Il concetto di daimon, radicato nella filosofia e nella religione greca, rappresenta un’interessante esplorazione della nostra anima e della nostra vocazione. Questo spirito intermedio, che guida e ispira gli individui verso la realizzazione personale, si intreccia con le esperienze di vita e le scelte che facciamo. La riflessione su come il daimon influisca sul nostro destino ci invita a considerare la nostra esistenza come un viaggio di scoperta e di crescita.
Attraverso il mito di Er di Platone e le interpretazioni di pensatori come James Hillman, emerge l’importanza di riconoscere e seguire la propria vocazione. Questo percorso non è solo per pochi eletti, ma è una chiamata universale che ci spinge a esplorare le nostre passioni e a vivere in modo autentico. La ricerca della propria ghianda interiore, simbolo della potenzialità nascosta, ci invita a coltivare ciò che ci rende unici e a dare voce al nostro daimon creativo.
- Il significato e l’evoluzione del concetto di daimon.
- Il mito di Er e la sua rilevanza nella filosofia morale di Platone.
- La vocazione come chiamata interiore universale.
- Il processo di introspezione per scoprire la propria vocazione.
- Il demone creativo secondo Carl Jung e la sua ambivalenza.
- La ghianda come simbolo della potenzialità individuale e della crescita personale.
Trascrizione
Bentornati ad un nuovo podcast di Dharma e Psicologia. Partiamo dal concetto di daimon. Il termine daimon è un concetto antico originario della filosofia e della religione greca. Nella filosofia platonica, un daimon è una sorta di spirito intermediario che guida e ispira gli uomini verso il benessere e la realizzazione personale. In questa tradizione, ogni persona ha un proprio daimon individuale, che rappresenta la propria anima, la propria divinità interiore.
Nelle religioni politeistiche antiche, i daimon erano spiriti intermediari tra gli dèi e gli uomini, che fungevano da messaggeri e intermediari nei rapporti tra i due mondi. In questo senso, i daimon erano considerati responsabili della sorte e del destino degli uomini. Nel tempo, il concetto di daimon è stato influenzato e adattato da molte altre culture e tradizioni, e oggi il termine viene spesso usato in contesti più ampi per riferirsi a qualsiasi tipo di spirito o forza spirituale che influisce sulla vita umana.
James Hillman, nel suo libro Il codice dell’anima, afferma che più che un dio, il daimon era una realtà psichica, che aveva intimità con noi, una figura che poteva apparire in sogno, inviare messaggi, come un cattivo auspicio, un presentimento o un impulso erotico. Anche Eros, infatti, abitava quella regione midiana non del tutto divina, e tuttavia sempre un po’ inumana. I greci sapevano bene come mai i fenomeni erotici siano sempre di difficile collocazione, celestiali e al tempo stesso crudeli.
Proprio in questi giorni sono immersa in questo meraviglioso libro, Il codice dell’anima, che cattura e conduce non solo nella psicologia archetipica o psicologia dell’anima, ma anche in una visione di una psicologia influenzata dalla filosofia antica e dalla mitologia, cercando di integrare questi concetti con la psicologia moderna. Hillman si ispira nel codice dell’anima al mito platonico di Er, nel quale ogni anima sceglie un compagno segreto, cioè il daimon, che serve per guidarla nel mondo terreno. Nel libro porta esempi celebri, da Tina Turner a Woody Allen, da John Lennon a Quentin Tarantino, per aiutarci a comprendere come il daimon abbia agito nel loro destino.
Il mito di Er è un racconto presente nel libro Repubblica di Platone. Il mito narra la storia di un uomo, di nome Er, che, morendo, viene riportato in vita e condotto in un luogo misterioso, dove gli viene mostrato l’aldilà. Er vede l’anima dei defunti, che attendono il giudizio degli dèi per decidere il loro destino successivo, che può essere la reincarnazione o la vita eterna nell’aldilà. Vede anche come le anime che hanno vissuto vite virtuose siano premiate e come quelle che hanno vissuto vite immorali siano punite.
Il mito di Er ha un forte significato morale-filosofico, poiché Platone utilizza questa storia per dimostrare l’esistenza dell’anima immortale e per sostenere che la vita virtuosa è essenziale per la felicità e la realizzazione personale. Serve a sostenere la tesi che la conoscenza della verità e della giustizia sono importanti per la vita umana, mentre l’ignoranza e l’immoralità portano alla sofferenza e alla punizione.
Er, nel mito di Er, è uno dei miti più famosi di Platone ed è una parte importante della sua filosofia morale-metafisica. Cosa fa James Hillman, famoso psicologo e scrittore che ha sviluppato la psicologia archetipica, seguace di Jung? Ha sviluppato un approccio che vede i miti e le immagini simboliche come espressione della psiche umana. Nel suo lavoro, Hillman ha interpretato il mito di Er di Platone in una prospettiva psicologica.
Secondo Hillman, il mito di Er rappresenta la natura transitoria e mutevole dell’anima umana e il modo in cui essa si evolve attraverso le esperienze della vita. Sostiene che, come Er, che viene riportato in vita e poi vede l’aldilà, l’anima umana attraversa diverse esperienze e cambiamenti nel corso della vita. Il focus è sul mito come metafora per la natura transitoria delle esperienze umane e come la morte rappresenti una trasformazione, una rigenerazione dell’anima.
È un invito a riconoscere questa transitorietà della vita e ad accettare la morte come una parte inevitabile e naturale del ciclo della vita. L’uomo non subisce passivamente il proprio destino, lo sceglie. Il daimon è una conseguenza di tale scelta. In tale ottica, ognuno di noi è chiamato a partecipare al proprio destino, impegnandosi a conoscere e a decifrare il proprio piano terreno, rendendosi permeabili alle intenzioni del proprio inconscio e ai suggerimenti del proprio daimon.
