Il viaggio è un’esperienza che va oltre la semplice esplorazione di nuovi luoghi; è un’opportunità per scoprire se stessi e trasformare la propria vita. Attraverso le esperienze di viaggio, si possono attivare cambiamenti profondi, non solo nelle abitudini quotidiane, ma anche a livello emotivo e psicologico. La connessione con culture diverse, la bellezza dei paesaggi e l’incontro con persone nuove possono stimolare una sensazione di felicità e benessere.
In questo contesto, è interessante riflettere su come le paure e i pensieri sabotanti possano ostacolare il desiderio di viaggiare. Molti si trovano a fronteggiare ansie legate all’ignoto, alla gestione delle risorse e alla paura di affrontare situazioni nuove. Tuttavia, è possibile riformulare questi pensieri e trasformare il viaggio in una realtà accessibile e gratificante.
- Il potere trasformativo del viaggio sulla psiche e sul benessere.
- Le paure e le ansie legate all’idea di viaggiare.
- La differenza tra chi viaggia facilmente e chi si sente bloccato.
- Strategie per affrontare e riformulare i pensieri sabotanti.
- Il ruolo della mindfulness nella gestione delle paure legate al viaggio.
Trascrizione
Benvenuto a Dharma e Psicologia, un podcast dedicato alle nascenze, alla psicologia e alla spiritualità. Sono Stefania Perrone, psicoterapeuta, esperta di yoga, meditazione e alimentazione naturale e autrice di Dharma e Psicologia. Che tu sia un praticante spirituale in cerca di saggezza, uno psicologo curioso di nuove prospettive o una persona alla ricerca di benessere interiore, questo podcast è per te.
Bentornati a un nuovo episodio di Dharma e Psicologia, in una forma nuova perché è speciale in viaggio. Eccomi tornata dopo alcune settimane di assenza perché sono in viaggio da dieci giorni e lo sarò ancora per alcuni mesi tra la Thailandia, Australia e Singapore. Proprio per questo ho pensato di condividere con voi non solo il mio punto di vista di questi luoghi meravigliosi che visiterò, ma anche ciò che il viaggiare stimolerà in me.
Come avrete notato, non ho registrato nessun episodio nelle ultime due settimane poiché ho sentito il desiderio di concentrarmi sul viaggio e di assaporare ogni aeroporto, ogni sguardo di persone di culture diverse, ogni odore nuovo, ogni ora interminabile sia sull’aereo sia negli aeroporti. Io amo viaggiare perché sento dentro di me modificare qualcosa non solo nelle mie abitudini, nella curiosità, ma anche a livello più profondo, così profondo che è anche la chimica del mio cervello attiva dei cambiamenti.
Viaggiare infatti implica un incremento della felicità e del benessere e chi viaggia lo sa perché lo sente. Cosa succede? Ad esempio, la dopamina, che è il neurotrasmettitore legato alla ricompensa e al piacere, viene stimolata perché le nuove esperienze, come scoprire nuovi luoghi e nuove culture, aumentano il livello di dopamina, migliorando quindi l’umore e la sensazione di felicità. Può anche aumentare i livelli di serotonina, che è il neurotrasmettitore del benessere. Le esposizioni al sole e l’attività fisica, comuni durante i viaggi, possono contribuire a questo incremento.
Il mio viaggio parte da Bangkok. Bangkok è un luogo meraviglioso che ho già visitato e non mi annoierà mai. Viaggiare in Thailandia per me significa esplorare un paese ricco di cultura, di storia, di natura e anche di grande ospitalità; i tailandesi sono molto ospitali. Bangkok è la capitale, è una metropoli vibrante con edifici bellissimi, moderni, grattacieli, ma ad ogni passo ci sono anche templi magnifici. La Thailandia è un paese con una profonda spiritualità e il buddismo gioca un ruolo centrale nella vita quotidiana dei tailandesi.
