Il tema della felicità e del dolore è centrale nella vita di ognuno di noi. Spesso ci troviamo a chiederci perché, nonostante le difficoltà, non facciamo nulla per cambiare la nostra situazione. Questa riflessione ci invita a esplorare le paure che ci bloccano e le scelte che facciamo, spesso in modo automatico, per affrontare il dolore.
La connessione tra il corpo e la mente è un aspetto fondamentale da considerare. Quando ci ammaliamo, non è solo il corpo a soffrire, ma anche la nostra psiche. È importante riconoscere come il dolore fisico e mentale siano interconnessi e come le nostre reazioni a questi dolori possano influenzare il nostro benessere complessivo.
- La paura di affrontare il dolore e le sue conseguenze.
- Il legame tra malattia fisica e mentale.
- Le reazioni automatiche al dolore e la ricerca di rimedi esterni.
- La riflessione sulla propria vita e sulle scelte quotidiane.
- La ricerca di una vita autentica e significativa.
Trascrizione
Bentornati ad un nuovo episodio di Dharma e Psicologia. Oggi proverò a dare una risposta, o almeno delle spiegazioni, ad una domanda che mi viene fatta spesso, ovvero, perché non sono felice, ma non faccio niente per cambiare? Allora, io mi domando e vi domando, secondo voi, perché abbiamo paura di stare male? Perché ci allontaniamo da ciò che crea in noi dolore, anche se può farci vedere la verità?
Quando parlo di malattia, io mi riferisco sia a quella fisica che mentale, perché, come avrete notato dalla vostra esperienza, una porta all’altra e viceversa. Avete mai avuto febbre, tosse e raffreddore per più di una settimana? Come è stato il vostro umore? Riuscivate ad essere sereni, positivi? Ecco, io, come potrete sentire, sono appena reduce da dieci giorni di sintomi influenzali molto forti. Ho avuto tutto ciò che un’influenza può dare: faringite, laringite, raffreddore, tosse, febbre alta, dolori muscolari, e in questi giorni ho cercato coscientemente di osservare come si muoveva la mia mente in questa disintossicazione, che noi definiamo malattia.
Eppur non essendo la prima volta che vivevo e vivo una situazione febbrile, qualcosa di diverso si muoveva dentro di me. Mi sono osservata da un altro punto di vista. Allora, ho provato a non prendere neanche una pasticca per il mal di testa, neanche un integratore, o qualsiasi cosa alleviasse i dolori veramente acuti che ho provato. La mia mente ha iniziato a condurmi verso il dubbio, la paura, la stanchezza, la stanchezza del dolore soprattutto, perché quando è protratto per giorni e giorni la mente si offusca, e quindi la mia lucidità diminuiva, e dubitavo persino del processo di purificazione che chiaramente era in atto dentro di me.
Noi siamo abituati a prendere sostanze esterne, di qualsiasi tipo. Ogni volta che abbiamo dolore, ogni volta che abbiamo disagio, qualsiasi cosa possa attenuare i sintomi negativi che proviamo, noi la prendiamo. Ci troviamo a prendere medicine, alcol, sostanze alteranti. Ci viene automatico ricorrere a qualcosa di esterno che plachi un dolore interno, che ad un certo punto non ha più distanza tra dolore fisico, dolore psichico e dolore dentro, fuori, anima, corpo.
Ad esempio, chi soffre di attacchi di panico, e faccio questo esempio perché ci sono tantissime persone che purtroppo soffrono, e gli attacchi di panico sono esperienze intense di paura e di disagio, e sono accompagnate da sintomi fisici e sintomi cognitivi significativi. Vi assicuro che li si sente nel corpo e nell’anima, allo stesso modo. Se soffro di forte mal di schiena, anche la mia mente sarà rigida e confusa. Questi esempi li faccio perché servono a capire come il dolore del corpo diventa anche dolore fisico, e viceversa, e che l’idea della medicina che serve a togliere il dolore e a riprendermi, a farmi stare bene, è veramente limitante, perché, se non diamo valore anche al dolore mentale provato, sicuramente quel dolore ritornerà, anche dal punto di vista fisico, nuovamente.
