Il nuovo anno porta con sé l’opportunità di riflessioni e rinnovamenti. Con l’arrivo del 2024, si presenta un momento ideale per considerare come affrontare le sfide quotidiane e i momenti difficili. La vita, con le sue incertezze e difficoltà, ci invita a esplorare le nostre emozioni e a trovare strategie per gestirle.
In questo contesto, è fondamentale riconoscere che la sofferenza è parte integrante dell’esperienza umana. Comprendere e accettare questa verità può aiutarci a sviluppare resilienza e a trovare un nuovo equilibrio interiore. La crescita personale spesso nasce dalle difficoltà, e affrontarle con consapevolezza può trasformare le sfide in opportunità di apprendimento.
- La sofferenza come parte inevitabile della vita.
- Strategie per affrontare i momenti difficili.
- Il ruolo delle emozioni nella crescita personale.
- Importanza della consapevolezza e dell’accettazione.
- Riflessioni sulla resilienza e sulle risorse interiori.
Trascrizione
Ciao a tutti e benvenuti ad Dharma e Psicologia. Sono entusiasta di essere qui con voi per il primo episodio del nuovo anno. Prima di immergerci nei contenuti di oggi, voglio prendere un momento per augurarvi un felice anno nuovo. Il 2023 è ormai alle spalle, e sono emozionata per tutto ciò che il 2024 ci riserva. Spero che abbiate trascorso delle festività meravigliose e che siate pronti per affrontare quest’anno con energia positiva.
Voglio ringraziarvi per essere con me fin dall’inizio o per esservi appena uniti alla nostra community. Voglio continuare a crescere, a migliorare, grazie al vostro sostegno e alla vostra partecipazione. Ed è per questo che ho una notizia emozionante da condividere. A breve rilascerò un corso online che ho preparato con tanto impegno e passione. Si tratta di La felicità è una scienza, strategie e pratiche per coltivare la gioia interiore. Sarà un percorso che esplorerà i segreti della felicità e fornirà strumenti pratici per una vita più appagante.
E c’è di più. Voglio coinvolgere tutti voi, che mi ascoltate con affetto, nella costruzione di una community forte e solidale. Avrete l’opportunità di partecipare attivamente attraverso un forum online dove potrete condividere le vostre esperienze, chiedere supporto, connettervi con altri che condividono la vostra passione per la psicologia e la spiritualità. Inoltre, sto lavorando su nuove modalità per supportare il podcast e la community. Grazie ancora per essere con me.
Oggi parliamo di come poter affrontare i momenti difficili da soli. Sappiamo tutti che ogni giorno ci troviamo a vivere delle situazioni più o meno difficili. Viviamo degli incontri, facciamo esperienze nuove, affrontiamo delle difficoltà, e a volte tutto ciò può metterci a dura prova. Può mettere a dura prova sia il nostro equilibrio interiore che la nostra salute psicofisica.
Spesso si pensa, erroneamente, che avere equilibrio o essere forti interiormente significa non soffrire più, non stare male per un evento triste, non disperarsi per una situazione complicata, non litigare più col proprio partner, o essere pronti a risolvere un problema sempre. Ebbene no, prima di tutto è importante capire che tutti ci troviamo di fronte alle nostre emozioni che prendono vita dal nostro interno, poiché stimolate dagli eventi sia esterni che interni, quindi da come viviamo, quello che ci accade. Ecco perché magari uno stesso evento porta emozioni diverse in persone diverse.
Qualcuno mi ha chiesto una volta: “Ma è vero che se sei un bravo psicoterapeuta non soffri più?” Ed io rispondo che purtroppo non ho ancora sviluppato nessun superpotere. E poi, detta la battuta, aggiungo con un tono più serio che, a mio parere, un bravo terapeuta insegna come gestire e trasformare i momenti difficili anche da soli, e quindi non ad eliminarli, perché nessuno può eliminare gli eventi della vita, neanche Dio li elimina.
Ma allora siamo tutti destinati a soffrire? Mi viene in mente con questa domanda la prima nobile verità del Buddismo, chiamata Dukkha, in lingua pali, che può essere approssimativamente tradotta come sofferenza, insoddisfazione. Questa verità afferma che la vita è pervasa da una forma di sofferenza, da una forma di insoddisfazione, che viviamo tutti. Tutti gli esseri umani, purtroppo o poi per fortuna, dipende dai punti di vista, fanno esperienza di questa sofferenza. Il Buddha stesso insegnò che il dolore è una parte inevitabile dell’esistenza umana, e che comprendere questa verità è il primo passo verso la liberazione dal ciclo del samsara, che è la ruota delle rinascite.
