Il tema degli auguri, lontano dalla nostra cultura, merita di essere esplorato. In un contesto come il Kumbh Mela, uno degli eventi religiosi più significativi al mondo, si riuniscono milioni di pellegrini con il desiderio di purificarsi e raggiungere il Moksha, la liberazione spirituale. Questo evento non è solo un incontro fisico, ma un’opportunità di riflessione profonda e rinnovamento interiore.
In questo contesto, emerge la figura degli Aghori, una setta ascetica e mistica devota di Shiva, che praticano una purificazione che va oltre il semplice atto fisico. La loro visione non dualistica sfida le convenzioni sociali e invita a trascendere le divisioni mentali, offrendo spunti di riflessione su come affrontare le paure e abbracciare una visione più integrata della vita e della morte.
- Il significato e l’importanza del Kumbh Mela.
- Le pratiche e la filosofia degli Aghori.
- Il concetto di non dualismo e la sua applicazione nella vita quotidiana.
- Il legame tra spiritualità e psicologia.
- Come affrontare il disgusto e le emozioni difficili.
Trascrizione
Oggi vi parlerò di un argomento lontano dalla nostra cultura, ovvero gli auguri. Forse ne avete già sentito parlare, o magari studiati, o chissà, addirittura incontrati, ma comunque è un tema che merita di essere esplorato. Ho scelto questo argomento perché nel 2025, quindi l’anno prossimo, in India, si terrà uno degli eventi religiosi più grandiosi e significativi al mondo, ovvero il Kumbh Mela. Questo mi ha riportato alla mente la straordinaria esperienza che ho vissuto partecipandovi anni fa.
Durante il Kumbh Mela, milioni di pellegrini si riuniscono da ogni angolo del pianeta per immergersi nelle acque sacre del Gange, dello Yamuna e del Sarasvati, che sono i tre fiumi importanti per gli Indù, proprio con il desiderio di purificarsi e di raggiungere il Moksha, ovvero la liberazione spirituale. Non so se avete mai sentito parlare di Kumbh Mela, che cos’è? Allora, affonda le sue radici nella mitologia induista, precisamente nella storia della Samudra Mantan, o frullamento dell’oceano cosmico, durante il quale degli dèi e dei demoni si unirono per frullare l’oceano alla ricerca dell’Amrita, l’Amrita è conosciuta come l’elisir dell’immortalità. Durante questo processo si dice che una parte dell’Amrita cada in un kumbh, in un’urna, che fu poi dispersa in quattro luoghi sacri, cioè Alabad, Aridvar, Ujjain e Nashik. Questi luoghi sono diventati i centri del Kumbh Mela, dove i pellegrini si radunano per fare il bagno purificatore nelle acque sacre.
Il Kumbh Mela si tiene ogni dodici anni in ciascuna di queste città, ma ci sono anche edizioni più brevi, come l’Hard Kumbh Mela, che si tiene ogni sei anni, e il Purna Kumbh Mela, che è completo, ogni dodici anni. Questo non è solo un evento fisico, ma soprattutto un’incredibile esperienza di purificazione spirituale. Dal punto di vista psicologico, rappresenta un’opportunità di riflessione profonda e un momento in cui i partecipanti si distaccano dalle preoccupazioni quotidiane e cercano un rinnovamento interiore. Diventa un’occasione per abbandonare il peso del passato, focalizzandosi sulla ricerca di una maggiore consapevolezza.
La sua maestosità ha anche un forte significato simbolico, perché è un incontro collettivo di spiriti, dove ogni individuo può sperimentare l’unione del proprio io con il divino e con la comunità universale. Ed è in questo scenario che voglio presentarvi gli Aghori. Essi sono una setta ascetica e mistica, devoti di Shiva, specialmente nella sua forma di Bhairava, considerata terribile. Praticano un tipo di purificazione che va oltre il semplice bagno nelle acque sacre dei fiumi. Per loro, immergersi in queste acque non è solo un atto fisico di purificazione, ma è un’opportunità per trascendere l’ego, rompere i limiti fisici, sfidare le convenzioni sociali, affrontando senza paura ciò che la società considera impuro.
Gli Aghori vedono la liberazione come un processo che implica la distruzione delle illusioni, soprattutto quella grande illusione che separa il sacro dal profano, il puro dall’impuro, la vita dalla non vita, quindi dalla morte. Chi sono gli Aghori? Sono devoti all’non dualismo e credono che tutto sia una manifestazione del divino e che quindi non ci siano differenze essenziali tra ciò che è considerato puro e ciò che è considerato impuro. Per questo motivo, hanno delle pratiche estreme. Sono noti per meditare nei crematori, utilizzare teschi umani come ciotole rituali e vivere in condizioni di estrema austerità, proprio per superare il disgusto, la paura e le illusioni della mente.
