La ricerca del proprio scopo nella vita è un tema universale che tocca profondamente l’esperienza umana. Molti si sono posti la domanda: qual è il mio scopo? Questa riflessione può portare a momenti di chiarezza, ma anche a periodi di incertezza e dubbi. È un viaggio personale che richiede introspezione e apertura verso le esperienze che la vita ci offre.

Comprendere il significato della propria esistenza non è solo una questione filosofica, ma può influenzare il nostro benessere interiore e la nostra capacità di affrontare le sfide quotidiane. Attraverso diversi approcci, da quello mistico a quello scientifico, si può cercare di dare risposta a questa domanda esistenziale, ma la vera chiave potrebbe risiedere nella nostra capacità di esplorare e vivere con curiosità.

  • La ricerca del proprio scopo nella vita come esperienza universale.
  • Tre approcci per scoprire il significato della propria esistenza: mistico-religioso, intellettuale-filosofico e scientifico.
  • Il concetto di Ikigai e la sua importanza per una vita appagante.
  • Domande chiave per esplorare il proprio scopo personale.
  • Il ruolo della pazienza e della curiosità nel processo di scoperta.

Trascrizione

Bentornati ad un nuovo podcast di Dharma e Psicologia. Mi sono posta una domanda che, se non tutti, almeno la maggior parte degli esseri viventi si è posta: qual è il mio scopo nella vita? È una domanda alla quale ci sono stata dietro parecchio, e che mi sono posta spesso. Ancora oggi, a volte, risuona nella mia testa. Non credo di aver ricevuto una risposta precisa in un momento preciso, ma gli eventi della mia vita, che alcune volte mi hanno aiutato di più, altre volte hanno creato delle resistenze, mi hanno accompagnato in questa ricerca esistenziale.

Ad oggi, le mie scelte professionali e personali rispondono abbastanza chiaramente alla mia domanda. Certo, a volte ci sono periodi in cui i dubbi bussano alla mia porta, ma è del tutto naturale. In quel caso, cosa faccio? Mi lascio scorrere da ciò che la vita mi chiede. Ed ecco che ritorna un po’ più di chiarezza.

Comprendere lo scopo della propria vita è per me pace interiore, perché è riconoscersi per poter trovare il proprio posto nel mondo e guardare alla vita con il desiderio di meritare amore e di donarlo agli altri esseri viventi. Questo è uno di quei temi aperti dal quale ognuno trae ciò che di più soggettivo c’è. Dalla mia esperienza, ho notato che di fronte a questa domanda ci possono essere tre diversi approcci.

Il primo approccio potrebbe essere quello mistico-religioso, che sarà diverso in base alle differenti religioni e ai diversi testi religiosi. Ad esempio, un cristiano leggerà la Bibbia per trovare un senso al proprio percorso esistenziale, un arabo leggerà il Corano, un buddista gli insegnamenti del Buddha, e così via. Spesso sentiamo dire: guarda dentro di te per scoprire il tuo scopo, oppure chiedi e Dio ti risponderà. Cosa succede? Spesso è come se non funzionasse, come se non arrivasse una risposta. Ci siamo tutti guardati dentro e a volte abbiamo anche chiesto a Dio di indicarci la strada, ma perché sembra non funzionare? Perché siamo sordi alle risposte dell’universo e non riusciamo ad ascoltare la risposta che Dio ci dà?

Il secondo approccio potrebbe essere intellettuale o filosofico. Quando inizi a porti domande del tipo: perché sono qui, da dove vengo, dove sto andando, alla fine diventa proprio lo scopo stesso, poiché non ci sarà mai una vera risposta. Si potranno leggere libri di filosofi, di maestri, di grandi ricercatori, ma tutte quelle verità sembreranno solo delle mere informazioni, che non ci fanno suonare il campanellino della nostra comprensione. La nostra mente rischia di perdersi nel labirinto della razionalizzazione.