Io questo ci tengo a dirlo, perché molte volte mi viene detto che gli eventi tristi che accadono nella vita di qualcuno sono sfortune, situazioni che accadono perché non si è bravi a gestirle, mentre gli altri sono tutti felici, sorridono tutti… Non è così. E la formulazione completa della prima nobile verità è, soprattutto a me, aiutato tanto, e aiuta tanto quando la mia mente perde l’equilibrio. La mente può perdere lucidità quando è nel dolore, e quando parlo di dolore può essere un dolore fisico e mentale. Fateci caso, quando state male per qualcosa, ma può anche essere un mal di schiena forte, osservate la vostra mente come si muove, come inizia a pensare, come reagisce agli altri, come tiene le emozioni che vive.
Quindi questa formulazione della prima nobile verità viene detta Dukkha Samudaya, quindi la verità sulla causa della sofferenza. Ciò significa che la sofferenza ha una causa, e secondo il buddismo questa causa è il desiderio, è l’attaccamento, la brama, l’attaccamento eccessivo alle cose del mondo, alle relazioni, alle dinamiche che portano alla sofferenza. E la via verso la liberazione consiste nell’eliminare questo attaccamento, che è considerato uno dei veleni della nostra mente. Quindi il Buddha stesso fornisce una soluzione alla sofferenza, e questo avviene attraverso la sua quarta nobile verità, che è nota poi come il nobile ottuplice sentiero. Questa via è considerata il cammino verso la cessazione della sofferenza, ed è composto, come dice la parola nobile, ottuplice, quindi da otto pratiche interconnesse. Ma di questo ne ho già parlato in modo più approfondito in altri episodi, quindi se volete ascoltarli potete andare a cercare gli altri episodi di Dharma in Psicologia.
Oggi mi soffermo quindi su come si fa, cosa si fa quando stiamo male, quando arriva un momento difficile, e cosa si fa di fronte a questo essere destinato, tra virgolette, alla sofferenza, come diceva anche il Buddha. Quando un paziente viene da me e inizia a farmi l’elenco delle sue difficoltà esistenziali, come a volte vengono chiamate, a loro parere, e magari questo paziente mi dice: “Guardi, oggi è stata una giornata orribile, mi si è bucata la ruota della macchina, e poi ho chiamato il carroattrezzi, ho fatto tardi al lavoro, un caos, ero già stanco prima di iniziare la giornata, io così non riesco più, non ce la faccio più, non riesco ad andare avanti, tutto a me.” Non so se vi è mai capitato di dire questa frase, perché tutto a me, ecco, ci capita spesso di dirla. Allora, e poi magari la lista continua, poi sono andato al lavoro dopo questa giornata, ho litigato col mio collega, io proprio non lo sopporto, non riesco a lavorare sereno, dormo male la notte, perché poi ci penso di continuo a questi litigi, penso a come mi devo comportare il giorno dopo al lavoro, come rispondere, cosa dire. Inoltre, dottoressa, sappi che magari in questa situazione si è anche aggiunta mia figlia, la quale non vuole andare più a scuola ed è un litigio continuo. Capisce, dottoressa, che vita vivo, cosa devo fare, perché è troppo per me, questa non è vita.
