La ricerca della pace interiore è un viaggio complesso, spesso ostacolato da dubbi e paure che affollano la nostra mente. In un mondo dove le responsabilità e le aspettative possono sopraffarci, è facile dimenticare i desideri che abbiamo accantonato nel tempo. Questi desideri, che un tempo ci animavano, possono trasformarsi in rimpianti, creando un senso di mancanza che ci accompagna nel quotidiano.
Riflettere su ciò che abbiamo messo da parte può rivelarsi un atto liberatorio. Ci invita a considerare se sia davvero troppo tardi per inseguire ciò che ci fa sentire vivi. La storia di Lea, una donna che ha riscoperto la sua passione per la danza, ci ricorda che non è mai troppo tardi per aprire quel cassetto e dare spazio ai nostri sogni, anche in forme nuove e inaspettate.
- La lotta per trovare la pace interiore in un mondo frenetico.
- Il peso dei rimpianti e dei desideri accantonati nel tempo.
- La differenza tra scelte consapevoli e desideri non realizzati.
- La possibilità di riscoprire passioni dimenticate.
- Il coraggio di ascoltare ciò che ci chiama dentro.
- La ricerca di un equilibrio tra responsabilità e desideri personali.
Trascrizione
Bentornati ad un nuovo episodio di Dharma e Psicologia. Spero di trovarvi bene, che siate in pace, in armonia, anche se comprendo che non sia sempre facile riuscire a sentire la pace nella propria mente. Abbiamo così tanto chiacchiericcio dentro di noi, dubbi, paure, domande, emozioni che si affollano. Abbiamo pensieri che si rincorrono, cose che avremmo voluto fare, voluto dire, cose che continuiamo a rimandare, e tutto questo a volte ci appesantisce, ci toglie energia.
Ognuno di voi che mi sta ascoltando vive un momento diverso della propria vita. Ognuno ha la propria narrazione, i propri sogni, le proprie esperienze, i propri rimpianti e forse anche qualche paura che in qualche modo potrebbe alleggiare dentro di sé, la paura di non avere più tempo, la paura che sia troppo tardi. Non so se vi siete mai detti: non ho più tempo di fare quella cosa che ho sempre amato, è tardi, ormai sono adulto, ormai ho una certa età, costa troppo, non so se ne sono ancora capace, avrei dovuto farlo prima.
Sto parlando del desiderio di qualcosa che ci ha accompagnato nel tempo e che per vari motivi non abbiamo potuto affrontare o vivere. Un lavoro, uno sport, un amore, un viaggio, una danza, un luogo, un progetto, uno studio, qualcosa che abbiamo sempre avuto dentro e che per una ragione o per un’altra abbiamo lasciato da parte. E magari con il passare degli anni abbiamo imparato anche a raccontarcelo in modo molto più convincente. Non era destino, non ne vale più la pena, ormai è passato, adesso ho altre responsabilità, ci penserò più avanti.
Quel desiderio, piano piano, viene messo in un cassetto e lo chiudiamo, magari mettiamo anche un lucchetto, perché razionalmente sembra la cosa più giusta da fare. Continuiamo la nostra vita, una vita che può essere anche bella, piena, realmente felice. Possiamo avere una famiglia, un lavoro, degli amici, altre passioni, tante cose per cui essere grati. Eppure, qualche volta dentro quella vita può esserci un piccolo fantasma, la sensazione di qualcosa che non abbiamo mai provato, qualcosa che avremmo voluto almeno tentare. E ci convinciamo che quella cosa entrerà a far parte della lista dei rimpianti. Avete anche voi una lista dei rimpianti? Una lista che forse per alcune persone sembra aumentare con l’aumentare degli anni.
Certo, non possiamo aver fatto tutto quello che avremmo voluto, e forse nemmeno sarebbe desiderabile. Abbiamo attraversato tante strade, ne abbiamo lasciato indietro altre, e ogni scelta contiene anche delle rinunce. Non possiamo vivere tutte le vite possibili, ma c’è una differenza tra una strada che abbiamo scelto di non percorrere e una strada che continuiamo a desiderare.
