Il tema delle ferite emotive e della ricerca di amore è centrale nella vita di molte persone. La mancanza di affetto durante l’infanzia può lasciare cicatrici profonde, influenzando le relazioni e il benessere interiore. Riconoscere e accettare queste ferite è il primo passo verso la guarigione e la crescita personale.
In questo contesto, la vulnerabilità non deve essere vista come una debolezza, ma come un’opportunità per connettersi autenticamente con se stessi e con gli altri. La riflessione su cosa significhi essere amati e su come le esperienze passate possano plasmare il nostro presente è fondamentale per intraprendere un percorso di trasformazione.
- Le ferite emotive dell’infanzia e il loro impatto sulla vita adulta.
- La vulnerabilità come opportunità di connessione autentica.
- Il significato di essere amati e le esperienze familiari disfunzionali.
- La responsabilità personale nella trasformazione del dolore.
- Il potere del rituale di purificazione con il fuoco come simbolo di cambiamento.
Trascrizione
Oggi inizierò parlando di un libro, La ferita dei non amati, scritto da Peter Schellenbaum. Non so se vi è capitato di leggerlo, se non l’avete ancora fatto, io ve lo suggerisco caldamente. Nel suo libro, Schellenbaum esplora come le ferite emotive causate dalla mancanza d’amore nell’infanzia possano segnare profondamente una persona. Queste ferite si manifestano poi sotto forma di insicurezze, difficoltà relazionali, costanti ricerche di approvazione o affetto. L’autore sottolinea che per guarire queste ferite è necessario prenderne coscienza. Bisogna accettarle e lavorare su di esse con compassione, non con rabbia o giudizio. Questo permette la trasformazione e la crescita personale.
Schellenbaum invita a riconoscere la propria vulnerabilità, non come una debolezza, ma come un’opportunità di connessione autentica con se stessi e con gli altri. Ho letto questo libro tantissimi anni fa, ma lo porto dentro di me come uno stimolo ed esempio, perché in quella fase della mia vita mi ha donato tanto. Ogni volta che lo rileggo, mi dà sempre degli stimoli molto interessanti.
Oggi voglio rivolgermi a tutte quelle persone che magari si sono sentite sole o che si sentono sole, trascurate, non amate. Parlo con te, se hai mai sperimentato il dolore di non ricevere l’affetto o il supporto che meritavi, sappi che non sei solo. La mancanza d’amore può lasciare cicatrici molto profonde, ma oggi esploreremo insieme come queste ferite possono diventare un’opportunità di crescita e guarigione. Ti invito a metterti comodo, ad aprire il tuo cuore, perché c’è molto da scoprire.
Partiamo dalla domanda: cosa vuol dire essere amati? Vi è mai capitato di sentirvi dire: “Ah, i miei genitori non mi hanno mai amato”? Non credo, perché i loro genitori magari non hanno mai comprato un motorino o una PlayStation. Quindi, che cosa riflette questa frase? Riflette esperienze di vita difficili, può riflettere l’abbandono, il rifiuto, la trascuratezza da parte delle figure significative, in questo caso dei genitori.
Parlo di quelle famiglie dove entrambi i genitori, o anche solo uno, attraversano situazioni complicate dovute a una malattia fisica, una malattia mentale, mancanza di empatia, amore o comunicazione. Famiglie dove magari materialmente può anche essere presente tutto, ma manca lo sguardo d’amore, la carezza, la presenza. Famiglie in cui un genitore è tossicodipendente, alcolista, giocatore d’azzardo, ma anche famiglie dove la freddezza e il distacco sono cibo quotidiano.
Purtroppo esistono situazioni difficili, esistono anche genitori che non amano. Non sono qui per giudicarli, tutt’altro. Sono qui per ricordarvi che l’essere nati in una dinamica altamente disfunzionale non fa di voi persone malate o che dovranno ammalarsi negli stessi disturbi dei vostri genitori.
Nei corsi di formazione che faccio sull’intelligenza emotiva, mi sento fare spesso domande sulla genetica, sulla predisposizione naturale, dell’essere empatici, comunicativi, sulle probabilità di continuare ad essere simili alla propria famiglia, sia nel caso positivo che nel caso negativo. Sapete quanto amo la scienza, ma vi assicuro che tutta la genetica del mondo non ha nessuna forza verso la vostra vera natura, verso il lavoro interiore che fate. La vostra natura ha anche la genetica al suo interno, ovviamente, ma è solo una piccolissima parte di tutto il materiale sia animico che materico che portate con voi.
