La ricerca di un equilibrio tra spiritualità e vita quotidiana è un tema che tocca profondamente molti di noi. In un mondo in cui la frenesia quotidiana spesso ci allontana dalla nostra essenza, emerge la necessità di integrare pratiche spirituali nella nostra routine. Questo percorso non è sempre semplice e richiede una riflessione profonda su cosa significhi realmente vivere la spiritualità.
La spiritualità non è un concetto astratto, ma una dimensione che può arricchire la nostra vita di tutti i giorni. Attraverso la consapevolezza e la disciplina, possiamo scoprire come portare significato e autenticità nelle nostre esperienze quotidiane, affrontando le sfide con una nuova prospettiva.
- Integrazione della spiritualità nella vita quotidiana.
- Il ruolo della consapevolezza e della disciplina nel percorso spirituale.
- La ricerca interiore come chiave per la trasformazione personale.
- Riflessioni sulla responsabilità individuale nel proprio cammino spirituale.
- Pratiche quotidiane per sviluppare una connessione spirituale.
Trascrizione
Bentornati a un nuovo incontro di Dharma e Psicologia. Oggi voglio dedicare il nostro tempo a una domanda che ricevo spesso, sia in terapia che via e-mail. La domanda è: come posso vivere la mia spiritualità nella vita di tutti i giorni? Questo è un tema profondo e complesso, e proverò a offrire alcune riflessioni e pratiche che possano aiutare ciascuno di voi a portare più consapevolezza e significato nella quotidianità.
Molte persone che si rivolgono a me sono interessate a un approccio alla salute mentale che includa una visione più spirituale e integrata, oltre alla prospettiva scientifico-razionale. Tuttavia, proprio per questa ricerca, è frequente incontrare confusione su cosa significhi veramente integrare la psicologia e la spiritualità. La nostra mente spesso ci inganna, facendoci credere che la spiritualità sia un percorso misterioso e complicato, un segreto profondo da svelare. Molto spesso arriviamo a pensare che risolveremo i nostri problemi avvicinandoci al primo guru che troviamo, pronto a offrire grandi risposte. Cambiamenti profondi in pochi mesi sono molto allettanti, ma in realtà la spiritualità è un viaggio introspettivo personale. Certo, può essere stimolato da maestri riconosciuti, ma appartiene solo a chi lo vive.
La ricerca interiore è la scoperta di verità, presente in ogni istante e accessibile a tutti noi. Che cos’è per voi una ricerca spirituale? Pensate davvero che un operatore, un terapeuta o un ricercatore possano far scattare in voi quel clic che cambierà la vostra vita? Io sono anni che mi sento chiedere: dottoressa, può consigliarmi un mantra che possa aiutarmi a gestire la rabbia? O una sana trasformativa, un viaggio sciamanico per comprendere chi sono? Esistono tecniche mindfulness che possono portare pace nella mia testa?
Quando ricordo che non sarà un mantra, lo yoga o qualsiasi pratica esterna a cambiare realmente una situazione, dobbiamo vedere anche come lo facciamo. Possiamo praticare yoga in modo ossessivo, svegliarci alle 4 ogni mattina con la rabbia e l’angoscia di non fare le posizioni perfette, di andare al lavoro pensando di dover fare yoga, magari non passare il nostro tempo con amici e famiglia perché dobbiamo fare pratica. Dobbiamo vedere come facciamo quella cosa.
Quando rispondo che non sarà certo questa tecnica a modificare il problema o a eliminarlo, spesso incontro resistenza nella mente di chi ascolta. Queste persone, quando ricevono le mie parole, sembrano avere difficoltà a trovare il senso di ciò che dico. La pratica è utile, ma opera attraverso la disciplina e la consapevolezza. Quindi, insieme a pratica, disciplina e consapevolezza, tutto ciò richiede un atto di volontà. Un vero desiderio di cambiare, un vero desiderio di lasciare andare la sofferenza alla quale siamo aggrappati. Ma come siamo aggrappati alla sofferenza? Sì, ci aggrappiamo anche alla sofferenza.
