La ricerca della saggezza e del benessere interiore è un viaggio che molti intraprendono, e il concetto di bodicità rappresenta un aspetto fondamentale di questo percorso. La bodicità, intesa come mente dell’illuminazione, è un desiderio profondo di raggiungere l’illuminazione spirituale per il bene di tutti gli esseri senzienti. Questo ideale, radicato nel buddismo Mahayana, invita a riflettere su come le nostre azioni e intenzioni possano influenzare non solo la nostra vita, ma anche quella degli altri.
In questo contesto, i voti del bodhisattva emergono come un impegno etico e spirituale che guida i praticanti verso una vita di altruismo e compassione. Attraverso la meditazione, la riflessione e l’azione, si può coltivare una mente aperta e generosa, contribuendo a un mondo più amorevole e saggio. La pratica della bodicità non è solo un obiettivo elevato, ma un percorso accessibile a tutti, che richiede dedizione e pazienza.
- Il concetto di bodicità nel buddismo Mahayana.
- Il ruolo della compassione e dell’altruismo nel percorso spirituale.
- I voti del bodhisattva come impegno etico e spirituale.
- La pratica della meditazione e della riflessione per sviluppare la bodicità.
- La natura interconnessa di tutti gli esseri e l’importanza della comunità.
Trascrizione
Bentornati a un nuovo episodio di Dharma e Psicologia. Oggi vi parlerò di Bodhicitta e dei Voti del Bodhisattva, e per iniziare vi leggerò la preghiera di Bodhicitta, composta da Shantideva e rivisitata da Sua Santità Indale Lama.
Possano tutti gli esseri, ovunque essi siano, afflitti da sofferenze del corpo e della mente, ottenere un oceano di felicità e gioia, e in virtù dei miei meriti, possa nessuna creatura vivente soffrire, impegnarsi nel male, o mai ammalarsi. Nessuno possa avere paura o sminuirsi, con una mente appesantita dalla depressione. Possa il cieco vedere le forme, e il sordo ascoltare i suoni. Possano quelli, i cui corpi sono logorati dalla fatica, essere ristorati per trovare riposo. Possa il nudo trovare i vestiti, l’affamato trovare il cibo. Possano l’assetato trovare l’acqua e deliziose bevande. Che i poveri trovino ricchezza, i deboli di dolore trovino gioia, che i disperati trovino la speranza, costante felicità e prosperità. Possano piogge tempestive e generosi raccolti alleviare uomini e animali. Possano tutti i farmaci essere efficaci, e le preghiere sane possano portare il frutto. Possano tutti quelli che sono malati, o si stiano per ammalarsi, liberarsi rapidamente dai loro disturbi. Qualsiasi malattia ci sia ora nel mondo non si verifichi mai più. Che gli spaventati cessino di avere paura, e quelli imprigionati spiritualmente siano liberi. Possa l’impotente trovare il potere, e la gente comune possa pensare di beneficiarsi l’una con l’altra. Per tutto il tempo che rimarrà nello spazio, fino a quando rimarranno esseri senzienti, fino ad allora, possa restare anch’io, per dissipare la miseria del mondo.
Dopo questa bellissima preghiera, andiamo un po’ più nel profondo, per comprendere che cos’è la bodicità. La bodicità è un concetto importante nel buddismo Mahayana e Vajirayana. È una parola sanscrita, che può essere tradotta approssimativamente come mente dell’illuminazione, o mente risvegliata. La bodicità rappresenta un profondo desiderio, un’aspirazione di raggiungere l’illuminazione spirituale per il bene di tutti gli esseri senzienti. Questo concetto si è sviluppato all’interno del buddismo Mahayana, ed è un’importante scuola del buddismo. La bodicità è messa proprio come un principio chiave all’interno di questa tradizione, e quindi i suoi insegnamenti si basano su testi sacri filosofici buddisti. Le radici della bodicità possono essere rintracciate in testi antichi, ma uno dei più importanti è il Sutra del Loto, il Saddharma Pundarika Sutra, un testo mahayana che è stato influente nello sviluppo proprio di questa idea. Questo sutra e altri testi buddisti mahayana hanno contribuito a delineare, a promuovere la bodicità, proprio come un elemento centrale del percorso spirituale.