Ad esempio, i templi, che sono chiamati Wat, sono ovunque e molti visitatori partecipano a ritiri di meditazione e corsi di yoga. I tailandesi sono noti per la loro gentilezza, una caratteristica famosa in tutto il mondo, descritta come il sorriso della Thailandia. Questo concetto di divertimento, che si chiama Sanuk, è importante nella cultura locale e rende l’atmosfera accogliente e piacevole per tutti coloro che arrivano in Thailandia.
Mi trovo a passeggiare in una città disseminata di templi buddhisti, di offerte al Buddha che avvengono ogni giorno nelle case, negli hotel, nei negozi. Sto camminando e assaporando questo luogo altamente spirituale, dove i monaci buddhisti sono una presenza comune e rispettata. I visitatori possono osservare e partecipare anche alle cerimonie mattutine, dove i monaci ricevono le offerte di Thakbat.
Oggi parto proprio dal viaggio. Cosa vuol dire viaggiare? Ho incontrato molte persone con un forte desiderio di viaggiare e di scoprire nuovi luoghi, ma tanti di questi sono frenati dalla paura, dall’ansia che derivano dall’affrontare l’ignoto e magari dall’affrontare paure personali. Spesso ho sentito dire: “Ma come si fa a viaggiare per così tanto tempo? Come si riesce a organizzare tempo, soldi e spazio per un viaggio così?”
Ma se mi fa male mentre viaggio? Se mi succede qualcosa? Se non trovo i soldi per poter viaggiare? Esiste anche una paura irrazionale persistente di viaggiare, che in ambito clinico è definita odofobia. Questa fobia può manifestarsi in vari modi, tra cui l’ansia intensa al solo pensiero di intraprendere un viaggio, la paura di situazioni specifiche legate ai viaggi, come ad esempio volare, prendere treni o autobus, e anche l’evitamento attivo di qualsiasi forma di spostamento.
Per gestire efficacemente l’odofobia, è importante considerare approcci terapeutici mirati, come la terapia cognitivo-comportamentale, la terapia di esposizione e le tecniche di gestione dell’ansia. Se vedete che la paura è limitante e vi crea problemi lavorativi, familiari, con il supporto adeguato e un approccio graduale, potrete migliorare la vostra capacità di viaggiare e ridurre l’ansia associata alle esperienze di viaggio.
Oggi però voglio puntare i riflettori più che sulla clinica del disturbo d’ansia e della fobia, sui pensieri sabotanti, distorti o negativi che minano l’autostima, la motivazione e il successo della persona. Questi pensieri sabotanti possono emergere come un’autocritica, un autosabotaggio, impedendo così alla persona di agire e di perseguire i propri obiettivi. Possono essere legati a convinzioni limitanti o anche alla paura del fallimento.
Perché sono arrivata a parlarvi di questo? Ho riflettuto su questo argomento perché le migliaia di persone negli aeroporti, tra cui giovani, coppie con bambini piccoli, anziani, gruppi di amici, giovani ragazzi che ho incontrato e che incontrerò nei miei spostamenti, mi hanno risvegliato la riflessione sulla difficoltà di viaggiare di alcune persone. Voglio condividere con voi la differenza tra chi riesce a viaggiare spesso e facilmente e chi ripete a se stesso: “Io non lo potrò mai fare, io non ci riesco”.
Devo ammettere che servono delle condizioni precise per poter viaggiare: condizioni economiche, lavorative, di salute fisica e psichica. Ma vi assicuro che ad un certo punto il viaggio accade se veramente lo desideriamo. È anche vero che viaggiare è un modo di vivere, di pensare, di affrontare le difficoltà, perché implica curiosità, movimento, desiderio e trasformazione. Questo prende vita principalmente nella propria mente.
Quindi il viaggio parte dai nostri pensieri e poi prende vita nei fatti attraverso il corpo. Viaggiare non vuol dire necessariamente arrivare in Australia; è un punto di vista, è come ci approcciamo al mondo e alla vita e a come poi usiamo questa forza del desiderio dentro di noi che arriva ad essere messa in atto nel viaggio.
Molte volte, durante i colloqui, mi sento ripetere: “Vorrei tanto viaggiare, ma non posso perché…” e mi confidano poi la loro problematica. Cerco di indagare un po’ meglio, capire cosa vogliono dire quelle parole, quale retro pensiero c’è dietro alla parola “vorrei viaggiare” e soprattutto qual è il vero desiderio della persona che sta parlando. Vi assicuro che i pensieri sabotanti sono tanti.