Un mantra, un asana, un esercizio non sono magie. Praticarli una volta non cambierà la storia né eliminerà il dolore che proviamo. Questi sono strumenti che, se usati con costanza e consapevolezza, possono aiutarci a costruire forza interiore e a trasformare la nostra relazione con la sofferenza. È quello che cambia. La vera trasformazione avviene quando ci impegniamo con volontà e apertura a lavorare su noi stessi, accettando che il percorso richieda tempo, pazienza, disciplina e presenza mentale.
Potrei continuare. Oggi sono qui per ricordarvi che la spiritualità non è necessariamente qualcosa di straordinario, lontano dagli uomini comuni, ma è parte della nostra quotidianità e può essere vissuta in modo autentico e diretto. Il rischio di aspettarsi qualcosa di miracoloso dall’esterno è che poi ci affidiamo a persone che dichiarano tecniche miracolose, trasformative, meditazioni a vite passate, che vanno a risolvere tutti i problemi, guarigioni energetiche che curano da malanni fisici e psichici, pulizie di chakra fuori equilibrio che ci causano rabbia e depressione. Non lo dico per giudizio, perché io le ho provate tutte queste cose, quindi ne parlo perché le ho prima provate su di me.
Lavorare con una prospettiva ampia, esplorare la dimensione dello spirito e impegnarmi nella pratica quotidiana non fa di me una santona o una guida spirituale. Sono semplicemente una professionista che dedica energia e impegno a questo percorso, offrendo supporto a chi cerca di scoprire il proprio sé autentico. Il mio ruolo, anche in questo momento, è quello di facilitare l’accesso al tuo maestro interiore, alla tua guida personale unica, perché ciascuno di noi può trovarla dentro di sé.
Un giorno, a un primo incontro, mi è stato chiesto qualcosa che potesse eliminare subito il dolore perché era troppo forte. Quando ho spiegato che il percorso terapeutico e spirituale richiede tempo, impegno, pazienza e disciplina, ho visto emergere la ribellione e la delusione di un io ferito, arrabbiato, alla ricerca di una soluzione rapida. Questa è la nostra vera ricerca. Conoscerci a fondo e affrontare le convinzioni errate che ci condizionano, che ci fanno soffrire, che ci fanno credere che la soluzione sia fuori, che dobbiamo cercare qualcuno che ce la dica o che ce la metta dentro.
Non temete di esplorare il vostro mondo interiore ed esteriore, attraversate il vostro tunnel, perché è l’unica via per uscirne davvero. Lo so, fa paura e tante volte ci giriamo attorno, ma alla fine arriviamo sempre lì, di fronte all’entrata. Tanto vale entrarci e scoprire la meraviglia che c’è dentro.
Non nego la possibilità di incontrare un maestro che ci aiuti in questo nostro percorso, anzi, ma quello che sto dicendo oggi è che tutti gli incontri che ho avuto, con insegnanti e maestri occidentali, incontri con lama tibetani, nessuno, ripeto, nessuno mi ha mai dato quelle grandi rivelazioni che magari la mia mente si aspettava. Solitamente mi venivano suggerite e offerte pratiche apparentemente semplici.
A tal proposito vi racconto una storia che risale a molti anni fa, quando lavoravo con le persone alla fine della loro vita, in oncoematologia sia pediatrica che adulta. Ogni giorno ero a contatto con la morte. Una parte di me, per gestire e comprendere questa esperienza, si dedicava allo studio, alla ricerca e alla formazione. Era un’indagine continua da entrambi i punti di vista. Dal punto di vista spirituale, desideravo fare di più, volevo comprendere meglio come poter aiutare, cosa poter fare oltre a ciò che già stavo facendo, perché a volte temevo che il mio contributo non fosse abbastanza. Di fronte alla morte non si è mai abbastanza. Il fine vita è uno dei momenti più delicati per una persona, e io lo sentivo, lo vedevo, lo vivevo. Sapevo che il modo in cui affrontiamo quel momento può influenzare profondamente ciò che ci aspetta oltre la morte. Inoltre, abbiamo la capacità di accompagnare i nostri cari nel loro passaggio oltre la vita fisica, e sentivo un grande senso di responsabilità al riguardo.