Ora vi faccio capire meglio cosa voglio dire. Senti di non essere stato amato? Senti che le priorità dei tuoi genitori erano la loro relazione, le apparenze, i loro problemi e tu eri solo un disturbo? Non hai mai ricevuto gli auguri di compleanno o un bacio sulla fronte quando avevi la febbre? Magari tua madre o tuo padre avevano un disturbo mentale, quindi era tutto un entrare e un uscire dagli ospedali. Cosa ne stai facendo di tutte le brutte esperienze che hai vissuto? Che vita conduci? Hai una famiglia? Come ti comporti con i tuoi figli? Fai uso di sostanze? Ti muovi da vittima o ti scrolli ogni giorno la polvere del dolore daddosso? Chi sei? Chi stai diventando? E chi vuoi diventare?
Ti faccio tutte queste domande perché ogni giorno per il mio lavoro incontro storie di vita tristi, difficili, persone che hanno subito abusi sia fisici che emotivi, violenze, bugie. Il dolore urla dentro queste persone così tanto da perdersi, così tanto che a volte si convincono di essere proprio come i loro genitori, oppure arrivano a essere terrorizzati di non poter modificare il loro triste destino e quindi diventare come i loro genitori. Vi assicuro con tutta la mia esperienza che potete diventare chi siete, esprimere tutta la vostra natura, a prescindere dalla storia che potrebbe perseguitarvi anche ora.
Forse una situazione problematica vi sta ancora col fiato sul collo, forse un vostro caro è ancora presente a ricordarvi tutta quella sofferenza che avete vissuto sin da piccoli. Dopo tanti anni, magari la dinamica disfunzionale è ancora lì, presente, sempre uguale, sempre ripetitiva. Cosa fare prima di tutto in questo caso? Proteggetevi. Amore vuol dire prima di tutto proteggersi, anche se ci sentiamo bloccati in relazioni con senso di colpa, con odio verso nostro padre, nostra madre. Fate un passo indietro, sganciatevi, iniziate a guardare voi stessi non più come vittime di una situazione familiare difficile. Smettete di sentirvi dei poveri abbandonati, dei non amati, sfortunati in amore, perché troveranno sempre partner che li tradiranno, magari come il padre tradisce la madre.
Iniziate anche ad osservare quella malattia che vi accompagna da tanto. Cosa vuol dire? Quante attenzioni smuove nella propria famiglia essere malati, avere qualsiasi tipo di malattia fisica o mentale? Siete adulti ora, avete tutta la forza di scegliere che strada volete intraprendere. Avete le energie di lasciare andare quel buio che sentite dentro. Decidete di abbandonare la colpa, decidete di abbandonare la rabbia, l’odio. Queste sono solo armi che vi imprigionano nel dolore, non vi aiutano a difendervi. Sono illusioni. Aprite il cuore all’universo, perché se crediamo nell’interconnessione tra tutto, crediamo anche che la nostra presenza in una famiglia piena di dolore abbia il suo significato.
Uscite dal dolore per capire qual è questo significato. Le vostre esperienze possono diventare dei grandi doni per gli altri, possono diventare dei fari nella notte buia di altre persone. Potete farlo per lavoro, ma anche come volontariato, in amicizia, non fa differenza. Non dobbiamo diventare tutti psicologi. Io tante volte mi sento dire: “Forse dovrei fare psicologia perché mi piace aiutare gli altri”. Nulla da togliere allo studio della psicologia, potete studiare quello che volete. Ricordate che per aiutare gli altri non c’è bisogno di fare psicologia, di studiare psicologia. Aiutate gli altri, ma prima di tutto aiutate voi stessi.
La differenza qual è? È se continuate ad essere prigionieri di questi traumi o anime che hanno imparato a trasformare l’esperienza. Ricordate una cosa: essere genitori non significa necessariamente essere dei buoni genitori. I genitori non sono supereroi, mi metto anch’io dentro la categoria. Sono persone che affrontano a volte grandissimi problemi, magari con poca autoconsapevolezza, presi dalle proprie battaglie personali. Questo può avervi portato a subire, diventare anche dipendenti dalle briciole donate dagli altri, o magari arrabbiati, aggressivi per paura di essere traditi o fregati. Mollate queste reazioni di paura. Smettete di sentirvi quei bambini impauriti che si nascondono sotto il letto quando i vostri genitori si menano. Smettete ora che siete adulti di riempirvi di cibo la notte quando tutti dormono, per riempire quei buchi d’amore che fanno malissimo.