Allora, adesso ve la faccio io una domanda: cosa il vostro istinto risponderebbe a questa persona dopo queste parole? Pensateci un attimo, cosa gli direte dopo tutta questa lista e questo finale di questa non è vita? Quello che mi viene da dirvi, quello che io dico ad ogni persona che è piena di dolore e mi dice questa non è vita, io invece rispondo: è proprio questa la vita. Cosa vuol dire vivere? Per voi cosa vuol dire vivere? Io vivo. Cioè, cosa avviene nella vita? Io dico sempre di ricordarci che bello è essere pieni di vita, perché questo vuol dire essere vivi, vuol dire che stiamo respirando, che siamo sani, perché se posso guidare sono sano, ho una macchina. Se litigo con qualcuno vuol dire che io ho la possibilità di essere in relazione con gli altri. Lavoro, quindi ho un lavoro. Se vesto con mio figlio è perché ho una famiglia. Quindi è veramente fondamentale osservare le cose che viviamo e che diciamo soprattutto anche da un altro punto di vista, perché la terapia è quel passo verso l’altro punto di vista. Cioè, è come se noi ci affacciassimo solo e sempre da una finestra e quindi guardiamo solo quella porzione di casa, di cielo, di giardino, ma ne abbiamo tante altre di finestre e quindi in terapia si impara ad aprire le altre finestre, prima di tutto a cercarle, poi a trovarle, ad aprirle e ad affacciarsi. Quindi è importante l’altro punto di vista, un altro punto di vista, quello della vita e non solo quello del dolore.
Quando viviamo dei momenti che per noi sembrano difficili, dobbiamo, proprio per responsabilità nei nostri confronti, ritrovare la lucidità di comprendere che se sono eventi che hanno dinamiche molto delicate o addirittura disfunzionali e quindi sono eventi che ci fanno veramente male, quindi c’è una malattia mentale, un disturbo psicologico, qualcosa di ovviamente di patologico, o se sono situazioni di vita quotidiana, come la macchina che si rompe, il bancomat che mangia la carta, ci fa perdere tempo, il litigio col collega, l’incomprensione del partner, perché molte volte io ho notato e noto che la nostra mente si perde in problemi che in realtà possono essere visti da un altro punto di vista, anche da soli, e se non da soli, subito, anche dopo un percorso per poi continuare da soli.
Quindi io dico, quando non c’è una situazione patologica, un disturbo serio, ecco che ci si può muovere anche in un altro modo. Ora, non fraintendetemi, non sto dicendo che non sono cose importanti, non dormire perché si pensa continuamente al giorno dopo quando si litiga col collega, o perché nostro figlio non vuole andare più a scuola, non ho detto che non sono importanti, ma sto dicendo che se riuscissimo a guardare con lucidità ciò che ci accade, eliminiamo già una buona fetta di sofferenza, prima di tutto perché smettiamo di reputarci sfigati. La finiamo di dire che la vita che viviamo è una schifezza, che ci va tutto male, perché dire che ci va tutto male a livello animico, a livello psicologico, poi ci mette in una certa posizione esistenziale, cioè come dire, se la nostra mente poi si sintonizza su quel va tutto male. Immaginate di iniziare a dire: va bene, effettivamente queste situazioni non mi fanno piacere, mi creano disagio, mi creano dello stress, ma è ciò che accade nella vita quotidiana. Perché se lavoro, è facile che io possa non andare d’accordo con un collega, se io guido, è facile che mi si buchi una gomma, se io ho dei figli, è facile visticiare perché non vogliono andare a scuola, o perché fanno tardi la sera, capite quello che voglio dire? Vi assicuro che la metà dei conflitti interiori si alleggerirebbe di fronte a una visione più obiettiva degli eventi, nella vita quotidiana.
In questo passaggio è molto più profondo e anche più accurato, quindi laddove non c’è una malattia, un disturbo, una disfunzione psicopatologica, ecco che da soli possiamo iniziare a muoverci, ce li abbiamo le risorse, ce le abbiamo sempre le risorse, ma in quel caso ancora di più, e bisogna vederle queste cose, queste differenze. E in questo passaggio è molto importante riconoscere e accettare le emozioni. Io sto facendo da un po’ di anni formazione agli operatori sociosanitari sulle emozioni, quindi sull’intelligenza emotiva, e ogni volta scopro tante cose, perché osservo tante reazioni che hanno questi professionisti, cosa dicono, e mi accorgo che ammettere i propri sentimenti senza giudizio è la parte più difficile che viviamo. Siamo così intelligenti, così speciali, ma di fronte alle emozioni diventiamo come dei bambini impauriti, ci giudichiamo tantissimo.
Quindi un percorso è anche imparare ad accettare che è normale sentirsi tristi, che è normale, uso questa parola normale perché arriva più diretta al nostro cervello, ma poi il concetto di normalità è veramente molto vasto. Quindi accettare che è ok, che va bene, che è evolutivo sentirsi anche arrabbiati, frustrati, perché evolviamo, perché viviamo. Quindi quando viviamo queste emozioni in determinate situazioni è inutile che mi nascondo, mi giudico, mi sento in colpa, perché poi questo mi porta ad avere delle reazioni non sempre equilibrate, magari tendenti all’impulsività, all’aggressività e via dicendo.
