Il mondo degli stati alterati di coscienza è un tema affascinante e complesso, che invita a riflessioni profonde sulla nostra esistenza e sulla ricerca di connessione con noi stessi e con l’universo. In un’epoca in cui molti cercano esperienze che trascendano la quotidianità, è interessante esplorare come possiamo accedere a questi stati senza l’uso di sostanze chimiche, ma attraverso pratiche naturali e consapevoli.
La curiosità umana ci spinge a indagare oltre i confini della nostra percezione, e le tecniche come la meditazione, la respirazione e il contatto con la natura offrono opportunità uniche per esplorare la nostra psiche e la nostra spiritualità. Questo articolo si propone di approfondire queste pratiche, evidenziando come possano contribuire al nostro benessere emotivo e spirituale.
- Esplorazione degli stati alterati di coscienza attraverso pratiche naturali.
- Il ruolo della meditazione e della respirazione nella modifica della coscienza.
- Connessione tra esperienze trascendenti e benessere emotivo.
- Riflessioni sulla curiosità umana e la ricerca di esperienze significative.
- Considerazioni sui rischi associati all’uso di sostanze psicoattive.
Trascrizione
Bentornati ad un nuovo episodio di Dharma e Psicologia. Oggi parleremo di un argomento affascinante e spesso trascurato, ovvero gli stati alterati di coscienza naturali. Vi siete mai chiesti come possiamo esplorare la nostra mente e la nostra anima senza l’uso di sostanze chimiche? Molti di noi cercano esperienze che ci permettono di trascendere la nostra realtà quotidiana e quindi di sentirci più connessi con noi stessi e con il mondo che ci circonda. Fortunatamente esistono molte pratiche naturali che possono aiutarci a raggiungere questi stati, dalla meditazione alla respirazione olotropica, dalla danza alla connessione con la natura. In questo episodio esploreremo insieme queste esperienze straordinarie e scopriremo come integrarle nella nostra vita quotidiana per migliorare il nostro benessere sia emotivo che spirituale.
Quindi prendete un momento per rilassarvi, respirate profondamente e preparatevi ad un viaggio nel mondo degli stati alterati di coscienza. Siamo stati tutti affascinati dal mondo delle sostanze che alterano i nostri stati di coscienza, dalle sostanze più pericolose a quelle più naturali. Secondo voi perché? Come mai ad un certo punto molti di noi si domandano cosa si prova, cosa possiamo vedere oltre a ciò che nella nostra quotidianità non riusciamo a scoprire, cosa possiamo percepire di quell’oltre che religioni e filosofie antiche ci descrivono, a volte anche dettagliatamente.
Oggi non parlerò di coloro che per problematiche psichiatriche o fisiche iniziano ad abusare di sostanze. Ho voglia invece di parlarvi di quella curiosità, di quell’interesse, di quei dubbi che possono arrivare quando iniziamo a studiare la psicologia transpersonale, quando iniziamo a leggere libri di sciamani nelle foreste che bevono bevande naturali psicoattive per scopi sia spirituali che cerimoniali e curativi, o addirittura quando sentiamo dentro di noi una voce che ci chiede: ma cosa c’è oltre questo mondo materiale e come posso incontrarlo?
L’argomento di oggi non è scelto casualmente, ma nasce da una serie di incontri con giovani che si interrogano su questi temi e manifestano il desiderio di sperimentarli. Desidero sottolineare, senza esprimere giudizi ovviamente né su approcci né su scelte personali, che gli stati alterati di coscienza possono essere esplorati e studiati attraverso pratiche completamente naturali, quindi senza ricorrere all’assunzione di sostanze esterne al nostro organismo.
Nonostante sembri più facile arrivare a stati alterati attraverso l’uso di sostanze, posso confermare che molte tecniche naturali possono indurre esperienze intense e significative simili a quelle che si possono ottenere attraverso l’uso di sostanze. Quello che è importante notare è che la forza di un’esperienza naturale dipende molto dall’individuo, dal contesto e alcune persone possono vivere stati molto intensi attraverso pratiche naturali, mentre altre potrebbero trovare queste esperienze meno marcate.
