La vita quotidiana è una fonte inesauribile di ispirazione, e spesso ci offre spunti per riflettere su noi stessi e sul nostro benessere. In questo contesto, l’inverno emerge come una stagione di cambiamento, invitandoci a rallentare e a riconnetterci con le nostre risorse interiori. È un momento in cui la natura ci insegna a trovare la calma e la quiete, elementi essenziali per la nostra crescita personale.
Ma perché, nonostante la saggezza che la vita ci offre, spesso ci sentiamo insoddisfatti o in cerca di risposte esterne? La nostra relazione con il freddo e con l’inverno può rivelare molto su come affrontiamo le sfide e le trasformazioni. È fondamentale esplorare queste dinamiche per comprendere meglio il nostro rapporto con il corpo e la mente, e per scoprire come possiamo abbracciare ogni stagione della vita con consapevolezza.
- Il rapporto con l’inverno e il freddo come riflesso delle nostre convinzioni familiari.
- La stagione invernale come opportunità di introspezione e rigenerazione.
- Il dialogo tra corpo e mente e l’importanza di ascoltare i segnali del corpo.
- La percezione della malattia e il potere autoguarente del corpo.
- Il ruolo della natura e dell’alimentazione nel supportare il benessere psicofisico.
Trascrizione
Bentornati a un nuovo episodio di Dharma e Psicologia. L’argomento di oggi, come sempre, è ispirato dalla mia vita quotidiana, fatta di lavoro, di vita sociale e incontri con le persone. La vita stessa è una grande musa ispiratrice e questo io lo ricordo costantemente a me stessa così come alle persone che seguono un percorso terapeutico con me. Io credo fermamente che abbiamo già tutto ciò di cui abbiamo bisogno per trovare dei suggerimenti, per trovare supporto, aiuto nei momenti difficili. La natura, la vita, l’energia cosmica che ci tiene su questo pianeta, tutto ciò rappresentano dei maestri, dei guaritori preziosi per il nostro corpo e per la nostra mente.
Ma allora, perché spesso ci sembrano insufficienti? Perché andiamo alla ricerca ossessiva della risposta perfetta al nostro malessere? Perché non ci crediamo, perché non abbiamo fiducia in questi maestri? Siamo arrivati nella stagione fredda, quindi l’inverno è ormai iniziato, e con esso arrivano anche inevitabili cambiamenti per il nostro corpo, per la nostra mente e quindi anche per la nostra energia. Il sole diminuisce, le temperature si abbassano e può capitare di sentirci meno spinti a trascorrere del tempo fuori, preferendo quindi rifugiarci in casa.
Questa stagione che ci invita a rallentare può essere una grande maestra, perché ci spinge a riflettere su come possiamo accordarci ai ritmi della vita invece di resistervi. E se le risposte che cerchiamo fossero già presenti? Ci avete mai pensato? E se queste risposte fossero nascoste nella quiete che l’inverno ci offre? Ecco, oggi esploreremo tutto questo. Quindi vedremo come accogliere l’inverno come un’opportunità per riconnetterci a noi stessi e alle risorse che spesso dimentichiamo di avere.
Parto con una domanda: che rapporto avete con l’inverno e con il freddo? Entrare in una nuova fase della natura significa adattarsi, e questo lo sappiamo perché il nostro corpo, ad ogni cambio di stagione, ha bisogno della sua fase di adattamento. Abbiamo anche bisogno di assorbire, di elaborare lentamente tutte le trasformazioni che avvengono in questo adattamento. È un passaggio che coinvolge il corpo, la mente e le nostre emozioni, e sappiamo bene che ognuno di noi vive tutto ciò in un modo unico, quindi non esiste una modalità unica per tutti.
Alcuni possono sentire un senso di malinconia, una maggiore propensione all’isolamento, o magari altri apprezzano proprio il silenzio di questa fase, di questo periodo, la calma che questa stagione porta con sé. Ma quanto del nostro modo di vivere l’inverno dipende da noi, e quanto da ciò che ci è stato trasmesso dalla nostra famiglia di origine? Nelle famiglie solitamente si ripetono frasi come «Io odio l’estate, è troppo calda, non riesco a fare niente, è solo sudore» oppure «arriva l’inverno, è con lui febbre, raffreddori, malanni, dobbiamo prepararci, sarà pesante». Questi sono solo alcuni esempi di pensieri che a volte vengono ripetuti anno dopo anno e possono diventare delle convinzioni profonde che influenzano il nostro rapporto con queste stagioni.
