La rabbia è un’emozione complessa che tutti noi sperimentiamo, ma spesso non sappiamo come affrontarla. In questo contesto, è fondamentale riconoscere le diverse modalità con cui ciascuno di noi gestisce questo sentimento, che può variare da una rapida calma a una persistente frustrazione. La difficoltà di lasciar andare la rabbia può avere ripercussioni non solo sul nostro stato d’animo, ma anche sulla nostra salute fisica e mentale.
Affrontare la rabbia richiede consapevolezza e tecniche adeguate. È un viaggio che può portare a una maggiore comprensione di noi stessi e delle nostre reazioni. Riconoscere le cause della rabbia e imparare a gestirla è un passo importante verso il benessere personale e relazionale.
- La gestione della rabbia e le sue diverse manifestazioni.
- Le conseguenze psicosomatiche della rabbia trattenuta.
- Le tecniche per affrontare e neutralizzare la rabbia.
- Il ruolo della rabbia nelle relazioni interpersonali.
- La consapevolezza e l’accettazione delle emozioni come antidoto alla rabbia.
Trascrizione
Bentornati ad un nuovo podcast di Dharma e Psicologia. Oggi parleremo di rabbia e di come affrontarla. Durante la nostra quotidianità sarà capitato a tutti di arrabbiarci per qualcosa o per qualcuno, e ognuno di noi gestirà quel fuoco rabbioso in modo differente, in base alle caratteristiche personali, emotive e mentali che abbiamo in quel determinato momento o periodo.
C’è chi riesce a calmarsi facilmente e a ritornare tranquillo, continuando così la propria attività, e chi non riesce a domare quel sentimento rabbioso che sale e scende, ma non va via. È come se questo pensiero della rabbia, questo fuoco, si aggrappasse ai pensieri. Portare la rabbia dentro il nostro cuore e dentro la testa a lungo può coinvolgere anche il nostro corpo, in continue somatizzazioni, perché diventa come una valvola di scarico che però non è sana. Questi famosi disturbi psicosomatici di cui sentiamo parlare da tantissime persone. E quindi ritroviamo queste somatizzazioni nei dolori più comuni, come ulcere, gastriti, continue emicranie, dolori muscolari, colon irritabile, e così via.
Ma cosa succede? Perché è così facile rimanere prigionieri della rabbia? E come si fa a lasciarla andare? Molte persone che incontro in terapia manifestano la difficoltà di accettare di provare rabbia dentro di sé, perché è come se portasse senso di colpa e vergogna. L’idea della rabbia, vista come un’onda altissima che debassa tutto e lascia senza forza, fa paura e richiede tempo e esercizio per poter elaborare questa energia devastante. Ci si vergogna in alcuni casi, mentre in altri la si utilizza per difendersi, diventando schiavi di questa emozione. È lei che comanda ad un certo punto.
Avere paura di questo demone interiore è naturale. Non nego che richiede tempo, consapevolezza e tecniche giuste per imparare a gestire la rabbia, ma fortunatamente si può risolvere nella maggior parte dei casi, se non ci sono problemi seri con la gestione della rabbia e il controllo degli impulsi. Di solito ci arrabbiamo quando qualcosa sembra ingiusto. Ci sono tuttavia una moltitudine di problemi legati a questa immediata reazione di rabbia, e probabilmente la reazione di rabbia quasi mai risolve il problema che l’ha provocato.
Tale rabbia reattiva, cioè quella che fa reagire di fronte a una grossa ingiustizia, potrebbe poi provocare pentimento successivamente per chi l’ha provata. Dire cose che feriscono, cedere a impulsi o azioni non corrette, può provocare pentimenti. È importante trovare un’alternativa per abbandonare l’idea che reagire rabbiosamente sia una buona soluzione. Bisogna imparare a neutralizzare la rabbia in pochi secondi, oppure quando si è veramente arrabbiati, in pochi minuti.
Superare una resistenza inconscia che essere arrabbiati rende forti e invincibili è fondamentale, poiché ci sono molti vantaggi mediati che la rabbia può illusoriamente offrire come soluzione. Perché tante volte essere arrabbiati sembra farci stare bene? E perché vogliamo continuare a tenerla? Può offrire l’immediata ricompensa di sentirsi moralmente superiori a chiunque o qualunque altra cosa, giustificando così la reazione. Oppure può aiutarci a difenderci da un’angoscia sottostante o da un senso generale di vulnerabilità, perché l’adrenalina della rabbia, anche se superficialmente, può illusoriamente farci sentire più forti.
