Il concetto di equilibrio è centrale nella vita di ognuno di noi, e spesso ci troviamo a dover affrontare il dilemma tra razionalità ed emozione. La ricerca di una via di mezzo, come insegnato dal Buddha, ci invita a riflettere su come possiamo armonizzare le diverse parti di noi stessi, evitando gli eccessi e trovando un punto di stabilità interiore.
In questo contesto, esplorare la via di mezzo non è solo un esercizio teorico, ma una pratica quotidiana che può influenzare profondamente le nostre scelte e il nostro benessere. Attraverso la consapevolezza e l’auto-riflessione, possiamo imparare a navigare tra le sfide della vita con maggiore leggerezza e saggezza.
- Il dilemma tra razionalità ed emozione nella vita quotidiana.
- La ricerca di un equilibrio interiore e la via di mezzo del Buddha.
- Il ruolo del riposo e della disciplina nel benessere personale.
- La connessione tra materialità e spiritualità.
- Pratiche quotidiane per coltivare la consapevolezza e l’equilibrio.
Trascrizione
Bentornati a un nuovo incontro di Dharma e Psicologia. Oggi voglio condividere con voi due novità. La prima è il percorso MPF, ovvero Mindfulness, Psicologia e Felicità Applicata. È un percorso di tre incontri e al termine dei quali riceverete in regalo il mio audio corso La Felicità è una Scienza. La seconda novità è riscrivi la tua storia e se desideri condividere la tua esperienza, in un racconto creativo, in un’intervista con me, questa è l’opportunità che fa per te. Oggi esploreremo insieme il significato profondo della via di mezzo di cui parlava il Buddha.
La conoscete? L’avete mai sentita? Perché ho scelto proprio questo argomento oggi? Perché qualche giorno fa mi è stata posta durante una sessione una domanda interessante: è meglio ascoltare il mio cuore o la mia testa? Questa domanda racchiude un dilemma che tutti prima o poi ci troviamo ad affrontare. Seguire la razionalità o lasciarci guidare dalle emozioni? Ma l’altra domanda che potrebbe sorgere è se esistesse una terza via, un equilibrio tra questi due estremi.
Facciamo qualche passo indietro e arriviamo ai tempi del principe Siddharta, che prima di diventare risvegliato era un principe, ed è stato uno dei primi grandi ricercatori spirituali ad intraprendere il viaggio nella propria interiorità. Il suo cammino è stato segnato da due estremi. Dapprima ha vissuto nel lusso del palazzo, immerso in ogni agio, poi, spinto da un’intensa ricerca interiore, ha scelto le più dure privazioni ascetiche. Solo dopo anni di estremi ha compreso che la vera saggezza non risiede né nel piacere eccessivo né nella mortificazione, ma in un equilibrio profondo. È così che ha scoperto e insegnato la via di mezzo, un sentiero che evita gli eccessi e conduce alla vera libertà interiore.
Questa via di mezzo, insegnata dal Buddha, ci invita a trovare equilibrio, evitando l’estremo del piacere e l’estremo dell’attaccamento. Come avviene? Iniziamo a riconoscere i nostri bisogni senza farci dominare da essi, e allo stesso tempo coltiviamo disciplina senza cadere però nell’autopunizione. Questo è un grande rischio, e ho conosciuto tante persone che avevano una disciplina così ferrea, così rigida, che sembrava quasi un’autopunizione. Trovare un equilibrio dentro di noi richiede tanta consapevolezza.
Perché? Dobbiamo imparare ad ascoltare il corpo e la mente senza forzarli, ma nemmeno senza lasciarci trascinare dalle abitudini. Dobbiamo osservare le nostre emozioni con distacco, senza reprimerle né esserne travolti, e anche coltivare la presenza del qui e ora, accogliendo la vita così com’è, senza eccessivo attaccamento, ma anche senza eccessivo rifiuto. Questo possiamo praticarlo nella quotidianità, attraverso la meditazione, il respiro consapevole e tutte le pratiche che avete voglia di provare, ma soprattutto attraverso le scelte di tutti i giorni.