Osservate quando avete il desiderio di tagliare il vostro corpo per sentire che esistete. Potete fare tutto ciò in un altro modo, c’è sempre un altro modo, perché siete amore. Sì, perché tutte queste parole oggi non sono per giudicare i genitori malati o non malati, sono proprio per dirvi questo: siete amore, siete pieni di amore, anche se non l’avete mai conosciuto, magari, anche se avete ricevuto violenza, anche se vi sentite pieni di odio. Il dolore che si manifesta attraverso le emozioni negative o anche addirittura attraverso patologie fisiche o mentali è comunque la reazione al dolore che sentite, non è la vostra vera natura.
Cosa potete fare per uscire dall’uscio di dolore? Prima di tutto dovete essere consapevoli di dove vi trovate in questo momento, se avete bisogno di aiuto, perché forse da soli all’inizio è un po’ difficile. Quindi chiedete aiuto a uno psicologo, all’amica, al prete, a chi volete, ovviamente di chi vi fidate. Iniziate ad alimentarvi con cibi vivi, pieni di amore. Togliete tutto ciò che è morto, congelato. Mangiate frutta, verdura, legumi, bevete succhi, mangiate cose cotte al momento, non tenute in frigo tre, quattro, sette giorni. Conosco tante persone che non mettono nel proprio corpo, e ve lo assicuro, nessun tipo di vegetale o di frutta, ogni giorno della loro vita.
Quando ogni mattina uscite per andare al lavoro, parcheggiate lontano dall’ufficio. Basta parcheggiare fin dentro il portone, non camminiamo più. Cosa succede? Magari si vanno a spendere centinaia di euro per palestre che si frequentano due mesi in un intero anno. Camminate, salite le scale a piedi, andate a comprare il pane a piedi, anche sotto la pioggia. Iniziate a leggere dei libri motivazionali, la storia di maestri, le autobiografie di persone che hanno trasformato la loro vita.
Ripeto, andate da uno psicologo se sentite che il caso mantiene. E se andate, mantenete il ritmo nelle sedute. Non fate una sì e venti no, e poi dite che lo psicologo non era bravo. Spessissimo mi capita di sentire persone che affermano con molta convinzione che il problema è stato andare da uno psicologo non bravo e che non è servito a niente. Ovviamente non posso dire che lo psicologo era bravo, perché non ho la prova, però vi posso dire di osservare che tipo di dinamica si attua. Quando si cambia spesso psicologo, quando non va mai bene nessuno, quando si arriva a criticare ogni terapeuta che si incontra, dico di osservare sempre la dinamica e ricordo che siamo noi responsabili di noi stessi.
Se incontriamo un medico, uno psicoterapeuta, un meccanico, un estetista che non ci piace, andiamo via, senza drammi, senza critiche. Andiamo via, cambiamo, invece di dire che era colpa del… Ripetiamo la dinamica del genitore cattivo che non ci ha curato, che non si è accorto di noi, che non ci ha guarito. Come vedete, le proiezioni dei nostri dolori sono continue, le mettiamo sul partner, sugli amici, anche sui figli. Ci sono persone che sentono di non essere amate neanche dai figli, dicono che non le rispettano, non le considerano. Ho incontrato genitori che soffrivano perché pensavano di non essere amati dai figli.
Dobbiamo svegliarci. È arrivato il momento di svegliarci. Siete voi che dovete amare i vostri figli e proteggerli e non proiettare i vostri buchi d’amore su di loro. Dovete smettere di girare attorno alle problematiche come i criceti sulle ruote. Le mie possono sembrare forse parole dure, ma in realtà non sono dure. Le mie sono parole piene di fuoco, quel fuoco che brucia tutto per pulire e poi ricominciare da capo. Quel fuoco che ci spaventa, ma che in realtà è il nostro maestro, perché ci apre la strada al nuovo.