Nella vostra famiglia ci sono stati cliché o convinzioni legate a una stagione? Se sì, come hanno influito sul vostro modo di viverla, oggi, nella vostra vita da adulti? Siamo spesso convinti che il freddo porti malattie, che l’inverno equivalga a virus e raffreddori, che dobbiamo prepararci a sopravvivere a questa stagione. Ma da dove nascono queste credenze? Perché pensiamo che il freddo sia il nemico della nostra salute? Chi o cosa ci ha portato a credere che il freddo sia sinonimo di malattia? Riflettere su queste domande può aiutarci a capire non solo il nostro rapporto con l’inverno, ma anche come liberarci da convinzioni che ci limitano, e quindi poter abbracciare questa stagione per ciò che realmente è, ovvero un periodo di rallentamento, di introspezione, di rigenerazione.
E voi come vivete questa fase dell’anno? La stagione invernale porta con sé un profondo cambiamento per la nostra mente e il nostro corpo, perché influenza il nostro equilibrio psicofisico e ci invita a un adattamento ai nuovi ritmi della natura. Proviamo a vedere in pratica cosa avviene nel nostro corpo. Le temperature più basse e le giornate più brevi attivano nel nostro corpo delle risposte naturali. Ad esempio, il metabolismo può rallentare leggermente e il nostro sistema immunitario viene stimolato per affrontare l’aumento dei patogeni stagionali. Inoltre, la riduzione dell’esposizione alla luce influenza la produzione di melatonina, l’ormone del sonno, e della serotonina, l’ormone del buon umore, e quindi questo potrebbe portarci a sentirci sia più stanchi che meno energici.
Il freddo stimola il bisogno di cibi più nutrienti, più calorici, spesso ricchi di carboidrati, perché ci aiutano a mantenere il corpo al caldo e a sentirci confortati. Questo accade nel nostro corpo. Nella nostra mente, invece, cosa accade? L’inverno è spesso associato a un tempo di introspezione. Le giornate più corte e il tempo passato in casa ci portano inevitabilmente a guardare dentro di noi, ad ascoltare i nostri pensieri e le nostre emozioni. Ecco perché diventa più difficile, apparentemente, perché quello che c’è dentro rimbomba di più, si sente di più, ci sono meno distrazioni esterne.
Psicologicamente possiamo sentirci più inclini a rallentare, a limitare le attività sociali, e questo potrebbe portarci a una forma di isolamento, tristezza, ritiro. Questo ritiro, però, non è necessariamente negativo; può essere trasformato in un’opportunità per ricaricarsi e per riconnettersi con noi stessi. In alcune persone, l’inverno può amplificare sentimenti di tristezza, di apatia, e c’è appunto una condizione chiamata con l’acronimo SAD, ovvero Seasonal Affective Disorder, legata principalmente alla riduzione della luce solare. L’inverno, più di ogni altra stagione, ci invita ad accogliere questo cambiamento.
Cosa può avvenire? Può permetterci di rispettare questi ritmi lenti, di prendersi cura di noi stessi. Queste minori distrazioni esterne significano anche più spazio per ascoltare i nostri bisogni. E proprio come la natura si ritira per rigenerarsi, anche noi possiamo usare questo tempo per ricaricare la nostra energia e per prepararci a una nuova fase.
Durante l’inverno, anche il nostro modo di nutrirci subisce una trasformazione. Il corpo e la mente hanno bisogno di adattarsi alla stagione, e quindi seguire questi ritmi della natura. Se ad esempio segui un’alimentazione specifica come crudismo totale o fruttarianesimo, potresti avvertire un naturale desiderio di cambiamento. Magari il tuo corpo ti chiede una verdura semicotta, una zuppa leggera, o qualcosa di più caldo, di più nutriente. Lo dico perché lo sento ripetere spesso dalle persone che seguo, che magari hanno un’alimentazione diversa da quella a cui siamo abituati tutti, e tendenzialmente queste persone poi vivono con senso di colpa questo richiamo del corpo.
Io ricordo sempre che questo richiamo non significa abbandonare le tue scelte alimentari, ma significa principalmente ascoltare ciò che il tuo corpo ti comunica. Ogni corpo ha i suoi tempi; chi segue da anni un’alimentazione crudista o fruttariana potrebbe non sentire il bisogno di nessuna modifica, perché ha raggiunto un adattamento profondo. Ma per chi è ancora in un percorso di transizione, può accadere che il cambiamento stagionale porti nuove esigenze. Quindi non sentitevi in colpa, anzi, accogliete ciò che il vostro corpo vi comunica, crescete con lui, amate con lui il cibo che poi ingerite.
Io consiglio di non forzarti, ma di ascoltare il tuo corpo. Solitamente la nostra mente vuole avere il controllo, convincendoci che una certa scelta sia la più giusta, la più saggia rispetto ad un’altra. Tuttavia, ricordo che il corpo è un maestro potente; ci parla attraverso le sensazioni, i desideri, i bisogni specifici. Quando c’è disaccordo tra mente e corpo, la risposta più equilibrata per noi arriva spesso dal corpo. Quindi cosa possiamo fare? Se un giorno senti il bisogno di un alimento diverso, prova a seguirlo. Non significa tradire le tue abitudini, ma rispettare ciò che il tuo corpo richiede in quel momento.