Questo ci riporta alla parola chiave vocazione, che è una chiamata interiore. Di solito usiamo la parola vocazione quando si parla di un prete o di una suora, dicendo che hanno avuto la chiamata. Ma dimentichiamo che questa chiamata è vocazione, ce l’abbiamo tutti, non solo i preti e le suore. È una chiamata che ci spinge verso una determinata attività o professione che ci appaga e ci realizza.
Trovare la propria vocazione può essere un processo complesso, che richiede tempo, introspezione e sperimentazione. Vi suggerisco alcuni passi che possono aiutarvi a trovare la vostra vocazione.
UN PRIMO PASSO: Riconosci i tuoi interessi e le tue passioni. Cerca di capire ciò che ti piace fare, ciò che ti appassiona veramente. Quali attività ti danno energia? Cosa ti dà soddisfazione? Quali sono i tuoi hobby e i tuoi interessi?
SECONDO PASSO: Sperimenta e prova sempre cose nuove. Non avere paura di uscire dalla tua zona di comfort. Questo può aiutarti a scoprire nuovi interessi e nuove passioni.
TERZO PASSO: Ascolta il tuo istinto e il tuo cuore. Presta attenzione ai tuoi pensieri e ai tuoi sentimenti. Quali attività ti fanno sentire vivo e realizzato? Quali scelte ti senti ispirato a fare?
QUARTO PASSO: Parla con persone che hanno la tua stessa vocazione. Chiedi loro consigli e opinioni. Questo ti aiuterà a capire meglio cosa aspettarti e se quella è davvero la tua strada.
QUINTO PASSO: Impegnati in attività che ti danno soddisfazione. Scegli di dedicare tempo ed energie a ciò che ti piace e ti appassiona veramente. Questo ti aiuterà a capire se quella è davvero la tua vocazione.
Ricorda che il processo di trovare la propria vocazione può essere lungo e complesso, ma non devi arrenderti. Continua a cercare e a sperimentare fino a quando non trovi ciò che desideri veramente.
Questo ci riporta al concetto di demone creativo, sviluppato da Carl Jung, uno dei fondatori della psicologia analitica. Secondo Jung, il demone creativo è una forza interiore che ci spinge verso l’espressione artistica e la creazione. Questo demone rappresenta l’impulso istintivo e irrazionale alla creazione e all’espressione artistica.
Jung credeva che il demone creativo fosse una parte dell’inconscio che ci spinge verso l’espressione artistica, ma può anche manifestarsi sotto forma di ossessioni, dipendenze e comportamenti distruttivi. Questo perché il demone creativo rappresenta una forza potente e ambivalente che può essere usata per creare e realizzare, ma anche per distruggere e ossessionare. È importante integrare questa forza nella propria personalità e usarla in modo costruttivo, piuttosto che lasciare che prenda il controllo della nostra vita.
In sintesi, per Jung, il demone creativo è una forza interiore che rappresenta l’impulso alla creazione e all’espressione artistica, ma deve essere gestito bene. A seconda di come viene gestito, può essere vissuto in modo costruttivo e positivo, oppure distruttivo.
Questo spiega anche la storia della ghianda di Hillman. Secondo Hillman, la ghianda è un simbolo archetipico che rappresenta la potenzialità nascosta nell’anima di ogni individuo. La ghianda, apparentemente insignificante, contiene il seme per un nuovo albero. Allo stesso modo, Hillman sostiene che ogni persona ha una ghianda dentro di sé, che rappresenta la propria unicità, potenzialità e creatività. Questa ghianda è spesso nascosta o soffocata a causa di condizionamenti culturali e sociali, ma può essere risvegliata attraverso un percorso di introspezione e autoesplorazione.
La ghianda, secondo Hillman, è la potenzialità insita in ognuno di noi. Per diventare quercia, ha bisogno di un terreno fertile e di cure. Il terreno fertile è la stima e la fiducia che abbiamo in noi stessi, perché senza stima il daimon fa fatica a comunicare con noi. Deve combattere contro una forza che rema contro, quella voce che ci blocca o ci fa procedere al rallentatore. Avete presente quella vocina che a volte ci dice: “sono buono a nulla, non sono all’altezza, non ce la faccio, non lo so fare”?
Hillman dice che la ghianda non indulge in filosofie di vasta portata, ma ti fa battere il cuore, esplode in un accesso di rabbia, chiama, pretende, ma raramente offre uno scopo grandioso. La forza di attrazione dello scopo è intensa e improvvisa, e ci si sente molto risoluti. Cosa vuol dire questa frase? Invece di preoccuparci di grandi filosofie, dobbiamo pensare ad agire e a far agire questa forza interiore che ci attira verso ciò che ci emoziona e provoca.
Questa forza può essere intensa e improvvisa, e a volte può causare accessi di rabbia e determinazione. Tuttavia, queste emozioni non sono motivazioni a lungo termine, ma risultati di forza vitale e istintuale che risiede nella ghianda. Secondo il pensiero di Hillman, la ghianda rappresenta una parte importante dell’anima che ci ispira a seguire le nostre passioni e desideri più profondi, anche se questo può significare ignorare le motivazioni più razionali, le aspettative sociali o familiari.
La ghianda ci invita a vivere la vita in modo autentico e a seguire il nostro cuore, anziché limitarci ad obbedire alle convenzioni sociali o a perseguire uno scopo preconcetto. E tu stai ascoltando il tuo daimon creativo. Grazie per aver ascoltato un altro podcast di Dharma e Psicologia. Che tutti gli esseri dell’universo possano essere felici.