Conoscete l’espressione: dopo un incendio la foresta è piena di vita? L’avete mai sentito dire? Uno dice: “Ma come è possibile? Si è bruciato tutto, come si fa a dire che adesso il bosco è pieno di vita?” Questa frase si riferisce al fenomeno naturale del rinnovamento ecologico che avviene proprio dopo un incendio. In molti ecosistemi, il fuoco è un agente ecologico essenziale, perché stimola la crescita di nuove piante e quindi anche la rigenerazione della foresta. Pensate che alcuni semi di alberi, come quelli di pino o di eucalipto, necessitano proprio del calore del fuoco per germogliare. Ovviamente non sto invitando ad accendere fuochi, sto parlando anche in termini metaforici, quindi anche sciamanici del maestro fuoco.
Vi chiedo di diventare fuoco. Il fuoco è un potente simbolo di trasformazione. In molte tradizioni sciamaniche si crede che il fuoco possa trasformare ciò che è vecchio e obsoleto in qualcosa di nuovo. Questa idea di trasformazione è spesso associata al ciclo della vita, dove la morte, un aspetto della vita, apre la strada a nuove opportunità e crescita. Gli sciamani possono utilizzare il fuoco in rituali, in cerimonie, per invocare la protezione, la saggezza, la guida degli spiriti. Accendere un fuoco durante una cerimonia può servire proprio come un modo per stabilire un collegamento con il mondo spirituale, fungendo da ponte tra il mondo fisico e quello spirituale.
Ecco perché ora vi proporrò un rituale che potete fare tutti e lo chiamerò il rituale di purificazione con il fuoco. Ti dico cosa devi prendere: un piccolo contenitore resistente al fuoco, quindi una ciotola di ceramica, di metallo, della carta, può essere semplice o colorata, penna o matita, delle candele (è facoltativo, ma ve lo consiglio perché aggiunge un’atmosfera magica) e dell’incenso (anche questo è facoltativo, ma è molto bello, è molto buono).
Trovate un luogo tranquillo dove potete seguire questo rituale senza interruzioni, creando un ambiente confortevole. Accendete candele, accendete incenso per purificare ulteriormente lo spazio e ora procedete con l’intenzione. Sedetevi comodamente, chiudete gli occhi, fate alcuni respiri profondi, concentrandovi sul vostro respiro e riflettete su ciò che desiderate purificare. Riflettete su ciò che volete rilasciare, quindi lasciare andare dalla vostra vita. Può essere un’abitudine, un pensiero negativo, una situazione difficile.
Che succede adesso? Un momento importante: prendete la carta, il foglio e scrivete tutto ciò che desiderate lasciare andare. Non preoccupatevi della forma, della grammatica, lasciate fluire le parole. Ora inizia la cerimonia del fuoco. Una volta che avete finito di scrivere, con attenzione, quindi non fatevi male, non bruciatevi, bruciate la carta nel contenitore resistente al fuoco, dicendo ad alta voce o anche silenziosamente la vostra intenzione di liberarvi di ciò che avete scritto. Non so, voglio liberarmi da questa relazione tossica, voglio essere felice. Ripetete quindi, mentalmente o ad alta voce, e fate bruciare la carta. Mentre osservate il fuoco, visualizzate le energie negative che si dissolvono e lasciano spazio a nuove opportunità.
Momento di chiusura: una volta che la carta è completamente bruciata e le ceneri si sono raffreddate, prendete un momento per riflettere su ciò che avete appena fatto. Potete concludere il rituale anche ringraziando gli elementi della natura, l’elemento fuoco, qualsiasi entità spirituale con cui vi sentite connessi. Dopo il rituale, dedicate del tempo alla riflessione. Potreste tenere un diario per annotare le vostre esperienze, i vostri pensieri, le nuove intenzioni che desiderate manifestare. Ricordate che potete personalizzare il rituale del fuoco in base alle vostre esigenze e considerate che potete ripetere il rituale periodicamente, ad esempio all’inizio di ogni mese o in coincidenza con le fasi lunari.
Fatemi sapere se lo provate, come vi siete sentiti, cosa è cambiato dopo. Potete scrivermi una mail e raccontarmi tutto. Ed ora siamo arrivati alla fine. Spero di essere stata abbastanza a fuoco da stimolare un piccolo passo nella vostra vita e non da bruciare tutto. Vi saluto con un aforisma di Carlos Castaneda che dice: “La vera esperienza di un guerriero è la percezione della vita come un’opportunità per evolvere e trasformarsi.” Grazie per aver ascoltato. Che tutti gli esseri dell’universo possano essere felici.