Oggi ve ne condivido alcuni, magari ne riconoscete qualcuno. Non ho abbastanza soldi, quindi pensare che il viaggio sia troppo costoso senza considerare che ci sono delle alternative economiche. Non ho tempo, quindi credere che non ci sia mai abbastanza tempo libero per viaggiare senza provare a organizzare meglio le proprie priorità. Non parlo la lingua del posto, sentendosi perciò intimiditi dalla barriera linguistica e non considerando che in realtà molte persone parlano inglese o che ci sono anche app per la traduzione. Ad esempio, in Thailandia io ho comunicato spesso con Google Traduttore perché i driver non conoscevano l’inglese e io non conoscevo il thailandese, quindi comunicavamo attraverso quest’app.
È troppo pericoloso avere paura di pericoli esagerati o improbabili senza fare ricerche sulle destinazioni sicure. È un po’ come dire che è troppo prematuro pensare prima al pericolo. Certo, per viaggiare bisogna anche saper viaggiare, quindi sapere in che posto, in che zona, in che orario posso uscire, da quale ora in poi è meglio stare in camera.
Un altro pensiero sabotante è: “Non so da dove cominciare”, quindi sentirsi sopraffatti dall’organizzazione del viaggio senza cercare aiuto da qualcuno che possa aiutare a pianificarlo. E se qualcosa va storto? Quindi preoccuparsi eccessivamente di questi possibili imprevisti senza considerare che molti problemi possono essere risolti con un po’ di preparazione, ma soprattutto di elasticità mentale.
Gli ultimi due pensieri sono: “Non è il momento giusto”, quindi rimandare sempre il viaggio perché si aspetta quel momento perfetto che purtroppo potrebbe non arrivare mai. E “Non me lo merito”, quindi sentirsi in colpa o non degni di concedersi un’esperienza di viaggio senza considerare che l’importanza del benessere personale è al primo posto.
Ne avete riconosciuto qualcuno di questi pensieri sabotanti? Se sì, prendetevi qualche minuto per riflettere su come questo pensiero prende forma nella vita reale e quanto blocchi le vostre passioni. E allora qual è l’obiettivo? L’obiettivo è quello di riformulare un pensiero sabotante. Che cosa vuol dire? Vi faccio un esempio veloce.
Ad esempio, “Non ho tempo”; un pensiero riformulato potrebbe essere: “Posso gestire meglio il mio tempo, pianificare una breve vacanza durante un periodo libero”. Oppure, “Non ho abbastanza soldi”; la riformulazione potrebbe essere: “Posso pianificare un viaggio economico, cercare offerte speciali, risparmiare una piccola somma ogni mese”. Un’altra che mi viene spesso detta è: “Sono troppo vecchio o troppo giovane per viaggiare”; la riformulazione potrebbe essere: “L’età non è un ostacolo al viaggio, posso adattare il mio viaggio alle mie esigenze e capacità”.
Vi faccio l’ultimo esempio: “E se qualcosa va storto?”; la riformulazione potrebbe essere: “Posso prepararmi per gli imprevisti e affrontarli con calma e flessibilità se dovessero verificarsi”. Vi ho fatto solo alcuni esempi di come la mente dovrebbe riformulare il pensiero autosabotante. Adottando queste riformulazioni, è possibile ridurre l’ansia e l’autosabotaggio, rendendo il viaggio una realtà più accessibile e piacevole.
Un esercizio di mindfulness specifico per affrontare la paura di non riuscire a viaggiare potrà essere di grande aiuto. Se vorreste provare questo esercizio, vi aiuterà a riconoscere e gestire le vostre paure, trasformandole in una maggiore consapevolezza e calma. Allora, siediti in un posto tranquillo dove non sarai disturbato. Assicurati di essere comodo, sia seduto su una sedia con i piedi appoggiati a terra, sia su un cuscino con le gambe incrociate, come ti senti meglio. Mantieni la schiena dritta ma rilassata, le spalle morbide, appoggia le mani sulle ginocchia o sul grembo, porta l’attenzione al tuo respiro naturale.