Gli stati alterati di coscienza ottenuti attraverso pratiche naturali tendono ad essere più sostenibili, più facilmente integrabili anche nella vita quotidiana e proprio per questo possono favorire una maggiore consapevolezza, una maggiore crescita personale, contribuendo così ad un senso di benessere a lungo termine. A differenza delle sostanze chimiche, le tecniche naturali non comportano rischi di dipendenza o effetti collaterali negativi associati all’uso di droghe e questo le rende più sicure per la salute mentale e anche per la salute fisica. Ne consegue che mentre le sostanze possono indurre stati alterati di coscienza in modo rapido e potente, le tecniche naturali offrono un modo sicuro e sostenibile per esplorare la psiche e la spiritualità. Possono essere intensamente trasformative in ugual modo e, se praticate con consapevolezza e intenzione positiva, possono fornire esperienze significative e durature.
Se il vostro obiettivo è solo quello di sperimentare uno sballo, questo non è il contesto più adatto. Probabilmente non siete nemmeno coinvolti in una vera ricerca esistenziale, non lo so, non lo posso sapere, non lo giudico, ma io oggi qui vi invito a riflettere su dove vi trovate realmente. Se nel caso avete voglia di sperimentare sostanze psicoattive, vi domando perché sentite il bisogno di allontanare la vostra mente e cercare altrove emozioni che sembrano mancare probabilmente nella vostra vita quotidiana. Sono semplici domande di riflessione che vi consiglio di porvi.
Per questo tipo di indagine delicata e seria, io vi consiglio di parlarne con un terapeuta, che possa essere psicoterapeuta o psichiatra, perché merita un’osservazione più clinica. Se vi accorgete di questo forte desiderio o di questo bisogno che è andato un po’ al di là, quindi che sta diventando una dipendenza.
Quindi, a chi mi rivolgo? Mi rivolgo a praticanti spirituali che cercano stati alterati di coscienza per approfondire la loro connessione spirituale, per esplorare il sé interiore e vivere esperienze trascendenti. Mi rivolgo a chi affronta problemi emotivi o traumi, perché può utilizzare queste tecniche naturali per accedere a stati di consapevolezza che facilitano la guarigione e la comprensione di esperienze passate. Mi rivolgo anche ad artisti creativi, i quali possono cercare stati alterati per stimolare la loro ispirazione e la connessione con l’immaginazione, portando a produzioni artistiche più ricche e profonde. Mi rivolgo anche a chi attraversa momenti di cambiamento o crisi di identità e quindi può essere attratto da queste pratiche per trovare chiarezza e orientamento nella propria vita. E mi riferisco anche ad alcuni individui che cercano avventure, esperienze forti per stimolare la propria coscienza, come ad esempio quelle persone che amano l’arrampicata, il surf o altre attività adrenaliniche.
Come potete comprendere da quello che vi ho detto fino adesso, gli stati alterati di coscienza sono un tema trasversale che coinvolge una varietà di persone con motivazioni totalmente diverse, ma tutte unite dalla curiosità di esplorare, di comprendere meglio se stessi e il mondo circostante.
Quindi ora andiamo a vedere in termini pratici quali sono queste tecniche naturali che possono portare stati alterati di coscienza. Abbiamo la meditazione, che spesso implica la focalizzazione su un oggetto, un mantra, il respiro. Questo processo riduce il flusso di pensieri e consente di accedere a stati di rilassamento profondo e a maggiore consapevolezza. Questi stati meditativi possono portare a un senso di unità, di calma e quindi a una profonda introspezione.
