La ricerca della saggezza e della consapevolezza è un viaggio che molti intraprendono, spesso guidati dalle parole di grandi maestri. In questo contesto, le riflessioni sul pensiero e sulla mente, come quelle offerte dal Buddha, possono rivelarsi fondamentali per comprendere il nostro stato interiore e il nostro rapporto con il mondo. La meditazione e la disciplina mentale sono strumenti preziosi per affrontare le sfide quotidiane e per trovare un equilibrio duraturo.
Le parole del Buddha, che parlano di una mente da domare e di un cammino verso la libertà, ci invitano a esplorare la nostra interiorità. Attraverso la pratica e la consapevolezza, possiamo imparare a gestire i nostri pensieri e a trasformare il dolore in saggezza. Questo percorso non è solo personale, ma si estende a tutti gli esseri, promuovendo un messaggio di pace e di felicità universale.
- La connessione tra mente e realtà personale.
- Il concetto di nirvana come trasformazione e non fine.
- L’importanza della disciplina mentale e della meditazione.
- La figura del bhikkhu e il suo significato nel buddismo.
- La regolazione emotiva e la gestione dei pensieri.
- Il potere delle parole del Buddha nel nostro cammino spirituale.
Trascrizione
Bentornati a un nuovo episodio di Dharma e Psicologia. Oggi mi sento particolarmente ispirata dalla lettura delle parole del Buddha che ho fatto alcuni giorni fa. Questa è un’abitudine che mi concedo spesso. Ogni volta che le leggo, avverto una pace assoluta nella mia mente, come una connessione profonda con il mondo, con gli esseri viventi. È una sensazione veramente rigenerante, mi piace tanto. E allora mi sono detta: perché non provare a condividerle con chi mi ascolta? Forse non susciteranno in voi le stesse emozioni che creano in me, ma sono certa che queste parole non passeranno indifferenti alla vostra anima.
Vi invito ad ascoltarle con apertura, senza giudizio. Non chiedetevi se siano vere o false, giuste o sbagliate. Immaginate un uomo come me, come voi, che dopo anni di pratica, impegno, sadhana, è riuscito a conoscere la propria mente, a indirizzarla nel modo più positivo e salutare e a liberarsi dal ciclo continuo delle reincarnazioni. La Buddhità è un seme, e questo seme riposa dentro ognuno di noi. Sta a noi creare le condizioni necessarie affinché questo seme possa germogliare. E forse serviranno tantissime vite perché la pianta possa nascere, ma proprio per questo dobbiamo iniziare adesso, in questo momento, non dobbiamo rimandare più.
Il testo di cui parlo oggi ha il titolo Buddha, la via per la saggezza, da Mapada ai discorsi, a cura di Pio Filippo Ronconi. Leggerò solo alcune pagine, e magari sono proprio le parole di cui hai bisogno tu oggi, io te lo auguro. Questo testo è straordinario e si chiama il Mahaparinisvana Sutra. È un insegnamento profondo, trasmesso dal Buddha nelle sue ultime ore di vita, quindi è speciale. Questo Sutra, a parte della tradizione mayana, ci offre una visione del nirvana non come una fine, ma come una realtà eterna.
Nel buddismo antico si parla di anatta, che vuol dire il non sé, ma nel Mahaparinirvana Sutra il Buddha introduce un concetto diverso. C’è qualcosa di immutabile, di profondo, di eterno. Non è un sé personale, ma è una realtà ultima che possiamo riscoprire attraverso il cammino spirituale. Il Buddha non descrive il nirvana solo come l’estinzione della sofferenza, ma come una condizione oltre la nascita, oltre la morte, al di là del tempo. È una pienezza, una consapevolezza eterna, un messaggio potente che cambia il modo in cui possiamo percepire sia la vita che la morte.
Il Buddha lascia il corpo ad un certo punto della sua vita, ma dice chiaramente che il suo insegnamento continuerà a vivere. Il Dharma non è qualcosa di esterno, il Dharma non muore, il Dharma è dentro di noi. Possiamo sempre connetterci a questa saggezza. Cosa ci insegna questo Sutra? Forse che la morte non è una fine, ma è una trasformazione, che l’abilità ultima non è l’assenza, ma la presenza consapevole. Anche nei momenti più difficili possiamo connetterci a qualcosa di più grande che non si spegne mai.