Per questo motivo, decisi di chiedere un incontro al mio maestro Tulkugyatso. Andai al centro Evam di Firenze, incontrai il mio maestro e gli spiegai per sommi capi cosa mi portava lì. Feci la mia domanda: il mio ego desiderava sapere come poter fare di più per aiutare le persone a fine vita e nel post-morte. Sapevo dell’esistenza di una pratica, così chiesi se potevo avere l’iniziazione a tale pratica, il Powa, che è associata alla preparazione al supporto nel momento della morte e nel processo di transizione verso il dopo-vita. La parola Powa deriva dal termine tibetano che significa trasferire la coscienza, quindi è un trasferimento di coscienza. Il Powa si concentra sul potere di portare la coscienza del defunto verso una rinascita favorevole. Desideravo conoscere meglio quell’iniziazione e debbi fortunatamente avere l’umiltà di chiedere il permesso al mio maestro.
Il mio maestro ascoltò la traduzione della mia domanda e mi fece un sorriso. Poi mi diede la risposta più semplice, almeno così sembrava alla mia mente ignorante in quel momento. Tornando a casa, riflettei su ciò che stavo vivendo più che sulla risposta specifica. Mi domandavo perché dubitassi di quella risposta, perché aspettassi una grande rivelazione, perché volessi uno strumento magico per risolvere le mie paure e difficoltà. Ci sono voluti mesi, anni, per comprendere ciò che stava accadendo dentro di me. Ho osservato il mio io ferito cercare risposte in mille luoghi, ho osservato la mia mente ignorante dubitare della semplicità della risposta del mio maestro. Ho compreso che erano emozioni negative che tentavano di comandarmi, seminando confusione e incertezze.
Alla fine ho realizzato la ricchezza di quella risposta. Uscendo fuori dalla ferita del mio io che aspettava qualcosa di grande, la risposta che il mio maestro mi diede fu: recita, vicino alla persona che sta morendo e anche dopo la sua morte, il mantra OM MANI PEM ME HUM, perché molto potente se recitato con compassione. Ci ho impiegato anni per capire cos’era accaduto e per comprendere la delusione che avevo provato nel non ricevere la grande iniziazione. Ma quella fu una grandissima lezione di vita.
Quando di fronte a me c’è qualcuno che mi chiede qualcosa di speciale, una risposta speciale, rivedo quel lego ferito, quella mente ignorante e provo compassione, amore, rispetto, perché so cosa vuol dire. Spesso consiglio pratiche da accompagnare al percorso terapeutico, e queste pratiche possono assumere tante forme: passeggiare ogni giorno in un bosco, nuotare, cantare, dipingere, recitare un mantra, fare sport, scrivere. La pratica cambia per ognuno di noi, dipende dalla nostra storia e dal momento che stiamo vivendo. Quando suggerisco una specifica pratica per un determinato momento, spesso mi sento dire: tutto qui? Ma mi aspettavo di più! Come posso cambiare questa mia situazione solo con una passeggiata? Come posso trasformare la mia rabbia solo dipingendo? Capisco quella reazione e cerco di spiegare cosa vuol dire spiritualità, salute mentale e consapevolezza.
Ricordo anche di non osservare la realtà che sta vivendo la persona solo con gli occhi dell’ignoranza. Lascio la libertà a lui o a lei di percorrere il proprio cammino, perché credo profondamente nella libertà di scegliere il nostro percorso e di elaborarlo con i nostri tempi e modalità. Ho impiegato il mio tempo e la mia modalità per arrivare a capire il valore di quella profondissima e grandissima risposta che mi diede il mio maestro. Ho dovuto prendermi la responsabilità di osservarmi.
Le reazioni che ricevo quando parlo di queste cose sono molteplici: incontro stupore, dubbio, meraviglia, rabbia, sdegno e tantissime altre. Le accolgo tutte e cerco di aiutare chi le prova a osservarle con attenzione. Ognuno è libero di affrontare il proprio percorso nella più totale autenticità.
Dal tronco del Buddha cosa insegnava e cosa insegna ancora attraverso i suoi insegnamenti? Che la spiritualità non è qualcosa di separato dalla vita quotidiana, ma è un cammino che si intreccia con ogni aspetto dell’esistenza. Ricordo alcuni dei suoi grandi insegnamenti chiave su come vivere una vita spirituale. Ricordo l’importanza della consapevolezza, cioè attenzione piena e presente a ogni esperienza. Essere consapevoli del momento presente permette di vivere la spiritualità nell’adesso, senza perdersi in rimpianti e ansie.