Immaginiamo di trovarci davanti a una scelta comune, il lavoro. Prendo questo come esempio, perché la maggior parte delle persone che incontro in terapia si trovano spesso di fronte a questo grande dilemma. Da un lato potremmo buttarci completamente nella carriera, lavorare senza sosta, sacrificando il nostro tempo libero e il benessere personale. Questo potrebbe portarci al successo, ma a costo di stress, stanchezza e perdita di equilibrio, ma anche di solitudine. Dall’altro lato potremmo rifiutare ogni responsabilità, evitare l’impegno, inseguire solo il piacere immediato, rischiando però di sentirci persi, senza direzione e senza stabilità.
La via di mezzo ci insegna a trovare un equilibrio, impegnandoci nel lavoro con passione, ma anche concedendoci pause, nutrendo le nostre relazioni e il nostro benessere interiore. Questo significa comprendere quando spingere e quando rallentare, senza cadere negli eccessi dell’iper-produttività o della totale inattività. Facile a dirsi? No, in realtà si può fare, e questo principio non vale solo nel lavoro, ma in tantissimi ambiti dove la maggior parte di noi ritrova delle difficoltà, come l’alimentazione, le relazioni e la gestione delle emozioni.
La ricerca dell’equilibrio spesso ci porta a voler incasellare ogni cosa, a creare strutture rigide che sembrano darci il controllo delle situazioni e delle emozioni, ma in realtà sono un’illusione. La vita non è un puzzle da completare una volta per tutte e poi appendere al muro. È un continuo movimento, un adattamento costante. Pensate a quante volte avete oscillato tra due estremi, ad esempio, riprendendo l’esempio del lavoro: lavorare senza sosta fino allo sfinimento o procrastinare fino a sentirvi in colpa. Vi è successo di mangiare in modo rigidamente sano per poi abbuffarvi in un momento di stress? Oppure aprirvi totalmente in una relazione e poi chiudervi per paura di soffrire?
Nel tentativo di trovare il perfetto incastro tra i pezzi della nostra vita, rischiamo di perdere il flusso spontaneo dell’esistenza, che è quella capacità di lasciarsi guidare dal presente senza per forza controllarlo. Probabilmente, invece di chiederci come incollare ogni pezzo, potremmo chiederci come posso abitare la mia vita con più leggerezza, senza forzare, ma senza rinunciare. La via di mezzo è proprio questo: non è solo equilibrio tra due poli, ma è anche la capacità di fluire, di accettare il cambiamento, di lasciarsi guidare dalla saggezza interiore.
L’equilibrio tra lavoro e riposo è uno degli aspetti più delicati della nostra vita quotidiana. Noi lavoriamo tanto, passiamo tante ore al giorno nel nostro luogo di lavoro, a contatto con i nostri colleghi. A volte passiamo più tempo al lavoro con i nostri colleghi che a casa con i nostri cari. Spesso ci troviamo a sentirci in colpa quando ci fermiamo, pensando di non essere produttivi. Ma la verità è che il riposo è essenziale per il nostro benessere mentale e fisico. Conosco persone che non prendono neanche la malattia per paura di essere giudicati, per paura di fermarsi, per paura di sentirsi in colpa. Ma il nostro benessere dove va? Senza di esso, il nostro lavoro perde qualità e valore. La chiave sta nel comprendere che riposare non è solo una pausa, ma è una parte fondamentale del processo di crescita e creatività.
Quando svolgete le vostre asana, quindi quando fate yoga e tutti gli esercizi e poi ad un certo punto vi fermate, lì distesi nella posizione del morto, in pieno rilassamento, quel momento è di vitale importanza perché va a smuovere e a fluire tutta l’energia che avete attivato durante le asana per poi distribuirla in tutto il corpo e in tutto il vostro apparato fisico e spirituale. Il riposo è una parte fondamentale del processo di crescita, di creatività, di trasformazione, ma soprattutto di cura, perché quell’energia attivata attraverso meditazioni, esercizi e respiri è una medicina per la mente e per il corpo.
Allo stesso modo, il bilanciamento tra disciplina e gentilezza verso se stessi è cruciale. La disciplina ci aiuta a mantenere la rotta, ad essere costanti, ma se questa è troppo rigida e non è accompagnata dalla compassione per noi stessi, rischiamo di cadere nel perfezionismo e nel rimorso. Essere gentili con noi stessi non significa essere meno disciplinati, ma significa riconoscere i nostri limiti, accettare i momenti di difficoltà e soprattutto imparare ad essere flessibili. La flessibilità è un grande dono. Immaginate di non essere flessibili con il corpo: provate a fare dei movimenti bruschi quando avete poca flessibilità, cosa accade al vostro corpo? Ecco, succede la stessa cosa per la mente. La flessibilità per il corpo e per la mente è fondamentale.