Il terzo approccio potrebbe essere quello scientifico, cioè una metodica basata sull’osservazione di un determinato evento, la formulazione di eventuali ipotesi, la sperimentazione delle stesse ipotesi e infine possibili soluzioni basate sui risultati ottenuti. Si crede nella tecnologia, nella medicina, nel progresso, in tutto ciò che il nostro corpo materiale e le prove provate offrono alla civiltà mondiale. Lo scienziato è il primo fruitore del metodo galileano, che si interroga sul perché accadono determinati eventi, abbandonando definitivamente l’antico metodo aristotelico fatto di filosofia stratta. L’approccio che assume oggi lo scienziato rispetto a una nuova teoria è basato sulla ricerca della verità oggettiva, verificabile. È anche mai definitiva, ma in continua evoluzione alla ricerca sempre di ipotesi plausibili.

Come avrete capito, sembra quasi complicato arrivare a una vera risposta. Ma poi vera per chi? Rispetto a cosa? Comprendere il significato della propria vita è una delle ricerche che facilmente può creare angoscia. Spesso mi viene chiesto di rispondere a questo grande quesito soggettivo, ma deludo le aspettative di chi attende dal di fuori questo tipo di risposta o di consapevolezza.

Una indicazione che mi ha spesso aiutato in questa ricerca è ciò che il neurologo Viktor Frankl, sopravvissuto all’olocausto, ha scritto: «Non c’è nulla al mondo, oserei dire, che possa aiutare una persona a superare bene anche le peggiori condizioni quanto il sapere che la propria vita ha un senso». Ecco il punto. Sapere che la propria vita ha un senso fa veramente la differenza, nel sentire il proprio posto nel mondo e anche per trovare la forza di superare le difficoltà che l’esistenza a volte ci fa incontrare.

In Giappone, ad esempio, ciò che rende la vita degna di essere vissuta si chiama Ikigai. Secondo questo concetto filosofico-esistenziale, ognuno di noi ha il proprio scopo nella vita, e scoprirlo è di fondamentale importanza per riuscire a vivere una vita appagante, non solo dal punto di vista esistenziale-filosofico, ma anche professionale. L’ikigai è composto da due parole giapponesi: iki, che vuol dire vita, esistenza, e kai, che vuol dire scopo, ragione, beneficio, frutto. È quindi l’intersezione tra quattro aspetti fondamentali della nostra vita: primo aspetto, quello che amiamo fare; secondo aspetto, quello che siamo bravi a fare; terzo aspetto, quello di cui il mondo ha bisogno; quarto aspetto, quello per cui possiamo essere pagati.

Ci sono poi altre sottocategorie che possono aiutarci a fare ulteriore chiarezza sul nostro scopo nella vita: la nostra passione, la nostra missione, la nostra professione e la nostra vocazione. Quando riusciamo a far stare in armonia passione, missione, professione e vocazione, ecco il nostro ikigai, il nostro amore per la vita. Come avrete notato, non è certamente un’operazione semplice, ma se siamo pronti a compiere una ricerca interiore, senza fretta, con i tempi giusti di sperimentazione e con tanta curiosità, il percorso diventa meno pesante, con meno aspettative, che sono quelle che possono complicare il processo di scoperta.

Quindi ti consiglio di esplorare, di vivere, ricercare e studiare. È importantissimo diventare i protagonisti della propria ricerca. Ecco perché oggi preferisco non entrare troppo in profondità e lasciarti con alcune domande, che puoi riscrivere e a cui puoi rispondere con calma, quando hai voglia e hai tempo. Queste domande aiutano la ricerca del proprio ikigai.

La prima domanda: cosa ami fare più di ogni altra cosa al mondo? Seconda domanda: in cosa sei davvero bravo? Hai qualche predisposizione naturale? Terza domanda: quali sono i problemi delle altre persone che potresti risolvere con maggior successo? In cosa potresti essere utile agli altri? Quarta domanda: per quali cose potresti essere pagato? Non avere fretta di rispondere a queste domande. Rimani sempre connesso con chi sei veramente e ricorda che le grandi rivelazioni sono le verità più semplici.

Grazie per aver ascoltato.