Un’altra tecnica è la respirazione, come il pranayama o la respirazione olotropica, le quali alterano il ritmo e la profondità della respirazione, influenzando così i livelli di ossigeno e di anidride carbonica nel corpo. Queste tecniche possono portare a sensazioni di euforia, espansione della coscienza e accesso a contenuti emotivi profondi.
Un’altra tecnica è un’attività come la danza; il tamburellare e il movimento ripetitivo possono indurre stati di trance attraverso la ripetizione ritmica, portando così ad una alterazione della percezione del tempo e dello spazio. Queste pratiche possono favorire la connessione interiore e anche alla comunità.
Un’altra tecnica è il trascorrere del tempo nella natura, lontano dalle distrazioni quotidiane. Questo può portare ad un cambiamento nella percezione e a un aumento della consapevolezza ambientale. Molti segnalano una sensazione di meraviglia e di connessione con l’universo.
Un’altra tecnica può essere quella di partecipare a rituali tradizionali e cerimonie spirituali, perché creano un contesto significativo che può facilitare l’ingresso ad uno stato alterato di coscienza. Queste pratiche possono favorire una profonda connessione con la comunità e anche con il sacro.
Ci sono anche le pratiche di yoga, quindi attraverso le posture fisiche, le asana, la respirazione e la meditazione, integrate tutte nello yoga, possono portare ad una maggiore consapevolezza sia corporea che mentale. Gli yogi, ad esempio, spesso riportano esperienze di trascendenza e una sensazione di pace interiore.
Conosciuti sono anche i sogni lucidi, quindi l’allenamento per diventare consapevoli mentre si sogna consente di sperimentare la realtà onirica in modo attivo. Questi sogni possono risultare intensi e ricchi di simbolismo, offrendo opportunità di esplorazione interiore.
L’ultima tecnica che vi consiglio è il flusso, cioè il flow state. Quando si è completamente immersi in un’attività che richiede abilità e concentrazione, si può raggiungere uno stato di flusso caratterizzato dalla perdita di consapevolezza del tempo e dal totale coinvolgimento. Questo stato è spesso descritto come altamente gratificante e creativo. Non so se siete dei musicisti, se siete dei pittori, dei creativi; ecco, questo è il flow state.
Voi ne avete mai provata una di queste tecniche che vi ha permesso di esplorare più nel profondo la vostra ricerca? Come vi siete sentiti dopo? Sapete che potete condividere la vostra esperienza e le vostre domande inviandomi una mail, se vi fa piacere.
Comunque, detto questo, so probabilmente cosa vi state domandando. Ma con queste tecniche come posso realmente alterare il mio stato di coscienza? Mi sembrano semplici. Allora diciamo che gli stati alterati di coscienza cosa fanno? Modificano la percezione, il pensiero, l’esperienza soggettiva attraverso diversi meccanismi psicologici e neurologici. Ed ora vi spiego come queste pratiche influenzano la coscienza.
Le tecniche come la meditazione e la respirazione profonda attivano il sistema nervoso parasimpatico, che riduce la risposta allo stress. Questo rilassamento profondo può portare ad una diminuzione dell’autocritica e dei pensieri ansiosi, permettendo una maggiore apertura a nuove esperienze. Ecco perché si possono percepire un senso di leggerezza e di connessione con il presente, arrivando a modificare la coscienza. Tutte le pratiche che vi ho suggerito possono influenzare l’attività cerebrale nelle aree responsabili della percezione sensoriale e ciò può portare a esperienze di espansione della coscienza e di connessione profonda con l’ambiente.
Ad esempio, possono influenzare i livelli di neurotrasmettitori nel cervello, come la serotonina e la dopamina, che sono associate a sensazioni di benessere e felicità. Questo può portare a stati emotivi più positivi e a una maggiore apertura mentale. Non so se avete mai suonato o ascoltato il suono di un tamburo o danzato, ma accade che il movimento ripetitivo può indurre uno stato di trance in cui la mente diventa più aperta ad esperienze profonde e simboliche. Questo stato è spesso associato a una sensazione di trascendenza e a una connessione con una intelligenza superiore o anche una dimensione spirituale. Un esempio sono le meditazioni sciamaniche col tamburo o anche la danza Sufi.