Infine, l’equilibrio tra materialità e spiritualità è un altro grande tema. In questo caso incontro tante persone che oscillano tra questo bisogno di spiritualità e questa vita ferma nella materialità. Viviamo in un mondo che spesso pone un’enfasi enorme sul possesso e sul successo materiale, e non lo sto negando. Ma cosa fa la spiritualità? Ci invita a guardare oltre, a dare valore a ciò che non si può comprare. Tuttavia, non dobbiamo cadere nell’errore di pensare che la materialità sia nemica della spiritualità, perché la vera sfida è trovare la giusta armonia tra entrambi. Vivere nel mondo senza esserne sopraffatti, utilizzare ciò che abbiamo per una crescita interiore, ma anche per il benessere degli altri, perché non esistiamo solo noi.
In tutti questi casi, l’insegnamento del Buddha della via di mezzo ci invita a non eccedere, ma a trovare quella delicatezza che ci permette di vivere con equilibrio e consapevolezza in ogni area della nostra vita. Una mappa che potrebbe aiutarci in questo marasma di mente, emozioni e tanto altro è l’ottuplice sentiero insegnato dal Buddha. L’ottuplice sentiero è un insieme di pratiche che ci guidano verso una vita più consapevole, saggia e compassionevole.
Ma come possiamo portare questi doni nella vita frenetica e spesso caotica di ogni giorno? Mi viene detto: è vero, teoria, filosofia, riflessioni, ma poi, quando mi alzo la mattina, vado al lavoro, incontro i miei colleghi, litigo con mio marito, ho problemi con mia madre… Cosa posso fare? Come funziona? Oggi esplorerò insieme a voi ogni sentiero, facendovi degli esempi concreti che possano ispirarvi e stimolare la vostra energia.
Nell’ottuplice sentiero abbiamo la retta visione, che vuol dire vedere le cose come realmente sono. La pratica quotidiana potrebbe essere iniziare la tua giornata riflettendo su ciò che è veramente importante e duraturo, come il benessere interiore e le relazioni autentiche. Riconosci i tuoi attaccamenti alle cose materiali e cerca di vivere in un modo più consapevole, ricordando che è tutto un continuo cambiamento.
La retta parola significa comunicare con sincerità e gentilezza. La pratica quotidiana potrebbe essere consapevole delle tue parole: chiediti se ciò che sto per dire è veritiero, utile e gentile. Se non lo è, prova a riformulare in modo che sia positivo e costruttivo.
Retta concentrazione significa coltivare la consapevolezza. La pratica quotidiana potrebbe essere dedicare ogni giorno del tempo alla meditazione, anche per pochi minuti, e cercare di portare questa concentrazione anche nelle attività quotidiane, come mangiare, camminare, ascoltare. Quando ti accorgi che la tua mente vaga, gentilmente riportala al presente.
Retta azione vuol dire agire con etica e consapevolezza. La pratica quotidiana potrebbe essere consapevole delle tue emozioni, di ciò che provi e di cosa pensi. Fermati, respira e pratica la presenza mentale.
Retta intenzione significa agire con motivazioni pure. La pratica quotidiana potrebbe essere quando prendi una decisione, chiederti qual è la mia intenzione. Sto agendo per il mio benessere, per quello degli altri? Prova a sostituire motivazioni egoistiche con un’intenzione di compassione, amore e altruismo.
Retto modo di vivere significa agire eticamente nel nostro lavoro. La pratica quotidiana potrebbe essere scegliere attività professionali e comportamenti che siano in armonia con i tuoi valori. Se non sei soddisfatto del tuo lavoro, cerca modi per modificarlo, aggiungere più senso e integrità, oppure fare scelte che siano allineate ai tuoi principi.
Retta sostenibilità significa vivere in equilibrio con l’ambiente. La pratica quotidiana potrebbe essere adottare scelte ecologiche nella vita quotidiana, come ridurre il consumo di plastica, fare scelte alimentari sostenibili, utilizzare i trasporti pubblici o la bicicletta, prendersi cura della natura intorno a te.