Osserva il flusso dell’aria che entra ed esce dal tuo corpo senza cercare di modificarlo. Senti l’espansione e la contrazione del torace e dell’addome e inizia a portare alla mente la paura di non riuscire a viaggiare. Immagina questa paura come un oggetto o un’immagine davanti a te, osserva la sua forma, il suo colore, la dimensione. Cerca di non giudicare e di non giudicarti, ma semplicemente riconosci la presenza di questa paura, osservandola. Nota anche le sensazioni fisiche che accompagnano questa paura; potresti sentire tensione, un nodo allo stomaco, il battito cardiaco accelerato. Permetti a te stesso di sentire queste sensazioni senza cercare di cambiarle; le stai osservando.
Inizia a ripetere mentalmente le frasi di accettazione, come: “Riconosco questa paura e la sensazione che porta, è normale avere paura, va bene sentirla, lascio andare il bisogno di combattere contro questa paura”. Ora immagina te stesso che riesci a viaggiare; visualizza i dettagli del viaggio, quindi dove vorresti andare, il luogo, le attività, le persone che incontri. Prova a sentire le emozioni positive associate a questa esperienza, vivi la gioia di questo luogo, vivi l’eccitazione della scoperta, vivi e senti la soddisfazione di questo viaggio che stai visualizzando.
Riporta lentamente l’attenzione al presente, senti il contatto del tuo corpo con la superficie su cui sei seduto, ascolta i suoni intorno a te e nota le sensazioni fisiche nel corpo. Quando ti senti pronto, apri lentamente gli occhi. Prenditi qualche minuto per riflettere sull’esperienza; puoi anche scrivere in un diario le tue sensazioni, i tuoi pensieri, qualsiasi nuova consapevolezza che hai acquisito. Ovviamente, questo esercizio stimolerà un cambiamento lento. Cosa vuol dire? Che più praticherete, più noterete delle piccole trasformazioni.
Vi assicuro che se iniziate questo percorso di consapevolezza dei vostri pensieri, riuscirete a viaggiare secondo le vostre esigenze e caratteristiche. Ricordatevi, siamo tutti diversi; ognuno di noi viaggia in modo diverso. Non esiste un viaggio più bello, non esiste una modalità di viaggio migliore; esiste la persona che vive l’esperienza e gode di ogni scoperta.
Ho seguito persone che sono riuscite ad organizzare viaggi lunghi in sedia a rotelle, altre che non avevano tanti soldi, altre ancora che soffrivano di attacchi di panico nella loro quotidianità. Tutte avevano un solo desiderio: vivere, amare, conoscere. Focalizzatevi su questi tre tesori: vivere, amare, conoscere, perché sono già dentro di voi. Forse hanno solo bisogno di essere spolverati o stimolati, ma in ogni caso abbiate fiducia nel fatto che se veramente desiderate qualcosa, potete lentamente raddrizzare la rotta dei vostri pensieri e iniziare a viaggiare, anche solo andando a un’ora di distanza dalla vostra città, prima in treno, poi in macchina, poi proverete a prendere l’aereo per brevi tragitti, e così lentamente proseguirete.
Siamo arrivati alla fine di questo episodio e prima di salutarvi desidero condividere con voi una frase scritta da Jack Kerouac nel suo libro “Sulla strada”, che vi consiglio come lettura: “Cos’è quella sensazione che si prova quando ci si allontana in macchina dalle persone e le si vede recedere nella pianura fino a diventare macchioline e disperdersi? È il mondo troppo grande che ci sovrasta, è l’addio, ma intanto ci si proietta in avanti verso una nuova folle avventura sotto il cielo.”
Grazie per aver ascoltato un altro episodio di Dharma e Psicologia speciale in viaggio, e seguitemi per ascoltare i miei racconti di viaggio tra psicologia e spiritualità, e per viaggiare insieme a me. Che tutti gli esseri dell’universo possano essere felici.
