difficile, perché è bello essere corrisposti, ma quello non c’entra con l’amore. Se io amo, amo, a prescindere se sono ricambiata oppure no.
Queste mie parole non vogliono dire accettare violenza, abusi o farsi trattare male in nome dell’amore, no? Perché qui rientriamo ancora nella ferita. La libertà di cui parlo io è quella di amare al di fuori della propria ferita, senza condizioni.
Ad esempio, se io sento dire: non lo chiamo se non mi chiama prima lei, non la chiamo se non mi chiama prima lei, o non lo chiamo, non le dico ti amo, altrimenti se ne approfitta. Oppure: lui non mi ama, quindi perché devo amarlo io? Ecco, le ferite che portiamo addosso diventano bagagli pesanti che non lasciamo mai. Non che non ci lasciano, non lasciamo noi. Li trasciniamo continuamente da una storia all’altra, da un partner all’altro, con schemi ripetitivi.
O ho trovato un uomo sposato, mi innamoro solo di quelli sposati. Ho trovato un’altra persona che usa sostanze, sono stato nuovamente tradito. Ecco, le ferite ovviamente poi portano a chiudersi, a dubitare di se stessi, a dubitare degli altri, a dubitare anche di ciò che proviamo noi. Ci portano a rifiutare l’amore perché crediamo che ci renda deboli.
Quante volte avete provato paura di condividere ciò che sentite perché l’altro potrebbe approfittarsene? Onestamente, pensateci: sentirsi più fragili perché noi amiamo e l’altro no, e quindi iniziamo ad indossare maschere. Facciamo i duri, gli insensibili, i distanti, quelli che non si vogliono impegnare, i confusi, e non ci apriamo, non comunichiamo, non vogliamo farci vedere veramente per quello che siamo. E tante relazioni terminano per paura, terminano per le maschere che crediamo ci proteggano, mentre sono proprio quelle che distruggono tutto.
La psicologia ci insegna che molte delle nostre ferite emotive derivano dalle prime relazioni di attaccamento. Bolvi spiegava come queste esperienze modellano il modo in cui ci apriamo o ci chiudiamo all’amore da adulti. Eppure noi non siamo soltanto questo. Se vogliamo individualizzarci, crescere, trasformare le nostre ferite, noi possiamo farlo. Possiamo imparare a riconoscere questi schemi in cui magari siamo bloccati, prenderne consapevolezza e scegliere di amare in modo più libero, più autentico.
La psicologia moderna ci dice anche che, grazie agli studi di Brené Brown, la vulnerabilità non è debolezza. Aprirsi emotivamente significa permettersi di sentire pienamente, senza maschere, e dimostrare quindi chi siamo noi veramente. La vera forza non sta nel chiudersi, anche se questo è quello che normalmente avviene. Non sta nel proteggersi dalle ferite. La vera forza sta proprio nell’essere pronti ad amare, a prescindere, quindi nell’essere liberi di amare, senza fermarsi anche a ciò che il passato ci ha fatto, quindi alle ferite che abbiamo subito.
Essere liberi significa vivere le proprie emozioni, riconoscerle, accoglierle, a prescindere dal consenso o dalla risposta dell’altro. La libertà di amare è la libertà di sentire, la libertà di dare, di accogliere, senza condizioni, senza paure. Vi sembra utopico il mio ragionamento? Io non credo. Probabilmente può essere difficile viverlo nella realtà. Questo sì.
Anche Eric Erickson ci insegna che amare in modo maturo è parte dello sviluppo dell’identità e dell’autonomia personale, e amare senza condizioni e senza aspettative è un segno di maturità emotiva. Così come coltivare gratitudine e consapevolezza, come suggerisce la psicologia positiva di Martin Seligman, ci permette di vivere l’amore come esperienza interna, indipendentemente dalla risposta dell’altro.
Ora, per chiudere, vi propongo una piccola riflessione guidata. Fermiamoci un attimo. Respiriamo, respiri lenti e profondi. Chiudi gli occhi, se puoi, e lasciati andare a questo tipo di respirazione. Osserva dentro di te. Quali sono le tue ferite? Cos’è che ti fa male? Cos’è che ti fa piangere, ti fa arrabbiare, ti fa sentire vulnerabile, che vuoi nascondere? Quali esperienze ti hanno segnato, e in che modo influenzano oggi il modo in cui ami? Cos’è che trattieni, per paura di essere ferito di nuovo?
In questa osservazione non ti giudicare, non ce n’è bisogno assolutamente. Osserva semplicemente, con gentilezza, con curiosità, senza cercare di cambiare nulla. Non devi cambiare nulla, stai semplicemente osservando, e nota come queste ferite ti parlano, se ti parlano, se ti mostrano qualcosa, se ti fanno vedere qualcosa, quali emozioni suscitano, quali desideri o blocchi ti mostrano. Prendere consapevolezza di queste ferite è il primo passo per liberarsene.
Liberarsi significa permettere all’amore di scorrere davvero dentro di te, senza condizioni, senza maschere. Significa dare spazio alle emozioni, lasciarle vivere, sentire il desiderio, il bisogno di contatto, la gioia della presenza. Senza aspettarti l’una dall’altro, questo è un grande esercizio che dobbiamo fare ogni giorno. Non aspettiamoci sempre qualcosa. È il dolore più grande che ci portiamo dentro. Ci aspettiamo sempre la parola giusta, la presenza giusta, il contatto giusto, e quindi rimaniamo sempre delusi perché quella cosa giusta non arriva. Arriva forse, ma non arriva come vogliamo noi.
Quindi ricorda: la vera forza non sta nel chiudersi, non sta nel proteggersi in modo pauroso. Certo, proteggersi fa bene, ma in questo caso proteggersi nel senso di creare un muro. Ma sta proprio nell’amare, nel tuffarsi, nell’essere liberi di sentire, anche quando non siamo corrisposti.
Quindi ricordatevi, se in questo momento state amando qualcuno che non vi corrisponde, sentitevi le persone più forti del mondo, perché voi siete pieni di amore. A prescindere dall’altro, voi amate, e poter amare è un atto curativo molto potente. Provare amore fa bene, anche se magari state piangendo perché la vostra compagna o compagno vi ha lasciato, o la persona a cui vi siete aperti vi ha comunicato di non provare lo stesso. Voi siete forti, perché siete liberi, soprattutto se l’avete condiviso.
Quindi provate a vivere questo sentimento senza condizioni, senza paura. Ora prenditi qualche respiro in più, permettiti di sentire questa libertà, anche se non la senti subito. Inizia a immaginarla, inizia a desiderarla. Ora, in questo momento. Grazie per aver ascoltato.
Che tutti gli esseri dell’universo possano essere felici.