Retta comprensione o retta saggezza significa sviluppare una comprensione profonda della realtà. La pratica potrebbe essere coltivare la curiosità e l’apertura mentale, affrontare ogni situazione con una mente aperta, non dando nulla per scontato. Riconosci le tue convinzioni e i tuoi limiti e cerca di vedere le cose da una prospettiva diversa. Pratica la saggezza imparando dai tuoi errori e rimanendo consapevole delle tue emozioni.
Come avete visto, l’ottuplice sentiero offre già una guida completa alla vita equilibrata. Immaginate di seguire tutto. Questo lo fa in ogni aspetto della nostra esistenza, dalla nostra visione del mondo, alla nostra parola, alle nostre azioni, tutto viene preso in considerazione.
Ora siamo arrivati verso la fine, ma prima di salutarvi voglio suggerire un esercizio pratico, perché sappiamo bene che senza la pratica restano solo parole. Questo esercizio ha come obiettivo aiutarti a riconoscere nelle tue azioni quotidiane quando stai oscillando tra gli estremi e come riportare la tua attenzione al centro, al giusto equilibrio.
Come ci si prepara a questo esercizio? Trova un posto tranquillo dove puoi sederti comodamente senza essere disturbato. Chiudi gli occhi, rilassa il corpo, prendi qualche respiro profondo, senti l’aria entrare e uscire dal tuo corpo, notando come il respiro ti aiuta a radicarti nel momento presente.
Ora inizia a portare la tua attenzione alla tua vita quotidiana. Pensa a un’area della tua vita in cui senti di vivere in modo estremo, o dove hai la sensazione che ci siano degli eccessi o delle carenze. Può essere nel lavoro, nelle relazioni, nel tempo libero, anche nella tua vita spirituale. Domandati: dove nella mia vita sto vivendo troppo o troppo poco? Quali sono gli estremi che sto vivendo in questo momento?
Da qui dai spazio alla riflessione, senza giudicarti, semplicemente osserva dove ti senti sopraffatto o dove senti di non fare abbastanza. Inizia la visualizzazione. Immagina ora di essere nel bel mezzo di questi estremi, vedi la situazione che stai vivendo, sia che si tratti di un sovraccarico di impegni, sia di un senso di stasi o di vuoto. Prova a percepire come ti senti nel corpo, quali emozioni si presentano. Domandati: come mi sento in questo stato di eccesso o di mancanza? Cosa accade dentro di me? Rifletti per un po’, poi, lentamente, immagina di spostarti verso il centro di questi due estremi. Visualizza un punto di equilibrio dentro di te, un posto dove ti senti stabile, sereno, in armonia. Questo punto non è né di eccesso né di carenza, ma è il giusto bilanciamento.
Domandati: qual è la qualità del mio stato di equilibrio? Cosa significa per me essere al centro? Cosa significa per me essere in armonia con ciò che vivo? Mentre fai queste riflessioni, inizia a sentire il tuo corpo più rilassato, la mente più calma, come se la tensione degli estremi si stesse sciogliendo. Respirando profondamente, prova a interiorizzare questa sensazione di centro. Ogni respiro ti porta sempre più al cuore di questo equilibrio.
Ora che hai riconosciuto gli estremi e hai trovato il tuo punto di equilibrio, chiediti come potresti riportare questo centro nella tua vita quotidiana. La domanda diretta potrebbe essere: cosa posso fare per riportare più equilibrio nella mia vita? Quali sono i piccoli passi che posso fare oggi per evitare gli estremi e restare centrato?
Prima di concludere l’esercizio, respira profondamente e permette a questa sensazione di equilibrio di radicarsi dentro di te. Quando ti senti pronto, apri gli occhi con la consapevolezza di poter tornare al centro ogni volta che ti senti in bilico tra gli estremi. Come suggerimento per il futuro, ogni giorno prenditi un momento per riflettere su come stai vivendo l’equilibrio nella tua vita. Puoi fare una breve pausa e chiederti: oggi sto oscillando tra gli estremi o sto vivendo con consapevolezza nel centro? Questo esercizio ti aiuterà a portare consapevolezza nelle tue azioni quotidiane e a mantenere una vita più equilibrata, allineata con la via di mezzo del Buddha. Spero che questo incontro ti sia stato utile. Grazie per aver ascoltato e che tutti gli esseri dell’universo possano essere felici.