Ricordo la compassione, centrale nella visione buddhista. Il Buddha incoraggia a coltivare la gentilezza amorevole verso tutti gli esseri viventi, poiché comprendere e alleviare la sofferenza altrui è una parte fondamentale del percorso spirituale. Ricordo anche che il Buddha insegnava la via di mezzo, un equilibrio tra gli estremi di eccesso e privazione. Questo atteggiamento incoraggia a vivere con semplicità, evitando attaccamenti materiali e sviluppando il distacco.
Inoltre, secondo il Buddha, la vera spiritualità si basa su una ricerca interiore, sulla propria esperienza, piuttosto che sull’accettazione di una dottrina o di una credenza insegnata. Invitava a verificare personalmente ogni insegnamento. Infine, la pratica spirituale per il Buddha significava vivere in accordo con i propri valori, in armonia con gli altri e rispettando principi come la non violenza, la sincerità e l’altruismo.
È molto importante osservare il nostro presente, richiamare la mente che divaga in mille direzioni, percorrere un sentiero autentico e onesto. Se hai voglia di allenarti in questo processo, ti consiglio un esercizio che può aiutare a portare la dimensione spirituale in ogni giorno, in ogni momento della giornata, sviluppando presenza, gratitudine e connessione con la vita in modo naturale e semplice.
Individua un momento che vivi ogni giorno, può essere bere il caffè, fare una passeggiata, prepararti per dormire, qualsiasi cosa. Questo sarà il tuo momento di consapevolezza e gratitudine. Quando arrivi a quel momento, fermati per qualche istante, prendi tre respiri lenti e profondi e focalizzati sull’aria che entra e esce. Questo ti aiuterà a calmare la mente e a portarti nel momento presente. Successivamente, porta attenzione a ciò che ti circonda. Se stai bevendo un caffè, nota il colore e il calore della tazza, l’aroma del caffè, il suo gusto. Lasciati avvolgere da questi dettagli, senza pensare a nulla di esterno. Prenditi un attimo per esprimere gratitudine per quel momento e per tutto ciò che ti permette di viverlo, dalla tazza che reggi, alle persone che hanno contribuito a coltivare il caffè o a preparare il tè. Coltivare gratitudine aiuta a sviluppare una connessione spirituale più profonda.
Prima di andare a dormire, dedica qualche minuto a riflettere su come questo semplice gesto di consapevolezza e gratitudine ha influenzato la tua giornata. Se vuoi, puoi anche tenere un diario per annotare queste esperienze. Ho creato questo esercizio ispirandomi al meraviglioso libro La via della consapevolezza di Thich Nhat Hanh. È un libro perfetto per chi desidera esplorare la spiritualità nella vita di tutti i giorni. Thich Nhat Hanh è stato un monaco buddista, maestro di mindfulness, e le sue parole offrono insegnamenti e pratiche per vivere in piena consapevolezza ogni gesto della giornata.
Spero che questo possa aiutarti a ricordare che la chiave è già dentro di te. Può sembrare una frase fatta, ma è una grande verità. Anche se a causa delle sfide della vita può sembrare che questa chiave non si sappia dove sia finita, bisogna fidarsi. Segui gli insegnamenti di chi senti più affine, ma ricorda che nessuno può dirti davvero cosa fare o liberarti dal tuo dolore. Anche se quel dolore grida e cerchi di liberartene, se lo fai senza consapevolezza e in preda alla negatività, rischi solo di ferire te stesso e chi ti sta accanto, proiettando il tuo dolore nel mondo.
Fermati, respira, osserva cosa vuoi davvero, cosa desideri, cosa cerchi. Ricorda che non servono grandi rivelazioni. Se esistessero, anche se esistessero, se non fossi pronto a riceverle, probabilmente nemmeno le riconosceresti. Con la mente calma e qualche respiro profondo, anche una semplice pioggia può donarti un messaggio profondo. Che tutti gli esseri dell’universo possano essere felici.
