Il critico interno è una presenza comune nella vita di molti di noi, una vocina che giudica e mette in discussione ogni nostra scelta. Spesso, questa voce diventa così prepotente da influenzare non solo la nostra autostima, ma anche le relazioni con gli altri. È un tema che merita di essere esplorato, poiché la consapevolezza di questa dinamica può portare a un cambiamento significativo nella nostra vita.
Affrontare il critico interno richiede un lavoro di introspezione e accettazione. Riconoscere le parole e le emozioni che questa voce suscita è il primo passo per liberarsi dal suo potere. Solo così possiamo iniziare a coltivare un dialogo interiore più gentile e costruttivo, che ci permetta di esprimere la nostra vera essenza senza paura di giudizi.
- La natura del critico interno e il suo impatto sulla vita quotidiana.
- Strategie per riconoscere e affrontare il critico interno.
- Il ruolo delle esperienze infantili nella formazione del critico interno.
- La trasformazione del critico interno in un genitore protettivo.
- Il legame tra mente e corpo nella gestione delle emozioni.
Trascrizione
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Bentornati ad un nuovo podcast di Dharma e Psicologia. Quando volete cambiare qualcosa nella vostra vita, o quando sentite che è il momento di scegliere, quanto tempo passate a giudicare le scelte che vorreste fare? Oppure, riuscite ad agire senza nessun giudizio? Ecco, questa è la domanda con cui iniziamo il nostro podcast e, come sempre, parleremo appunto del critico interno.
La vocina che sentite nella vostra testa, che giudica ogni potenziale azione, che parole usa? Sono parole forti? Dure? Critiche? Giudicanti? O stimolanti? Supportive? Gentili? Oggi voglio soffermarmi appunto sul critico interno, che alleggia dentro le nostre teste e, in alcuni casi, purtroppo, prende anche un grande spazio, quasi da diventare prepotente e leader. In una parola sola, o in un’unica parola, un leader prepotente.
Spesso questo critico interno non solo mina la nostra autostima, ma proietta questi pensieri ipercritici anche sugli altri, generando cattive intenzioni o comportamenti da parte degli altri nei nostri confronti. Molti miei pazienti mi ripetono queste frasi: “È colpa degli altri se mi sento timido? I colleghi mi guardano in modo diverso dagli altri? Ogni volta che parlo agli altri vedo che si allontanano, perché forse dico cose stupide.” E vi assicuro che la lista potrebbe essere molto lunga a riguardo.
Qual è lo sforzo che dobbiamo fare noi? Perché questa vocina c’è e penso che la sentiamo un po’ tutti. Il nostro sforzo è quello di identificare questa voce interna e toglierle lo scettro del potere delle nostre credenze. Ad esempio, Jung, nella sua teoria dell’ombra, suggerisce di non fuggire da questa nostra parte buia, ma di affrontarla, di guardarla dritto negli occhi, in modo da riprendere le proprie energie e la propria libertà nella nostra vita.
Come possiamo fare? Un buon modo per uscire dai discorsi ripetitivi nella nostra mente è, o potrebbe essere, quello di scrivere ciò che questa voce interna continua a ripeterci. Perché? Perché scrivendo mettete fuori tutti quei discorsi, tutti quei pensieri, quelle frasi che vi vogliono convincere di non valere niente.
Un’altra cosa che potete fare è di immaginare a chi appartiene questa voce. Com’è fatto questo critico interno? Quali sembianze ha? Che colori ha? È importante di scriverlo dettagliatamente. Quindi, sedetevi, prendete carta e penna e chiedete a questa vocina di presentarsi davanti agli occhi dell’immaginazione. E di smetterla di nascondersi nei vostri pensieri, ma di presentarsi per poterla guardare e vedere chi è.
Una volta che siamo arrivati a conoscerlo, questo critico interno, è quando ci troveremo a parlare con qualcuno e sentiremo la vocina che dirà: “Vedi com’è bravo lui, lui sì che ha un lavoro di tutto rispetto mentre tu sei un fallito”, oppure “Vedi quella donna com’è molto più bella di te, vedi la femminilità che ha”, oppure “È inutile che inizi quel progetto, non ce la farai mai, sei un fallito.” Quindi ogni volta che sentiremo queste voci, questa voce, sappiamo richiamare il nostro maestro interno per modificare questo pensiero distruttivo.