Ti sei mai chiesto cosa significhi davvero nirvana? Forse la risposta è più vicina di quanto pensiamo. In questo testo che vi leggerò sentirete spesso il termine bhikkhu, in pali, e bhikshu in sanscrito, che sta a indicare un monaco buddista. Un bhikkhu è colui che ha preso i voti monastici, rinunciando alla vita mondana per dedicarsi alla pratica del Dharma, alla meditazione, all’illuminazione. I bhikkhu seguono la Vinaya, cioè il codice di disciplina monastica che regola ogni aspetto della loro vita, dalla condotta quotidiana alla relazione con i laici. Questi monaci tradizionalmente vivono di elemosina. Infatti, il significato letterale della parola bhikkhu vuol dire colui che mendica, accettando solo ciò che viene offerto spontaneamente.
Se vi siete trovati in Asia, magari avrete notato quei monaci vestiti di abiti color zafferano, che dedicano la loro esistenza allo studio degli insegnamenti del Buddha, alla meditazione, alla guida spirituale della comunità, che girano per le strade a chiedere e a fare l’elemosina, quindi si bastano solamente di quello che ricevono. Nel buddismo mayana e vajrayana, la figura del bhikkhu esiste con alcune variazioni sia di regole che di abitudini.
Adesso vi leggo questa parte bellissima, che sono le parole del Buddha. Dice infatti il Buddha: “La mente ha bisogno di continua sorveglianza. Se la mente dipende dall’uomo, l’uomo deve, però, guardarsi da ciò che rappresenta. La mente inganna l’uomo ed uccide il corpo. La mente conquista i santi, conquista gli dèi, la mente conquista l’uomo, conquista gli animali, gli insetti, gli uccelli, i quadrupedi, la mente conquista l’inferno e le larve. Tutto quello che ha forma esiste per effetto della mente. Tre cose, la mente, il nostro destino e la nostra vita, dipendono strettamente l’una dall’altra. La mente orienta e dirige, determina la nostra sorte qua giù, e da quella sorte dipende la nostra vita, così per un mutuo succedersi perenne. Tuttavia, se oggi mi sono fatto Buddha, oggetto di reverenza in tutto il mondo fino agli dèi, ciò fu opera della mente. Il pensiero della vita e della morte mi indusse a lasciare la casa, la famiglia, e a darmi a meditare intorno a quegli otto precetti che preparano l’acquisizione della dottrina, i quali sono: abbandonare i parenti per cercare la salvezza, senza dover contendere col mondo né essere turbato da passioni; non avere due lingue, né dire male parole, né dire il falso, né fare discorsi ingannevoli, né canticchiare, né scherzare; non cedere a pensieri impuri, non togliere la roba altrui, non avere pensieri osceni, non essere parziale, né iroso, né tonto, non invidiare il bene degli altri, e non fare ingiustizia con gli altri; non aggravare l’infelicità degli uomini pensandone male, non perdere tempo, né farsi prendere dalla pigrizia, non indugiare a letto, né cercare vivande e prelibatezze; avere sempre fisso il pensiero sulla dolorosa vicenda della vita, della vecchiaia, dell’infermità e della morte. Queste otto massime correggono e regolano la mente, la fanno forte contro il mondo e le aprono la via della salute eterna. — Oh, bhikkhu, abbiatene sempre nel cuore!
La meditazione porta a conoscere come la scienza induca la correzione dal governo della mente, e come coloro, la cui mente così governata e corretta, estirpino la brama, l’ira e la stupidità che la turbano. Quei bhikkhu avranno in tal modo recise le radici della vita e saranno entrati nella via dei santi. La mente innalzata all’unica visione del vero non riprodurrà ciò che per l’uomo è dolore, e poiché la vita e la morte è dolore, l’uomo attraverso la mente otterrà l’agnosi, che lo renderà libero dalla vita e dalla morte. — Oh, bhikkhu, una mente purificata perviene a rendere nulla la brama e l’ira. Ottenuta così la purità della mente, la riflessione e la conoscenza daranno forme e modi ai pensieri. La conoscenza di una mente pura è l’avvio per la liberazione, la quale è il fine al quale si indirizza la conoscenza stessa. Il pensiero di una mente pura è pura intuizione. La mente pura si manifesta con la condotta morale, la mente che riflette si manifesta con la meditazione, la mente che riflette si manifesta con l’agnosi. Se la mente è dominata dalla moralità, non avrà né brama, né ira, né follia. Se è immersa nella meditazione, essa non divagherà, ma sarà fissa al vero. Se è intrisa di gnosi, non avrà più sete di vivere, ma sarà strettamente osservante dei precetti morali e del Dharma. Oh, bhikkhu, se vuoi, non renderete pura e limpida la mente, non riuscirete a scorgere le vie della salvezza, perché le passioni la renderanno torbida.