Volete sapere cosa avviene nel nostro cervello quando pratichiamo queste tecniche? Questi processi coinvolgono diverse sostanze chimiche e neurotrasmettitori nel cervello che influenzano l’umore, la percezione, la cognizione e il comportamento. Vi voglio spiegare alcuni aspetti chiave di come avviene. Riguardo ai neurotrasmettitori, vi ho già accennato poco fa. Quindi, i livelli elevati di serotonina possono portare a sensazioni di euforia e calma, facilitando gli stati alterati di coscienza. Le pratiche che aumentano la dopamina possono portare a esperienze di flusso e gratificazione, e le endorfine sono note per il loro effetto analgesico e di miglioramento dell’umore.
Poi abbiamo l’attivazione di aree cerebrali. La corteccia prefrontale è coinvolta nella pianificazione, nel giudizio, nella regolazione emotiva e negli stati alterati di coscienza. L’attività della corteccia prefrontale può diminuire e questa diminuzione permette l’esperienza di libertà mentale e di creatività. Inoltre, c’è il sistema limbico, che è responsabile delle emozioni e della memoria. Durante le esperienze alterate, può esserci un’attivazione del sistema limbico che porta esperienze emotive intense e significative.
Le tecniche di meditazione e di respirazione possono modificare il flusso di sangue verso le diverse aree del cervello e questi cambiamenti influenzano l’attività neurochimica, portando a esperienze definite alterate. La meditazione e quindi queste tecniche di rilassamento attivano anche il sistema nervoso parasimpatico, come vi ho già accennato. Questa riduzione dello stress permette l’equilibrio neurochimico nel cervello. Ci sono anche degli ormoni che vengono rilasciati, come il cortisolo, che nella meditazione e in altre pratiche di rilassamento tende a diminuire. Questa riduzione è associata ad una maggiore sensazione di calma e di benessere. Poi abbiamo il famoso ormone chiamato ossitocina, che è coinvolta nelle esperienze di connessione sociale e di empatia. Liberare questo ormone può facilitare sentimenti di connessione e apertura verso gli altri.
Avete ancora dubbi sul fatto che sia possibile stimolare stati alterati di coscienza in modo del tutto naturale? Io sono stata presente a cerimonie durante le quali il suono ininterrotto del tamburo, i canti di mantra e respirazioni con un certo ritmo hanno condotto le persone in uno stato di trance, nel quale poi hanno condotto il loro viaggio. Ho avuto anch’io un’esperienza simile, quindi personale, in un monastero tanti anni fa in Ladakh, durante una cerimonia di preghiera con questo ritmo serrato di tamburi. Non so quanto è durato, ma è stata un’esperienza molto profonda. Il suono del tamburo, anzi dei tamburi, perché erano suonati da tanti monaci, era così forte e così ritmico che mi sono sentita travolgere in un flusso bellissimo e molto naturale.
Nonostante ciò, io conosco persone che scelgono invece di utilizzare sostanze come l’LSD, come i funghi psichedelici o altre droghe per diversi motivi. Ci sono vari fattori psicologici, culturali e neurobiologici che possono spiegare questa preferenza. Io non giudico questo tipo di scelta, perché è del tutto personale. Si sceglie di utilizzare sostanze psichedeliche per la loro capacità di indurre rapidamente stati alterati di coscienza, per il potenziale terapeutico che c’è, perché ci sono degli studi molto belli e interessanti sull’uso delle sostanze psicoattive nel recupero di malattie mentali e psichiatriche. Ma ripeto, non è questo il tema su cui mi soffermo. Queste sostanze psichedeliche aiutano anche la ricerca di esperienze spirituali e per le influenze culturali che hanno.