Quindi che cos’è? Sviluppare bodicità vuol dire avviare un processo interiore che coinvolge la mente e il cuore, ed è fondamentale nel buddismo questo processo. Ci sono due principali approcci per sviluppare la bodicità: c’è l’approccio relativo, cioè aspirazionale, e l’approccio assoluto, reale. La bodicità relativa, aspirazionale, è un approccio che coinvolge lo sviluppo di un desiderio profondo di ottenere l’illuminazione, quindi aspirazionale, proprio al fine di aiutare tutti gli esseri senzienti a superare la sofferenza.
Per coltivare la bodicità relativa puoi seguire questi passi: riflessione sulla compassione, che vuol dire cominciare meditando sulla sofferenza, sui problemi degli esseri senzienti, inclusi gli esseri umani, gli animali, tutti gli esseri viventi, perché questa riflessione dovrebbe suscitare compassione e desiderio di aiutare gli altri. Poi genera l’aspirazione, cioè esprimi verbalmente o mentalmente un forte desiderio di raggiungere l’illuminazione per il bene di tutti gli esseri senzienti, e puoi usare anche delle preghiere o delle affermazioni per fare ciò. Poi pratica la gentilezza altruistica, quindi cerca di vivere la tua vita in modo compassionevole e altruista, mettendo in pratica delle azioni che aiutino gli altri e che riducano la loro sofferenza.
Come ho detto, c’è la bodicità assoluta, reale. Questo approccio coinvolge una comprensione profonda della natura della realtà, quindi la consapevolezza che la separazione tra tu e io è un’illusione. Per sviluppare la bodicità assoluta puoi fare questo: studi e concetti di vacuità, di interdipendenza, che sono molto importanti nella filosofia buddista mayana, la meditazione sulla natura della mente e la consapevolezza di come tutti gli esseri sono interconnessi possono aiutarti a sviluppare questa comprensione profonda. Poi, riconosci e affronta il concetto di ego, e quindi, ripeto, che la separazione tra tu ed io è un’illusione, perché questo riconoscimento può portare a una visione più ampia e compassionevole. Poi, coltiva la compassione per tutti gli esseri senzienti, riconoscendo che non c’è una vera separazione tra noi e gli altri.
Nel buddismo mayana questo è considerato proprio come un’aspirazione nobile e desiderabile, ma raggiungerla completamente può essere un percorso complesso, impegnativo, e non tutti la raggiungono nello stesso modo o con la stessa facilità, però è aperta a tutti. Questa pratica, questo desiderio, è aperta a chiunque abbia il desiderio e la dedizione di seguire il percorso. Ci sono delle considerazioni importanti che devo fare, ovvero la bodicitta richiede un profondo impegno personale, perché devi essere disposto a lavorare su te stesso, a coltivare la compassione, l’altruismo, la saggezza, e quindi ad affrontare le sfide che incontrerai lungo il percorso, perché ci sono, ci saranno.
È importantissima la pratica spirituale, inclusa la meditazione, è un aspetto fondamentale nello sviluppo della bodicitta, perché la meditazione sulla compassione e sull’interdipendenza può aiutarti a coltivare una mente compassionevole. In più, molte persone cercano la guida di un maestro spirituale, di un insegnante qualificato per aiutarli a comprendere e sviluppare la bodicitta in modo più profondo, e va benissimo, una guida è importantissima, soprattutto un maestro. Lo sviluppo della bodicitta, mi raccomando, ricordatelo, è un percorso che richiede tempo e pazienza, perché è un impegno a lungo termine, quindi i progressi possono variare da persona a persona e variano nel tempo, non c’è una scadenza.
La bodicitta è aperta a tutti, è la più grande forma di inclusività, perché è aperta a tutti gli esseri sentienti, indipendentemente da razza, religione o background. Potete essere musulmani, cattolici, del movimento Hare Krishna, qualsiasi religione, ebrei, la bodicitta non ha religione, e quindi non è limitata né a fede né a tradizione. Amore, compassione, gentilezza, altruismo sono valori universali. Raggiungere pienamente la bodicitta può essere un obiettivo molto elevato, ma il processo di sviluppo della compassione e dell’altruismo può portare a miglioramenti significativi nella vita di chiunque. Infatti, molti seguaci del buddismo mayana lavorano costantemente su se stessi per avvicinarsi sempre di più a questo ideale. Ma è il percorso e il desiderio di progredire che sono considerati preziosi. Il buddismo insegna che il percorso verso la bodicitta è intrinsecamente buono. Indipendentemente da quanto lontano siamo arrivati, ogni passo è nella giusta direzione, quindi ogni passo è significativo. Per questo non preoccupatevi, non cercate già la fine, è il percorso che rende significativo tutto il processo e la pratica.