Quindi primo passo è dividere la situazione in piccoli step, perché ha un grande beneficio, cioè pensate di affrontare un problema gigante e risolverlo così, da subito, ecco, per la nostra mente diventa un po’ più complicato. Ma se noi proviamo a suddividere la situazione che ci sta creando difficoltà in piccoli passaggi più gestibili e quindi a concentrarci su uno alla volta, questo vi assicuro che aiuta tantissimo ad orientarsi, a essere più centrati e ad avere quindi questa famosa consapevolezza, poi traduco un po’ con la parola lucidità, ma consapevolezza.
E quindi vi può aiutare, in questi passaggi, vi può aiutare a fare delle cose che vi piacciono, perché dedicare del tempo alle attività che portano gioia, che portano relax, aiuta a togliere la mente dai problemi, per un po’, quindi c’è un po’ di distacco e questo distacco permette di ricaricare energie. Con le batterie cariche, quindi sia con la nostra mente che con il nostro corpo carico, io riesco ad essere più lucido e quindi riesco a gestire con più equilibrio le emozioni e quindi i miei comportamenti e i miei pensieri.
È importante anche imparare da ogni esperienza, ecco questo secondo me è un grande segreto, che può sembrare molto semplice, però in realtà è un segreto, cioè io imparo da ogni esperienza che vivo, non ne sono schiacciato, non sono uno sfigato, è una lezione. Noi andiamo a scuola per imparare e quando sbagliamo le espressioni, i temi, o il compito, io sto imparando e quindi nella vita è la stessa cosa, l’esperienza ci insegna, ci rende più saggi, ci dà la conoscenza e ogni situazione difficile ci insegna qualcosa. Una relazione non sana ci insegna che tipo di amore vogliamo vivere, con quale tipo di persona andiamo più d’accordo, cioè che tipo di caratteristiche, di personalità, oppure se non riesco più a laurearmi dopo tre anni di studio e non dormo la notte e piango quando prendo il libro, quell’esperienza mi sta dicendo che forse non è quella la facoltà, non è quella la città, non è quello che voglio in quel momento. Non sono soltanto problemi, sono insegnamenti, sono maestri.
Quindi cercate di identificare le lezioni che state apprendendo o che dovete apprendere, perché questo può aiutarvi a crescere. Quindi ricordatevi che attraverso le difficoltà noi cresciamo, non peggioriamo, non diventiamo sfidati, noi impariamo a diventare degli esseri umani migliori, se lo facciamo nella consapevolezza.
È importante curare se stessi, prendendosi cura del proprio benessere fisico e mentale. Io, come esperta di igienismo naturale, quindi di scienza della salute, consiglio e osservo continuamente cosa si mangia, come si mangia, e qui non c’entrano le diete, non c’entra il dimagrimento, c’entra cosa mettiamo nel nostro corpo e nella nostra mente. Perché ciò che mettiamo nel nostro corpo come materia, come cibo, diventa pensiero, quindi diventa cibo per la mente. Mangiare sano, fare degli esercizi regolari, un esercizio può essere non soltanto la palestra, ma anche la camminata, la corsetta, la passeggiata in spiaggia, ma regolare, perché dà ritmo, e dormire a sufficienza. Dormire è una medicina, è una terapia, quando i bambini hanno la febbre alta e dormono ore e ore, è perché loro stanno attivando il loro processo di cura, di autocura.
Ricordatevi che la vita è in costante cambiamento, pantarei, tutto scorre, non c’è nulla di fermo, nulla di fisso. Le difficoltà che arrivano sono temporanee, perché c’è questa legge della natura, non è una legge che è inventata dall’uomo, è nella natura, la ciclicità, e quindi la vita è in continua evoluzione. E se la vita è in continua evoluzione, noi siamo vita in continua evoluzione, anche quando sembra che non ci sia fine a questa difficoltà, ci sembra lunghissima, ci sembra non finire mai. Sapete perché non finisce mai un dolore? Non è l’evento che non finisce mai, è l’attaccamento a quell’evento che non ce lo fa finire, ecco perché continuiamo a soffrire per mesi e per anni. Ci attacchiamo inconsapevolmente a quel dolore perché ci ha provocato rabbia, senso di ingiustizia, frustrazione, non lo lasciamo andare, magari lo continuiamo, e quindi quello provoca poi il dolore.