Essi sfidano le norme sociali per dimostrare che tutto è parte della stessa realtà e che quindi le divisioni che abbiamo nella nostra mente tra vita, morte, sacro e profano sono solo illusioni. In questo contesto, esplorerò più in dettaglio come le pratiche degli Aghori, che sembrano lontanissime da noi, dalla nostra cultura, dalla nostra mente, in realtà ci possano insegnare a trascendere le nostre paure e ad abbracciare una visione più integrata della vita e della morte, del sacro e del profano.
Vi invito a riflettere su come possiamo applicare queste tradizioni antichissime, mistiche, nella nostra vita quotidiana per raggiungere una consapevolezza più profonda, ovviamente con il desiderio e l’obiettivo di una liberazione spirituale. In uno dei miei viaggi in India ho avuto l’opportunità di partecipare al Kumbh Mela. A quel tempo non era qualcosa che avevo pianificato in anticipo, perché richiede davvero molta energia essere lì. La quantità di persone, la calca che si crea sono incredibili, ma desideravo fortemente essere testimone di un evento così potente e gli eventi mi hanno portato ad andare lì, a diventare spettatrice e protagonista di quell’evento incredibile.
Era anche una grandissima occasione per me per incontrare da vicino Sadhu, Aghori, figure che avevo studiato per anni e osservato attraverso video, letto sui libri. Figure, individui anche a volte terrificanti. Come occidentale, devo dire che il mio assetto neurofisiologico ha subito un grandissimo trambusto durante la visita di quei luoghi, soprattutto per la forza culturale ed energetica che quella manifestazione emana. È così intenso ciò che si vede, così intenso ciò che si odora, ciò che si respira, che sembra di trovarsi in un altro tempo, in un altro spazio. Credo che chiunque abbia vissuto e vivrà questa esperienza possa raccontare non solo di emozioni, di stanchezza fisica, ma anche di un vero shock culturale.
È così lontano dalla nostra mente che è incredibile osservare con i propri occhi tutte quelle persone, maestri, guru, ricercatori spirituali, Sadhu, Aghori, riunirsi in un unico luogo per purificare il loro karma ed evolvere spiritualmente ed energeticamente. Fa sentire chiaramente la connessione profonda che unisce tutti noi. Non mi sentivo così diversa da loro, seppur la nostra sembianza fisica fosse tanto diversa. Tanti erano nudi, cosparsi solo di ceneri, io, occidentale, vestita con i miei vestiti, in realtà mi sentivo tanto simile a loro. È stato come toccare con mano i fili invisibili che legano l’umanità in una grande connessione universale.
È stata un’esperienza che mi ha profondamente colpito, sia culturalmente, ma devo dire anche psicologicamente. Infatti, quella grande energia che si percepisce in un evento come questo, con milioni di persone unite per un unico scopo, è difficile da descrivere a parole, ma internamente fa scattare qualche clic. Immergermi con tutti loro nelle acque sacre, fare abluzioni, cantando, recitando mantra, credo che trasformerebbe anche il più duro degli scettici. Fu proprio durante una di quelle abluzioni, ero nel fiume circondata da tantissima gente, donne, bambini, sadhu, maestri, che avvertii la grande connessione tra il mio percorso spirituale, la spiritualità degli Aghori e la psicologia, e come le loro pratiche possano rivelare aspetti interessanti sulla mente e sull’evoluzione personale.
Gli Aghori, con la loro visione non dualistica, sfidano ogni convenzione sociale cercando di trascendere i dualismi sacro-profano, puro-impuro. Dal punto di vista psicologico, questa visione ci invita a superare le nostre divisioni mentali, quelle etichette che conosciamo tutti e che spesso ci limitano. Bene, male, brutto, bello, buono, cattivo, giorno, notte. Viviamo tantissimo in questo dualismo che crea dolore e separazione. In psicologia parliamo molto di come il superamento dei giudizi e dei preconcetti su noi stessi e sugli altri possa portare a una maggiore libertà e consapevolezza.