E allora vorrei proporti una piccola cosa. Se puoi, per qualche istante, chiudi gli occhi, fai un respiro, poi un altro, e prova semplicemente ad ascoltare, senza giudicarti, senza dirti subito che è impossibile, senza cercare una soluzione soprattutto. Chiediti: che cosa credo di non poter fare più? Perché penso che non sia più il tempo? Che cosa non mi concedo nemmeno più di desiderare? Che cosa ho messo da parte, così tante volte da avere quasi dimenticato che dentro di me esiste ancora? C’è qualcosa, riesci a vederlo? Forse ballare il tango? Forse andare in Tibet? Forse imparare a suonare uno strumento? Forse dire a una persona che l’hai sempre amata? Forse chiudere una relazione che ti fa stare male? Forse scrivere un libro? O tornare a studiare? Magari partire da solo? Forse dipingere? Forse semplicemente cambiare qualcosa della tua vita che continui a rimandare?
Intanto respira e concediti per qualche minuto la libertà di aprire quel cassetto. Ma non devi fare ancora niente, non devi prendere decisioni, devi soltanto guardare cosa c’è dentro. E ora ti chiedo: e se non fosse troppo tardi? Magari dentro di te arriva subito una voce. Ma va, non è più possibile! Figurati se posso farlo! Ma chi ci riuscirebbe, ormai alla mia età? Avrei dovuto farlo vent’anni fa? E allora io ti chiedo ancora: e se non fosse troppo tardi? Non ti sto chiedendo se sia facile, non ti sto chiedendo se sarà esattamente come lo avevi immaginato, non ti sto dicendo che puoi recuperare il tempo passato. Il tempo passato non possiamo recuperarlo. Ma possiamo chiederci se quel desiderio debba necessariamente rimanere chiuso in quel cassetto. E allora cosa faresti?
Questa domanda può toccare qualcosa di molto profondo, perché spesso crediamo che le cose abbiano tutte una specificità, un tempo preciso, tutto il momento giusto, un luogo preciso. Pensiamo che ci sia un’età per studiare, una per innamorarsi, una per viaggiare, una per cambiare lavoro, una per iniziare uno sport, una per danzare, una per reinventarsi. E quando superiamo quella soglia che ci siamo immaginati, pensiamo di aver perso il diritto di desiderare. Ma forse la voglia di vivere in armonia con noi stessi e con gli altri comprende anche la possibilità di liberare quell’amore che abbiamo tenuto chiuso.
E non necessariamente per realizzarlo esattamente come lo avevamo immaginato da giovani, ma per incontrarlo, per conoscerlo, per permettergli, finalmente, di esistere nella nostra vita. Perché magari quel desiderio non ci chiede di tornare indietro, ci chiede di andare avanti in una direzione che non avevamo ancora considerato. E se potessi farlo, magari in un modo diverso, con uno sguardo diverso, con un corpo diverso, con l’esperienza che hai oggi, con la persona che sei diventato? E se potessi vivere quel desiderio non per dimostrare qualcosa, ma semplicemente perché ti fa sentire vivo?
Ti racconto una storia. C’era una ragazza di nome Lea che aveva sempre avuto il desiderio di fare danza classica. Fin da piccola era molto elastica, aveva ritmo, amava danzare. Aveva dieci anni quando chiese ai suoi genitori di poter provare danza classica, e un giorno andarono a visitare una scuola. Era l’unica scuola della città in quel periodo, e per Lea entrare lì fu come entrare in un altro mondo. La sala era tutta fatta di legno. Il pavimento aveva un profumo di natura che le dava un senso di libertà. Tutto attorno c’erano specchi che accompagnavano gli sguardi da tutte le direzioni, la sbarra per gli esercizi riempiva tutti i lati della sala. In un angolo c’era un pianoforte, una grande vetrata si apriva sulla città, e c’era un’atmosfera magica, tutto appeso, le scarpette, la musica, le ragazze che danzavano. Si vedeva già lì, insieme alle altre studentesse, con le scarpette e i piedi.