Perché abbiamo conosciuto il critico interno, l’abbiamo guardato in faccia, abbiamo capito chi è, abbiamo capito anche che gioco sta facendo e quindi deve smetterci di fare paura. E per smetterci di fare paura noi dobbiamo stimolare, alimentare, supportare il nostro maestro interno, perché il maestro interno, che è la saggezza della nostra consapevolezza, della nostra coscienza, riuscirà a rinforzarci e a donarci pace e a donarci la creatività che ci serve per i nostri progetti.
Quindi, il critico interno non solo ci allontana da noi stessi, chiudendo la connessione con la nostra energia interna, ma ci allontana anche dagli altri. Perché ci fa allontanare anche dagli altri? Rifletteteci un po’. Perché questo critico, con le sue parole, con i suoi giudizi, con la sua aggressività, col suo proiettare tutto anche sugli altri, ci fa entrare in un atteggiamento di difesa per fortificare il nostro status quo, quindi, che è minato poi di fronte all’altro, ci irrigidiamo, possiamo diventare aggressivi, possiamo diventare manipolativi, tutto per proteggerci. Possiamo magari diventare troppo introversi o troppo timidi e non ci fa bene, ci disconnette dagli altri. Nel momento in cui siamo disconnessi da noi stessi, ovviamente questo si riplica anche sul mondo esterno.
In psicologia si parla, ad esempio, di bias, di avversioni a rischio. Questo fu studiato da Tversky e Kaiman già nel 1973 ed è il processo di pensiero che collega il rischio alla possibilità di perdita, producendo così una realtà distorta, perché la possibilità di vincere viene completamente cancellata. È come se non esistesse più, è come se si partisse dal presupposto: “Io perderò, andrà male, non ce la farò.”
Cosa succede dal punto di vista neurologico? Perché noi siamo corpo e siamo mente, quindi nella nostra mente, nella nostra energia psichica succede un tipo di movimento e allo stesso tempo anche nel corpo, perché l’una influenza l’altra. Quindi nel nostro corpo l’amigdala, che segnala il rischio di perdita d’insieme, quindi l’amigdala è lì come un allarme, segnala il rischio, si accende la lampadina rossa e insieme all’insula, che è deputata al disgusto, ci allontanano dalle scelte, dai comportamenti considerati a rischio.
Quindi, questo dal punto di vista neurologico, dal punto di vista psicologico, quando si forma questo critico interno, si forma verso la prima infanzia e si forma insieme ai sé primari, i quali nascono anche loro durante l’infanzia e nascono allo scopo di proteggere il bambino e salvaguardarne la sopravvivenza nell’ambiente in cui deve crescere.
L’origine del critico interno risale al nostro passato, alla nostra relazione con i nostri genitori, alla scuola che abbiamo frequentato, alla chiesa se abbiamo frequentato dei gruppi parrocchiali. Quindi, risale a quel periodo in cui abbiamo iniziato a tessere e a connetterci agli altri, a creare relazioni rispetto all’altro. I genitori durante questo periodo ci insegnano a vivere, ci insegnano a rapportarci al mondo secondo la loro morale e ovviamente secondo il loro punto di vista.
C’è un punto di vista sociale, ma sappiamo che ce n’è anche uno di vista personale, familiare, culturale che ci portiamo dietro. Quindi può capitare che il proprio figlio si muova in modo diverso, forse è un po’ troppo alternativo rispetto all’ideologia genitoriale e in questo caso può succedere che il genitore rinforzi certe frasi per rieducare il figlio, facendo così nel suo meglio per, tra virgolette, aggiustare quello che, secondo lui, c’è di sbagliato nel bambino.
Purtroppo, lo ritrovo in tanti racconti dei pazienti che vengono da me, in tantissimi. Aggiungo che non è necessario colpevolizzare nessuno perché ognuno fa quello che riesce ed è anche in un percorso di vita. Quindi abbiamo un percorso assegnato, il quale si può modificare in base al nostro grado di consapevolezza. Ecco perché non esiste “è colpa di”. Sono percorsi.
Quindi, questo discorso non lo faccio appunto perché voglio dire che è colpa dei nostri genitori, anzi, tutt’altro. Io sono una fautrice della liberazione del senso di colpa dei nostri genitori, perché mi ritrovo tantissime persone che attribuiscono le loro difficoltà all’educazione dei genitori e quindi questa rabbia, questa colpa del genitore non finisce mai, ma prolunga poi un senso di vittimismo che non fa bene a nessuno.