È quindi importante mantenere la prospettiva che le cose cambiano e cambieranno sempre, anche quelle belle, anche quelle che vorremmo eternamente belle in realtà passano, perché c’è questa legge del cambiamento, del tutto scorre. Se i momenti difficili diventano opprimenti e quindi non mangiate, non dormite, avete proprio difficoltà, magari piangete, cioè la vostra vita sentite che non è in un equilibrio, è come se vi stesse scivolando dalle mani, quindi sentite che da soli non ce la state facendo perché qualcosa sta mancando, ecco, in quel caso non esitate a cercare supporto professionale. Quindi andate da uno psicologo, andate da uno psicoterapeuta, perché queste figure possono fornire aiuto e supporto durante questo momento. Uno psicoterapeuta può fare quindi un approccio psicoterapeutico, quindi di cura a livello più profondo, vi può aiutare a comprendere che cosa sta accadendo e a darvi una risposta più chiara di quello che state vivendo in quel momento. Vi può aiutare anche a capire se è una situazione più delicata, una situazione più leggera che potete anche risolvere lentamente con pazienza da soli o dopo un percorso insieme, quindi non abbiate timore di chiedere aiuto quando sentite che qualcosa vi sta scivolando dalle mani, quando sentite che non siete più dentro di voi, come se qualcosa non fosse più sotto il comando della vostra autorità energetica.
La capacità di affrontare le sfide da soli varia da persona a persona, ovviamente, e quindi dipende anche dalla natura specifica della situazione. Io oggi parlo in generale per farvi capire che da soli si possono affrontare momenti difficili e si devono affrontare, perché noi ce li abbiamo tutte le qualità e gli strumenti per affrontarli. Nel caso in cui c’è qualcosa di più serio, quindi come una malattia mentale, ecco in quel caso è un altro tipo di passaggio. Però fidatevi delle risorse che avete, fidatevi della resilienza emotiva, fidatevi delle strategie di coping che avete e quindi a proposito di strategie di coping vi dirò alcune strategie che potete provare ad attivare e quindi a vedere come vi sentite, cosa succede.
Cosa succede quando iniziate a gestire momenti difficili da soli? Per poterlo fare bisogna conoscersi, come faccio a gestire qualcosa che è dentro di me se io non mi conosco e non conosco cosa sta accadendo dentro di me? Ecco perché il primo passaggio, per me è importantissimo quando qualcuno viene da me, è come dire, il primo allenamento è ritrovarsi, riconoscersi, riparlarsi, perché a volte smettiamo di parlare con noi stessi, perché tutto ciò aiuta o può aiutare a modificare delle situazioni complicate e quindi a non abbattersi. Oppure, spiegandola meglio, ci si può abbattere perché siamo umani, si può essere tristi, si può cadere, ma ci si rialza, si trova il coraggio e si decide di andare avanti, e questo è il passaggio importante.
Non è non cadere. Quando magari dopo alcuni anni di terapia si arriva verso la fine e il paziente mi chiede: “E adesso io da solo cosa faccio, come mi devo muovere quando mi succede qualcosa di complicato?” E io rispondo sempre: “Quello che hai fatto fino adesso, non avere paura di cadere, non avere paura di piangere, non avere paura di soffrire, ma ritrova il coraggio di rialzarti, di sorridere di nuovo, di trovare l’energia che ti porta poi a manifestare quello che il tuo cuore desidera.” Quindi non abbiate paura di stare male, perché stiamo male, è naturale stare male, l’ho detto all’inizio, è una delle prime leggi di cui lo stesso Buddha ha parlato, quindi non abbiate paura di stare male, non è quello il problema, o di essere tristi, o di stare giù, ma di trovare sempre l’energia per rialzarsi, di crederci, di credere che noi ce la possiamo fare.