Sebbene queste sostanze possano offrire esperienze intense e significative, è importante anche considerare i rischi associati e il fatto che non tutti reagiscano positivamente a tali sostanze. Quindi vi prego, se volete farlo, fatelo sempre accompagnati da uno sciamano qualificato, da un maestro o da uno psichiatra che si occupa di questi argomenti. Le esperienze psichedeliche possono essere molto coinvolgenti, sia in senso di fascino che anche di pericolosità. L’intensità di queste esperienze può portare alcune persone a desiderare di ripeterle anche in modo compulsivo, nel tentativo di rivivere quelle sensazioni uniche. Alcuni possono usare le sostanze come un modo per sfuggire ai problemi quotidiani o alle emozioni difficili, creando così una dipendenza dall’uso come meccanismo di coping.
Le sostanze psichedeliche, come l’LSD, la psilocibina dei funghi allucinogeni, la mescalina e la DMT, che sono presenti anche nell’ayahuasca, non sono generalmente considerate fisicamente dipendenti. Non causano un craving, un desiderio compulsivo o sintomi di astinenza fisici, come accade con altre droghe, come gli oppioidi, l’alcol o la nicotina. Esiste però, e lo sottolineo, il rischio di sviluppare una dipendenza comportamentale o una relazione malsana con l’uso di queste sostanze. È importante che chiunque consideri l’uso di sostanze psichedeliche sia consapevole dei potenziali rischi e delle proprie motivazioni, soprattutto perché lo si fa. Considerate magari anche approcci alternativi, come appunto le pratiche di cui sto parlando oggi, che sono del tutto naturali e che servono all’esplorazione interiore e alla crescita personale, anche a questo contatto con il divino che molto spesso si cerca.
A tal proposito vi consiglio qualche libro per studiare e ricercare in modo autonomo e responsabile. Primo libro che vi consiglio: La medicina della consapevolezza di John Kabat-Zinn, un testo che si concentra sulla meditazione e la mindfulness, offrendo spunti su come questi approcci possano portare a stati alterati di coscienza. Poi, Il potere degli stati alterati di coscienza di Charles Tardt, un libro che indaga su come diverse tecniche, dalla meditazione all’ipnosi, possano alterare la nostra percezione e la nostra consapevolezza. Un altro libro che consiglio a tutti gli amanti di sciamanesimo è Il viaggio sciamanico di Michael Harner, che introduce il lettore alle pratiche sciamaniche e agli stati di coscienza alterati che esse evocano, con un focus sull’autoesplorazione e la guarigione. Ultimo libro, La via dell’estasi di Daniel Pinchback, che è un’esplorazione degli stati alterati di coscienza attraverso pratiche spirituali sciamaniche e anche l’uso di sostanze psichedeliche.
Ricordatevi che siete sempre liberi di percorrere qualsiasi strada. Io lo ricordo sempre in terapia: siete liberi di fare ciò che volete della vostra vita. Quello che vi auguro però è che in queste scelte che farete, riuscirete a mantenere salute, amore verso voi stessi e anche verso le persone che vi sono vicine e che vi amano.
Il Buddha insegnava che il non fare male, sia a se stessi che agli altri, è un principio fondamentale della filosofia e della pratica buddista. Questo concetto è presente nei cinque precetti che costituiscono la base della condotta etica nel buddismo. Il quinto precetto dice di non consumare sostanze intossicanti. Infatti, il Buddha avvertiva che l’uso di sostanze che alterano la mente può portare a comportamenti dannosi, sia per sé che per gli altri. Questo è il concetto di metta, o amorevole gentilezza, e metta implica desiderare il benessere e la felicità degli altri senza causare danno, e questo si estende anche a se stessi. La pratica della metta è vista come un modo per coltivare relazioni armoniose e anche una vita sana ed equilibrata.
Grazie per aver ascoltato un altro episodio di Dharma e Psicologia e che tutti gli esseri dell’universo possano essere felici!