Chi persegue la bodicitta, quindi questo percorso, chi segue questa strada, è spesso chiamato bodhisattva nel buddismo mayana. Il termine bodhisattva deriva dal sanscrito e può essere tradotto come essere destinato all’illuminazione, oppure essere con mente di illuminazione. Un bodhisattva è una persona che ha fatto il voto di raggiungere l’illuminazione spirituale per il bene di tutti gli esseri senzienti e che quindi dedica la sua vita a coltivare la compassione, l’altruismo e la saggezza. I bodhisattva seguono un cammino spirituale che prevede appunto il perseguimento attivo, quindi concreto, reale della bodicitta, ma soprattutto che hanno dentro di sé il desiderio di alleviare la sofferenza di tutti gli esseri. La bodicitta è un elemento centrale della pratica del bodhisattva e dell’impegno spirituale che loro hanno. Sono considerati esseri altamente evoluti spiritualmente perché si dedicano completamente al bene degli altri e quindi spesso sono oggetto di venerazione nel buddismo siamayana che vagirayana.
In questa tradizione buddista ci sono molti bodhisattva riconosciuti, ciascuno con delle caratteristiche e delle qualità distinte. I bodhisattva più noti sono questi, che adesso vi citerò: Avalokiteshvara, che è noto anche come Guan Yin in cinese o Chenrezig in tibetano. Avalokiteshvara è considerato il bodhisattva della compassione. Si crede che incarni la compassione universale e sia spesso rappresentato con molteplici braccia e occhi proprio per simbolizzare il suo impegno per aiutare tutti gli esseri senzienti. Poi c’è Manjushri, che è il bodhisattva della saggezza e della conoscenza ed è spesso raffigurato con una spada che simboleggia la distruzione dell’ignoranza e con un libro che invece rappresenta la conoscenza. E poi c’è Maitreya, che è considerato il Buddha futuro, quello che arriverà, destinato a venire dopo il Buddha Sakyamuni che conosciamo tutti ed è spesso visto come un bodhisattva della compassione e dell’amore universale. Poi c’è Samantabhadra, che è considerato il bodhisattva della pratica, dell’azione virtuosa e rappresenta l’approccio attivo al perseguire la bodhicitta attraverso azioni compassionevoli. Poi c’è Khitigarbha, che è il bodhisattva della terra e delle radici, che è spesso venerato come colui che protegge gli esseri senzienti negli inferni o nei regni degli spiriti, e poi Vajirapani, che è associato alla forza, alla potenza ed è spesso considerato un protettore del Dharma, quindi di tutti gli insegnamenti buddhisti.
Come ultima figura del bodhisattva citato, ma non è ultimo, ma anzi, è una grande figura significativa nella tradizione buddhista, è Tara, che è particolarmente venerata nella tradizione vajirayana, quindi nel buddhismo tibetano. Tara è comunemente conosciuta come una divinità femminile ed è spesso considerata bodhisattva a causa del suo impegno verso l’illuminazione e verso tutti gli esseri senzienti. La Tara più conosciuta è la Tara verde, cioè Tara di colore verde, che è spesso rappresentata con un aspetto giovanile, con un loto, seduta in posizione di loto, conosciuta appunto per la sua compassione, la sua prontezza nell’assistere coloro che la invocano, aiutandoli a superare le difficoltà e le sofferenze. Tara è vista proprio come un simbolo della compassione e della saggezza femminile. Si dice che Tara abbia scelto di nascere in un corpo di donna, perché, come considerate bene, non ci sono tantissimi buddha donna riconosciuti, quindi Tara è proprio una manifestazione di incarnazione al femminile nel bodhisattva. E tra le numerose manifestazioni o forme emanate, ciascuna ha caratteristiche specifiche. Infatti ci sono le 21 Tara, se vi volete informare, e le due forme principali di Tara sono Tara bianca e Tara rossa. Tara bianca Sima Mukha, Tara rossa Kurukulla. Ognuna ha degli attributi unici e dei ruoli distinti. Vi assicuro che Tara è ampiamente diffusa nel buddismo tibetano. Molte persone recitano il mantra, le preghiere, in suo onore, proprio per ottenere protezione, saggezza, aiuto in momenti di difficoltà. È considerata una delle divinità più accessibili e compassionevoli nella tradizione buddhista e quindi continua ad essere ancora oggi una figura molto rispettata e venerata dai praticanti.