E quindi cosa potete fare? Magari potete scrivere dei post-it da mettere sparsi nelle stanze della casa, che motivano ad andare avanti negli esercizi che io suggerisco poi durante la terapia. Faccio sempre fare delle attività pratiche, perché evolvere, trasformarsi, riconoscersi, vuol dire anche fare delle cose. Non solo nella mente, ma anche attraverso il corpo, per imprimerle di più dentro di noi, per sentirle. È come dire, se io vi parlo di gelato, sì, si attivano delle aree cerebrali che vi fanno venire in mente l’idea del gelato, vi fanno venire in mente il gusto del gelato, ma se io vi dicessi: “Oggi, dopo la terapia, andatevi a comprare un gelato, scegliete il gusto che volete, che vi piace di più, e la prossima settimana, quando torni in terapia, mi parli di quel gusto, di cosa hai provato, di cosa hai vissuto, e di cosa hai pensato, e di come il tuo corpo ha reagito.” Ecco, è diverso, quindi io faccio fare tantissima esperienza fisica, perché permette alla mente maggiore possibilità di trasformazione.
Quindi, cosa sono le strategie di coping? Sono metodi che le persone utilizzano per affrontare lo stress, le sfide, le difficoltà della vita, e queste strategie possono aiutare a gestire le emozioni, a trovare soluzioni a problemi, a mantenere il benessere emotivo. E adesso vi dico alcune strategie che potreste considerare.
Mindfulness e meditazione, questa la ripeto sempre, ovviamente, perché è molto importante, è uno dei più grandi allenamenti, anche a costo zero, perché lo possiamo fare da soli. Quindi praticare mindfulness, praticare la meditazione, può aiutare ad essere consapevoli del momento presente, e quindi a ridurre lo stress, a migliorare il benessere emotivo, e poi sapete benissimo tutto quello che la meditazione apporta, sia al corpo che alla mente, adesso è pieno di studi scientifici.
L’esercizio fisico, lo ripeto, l’attività fisica regolare ha benefici significativi sulla salute mentale, anche qui scientificamente provato, lo sappiamo anche tutti quanti. Vengono prodotte delle sostanze che sono, quindi a livello neuroendocrino, che vanno a trasformare la nostra mente, e quindi il nostro pensiero. L’esercizio rilascia le endorfine, che sono quelle sostanze chimiche del cervello che contribuiscono a migliorare l’umore. Quindi immaginate, sono quelle che noi prendiamo chimicamente quando siamo molto giù, e quindi in una situazione di salute noi le autoproduciamo, noi le autoproduciamo sempre, ma in una situazione di salute noi siamo più lucidi, lo sappiamo, quindi lo facciamo, e facendolo regolarmente, tutto questo poi è ovvio che va a beneficio del nostro corpo e della nostra mente.
Un’altra strategia è l’espressione emotiva. Cosa vuol dire? Vuol dire trovare modi sani per esprimere le emozioni, questo può alleviare lo stress. Come vi ho detto all’inizio, provare emozioni è normale, quindi io non posso essere incavolato nero con qualcuno, va bene, non mi faccio sensi di colpa, ma per esprimere in modo sano quella rabbia, invece di andare a picchiare qualcun altro, o di urlare, o di cedere all’impulsività, io posso scrivere un diario, posso disegnare, posso dipingere, posso parlare con qualcuno di fiducia, posso andare a correre, posso andare a fare Tide Box. Quindi questo è trovare un modo sano per esprimere le emozioni, fondamentale, cioè scrivetevelo a caratteri cubitali, trovare un modo sano per esprimere le emozioni.
Un’altra strategia è lo sviluppo di una rete di supporto, cioè condividere le tue preoccupazioni, i tuoi sentimenti con amici, familiari, colleghi, perché questo offre supporto sia emotivo che pratico. E quando la vocina dentro ci dice: “Sei solo, non ti vuole bene nessuno, nessuno ti sta vicino”, dopo tutto sappiamo che sono la vocina che ci sta cercando di sabotare il nostro percorso evolutivo, la nostra trasformazione, perché io sto mettendo impegno nel costruire la mia rete, la mia rete d’amore, chiamiamola così. E quindi come poi do, scusate, come ricevo io poi do, e questo donare e ricevere attenzione e amore dagli altri diventa una delle più grandi medicine che noi possiamo veramente avere e prendere.