Quindi perché la colpa non esiste nel mondo energetico spirituale, ma è solo una esplorazione evolutiva che può aiutarci a riconoscere queste voci negative come qualcosa che non appartengono a noi, ma che forse sono state appunto richieste e partite dai nostri genitori o sono partite dai nostri insegnanti o da altri gruppi che frequentavamo da bambini. Riusciamo così a non farci intrappolare, ma ad utilizzarle per questo nostro processo evolutivo.
Vi assicuro che i processi evolutivi e trasformativi avvengono in questo modo, cioè ciò che nel nostro passato ci ha creato traumi, blocchi, in realtà non è perché siamo sfortunati, siamo vittime, è colpa lì, ma anche perché fanno parte del nostro passaggio evolutivo. Sono dei passaggi esperienziali e sono fondamentali per la nostra crescita.
Se non avessimo avuto tutte le cose, tutte le esperienze vissute, sia le cosiddette negative che le cosiddette positive, non avremmo avuto esperienza di tante cose e non avremmo trasformato la nostra consapevolezza.
Quindi, che cosa ci arriva purtroppo? Ci arriva che ci dobbiamo proteggere dalla vergogna di essere meno del mio amico di infanzia che è riuscito a laurearsi mentre io sto facendo un altro lavoro per me troppo umile, tipico, insomma, un esempio così giusto per far capire come questo senso di competizione che genera vergogna poi può essere sempre lì in attesa di dire la sua e quindi questo confronto con gli altri diventa così un’energia interna che ci critica prima che magari lo facciano anche gli amici o degli estranei o i nostri stessi genitori. Quindi diventa poi tutto questo movimento una cosa così nostra.
Ecco perché il critico interno, o interiore, perché poi diventa veramente una voce nostra. E quindi per capire perché avviene, possiamo domandarci: ma perché? Perché questo critico interno fa questo? Che cosa vuole? Il compito del critico interno è, per assurdo, anche se magari non sembra, però è quello di risparmiarci dal dolore. Ci vuole proteggere prima di essere visti come inadeguati e quindi prima di subire questo senso di vergogna che lo proietta, questo senso di vergogna, di colpa, di inadeguatezza sugli altri.
Quindi spesso ecco perché viene fuori l’accusa e la critica quando osserviamo gli altri: “Non ci piace come ha vestito lui, non ci piace come parla lei, il comportamento di quello non va bene, ma guarda cosa dice, ma guarda cosa fa.” È appunto questo movimento del critico interno che ci vuole difendere e quindi proietta tutto sugli altri.
Il critico interno non ha né confini né limiti, quindi può spingersi veramente tanto in là nei giudizi, può spingersi così tanto da bloccare la creatività, da bloccare le iniziative, le scelte, i cambiamenti. Quindi il critico interno può arrivare a bloccare i nostri progetti di vita. Dobbiamo assolutamente riconoscerlo per fermarlo.
Quindi quando avrete pensieri del tipo: “Non puoi piacere a nessuno, sei insignificante, sei grasso, sei pigro, sei troppo basso o alto, stai invecchiando, guarda le rughe, sei vestito in modo sbagliato, sei ridicolo, sei noioso, non hai talento, non avresti dovuto dire questo, avresti dovuto dire subito quello che pensi, dovresti rifarti il seno, il naso, i glutei, pensano che tu sia intelligente, ma vedrai quando si accorgeranno della verità, oppure sei un fallimento.” Ne ho detti alcuni giusto per farvi sentire questo richiamo della vocina interna quando si attiva.
Quindi, quando riusciremo a trasformare il critico interno, diventerà finalmente un genitore protettivo, un supervisore che ci aiuterà ad essere obiettivi, invece di essere carnefici di noi stessi. Possiamo trasformarlo e possiamo vivere la nostra energia psichica creativa con libertà, con accettazione, invece di essere trasformati dall’ansia, dalla colpa e dalla vergogna. Perché noi siamo belli come siamo, la vostra natura è perfetta così com’è e non c’è nulla di cui vergognarsi, ma veramente tanto di cui essere fieri. Spero che questo podcast vi sia piaciuto. Che tutti gli esseri dell’universo possano essere felici.