Anni fa, all’Istituto Lama Tsong Khapa di Pomaya, ebbi il buon karma di prendere i voti del bodhisattva, da un maestro, che sono appunto un insieme di impegni etici e spirituali assunti dai praticanti buddhisti mayana che cercano di raggiungere l’illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri sentienti. Ci sono tradizionalmente dieci voti principali che rappresentano gli impegni del bodhisattva. Questi voti sono basati sulla compassione, sull’artruismo, sulla dedizione al benessere di tutti gli esseri sentienti e sono noti come dieci voti del bodhisattva, che sono: il voto di diventare un Buddha. Quindi il bodhisattva si impegna a diventare un Buddha al fine di aiutare tutti gli esseri sentienti a superare la sofferenza. Il voto di mantenere le preghiere, quindi si impegna a recitare preghiere per il beneficio di tutti gli esseri sentienti. Il voto di seguire il Buddha. Il bodhisattva si impegna a seguire gli insegnamenti del Buddha e a praticarli. Il voto di beneficiare gli altri. Il bodhisattva si impegna a lavorare per il beneficio di tutti gli esseri sentienti. Il voto di non danneggiare gli altri. Il bodhisattva si impegna a non causare danni, né fisici né emotivi, ad altri esseri. Il voto di condividere la verità. Il bodhisattva si impegna a condividere la verità e quindi a non ingannare gli altri. Il voto di elodare gli altri. Il bodhisattva si impegna a elogiare e riconoscere le virtù degli altri. Il voto di pregare per rinascere nelle terre pure. Il bodhisattva si impegna a fare preghiere per essere in grado di rinascere in terre pure, in modo da poter continuare a praticare e ad aiutare gli altri. Il voto di seguire il Dharma. Il bodhisattva si impegna a seguire i principi del Dharma, quindi gli insegnamenti spirituali, e ad aiutare gli altri a farlo. Il voto di risvegliarsi per il bene di tutti. Il bodhisattva si impegna a risvegliarsi, quindi a raggiungere l’illuminazione, al fine di aiutare tutti gli esseri senzienti a raggiungere l’illuminazione. Questi dieci voti del bodhisattva rappresentano gli impegni etici e spirituali che un bodhisattva assume proprio per perseguire l’illuminazione a beneficio di tutti gli esseri senzienti.
Prenderli è un atto formale, personale, e il processo può variare tra le varie tradizioni buddhiste. Comunque, in generale, i dieci voti del bodhisattva possono essere presi attraverso questi passi, per come l’ho fatto io, attraverso una iniziazione. Spesso l’atto di prendere dieci voti viene fatto durante una cerimonia speciale, che è un’iniziazione guidata da un maestro spirituale qualificato, e questo può comportare la recitazione dei voti e la ricezione di istruzioni sul loro significato. Prima di prendere i voti è importante prepararsi adeguatamente. Questo può includere un periodo di studio, di riflessione sui dieci voti del bodhisattva, sulla loro importanza. Per prendere i voti in modo significativo è fondamentale avere un’intenzione sincera, di impegnarsi in un cammino di compassione, di altruismo, di saggezza, e questo impegno dovrebbe essere profondo e genuino. Durante la cerimonia, il praticante recita dieci voti del bodhisattva, in presenza del maestro spirituale, ed è molto importante recitarli con sincerità e con consapevolezza, cioè bisogna sentire nel cuore il significato dei voti.
Dopo aver preso i voti, il praticante si impegna a vivere secondo gli ideali dei dieci voti del bodhisattva, quindi ciò include praticare la compassione, la generosità, la pazienza e altri insegnamenti etici e spirituali proprio del buddismo. Mi state chiedendo se è facile? No, non è facile, molte volte ci si blocca, poi si ricomincia, poi si studia, si riconsiderano i passi fatti. Comunque è fondamentale comprendere che prendere i dieci voti è un impegno significativo perché richiede uno sforzo continuo nel perseguire la via del bodhisattva, quindi è importante ricevere istruzioni adeguate e, se possibile, la guida di un maestro spirituale qualificato durante questo processo, mi raccomando, questo è fondamentale.