Altra strategia è la gestione del tempo. Organizza il tuo tempo in modo efficace, impostando priorità, suddividendo i compiti in attività più gestibili, quindi non fare tutto insieme ma dividere i compiti in piccole attività, perché questo può ridurre la sensazione di essere sopraffatti e sappiamo tutti che se quella sensazione di sopraffazione arriva lo sappiamo come ci sentiamo. Ok? Quindi soffocati, agitati, magari arrabbiati, magari tendenti al depresso, quindi non arriviamo con la sopraffazione.
Altra strategia: imparare a dire di no. Ecco, per qualcuno è molto facile, per qualcun altro è complicatissimo dire di no, perché poi, vabbè, quello va a attivare tante altre dinamiche interne, no, del non dire no, del dire di no e quindi del, magari poi la paura del non essere più amati, accettati, considerati, via dicendo. A volte, ma spesso, non solo a volte, è importante stabilire dei limiti, è importante rifiutare degli impegni, perché se non ci fanno bene, se abbiamo una priorità in quel momento o magari dire di no a delle richieste che possono aumentare lo stress, se stiamo vivendo un periodo di stress e qualcuno ci chiede aiuto, e io non dico di no per paura che poi quella persona non mi chiamerà mai più, capite che mi sto andando a mettere in una situazione già scritta, perché se io sono senza energia e devo utilizzare delle energie per riempire magari un’altra persona, aiutarla, c’è il rischio che io possa crollare, perché sono privo di energie. Quindi magari in quel caso la sincerità aiuta sempre tutti. “Guarda, amica, amico mio, io sono distrutto in questo momento, sono stanchissimo, sono senza energie, sono in un momento in cui mi sento abbastanza stressato, fammi riprendere, poi io ci sono, eh, ma adesso mi serve, e adesso non posso, non riesco, perché metterei a rischio la mia salute.” Non è essere cattivi, se io in quel momento ho bisogno di gestire una situazione che mi sta creando stress, quindi imparare a dire di no quando serve, non gratuitamente perché non ho voglia di fare le cose.
Altra strategia è la riduzione delle fonti di stress. Allora, se riuscite a identificare le fonti di stress nella vostra vita, potete valutare se ci sono dei passi che potete intraprendere per ridurre queste situazioni di stress o eliminarle, perché se io so cos’è che mi fa male, mi fa stressare, allora posso anche ridurlo, eliminarlo.
Un’altra tecnica è utilizzare proprio degli esercizi di rilassamento, come la respirazione profonda, la visualizzazione guidata o altre tecniche di rilassamento che possono aiutare a calmare la mente e il corpo. Se le acque del mare sono calme, le navi viaggiano con più serenità, quindi le persone che stanno sulla barca viaggiano in un modo più felice, più equilibrato. Se io sono, io non mi metto a viaggiare in un mare completamente con onde alte 5 metri, quindi con mente calma si possono fare delle scelte e si riescono a vedere le cose per quelle che sono, nella mia mente in tempesta, primo non fare scelte importanti o non dire cose importanti, ma trovare sempre delle strategie che ci rilassano.
Come ho già detto, un’altra strategia è il supporto professionale, perché se le difficoltà che provate sono serie, significative, considerate quindi di andare da uno psicoterapeuta, perché questi professionisti possono fornire il supporto, gli strumenti per affrontare queste difficoltà. Siamo i medici della mente, non quindi gli psichiatri. Medici della mente per far capire che anche la mente si può ammalare, la mente si ammala e quindi il dottore della mente, ricordo, uno psicoterapeuta non è un medico e non è uno psichiatra. Lo psichiatra ha studiato medicina e quindi può assegnare le medicine, lo psicoterapeuta ha studiato psicologia e poi si è specializzato in psicoterapia. Lo psichiatra può anche specializzarsi in psicoterapia, una breve, magari farò anche un episodio a riguardo perché c’è tanta confusione.
Quindi il dottore della mente come psicoterapeuta che non dà medicine, ma aiuta ed affronta situazioni delicate, quindi malattie mentali, con degli strumenti che aiutano ad affrontare queste difficoltà. Altro punto importante è fare delle pause, prendersi cura di sé, dedicare del tempo a se stessi, godere dei momenti di relax, praticare delle attività che portano gioia. Io lo ripeto sempre perché vi assicuro che ogni volta quando chiedo cosa fai per prenderti cura di sé, non ho tempo. O che tempo ti dedichi, in che momento, io tra figli, lavoro, scuole, tirocini, volontariato, ci figuri, ecco capite che dopo si fa un po’ fatica quando questo tempo per se stessi non c’è, questa cura per se stessi non c’è, è facile avere dei momenti di cedimento, quindi trovatelo questo tempo per voi stessi.
