Le riflessioni sulla sofferenza e sulla guarigione sono temi universali che toccano profondamente l’esperienza umana. In un viaggio che dura da oltre vent’anni, si esplora il significato di autoguarigione e il potere intrinseco di ciascuno di noi nel processo di guarigione. Ogni incontro con un’altra persona diventa un’opportunità di apprendimento e crescita, rivelando che anche nei momenti più bui, la luce della speranza può emergere.
La paura di soffrire e, paradossalmente, la paura di essere felici, ci portano a riflettere su come affrontiamo il dolore e la gioia. La guarigione non è solo un obiettivo da raggiungere, ma un percorso che richiede coraggio e consapevolezza, un viaggio che ci invita a guardare dentro di noi e a riconoscere le nostre capacità di trasformazione.
- Il significato di autoguarigione e il suo impatto sulla vita quotidiana.
- La paura di soffrire e la cherofobia: come influenzano le nostre emozioni.
- Il ruolo del terapeuta come guida nel processo di guarigione.
- La guarigione come trasformazione interiore, non solo fisica.
- Riflessioni sulla vita e la morte attraverso l’esperienza di Tiziano Terzani.
Trascrizione
Bentornati ad un nuovo podcast di Dharma e Psicologia. Oggi voglio condividere con voi le mie riflessioni ad alta voce. Sarà un po’ come parlare con degli amici mentre si sorseggia una buona pisana, che, tra l’altro, mi sta facendo compagnia proprio in questo momento.
Mi occupo per lavoro di disagio, di malattia, di sofferenza, di morte, da tanti anni. Mi sembra solo ieri di aver iniziato il mio cammino nell’ambito del supporto psicologico, invece sono più di vent’anni. Guardandomi in questa linea temporale, vedo tantissime trasformazioni che ho affrontato, come terapeuta, ma principalmente come essere umano. Devo ringraziare il confronto continuo che ho, sia con il cuore che con la mente, con gli altri esseri umani, perché ho imparato che ogni persona che incontro, ogni giorno, ha qualcosa da insegnarmi, ha qualcosa da farmi osservare, e quindi li considero un po’ come tutti i miei maestri.
La sofferenza psicologica e il dolore fisico non sono facili da gestire, non sono facili da digerire, e tante volte non sono neanche facili da accettare. Che cosa succede? Spesso possono condurci in luoghi bui, dove la rabbia, l’invidia, la frustrazione, annebbiano totalmente la nostra mente. Si dice che il dolore sia un buon maestro, ma chi di noi riesce a viverlo così? Abbiamo paura di soffrire? Ho conosciuto tante persone che avevano più paura di essere felici che di soffrire.
Adesso va tanto di moda una parola: cherofobia, la paura di essere felici. Perché è venuto fuori questo termine? Soprattutto in questo periodo è molto più forte nel cuore delle persone. È come se nel dolore, la speranza persa, la disillusione, la sofferenza, non ci creassero più aspettativa, nessun attaccamento. Quante volte lo diciamo? O quante volte l’abbiamo sentito dire? Questo discorso si ribalta quando stiamo bene, quando ci sentiamo persino felici. Cosa succede in quel momento? L’ansia di poter perdere tutto ciò e di soffrire, quindi di perdere la persona che amiamo, di perdere il lavoro dei nostri sogni, di non vivere più questo momento bellissimo, ci fa entrare nel panico e non stiamo più nel momento presente. Iniziamo a soffrire proprio quando invece dovremmo essere sereni.
Ho fatto tutto questo prologo per arrivare a condividere con voi che cos’è un percorso di guarigione, ma soprattutto che cos’è l’autoguarigione. Sono riflessioni che faccio da tanti anni, e che ho rafforzato dentro di me, con l’esperienza, lo studio, l’osservazione dei processi di guarigione dei pazienti, ma soprattutto osservando e vivendo i miei processi personali di guarigione o di amici a me cari. In ogni dolore, in ogni sofferenza, cerchiamo tutti la stessa cosa, dalla formica più piccola all’anziano più saggio: vogliamo stare bene. Nel caso degli esseri umani, vogliamo guarire, vogliamo riprendere le nostre forze quando stiamo male.