I voti del bodhisattva sono un impegno profondo verso il bene degli altri, verso il raggiungimento dell’illuminazione, quindi coloro che li prendono spesso li vedono, li vivono come una guida etica e spirituale nella loro vita. Sono un potente strumento per trasformare la mente, per sviluppare virtù e saggezza. Perché? Perché i voti del bodhisattva ci impegnano a lavorare per il beneficio di tutti gli esseri senzienti, quindi questo sviluppa una mente aperta, compassionevole, in quanto ci incoraggia a considerare gli altri e le loro necessità, quindi non soltanto noi stessi, è un grandissimo esercizio. Poi ci spingono a non cercare solo il nostro interesse personale, che è quello che normalmente facciamo, ma ci spinge a lavorare per il bene degli altri, questo aiuta a rompere l’egocentrismo in cui spesso siamo imprigionati e a coltivare una mentalità altruistica.
I voti includono anche l’impegno a condividere e aiutare gli altri, quindi la pratica della generosità contribuisce a liberare la mente dall’attaccamento al possesso materiale. E seguire i voti, prendere i voti, richiede anche di non causare danni agli altri, il che può portare a sviluppare pazienza, tolleranza, e la pazienza, ricordiamo, è essenziale per affrontare le sfide e le difficoltà. Poi ci invitano a seguire il Dharma, a cercare la saggezza, quindi questo che significa? Significa comprendere meglio la natura della realtà, le cause della sofferenza, e questo porta a una maggiore consapevolezza e saggezza. La pratica dei voti può aiutare a superare l’ignoranza, che secondo il Buddismo, ricordiamolo, è uno degli ostacoli principali al risveglio, questo coinvolge la comprensione della vacuità e la natura transitoria di tutte le cose.
I voti rappresentano un impegno formale, l’ho già detto e lo ripeto, verso il cammino spirituale, perché aiutano a mantenere una pratica costante e anche a superare l’inerzia spirituale. Quindi, vivere in accordo con questi voti vuol dire offrire una guida etica per la vita quotidiana e essere incoraggiati in comportamenti virtuosi e moralmente corretti. Tutto ciò, certo, richiede dedizione e impegno, però vi assicuro che porta a una mente più pacifica, amorevole, consapevole. Immaginate di avere sempre dentro di sé una guida etica, una guida spirituale, è una forza incredibile, e questo poi porta a perseguire l’illuminazione, è la strada verso l’illuminazione. E questi benefici della pratica non sono solo per gli altri, ma si estendono a chi li pratica. Quindi portano un maggiore benessere personale, una soddisfazione spirituale, una sensazione di realizzazione, una felicità personale. I voti incoraggiano a superare l’egoismo, a concentrarsi sul bene degli altri e del nostro bene, quindi riducono il senso di separazione, di rivalità, contribuiscono a ridurre stress, ansia. Promuovono virtù come pazienza, generosità, onestà, che servono per il benessere mentale e spirituale, quindi la mente così diventa più equanime, più serena, e aiuta tantissimo a comprendere l’interconnessione di tutti gli esseri. Siamo tutti interconnessi, non c’è separazione, siamo uniti agli altri, e quando capiremo con il cuore, con la mente questo, sentiremo meno solitudine, meno isolamento. La consapevolezza di quanto siamo fortunati e del bisogno degli altri può favorire la pratica della gratitudine, che quindi poi è associata a una maggiore felicità e a un maggiore benessere emotivo.
Nella tradizione buddista si crede che il Buddha storico, Siddhartha Gautama, fosse stato un Bodhisattva prima di raggiungere l’illuminazione, e quindi poi di diventare Buddha. Infatti, la parola Buddha vuol dire colui che è risvegliato, colui che è illuminato, e la storia racconta che prima del suo risveglio aveva vissuto già numerose vite in cui aveva sviluppato le qualità di un Bodhisattva. Prima di diventare un Buddha illuminato, Sakyamuni è stato un Bodhisattva. Si dice che avesse fatto il voto di raggiungere l’illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri sentienti, quindi aveva lavorato per molte vite per coltivare la compassione, l’altruismo, la saggezza, e infine, dopo un lungo percorso di pratica spirituale, raggiunse l’illuminazione sotto l’albero della Bodhi, a Bodh Gaya, in India. Io l’ho visitato quel posto, è veramente stupendo, carico di energia.