Poi uscirono dalla scuola, e la mamma le disse che quel corso costava troppo e che non potevano permetterselo. Lea non disse nulla. Avrebbe voluto scoppiare a piangere, ma capì. Capì le difficoltà della famiglia e non insistette, e quelle lacrime rimasero silenziosamente dentro di lei. L’amore per la danza, per la musica, per il teatro, però non se ne andarono. L’accompagnò negli anni, nei sogni, nei concerti che andava a vedere, negli spettacoli. Ogni volta che vedeva qualcuno danzare, sentiva qualcosa, a volte le lacrime scendevano da sole. Non sapeva nemmeno bene perché. Forse perché per qualche istante qualcosa dentro di lei si ricordava di quella bambina di dieci anni davanti alla sala di danza, e allora seguiva sempre quella voce, ormai andata. Basta pensarci, era una cosa da bambina, adesso è una vita diversa. Sono passati cinquant’anni. Lea ha studiato, ha lavorato, è diventata architetto, ha costruito la sua vita, ha avuto esperienze, relazioni, responsabilità, eppure, quando vede danzare, qualcosa dentro di lei trema ancora.
Un giorno qualcuno le disse: e se non fosse troppo tardi? Lea rise, rise tanto, perché quella domanda le sembrava assurda, ma quella sera, quando andò a letto, iniziò a riflettere. E si disse: e se fossi pazza? E se per una volta potessi scegliere domani come vivere quella passione, che cosa farei? E il giorno dopo andò ad iscriversi a un corso di danza africana. Si disse che lo faceva quasi per sentirsi folle, per liberarsi dal rimorso, per fare finalmente una cosa che, secondo la sua mente razionale, non aveva proprio assolutamente alcun senso. Forse era troppo grande? Era troppo tardi? La danza africana non era il suo mondo? E invece si trovò piano piano a sentirsi sempre più viva, sempre più presente, tornò a sorridere, a danzare la terra, a battere il cuore insieme a tamburi, a sentire il corpo, a sudare, a ridere, e ad avere intorno persone che amavano la stessa cosa.
Quello che era iniziato come un piccolo gesto folle di libertà, cominciò lentamente a trasformare la sua vita. Le portò a nuovi amici, la portò in altre città, cominciò a partecipare a piccoli spettacoli, a volte danzava in strada, a volte su un piccolo palco. E arrivò persino a piangere. Ma questa volta non erano lacrime di rimorso, erano lacrime di gioia, perché finalmente quella bambina di dieci anni non era più chiusa fuori da quella sala. Non aveva recuperato i cinquant’anni passati, ovviamente. Non era tornata indietro. Aveva semplicemente aperto una porta nel presente.
E forse è questo che a volte possiamo fare anche noi. Non possiamo tornare indietro, non possiamo avere vent’anni, non possiamo vivere esattamente la vita che avremmo vissuto se avessimo fatto quella scelta allora, ma possiamo incontrare quel desiderio oggi, con la persona che siamo diventati, forse in una forma completamente diversa. E forse il punto non è nemmeno realizzare il sogno. Forse il punto è scoprire cosa c’è dentro quel sogno, perché a volte non desideriamo davvero diventare ballerini, desideriamo sentirci liberi. Non desideriamo davvero andare dall’altra parte del mondo, desideriamo sentirci vivi. Non desideriamo necessariamente cambiare lavoro, magari desideriamo sentirci creativi.
E allora possiamo chiederci qual è il bisogno, il valore, la parte di me che vive dentro questo desiderio? Forse è proprio lì che inizia la ricerca interiore, non nel dirci continuamente cosa dovremmo essere, ma nell’avere il coraggio di ascoltare ciò che ancora ci chiama. E allora, prima di salutarci, ti lascio con questa domanda. Non devi rispondermi, non devi raccontarlo a nessuno, puoi semplicemente portarla con te. E se non fosse troppo tardi? Che cosa proveresti? Che cosa cambieresti? Quale piccolo gesto potresti fare, non domani, non un giorno, ma magari già nei prossimi giorni, per avvicinarti a quella parte di te? Forse non devi aprire completamente quel cassetto, forse basta togliere il lucchetto, lasciare entrare un po’ d’aria, vedere cosa succede. Perché a volte la vita non ci chiede di tornare indietro, ci chiede semplicemente di tornare a noi stessi.