Ecco perché spesso stiamo male. Ci spaventiamo facilmente e cerchiamo subito un rimedio, ma lo facciamo nella direzione sbagliata e nel modo sbagliato, a mio parere ovviamente. Prendiamo tante medicine quando ci fa male il corpo, e prendiamo medicine, sostanze, quando ci fa male la mente-anima, ma perché? Dalle statistiche, e visto che i medici di base sono pieni di richieste di ansiolitici e antidepressivi, ora, io non condanno ovviamente né chi li prescrive né chi li prende, sia chiaro, siamo tutti liberi. Voglio soltanto farvi notare come prendere quel farmaco, quindi in quel momento l’antidepressivo, l’ansiolitico, perché ho l’ansia, sia la strada più illusoria, e dico illusoria, non dico sbagliata.
Allora, il medicinale ovviamente allevierà il sintomo, nella maggior parte dei casi, neanche in tutti, ok, allevierà il sintomo, ci fa pensare di esserci ripresi, sto bene, mi è passata l’ansia, non ho più gli attacchi di panico. La nostra mente intanto non è stata considerata, perché non abbiamo compreso la causa della sofferenza, la quale resta lì, non l’abbiamo compreso perché ho iniziato a avere quegli attacchi di panico, che cosa mi volevano dire. Quindi la causa della sofferenza resta indisturbata e anche in crescita. Molto spesso capita che, dopo sei mesi, dopo un anno, ritorna un sintomo ancora più forte, che ci farà dire: ma io dopo la cura stavo bene, mi ero ripreso, perché sto così? Cos’è successo? Noi abbiamo paura di sentire, abbiamo paura di sentire le nostre fragilità, il nostro essere finiti, il nostro sentirci deboli, passeggeri su questa terra, non eterni, almeno dal punto di vista fisico.
Ho conosciuto molte persone che si sono perse nel dolore, certo era un dolore forte, lo ammetto, che ha fatto tanto male e tanta paura, ma nonostante ciò io lo so, perché lo sento, perché l’ho vissuto, che siamo noi che decidiamo di lasciar vincere il dolore, e ciò fa soccombere la nostra natura. Rispondendo al dolore, io non rispondo al mio sesso superiore. Abbiamo paura di morire, di soffrire, di fallire, di non essere amati, di non essere accettati, di non essere meglio degli altri, di non avere tanti oggetti da mostrare e di non avere uno stile di vita da far invidiare. E appena soffriamo per qualcosa andiamo completamente in tilt e quindi dobbiamo liberarci nel più presto.
Voglio soltanto farvi riflettere su ciò che sto dicendo. Quindi ti domando, cosa fai solitamente quando hai un dolore, quando stai male per qualcosa? Dove va la tua mente, dove va il tuo corpo? Agisci o reagisci in modo inconsapevole? Dentro di noi c’è una fragilità di fondo a cui forse non facciamo caso neanche tutta la vita. Ci sentiamo piccoli in questo universo, a volte ci sentiamo persi nelle dinamiche terrene che diventano di fondamentale importanza. Diventa di fondamentale importanza quando litighiamo con un collega, quando qualcuno per strada ci taglia la strada e ci dice una parolaccia, o quando non troviamo gli abiti che rimettono in risalto il nostro corpo, o perché non riusciamo a comprare quella casa che vogliamo.
E sebbene delle volte cerchiamo di uscire dalle gabbie che noi stessi ci creiamo, finiamo per caderci dentro ancora di più. Riprendiamo la nostra vita come in una catena di montaggio. Mi alzo, mi lavo, faccio colazione, porto i bambini a scuola, vado al lavoro, mi incavolo perché il mio collega non sa fare il suo lavoro e io invece sì, meglio di lui. Faccio un passo a pranzo veloce di fronte al computer con del cibo poco vitale, poi prendo il terzo caffè della giornata, ritorno a casa, mi lamento della pesantezza del lavoro che faccio, che non mi rende felice ma che non posso lasciare. Ceno, metto a letto i bambini e guardo la scatola tv fino a quando non mi addormento. Il giorno dopo la stessa storia.
La pausa che avremo saranno i sette giorni di ferie ad agosto che litigherò per avere con i colleghi perché tutti vogliono andare nello stesso periodo e io probabilmente ho più diritto degli altri perché lavoro lì da più tempo, o perché mi troverò un’altra motivazione. Oppure un’altra pausa, in quel caso forzata, sarà quando mi ammalerò, avrò una febbre, mi si romperà il dito, avrò una sorta, avrò il colpo della strega e quindi sarò costretto a casa, incavolato perché non riesco ad essere produttivo e sto perdendo tempo. Devo riempirmi di medicine per guarire presto e tornare al lavoro produzione, senza farci nemmeno una domanda, senza chiederci che cosa sta succedendo, senza capire perché dobbiamo arrivare a prendere medicine per accelerare un processo che il mio corpo intelligente sta mettendo in atto per eliminare tossine.