Questo processo di guarigione, che io definisco autoguarigione, è una ricerca che avviene anche quando apparentemente una malattia non ci sta toccando. Quando si guarisce, non è grazie a qualcuno esterno a noi, anche se spesso appare così. Sentiamo dire tante volte: grazie a quel medico sono salvo, grazie a quello psicologo ho iniziato a mangiare, grazie a quel fisioterapista ho iniziato a camminare. Non fraintendetemi, certo che è anche così. L’importanza del timoniere è sicura, è colui che orienta il tragitto in una relazione di apprendimento tra terapeuta e paziente. Il terapeuta ha il compito di dirigere, di orientare, e ha importanza anche nello stimolare, quindi orientare la trasformazione. È importante una guida quando le onde sono alte, quindi è ancora più importante il timoniere giusto per noi. Ma in realtà, chi fa il passo verso la guarigione è la persona, sei tu, sono io, siamo noi. La guarigione è un’autoguarigione.
Perché? Perché siamo noi che permettiamo il nostro processo curativo interno di iniziare e di continuare quel percorso che ci porta all’uscita dal problema. Su che cos’è la guarigione c’è anche tanto da dire. Guarire non vuol dire sempre non avere più un disturbo, non avere più una malattia di cui soffriamo. Spesso guarire può voler dire trasformare un pensiero, trasformare una visione che abbiamo nella vita, una situazione che non accettavamo, una situazione che ci creava tanto dolore, e quella è guarigione.
Vi faccio un esempio. Conoscete sicuramente Tiziano Terzani, il giornalista corrispondente di guerra, scrittore, che ha vissuto tutta la sua vita in Asia. Nella sua intervista in Anam, il Senzanome, che consiglio a tutti di guardare, lui spiega molto bene cosa accadde quando ebbe la diagnosi di cancro. Disse che fu un duro colpo. Iniziò a girare tutti i medici e gli ospedali possibili, voleva guarire, voleva vivere, visitò sciamani, guaritori da ogni luogo, e arrivò a prendere pillole fatte con la pipì della vacca più sacra dell’India, perché voleva guarire. Ma ad un certo punto finalmente comprese una cosa: che la guarigione che lo stava aspettando non era nel corpo, ma nell’anima. Così si avviò nel suo percorso di accompagnamento al fine vita, e preparò sé stesso e la sua famiglia a quel momento. Scelse dove morire, come, con chi lasciare il corpo. Il libro che viene fuori poi da questo processo di autoguarigione si chiama La fine e il mio inizio, che lascia in eredità attraverso un’intervista che suo figlio gli fece negli ultimi giorni della sua vita.
Dopo aver guardato la sua ultima intervista inedita, qualcosa in me si trasformò profondamente, ed è lì che iniziai questa riflessione sulla guarigione, sull’autoguarigione. Oggi posso dire ad alta voce in cosa credo: credo che siamo noi i guaritori di noi stessi. Credo che il nostro corpo e la nostra mente hanno dentro di sé tutti gli strumenti necessari per curarci e per guarirci. Credo che sia importante chiedere aiuto a qualcuno che possa aiutarci a ritrovare la strada di uscita dalla nebbia, in questo caso un terapeuta, un medico. Ma che tutto il percorso verso la guarigione è solo nostro ed è tutto dentro di noi. La forza è innata e istintiva.
L’altra cosa più profonda che ho compreso è che la guarigione può avvenire su vari livelli: fisico, spirituale, psicologico, quindi su tutti questi livelli o anche in uno solo di questi, proprio in quello che serve al nostro processo evolutivo come esseri spirituali. Perché siamo spirito in un corpo materiale. Vi esorto solo a riflettere su ciò che ho condiviso con voi, e vi chiedo di provare a credere un po’ di più nelle vostre capacità, ma soprattutto vi chiedo di trovare il coraggio di fare quel passo che state aspettando faccia qualcun altro per voi. Grazie per aver ascoltato un altro Podcast di Dharma e Psicologia, e che tutti gli esseri dell’universo possano essere felici.