Gli Aghori, per esempio, non vedono la morte come qualcosa da temere, ma come una parte naturale della vita. Questo concetto può essere paragonato a quello della psicologia esistenziale, che ci invita ad affrontare la mortalità e le nostre paure più profonde per vivere in modo più autentico. Lo stesso Kumbh Mela, con il suo focus sulla purificazione, è un momento di riflessione profonda, un momento che ci invita al distacco dalle preoccupazioni quotidiane. Partecipare a un evento del genere, osservare la spiritualità collettiva e il desiderio di rinnovamento interiore è essa stessa un’esperienza di purificazione psicologica, almeno io l’ho vissuta così, dove le emozioni represse e le paure vengono affrontate e lasciate andare, perché c’è qualcosa di più forte della sola propria energia, che è già tanto forte: è un’energia collettiva, è un movimento che ti spinge inevitabilmente a spostarti.
È come se il corpo, la mente, l’anima si liberassero da un peso invisibile, come un processo simile alla guarigione psicologica che si sperimenta quando si affrontano i traumi e si lavora per lasciarli andare. In definitiva, ciò che mi ha colpito di più in quel momento è stato il legame tra queste antiche pratiche spirituali e i miei studi, quindi la psicologia moderna che conosco e la ricerca della consapevolezza. La purificazione interiore e il superamento dei dualismi sono concetti che ci limitano, ma che possiamo applicare nella nostra vita quotidiana in modo più equilibrato e consapevole, proprio per stare meglio e vivere meglio.
Diventare Aghori è molto complicato, non pensate che sia una cosa così semplice. Richiede tanto sforzo, tanta dedizione, pazienza e lavoro su se stessi. Questo è ciò che serve anche a noi quando vogliamo superare i dolori, le paure e i traumi. È un cammino spirituale che richiede una totale dedizione, una completa rinuncia a tutte le convenzioni sociali e soprattutto la volontà di affrontare il lato più oscuro dell’esistenza per trascendere il dualismo.
Ma come si diventa Aghori e perché alcuni scelgono questa via così radicale? L’iniziazione per diventare Aghori inizia quando si è scelti da un guru Aghori, che guida il discepolo in un cammino di iniziazione. Questo è un passaggio fondamentale, perché la loro saggezza e le loro pratiche spirituali vengono trasmesse solo attraverso il maestro. Come ho già detto, gli Aghori sfidano la società, quindi vivono senza paura e senza giudizio. Meditano nei crematori, usano teschi umani come ciotole e vanno contro le norme sociali d’idea di purezza e impurità. Tutto è divino, nulla è veramente impuro, quindi arrivano a mangiare le loro deiezioni, a bere i loro liquidi fisiologici e addirittura a mangiare resti di corpi bruciati che trovano sulle rive, proprio perché meditano nei crematori.
Sembra abbastanza terrificante, però capite il contesto in cui vi sto spiegando dove vivono e come vivono e tutta la filosofia e il concetto di spiritualità che c’è di fondo. Praticano dei riti sacri, anche dei riti sacri che spesso coinvolgono l’uso di sostanze, come generalmente la cannabis, ma non per piacere, per sballarsi, per divertirsi con gli amici. In realtà, per loro è una via per aggiungere stati alterati di coscienza che li aiutino nel cammino spirituale.
Perché diventare Aghori? Non ho mai avuto il piacere di incontrare e intervistare uno, ma avendo studiato abbastanza e letto e visto tanti video, posso pensare e dire che credono che il divino si manifesti in ogni cosa e che quindi non esistendo un confine tra sacro e profano, l’obiettivo è dissolvere queste distinzioni mentali. È il desiderio della liberazione, quindi la motivazione principale di un Aghori è raggiungere il Moksha, la liberazione spirituale dal ciclo delle reincarnazioni. Questo cammino è fatto per liberarsi dalla sofferenza e raggiungere l’illuminazione. Un altro grosso lavoro è la distruzione dell’ego. Gli Aghori credono che l’ego sia la causa principale della sofferenza. Per raggiungere l’illuminazione, devono superare il loro attaccamento a sé, superare i desideri e l’attaccamento ai desideri, alla paura, affrontando senza paura anche gli aspetti più scuri della realtà.
Si considerano strumenti di Shiva, nella forma Bhairava, per servire il divino e contribuire al bene universale. Questo lo fanno attraverso un cammino che spesso può sembrare disturbante, troppo forte per chi non è abituato a questo tipo di studio e pratiche. È un cammino di fede profonda in cui si cerca di vedere la divinità veramente ovunque, in ogni aspetto dell’esistenza.