Vi assicuro che la mia non è una visione negativa, tutt’altro. Sto solo riportando un riassunto generale di ciò che mi arriva dalle storie delle persone che incontro. Alcune provano a modificare questo percorso, ma fanno fatica, tanta. Altre abbattono con grande forza queste storie scritte per noi, da noi stessi e a volte da altri per noi stessi e per disparati motivi.
E sapete perché adesso vanno tanto in voga tutti quelli che fanno scelte folli, tra virgolette, considerate folli dalla maggioranza ovviamente? Li seguiamo con tanto desiderio, con tanta curiosità. Chi sono questi pazzi che mollano tutto? Perché adesso si parla tanto di nomadi digitali, di vita nomade, di quelli che lasciano la propria nazione per cambiare vita e andare a vivere nel paese caldo, sempre sognato? Questi sono coloro i quali mollano tutto per andare a vivere in un camper, girando il mondo. Poi, il concetto di mollare tutto è molto soggettivo. Mollano tutto cosa? Mollano. Probabilmente ritrovano tutto. Ecco, dipende sempre da che punto di vista guardiamo le cose.
Sono coloro che scelgono un lavoro che non sembra un lavoro perché li rende felici. Sono quelli che vanno a vivere nel bosco, senza gas, senza elettricità, per ritrovare il contatto con madre terra. Li seguiamo, ci piacciono, compriamo i loro libri alla ricerca della meditazione, della felicità, della passione. Li invidiamo, spesso li critichiamo, ma poi la nostra routine ritorna a quella di sempre. Perché? Perché sicuramente loro avranno i soldi dei genitori, io invece ho delle responsabilità vere. Cosa ci diciamo? Ci diciamo magari potessi farlo pure io, ma devo pagare il mutuo, mi indurerà fino alla fine dei miei giorni. Beati loro che non hanno niente o vivono di rendita sicuramente.
Quindi, cosa volete fare della vostra vita? Ce l’avete pensato? Se siete qui è perché anche il titolo vi ha invitato, no? Perché non sono felice ma non faccio niente per cambiare. Quindi chi volete scegliere di diventare? Come volete vivere i vostri giorni su questo pianeta Terra che vi sono stati, ci sono stati donati come una grande esperienza di crescita e di evoluzione fisica e spirituale?
Le mie parole di oggi forse per alcuni possono sembrare negative, dure, provocatorie, pesanti, ma in realtà io ho una grandissima apertura di cuore in questo momento e sono molto connessa con chi ha simili pensieri, ma anche tanto a chi la pensa in un modo completamente diverso, perché credo nell’amore, nell’unione, nella scienza dello spirito, nella scienza della mente. Io credo nel nostro corpo autoguarente, credo nel cibo medicina, credo nel diritto di scelta e della vita che vogliamo fare.
Ecco perché cerco di mostrarvi le trappole che ci creiamo, perché anche io le ho create per me stessa durante i miei anni di crescita. Fortunatamente, sempre tra virgolette, perché sono in un percorso che scelgo di fare, riesco a vederle, a volte di più, a volte di meno. E nonostante ciò, nonostante io le veda e le guardi dritte negli occhi, posso confermare la fatica che si può incontrare quando si cerca di uscire fuori dall’abitudine e dal vittimismo.
Quindi vi invito a vedere le trappole mentali che vi create, ad osservare i vostri limiti imposti, il vostro concetto di vita come sacrificio e dolore, l’idea che tanto ormai è così e non si può cambiare più. Vi invito a fare esperienza anche attraverso la difficoltà che state vivendo in questo preciso momento, per vedere dov’è la vostra mente, dove sta cercando riparo, dove sta andando, a cosa pensate. E quindi che voi possiate iniziare a muovervi, a muovervi in un modo completamente diverso da quello che avete fatto finora, perché se continuate a non stare bene, è chiaro che cerca da cambiare qualcosa. E se invece vi sentite bene, sereni, siete in contatto con voi stessi, con la natura, allora continuate a percorrere quella strada con sempre maggiore consapevolezza. Siate osservatori del vostro mondo esterno, ma soprattutto di quello interno. Dubitate delle vostre convinzioni che la vostra mente crea, perché sono proprio quelle convinzioni che a volte creano le proprie trappole.
Spero che questo episodio vi sia piaciuto, che tutti gli esseri dell’universo possano essere felici.