È un bellissimo testo, veramente molto bello. Ora invece voglio soffermarmi su un altro capitolo speciale: il capitolo del Città Vaga, ovvero il capitolo della mente. La mente, questo strumento incredibile, capace di creare la nostra realtà, di trasformare il dolore in saggezza, ma anche di farci perdere nel caos delle emozioni e dei pensieri. Ecco perché ho scelto questo argomento oggi. Perché ci perdiamo spesso e facilmente, tutti, chi più, chi meno. Il Buddha dice: “Difficile da domare, instabile, la mente vaga ovunque vuole. Domarla è un bene, una mente domata porta felicità”, da Mappada 35.
Se ci pensiamo, quante volte la nostra mente ci trascina via? Può essere un ricordo del passato, un’ansia sul futuro, un’emozione che non riusciamo a fermare, ed è lì che inizia la sofferenza, non è vero? Pensateci un attimo. Ma il Buddha ci dice che la mente può essere addestrata, che possiamo imparare a guidarla, a farne una nostra alleata. La maggior parte delle persone che seguono un percorso terapeutico con me, ad un certo punto mi pongono questa domanda: come posso gestire i miei pensieri? Come posso non pensare a cose brutte? Come posso avere una mente serena? E nonostante la mia risposta, perché io comprendo che è un argomento complicato, la domanda si ripete. Comprendo che c’è qualcosa che non viene proprio assorbito dalla nostra coscienza, perché sembra quasi impossibile addestrare i propri pensieri.
Quando parlo di allenamento per la nostra mente, comprendo che può sembrare un po’ strano, ma in realtà è così, e il Buddha, il nostro insegnante, ce lo dice. Una mente agitata, che non conosce la pace, non porta felicità. Una mente ben diretta porta la libertà, Dhammapada 37. Ed è proprio questo il cuore della pratica meditativa: non respingere i pensieri. Quando mi dicono: “Non voglio pensare più, non devo pensare”, secondo voi dove state andando? Cosa state facendo? Cosa state creando? State combattendo la mente, quindi non combattere la mente, ma osservala, comprendila, dirigila con saggezza, non con rabbia e ostinazione. In psicologia, questo discorso viene definito regolazione emotiva, cioè la capacità di non farsi travolgere dai propri stati d’animo. E pensate che il Buddha, più di duemila e cinquecento anni fa, ci ha lasciato questa chiave preziosa.
Il saggio deve vigliare sulla mente, perché è sottile e sfuggente, e si muove ovunque desideri. Una mente ben sorvegliata porta grande gioia, Dhammapada 36. Quindi ora vi leggo questo testo, il testo di Cittàvagga o il pensiero. Il pensiero tremule, labile, difficile a custodire, difficile a contenere. Esso raddrizza l’uomo accorto come un fabbricatore di frecce il dardo. Come un pesce tolto dalla sua acquatica dimora, è gettato sul pavimento, trema questo nostro pensiero, allorché deve rinunciare ad essere dominato d’amara. È bene che si domini il pensiero, inafferrabile, leggero, che si getta su ciò che gli piace. Il pensiero domato è portatore di felicità. Custodisca l’uomo accorto il pensiero, difficile da percepire, guizzante, che si getta su ciò che gli piace. Il pensiero ben guardato porta felicità. Coloro che controllano il pensiero, che viaggia lontano, che cammina solo, incorporeo, che alloggia nella caverna del cuore, costoro si liberano dai vincoli di Mara.
Per colui il cui pensiero è instabile, che non conosce la buona legge, la cui calma mentale è turbata, per costui la conoscenza non è completa. Per colui il cui pensiero non divaga, la cui mente non è trascinata, che ha abbandonato bene e male, per colui che è vigilante, per costui non esiste paura. Avendo riconosciuto questo corpo come simile a una giara, avendo consolidato il pensiero come una fortezza, si astenga Mara con l’arma della conoscenza. Vinto, lo si custodisca, e non si abbia mai luogo di riposo. Fra non molto, ahimè, giacerà a terra questo corpo caduto, sfregiato, senza conoscenza, come un pezzo di legno buttato via. Di ciò che potrebbe fare un odiatore a un odiatore, un nemico a un nemico, molto più male fa all’uomo stesso il suo pensiero falsamente diretto. Di ciò che potrebbero fare un padre e una madre, i parenti stretti e le parenti, molto più bene fa all’uomo la mente ben diretta.
Con queste bellissime, fortissime, profondissime parole abbiamo terminato questo viaggio oggi, questo piccolo, breve, ma intensissimo viaggio nelle parole del Buddha. Spero che queste parole ti abbiano invitato a fermarti anche solo un istante, ad ascoltare la tua mente, a portarle gentilezza, perché il primo passo verso la libertà inizia proprio qui. Che queste parole possano essere un seme nella tua giornata. Grazie per aver ascoltato un altro episodio di Dharma e Psicologia. Che tutti gli esseri dell’universo possano essere felici.