Perché il corpo vive nel qui e ora. Mentre la mente spesso si muove tra passato e futuro, il corpo è qui, il corpo ti chiede quello che vuole in questo momento. Usa il respiro, usa una pratica di consapevolezza per riportare l’attenzione al presente e capire cosa davvero senti in quel momento, in questo momento, o nel momento in cui fai l’esercizio di consapevolezza. Ogni stagione, ogni fase della vita ci insegnano qualcosa. Osserva come il tuo corpo risponde ai cambiamenti climatici, energetici e alimentari, perché diventa una grandissima opportunità per conoscerti meglio. E ricorda che il corpo e la mente lavorano insieme; nessuno dei due deve prevaricare l’altro.
Quindi prova a trovare un dialogo armonioso tra ciò che desideri e ciò di cui hai bisogno. A tal proposito, ti invito a fermarti un momento e a riflettere su queste domande: ti fidi del tuo corpo? Quando pensi al corpo che hai, come ti senti? Lo percepisci come un alleato, un maestro, o a volte come un limite? Pensi che il tuo corpo sia capace di affrontare e superare malanni e dolori da solo? Oppure credi che sia necessario un aiuto esterno, come medicinali o integratori, per rimetterti in equilibrio? Quando ti ammali, magari anche con una semplice influenza, quali pensieri emergono? Ti senti sopraffatto dall’idea di dover combattere la malattia, o riesci a lasciarti andare, magari affidandoti al naturale processo di guarigione? Credi nel potere autoguarente del tuo corpo? Questo potere innato è una delle qualità più straordinarie del nostro organismo, ma sfortunatamente spesso viene ignorato, sottovalutato.
Queste domande non hanno risposte giuste o sbagliate; sono semplicemente un invito ad ascoltarti più a fondo, a comprendere meglio il rapporto che hai con il tuo corpo, e forse a scoprire un nuovo modo di relazionarti con esso. Tu come vivi il dialogo con il tuo corpo? Noi viviamo in una società basata sulla velocità, sulla tecnologia, su soluzioni rapide, dove scienza e medicina ci offrono strumenti preziosissimi, ma spesso ci inviano anche messaggi che possono allontanarci dal naturale potere autoguarente del nostro corpo.
Sin da piccoli impariamo a temere le malattie. All’asilo ci insegnano che batteri e virus sono nemici da combattere, e quindi si inizia a fare il disegnino del batterio, di come quando entra nel corpo può provocare danni, farci molto male. Questa narrativa, però, ci spinge a ignorare il fatto che il nostro corpo possiede una straordinaria capacità di guarire, se solo gli concediamo il tempo e il sostegno adeguato. Quindi, se provassimo a vedere la malattia non come una punizione, una sfiga, una tortura, ma come una benedizione? Adesso posso capire se qualcuno storce un po’ il naso, ma cercate di capire quello che sto dicendo. Io non sto dicendo che soffrire fa bene, stare male fa bene; sto dicendo che il nostro corpo, attraverso i sintomi, ci comunica che sta attivando un processo di disintossicazione. La malattia è la ricerca di un nuovo equilibrio, è un invito a rallentare, ad ascoltarci, a nutrirci meglio, sia fisicamente che mentalmente.
Vi ricordate quando eravate piccoli e arrivava la febbre alta? Era il momento per stare accoccolati in casa, magari sul divano, con tanti cuscini, con tanti peluche, a farci coccolare con tisane calde, frutta fresca. Era quel momento di cura, di coccola, e da una parte era anche bello. Ma adesso ce lo concediamo quel momento? Che cosa accade? La paura spesso si insinua, e con essa si insinua anche il dubbio. Il dubbio ci dice: no, non posso farcela da solo, qualcosa di nemico è entrato dentro di me, devo combatterlo, devo prendere qualcosa, mi devo liberare. Questi pensieri generano uno stato di tensione, che può ostacolare il naturale processo di guarigione, perché la paura allontana l’equilibrio, creando più disagio e più dubbi.
L’uomo fin dalle origini è stato un grande amico della natura, e perché la natura ci offre tutto ciò di cui abbiamo bisogno per sostenerci: i suoi frutti, le sue piante, il calore del sole, la freschezza del vento. Allo stesso modo, il nostro corpo è parte di questa natura, quindi con il giusto tempo, il giusto nutrimento, i giusti pensieri, noi possiamo attivare processi curativi straordinari. Allora, ti fidi del tuo corpo? Al primo sintomo senti l’impulso di correre a prendere una medicina? Oppure riesci a concedere al tuo corpo il tempo e lo spazio per fare il suo lavoro? Questa non è assolutamente né una critica né un giudizio verso medicine o verso coloro che le prendono; è semplicemente un invito a fermarti un attimo e a chiederti: se non mi fido del mio corpo, perché? Cosa potrei fare per riscoprire la forza innata che è dentro di me? Forse iniziando a piccoli gesti, come un’alimentazione più naturale, un pensiero meno giudicante verso se stessi, potresti ritrovare quel dialogo autentico con il tuo corpo.