La rabbia può proteggere dall’esperienza di una depressione sottostante o da un profondo senso di solitudine o alienazione, poiché ci permette di rimanere uniti agli altri, creando una pseudo relazione. Può anche aiutarci a ripristinare una parvenza di controllo quando ci sentiamo fuori controllo. Tuttavia, trattenere la rabbia nel nostro cuore e nei nostri pensieri diventa nocivo, non solo per il nostro umore e per i rapporti con i nostri cari, ma anche perché porta a malattie psicosomatiche, causando dolori di varia natura fisici e mentali.
Adesso vediamo alcuni esercizi che possono aiutarti a gestire la rabbia. Primo esercizio: se ci sentiamo attaccati ingiustamente o qualcuno si rivolge a noi in modo aggressivo, prendiamoci dieci secondi di tempo prima di esplodere. Inspiriamo ed espiriamo dal naso. Pensiamo che quella reazione o ingiustizia ricevuta non ci appartiene, ma è solo la reazione dell’altro nei nostri confronti. Dopo dieci secondi di respirazione, proviamo a parlare con obiettività, cercando di spiegare il nostro punto di vista.
Secondo esercizio: se in una situazione non c’è facilità di comunicazione, forse è meglio andare a fare una passeggiata per calmare l’agitazione, soprattutto quando sentiamo il sangue ribollire e il cuore battere all’impazzata. Stare all’aria aperta ci permette di ossigenare meglio il nostro corpo e schiarire la confusione, in modo da poter affrontare una sana comunicazione successivamente.
Altro esercizio: bere un bicchiere di acqua fresca. Può sembrare semplice, ma vi assicuro che funziona. Quando la rabbia sale, vedetela come la metafora del vulcano, di questo calore forte, di questa lava che sta per uscire. Bere un bicchiere di acqua fresca può far sentire come se il vulcano interiore si spegnesse.
Se siamo arrabbiati col nostro partner e non riusciamo a fermare le parole, proviamo a schioccare le dita, come a richiamare all’ordine e fermare l’ondata di rabbia che toglie lucidità. Lo schiocco ci riporta al momento presente, e così poi respiriamo e seguiamo i punti precedentemente consigliati.
Un ultimo esercizio: andare a fare una corsa, disegnare, ascoltare musica, lavorare la creta, cantare, meditare, cucinare. Queste attività creative e fisiche riducono l’adrenalina e riportano la giusta respirazione e concentrazione.
Il buddismo, ad esempio, dice che la rabbia è sempre negativa. Lo studioso buddista Shantideva descrive la rabbia come la più estrema forza negativa, capace di distruggere il buono che abbiamo lavorato così duramente per creare. Nasciamo, cresciamo, moriamo. Durante questo processo evolutivo ci saranno bei momenti e momenti più difficili. Questo ciclo senza fine è ciò che il buddismo chiama samsara.
Durante la crescita, comprendiamo sempre più chiaramente che la vita non è sempre bella e facile. Ora che siamo adulti, scopriamo di essere arrabbiati spesso per mille motivi. Ma arrabbiarci per motivi non seri, o per altri molto seri, non cambierà nulla, anzi, peggiorerà la situazione. Più siamo arrabbiati, peggio va. Gli eventi non vanno come la nostra mente desidera e come il nostro ego richiede.
Se prendiamo un momento per analizzare le nostre menti quando siamo arrabbiati, noteremo un forte senso di me, o io. Quando siamo arrabbiati, abbiamo la possibilità di analizzare questo io che appare concretamente. Ma se andiamo ad analizzare questo io, in realtà non esiste. Non sto dicendo che non esistiamo, ma in termini buddhisti, quando cerchiamo di trovare questo io, dov’è? È nella nostra mente e nel nostro corpo, ma non c’è un modo chiaro di poter dire dove sia. Questo è un po’ il concetto di vacuità buddista, che è complicato, ma in poche parole è questo.
L’antidoto più forte non solo per la collera, ma per tutti i nostri problemi e difficoltà, è essere consapevoli, accettare l’emozione che arriva e lasciarla andare, senza aggrapparci ad essa. Spero che questo podcast vi sia piaciuto, che tutti gli esseri dell’universo possano essere felici.