Ovviamente anche il Buddha storico quindi è considerato un esempio classico di Bodhisattva che ha portato gli insegnamenti del Buddismo in tutto il mondo e ancora oggi la sua vita e i suoi insegnamenti continuano a ispirare migliaia di persone a seguire la via del Bodhisattva, quindi a perseguire la compassione, l’altruismo, la saggezza. Una delle preghiere più conosciute e ampiamente recitate e associate a Bodhisattva è la preghiera di Tara verde. È invocato, come vi ho detto prima, per la compassione e io sono particolarmente legata a questo mantra e a Tara verde poiché fu la pratica che il mio maestro, ora nella chiara luce, mi suggerì di praticare anni fa. Il mantra è OM TARE TU TARE TU RE SOHA. Se siete interessati a questo mantra potete andare ad ascoltare il mio episodio 46, Tara verde, il mantra catartico, e ve lo consiglio per scoprire meglio questo mantra. È una preghiera breve, potente, che invoca la benedizione, la protezione di Tara verde e le sillabe OM TARE TU TARE TU RE SOHA sono considerate un mantra molto potente perché aiuta proprio nella rimozione degli ostacoli, nella guarigione, nel raggiungimento dell’illuminazione. Puoi recitare questa preghiera o mantra, come preferisci chiamarlo, quante volte desideri, proprio come parte della tua pratica spirituale o anche quando senti il bisogno di compassione, di soccorso. L’importante è farlo con sincerità, con consapevolezza di ciò che state facendo.
Per concludere, posso dire che la via del Bodhisattva ci insegna che la compassione è il cuore della nostra esistenza. Quando sviluppiamo la compassione, noi riconosciamo che il nostro benessere è intrecciato dal benessere degli altri. In un mondo spesso dominato dall’egoismo, quello in cui viviamo, la compassione ci invita a guardare oltre noi stessi e quindi a considerare il bisogno degli altri. La compassione ci spinge a tendere una mano a chi soffre, a condividere con chi ha bisogno, ad essere gentili e pazienti con chi ci circonda. La compassione non conosce barriere, non conosce differenze di razza, di religione, di razionalità, quindi è universale. E l’altruismo è il compagno della compassione. Quando ci dedichiamo a servire gli altri, scopriamo un senso di realizzazione. È qualcosa che va oltre qualsiasi successo personale, oltre la ricchezza materiale. L’altruismo ci insegna a dare e a ricevere, che nel dare agli altri noi riceviamo gioia, riceviamo un legame profondo con il mondo che ci circonda.
In questo percorso verso l’altruismo e la compassione è essenziale comprendere la natura della realtà e la causa della sofferenza. Quindi la saggezza ci guida nell’osservazione profonda della vita, nel riconoscere che tutto è transitorio e quindi nel comprendere la vacuità. Allora, la via del bodhisattva, perché si potrebbe pensare ma devo diventare un santo per fare tutte queste cose? Assolutamente no! Non dobbiamo rinunciare alla nostra vita quotidiana, alle cose che ci piacciono, ma possiamo vivere con un cuore aperto. Questo sì, con un impegno altruista, con una mente saggia, possiamo contribuire a creare un mondo migliore per noi stessi e per tutte le future generazioni che verranno.
Quindi invito me stessa, prima di tutto, e poi ciascuno di voi a considerare come la compassione, l’altruismo e la saggezza possano trovare un posto nella nostra vita. Ricordate che non si tratta solo di parole. Nel buddismo è chiaro che c’è bisogno della pratica, ma non solo nel buddismo, anche andare in psicoterapia e mettere in pratica la trasformazione. Ogni piccolo atto di gentilezza, ogni gesto di condivisione, ogni momento di comprensione è un passo sulla via del bodhisattva. Ecco come potete procedere sulla via del bodhisattva senza essere per forza già degli illuminati. Che tutti possiamo vivere con compassione, praticare l’altruismo e perseguire la saggezza, contribuendo così a rendere il mondo un luogo più amorevole, gentile, saggio, e questo per tutti gli esseri senzienti, umani ed animali. Grazie per aver ascoltato un altro episodio di Dharma e Psicologia. Che tutti gli esseri dell’universo possano essere felici.