La natura è con noi, e il nostro corpo ne è il riflesso. E tu cosa scegli di ascoltare? Il mio pensiero, per chi mi conosce, sa che non si allontana assolutamente dalla scienza, dalla medicina; voglio dare il giusto valore a tutto ciò che essa ci offre. Ci sono situazioni in cui dei farmaci specifici sono indispensabili, salvano la vita, e questo merita grande rispetto. Tuttavia, quello di cui parlo è l’abuso, la facilità con cui spesso pensiamo che, appena qualcosa nel nostro corpo non va, dobbiamo eliminarla immediatamente, cancellare il dolore, senza sapere in realtà che quel dolore ci sta dicendo che qualcosa sta accadendo.
Un esempio tipico di questo atteggiamento è quando affrontiamo sintomi comuni, come la febbre alta, la tosse, il raffreddore. Subito scatta il panico, soprattutto nei genitori dei piccolini, e ci sono stata dentro anche io, quindi capisco. La nostra reazione immediata qual è? È quella di bloccare il sintomo, toglierlo, eliminarlo. Vogliamo fermare la tosse, vogliamo abbassare la febbre, vogliamo eliminare ogni segno di malessere, anche se spesso si tratta di sintomi che il nostro corpo manifesta proprio perché c’è un processo di auto-guarigione in corso.
Abbiamo paura di stare male, di perdere il controllo, di non riuscire a gestire la situazione da soli, e questo ci porta a cercare aiuto subito, anche per le malattie più lievi. Ma oggi vorrei invitarvi a riflettere sulla fiducia che possiamo avere nel potere del nostro corpo, nel potere della nostra mente. Non voglio dirvi di ignorare i sintomi o di non rispettare la medicina, ma semplicemente di darvi il permesso di ascoltarvi. Se il corpo manifesta un malessere, provate a non reagire immediatamente con l’idea di doverlo bloccare o eliminare. Aspettate un po’, cercate di vedere quel sintomo come un segno che il corpo si sta liberando, purificando, alleggerendo. È un processo di guarigione naturale che merita di essere rispettato.
Magari lo stesso sintomo vi sta anche dicendo: ehi, guarda in che momento della vita ti trovi, guarda che c’è qualcosa nella tua vita che hai bisogno di cambiare, o stai facendo qualcosa che ti sta facendo male. È un richiamo, è un allarme. Non dimenticate che questo non vale solo per voi, ma anche per i vostri bambini, soprattutto per loro, perché sono gli adulti del domani. Loro sono nella fase di apprendimento e apprendono attraverso il nostro esempio, prima che dalle nostre parole. Quindi aiutateli a non temere ciò che il corpo ci comunica quando si ammala. Insegnate loro ad ascoltarlo, a sostenere quel processo con alimenti freschi, vitali, pieni di energia. Offrite loro riposo, fisico e mentale, senza dimenticare che la forza energetica che il corpo e la mente possono attivare è fondamentale per la guarigione.
La scienza, la medicina, la tecnologia sono strumenti straordinari, ma è importante ricordare che siamo noi i primi guaritori del nostro corpo, anche quando utilizziamo le medicine più avanzate. Ogni cura, ogni trattamento ha bisogno di essere supportato dalla nostra energia, dal nostro pensiero positivo, dalla giusta alimentazione, dalla fiducia nelle nostre capacità di autoguarigione. Ne parlo con consapevolezza, perché per anni ho lavorato con persone, pazienti negli ospedali che soffrivano di malattie oncologiche. Loro di medicine ne prendevano tante, ma il pensiero aveva bisogno di essere stimolato tanto quanto il corpo. Potevano prendere tutte le medicine che il loro corpo poteva, ma se non tutto ciò non era accompagnato da un certo tipo di atteggiamento, si fa fatica, perché il corpo e la mente viaggiano insieme.
Quindi, la prossima volta che vi sentite male, provate a fare un passo indietro e chiedetevi: cosa sta cercando di dirmi il mio corpo? Come posso supportarlo nel suo processo di guarigione? Il corpo umano è una macchina perfetta, capace di autoregolarsi, autoguarirsi, se solo gli permettiamo di funzionare secondo i suoi ritmi naturali. Grazie per aver ascoltato un altro episodio di Dharma e Psicologia. Che tutti gli esseri dell’universo possano essere felici.