Ricordiamo che le strategie di coping possono variare da persona a persona, quindi io ne ho dette un po’, ognuno di voi troverà la propria, magari neanche in questa lista che ho fatto io, magari ne troverà un’altra ancora, ma ognuno di noi ha una strategia di coping. Quindi sperimentate diverse tecniche per scoprire quello che funziona meglio per voi e adattate il vostro approccio in base alle vostre esigenze.
E quindi vi ho detto tutto ciò per farvi capire che, quando soffriamo per qualcosa, è come se ci disconnettessimo dal nostro sé superiore. Quando stiamo male, sentite un po’ di essere distaccati da voi, è come se ci fosse un’altra parte di dolore che non è integrata, e quindi questo può manifestarsi in vari modi e può essere associato anche a diversi fattori, e quindi sopraggiunge lo stress, l’ansia, la depressione, altri disturbi emotivi.
Ricordate sempre che siete esseri unici, siamo esseri unici e speciali, e proprio per questo motivo meritiamo tutta la nostra attenzione, meritiamo tutta la cura attraverso dei piccoli gesti, la cura verso noi stessi. Jung ha introdotto il concetto di ombra, non so se ne avete mai sentito parlare, di questo archetipo che rappresenta la parte nascosta, la parte repressa della personalità, e la disconnessione dal sé può verificarsi quando una persona ignora o reprime negli aspetti della propria ombra che può includere delle emozioni, desideri, caratteristiche considerate inaccettabili. Quindi impara a conoscerti, a non giudicare i tuoi pensieri e a non giudicare le tue emozioni. Stimola il tuo processo di sviluppo personale, che mira quindi all’integrazione di tutte le parti della psiche, per raggiungere un sé completo, un sé autentico, perché la disconnessione può derivare dalla mancanza di coscienza, dalla mancanza di integrazione di queste determinate parti della psiche, e può verificarsi quindi quando siamo distanti o quando ignoriamo la nostra vera natura.
Per affrontare queste sfide, Jung ha suggerito la riflessione su sé stessi, quindi riflettere sugli eventi, ha suggerito l’autoesplorazione, l’integrazione delle parti meno consapevoli della psiche, e la terapia analitica jungiana spesso coinvolge il lavoro sulla consapevolezza. Anche altre terapie, non solo quella jungiana, io sono una grande amante di Jung e quindi della sua terapia analitica, ma anche in altri tipi di psicoterapie, c’è questo lavoro sulla consapevolezza del sé, l’esplorazione delle dinamiche dell’ombra, il perseguimento dell’individuazione. È tutto questo che accade durante una terapia. Immaginate che potenza!
Ed è sempre consigliabile esaminare, quindi se avete voglia di leggere da soli qualcosa, cominciare da soli, di esaminare, vivere, fare esperienza delle opere originali di Jung per una comprensione approfondita dei suoi insegnamenti specifici. Adesso io vi sto consigliando Jung, ma potete trovare tantissimi altri libri sul lavoro della consapevolezza di sé e sull’esplorazione delle dinamiche della parte nascosta, quindi della propria ombra.
E arrivate a questo punto, verso la fine, vi voglio salutare lasciandovi alcune domande che servono ad incoraggiarvi e ad incoraggiare soprattutto una riflessione profonda e quindi ad aiutarvi ad esplorare le risorse interne e ad affrontare i momenti difficili che state vivendo o che forse vivrete con maggiore consapevolezza.
Come reagisci emotivamente alle sfide? Ci sono emozioni specifiche che emergono più spesso dentro di te? Quali sono i tuoi punti di forza personali che credi possano aiutarti ad affrontare le sfide? In che modo le tue esperienze difficili hanno influenzato la tua crescita personale o le tue priorità nella vita? Provate a rispondere a queste domande e scoprirete tantissime cose belle, secondo me. Spero che questo episodio vi sia piaciuto e che tutti gli esseri dell’universo possano essere felici. Grazie per la visione!