Ora che sapete chi sono gli Aghori e cosa fanno, vi spiego anche come possiamo applicare i loro insegnamenti nella nostra vita di tutti i giorni. Ho osservato questa unione e come può aiutarci, come può motivarci e stimolarci. Può aiutarci nell’affrontare disagi emotivi, ad esempio il disgusto, che non riguarda solo ciò che è fisicamente spiacevole, ma anche il disgusto di situazioni, di persone, di emozioni difficili che abbiamo spesso. Potremmo iniziare a osservare in un modo diverso. Possiamo fermarci, osservare la reazione che emerge, chiederci se è davvero pericoloso quell’evento. È il mio giudizio che mi limita nei confronti di quella persona? Affrontare una conversazione difficile, perdonare qualcuno che ci ha ferito può generare una sorta di repulsione emotiva. Superarla non significa ignorare il dolore, ma crescere e aprirci a nuove possibilità.
Questo percorso può anche aiutarci a sviluppare maggiore empatia e accettazione. Infatti, gli Aghori ci insegnano che nulla è intrinsecamente impuro. Nella vita quotidiana possiamo applicare questa visione smettendo di giudicare gli altri e di giudicare noi stessi con rigidità. Cosa vuol dire impuro, puro? Spesso ciò che ci mette a disagio è uno specchio delle nostre paure anteriori. Guardare queste situazioni con compassione anziché con rifiuto può trasformare il nostro modo di relazionarci con il mondo. Molto spesso, questo disgusto crea delle maschere: la maschera della paura, la paura del fallimento, la paura del giudizio, la paura di affrontare parti di noi stessi che a volte preferiamo ignorare. Superare questi blocchi, anche con piccoli passi, ci rende più forti e ci avvicina a una libertà interiore.
Gli Aghori ci mostrano anche che tutto ciò che respingiamo ha un significato e può insegnarci qualcosa. Questo non vuol dire accettare passivamente ciò che ci fa male, ma sviluppare una visione equanime del mondo intorno a noi senza farci travolgere dalle emozioni. È questo un esercizio di stabilità mentale. Come possiamo praticare e integrare nella nostra pratica quotidiana? Possiamo fare pratica di consapevolezza. La prossima volta che proviamo disgusto, possiamo fermarci, respirare, che questo sia un cibo, una situazione, un pensiero, e chiederci cosa ci sta insegnando quella reazione.
Possiamo sperimentare il diverso, quindi fare qualcosa che normalmente eviteremmo perché ci mette a disagio, ma farlo in sicurezza. Parlare con qualcuno di diverso da noi, provare un’attività nuova, scoprire qualcosa che ci sorprende. Possiamo anche fare un passo verso l’accettazione del caos. La vita è piena di momenti disordinati e frustranti, e accogliere con serenità questi momenti può aiutarci a viverli come parte del nostro cammino senza porre davanti inutili resistenze.
La lezione che ho imparato dagli Aghori non è quella di vivere come loro, ma di ispirarsi alla loro capacità di vedere il divino anche in ciò che a prima vista ci respinge. È un invito a non avere paura di guardare dentro di noi ed è anche una grande forma di pratica. Provate a immaginare di osservare il divino in ogni cosa, in ogni persona, in ogni situazione. Come potrebbe cambiare la nostra visione della vita? Come potrebbe cambiare il nostro senso del dolore e i giudizi? Cambierebbe tanto, secondo me. Accogliere sfide e trasformarle in opportunità è una grande pratica spirituale.
Quando mi viene chiesto spesso che pratica posso fare, a volte lo faccio in un modo più leggero, non così specifico. Ma molte volte mi sento dire: cosa vuol dire guardare il divino in ogni cosa? Cosa vuol dire essere gentile con me stesso ed accettare i miei limiti? Cosa vuol dire provare ad uscire dal dualismo in tutto ciò che penso e faccio? Siamo arrivati alla fine e perciò voglio consigliarvi un libro molto interessante. Il titolo è “Agora alla sinistra di Dio” di Robert Svoboda. È un libro molto bello, esplora in modo profondo la filosofia e le pratiche degli Aghori. Per chi volesse addentrarsi ancora di più in questo argomento, è narrato attraverso l’esperienza diretta di Bima Lananda, un maestro spirituale che racconta storie e insegnamenti legati a questa via mistica. Illustra il concetto di non dualismo, che è molto importante. In un altro episodio ho parlato di Advaita Vedanta, questa pratica spirituale di non dualismo, ed è anche adatto a chi vuole comprendere il misticismo indiano e riflettere sulle connessioni tra spiritualità e trasformazione interiore.
Voglio salutarvi con una frase dell’autore che troverete nel libro, se lo leggerete: “Per un Aghori nulla è impuro perché vedono la stessa essenza divina in tutto.” Vi auguro di trovare quella essenza divina anche nella vostra vita. Grazie per aver ascoltato.
