La scrittura creativa si presenta come un viaggio affascinante nel profondo dell’inconscio, un’arte che permette di esplorare e comunicare le proprie emozioni e pensieri. Non si tratta solo di mettere parole su carta, ma di scoprire e liberare la propria voce interiore, superando blocchi e paure. Attraverso la scrittura, si può accedere a una dimensione in cui la fantasia e la realtà si intrecciano, dando vita a storie e personaggi che riflettono il nostro mondo interiore.
Questo processo non è riservato a pochi eletti; chiunque può avvicinarsi alla scrittura e trovare il proprio talento. L’importante è avere il coraggio di mettersi in gioco, di scrivere liberamente e di lasciarsi guidare dal flusso creativo. La scrittura diventa così non solo un mezzo di espressione, ma anche uno strumento di cura e di connessione con se stessi e con il mondo esterno.
- Il significato e l’importanza della scrittura creativa.
- La differenza tra scrittura creativa e scrittura professionale.
- Il ruolo dell’intuizione nel processo creativo.
- La scrittura come strumento di auto-scoperta e cura personale.
- La connessione tra scrittura e natura.
Trascrizione
Bentornati ad un nuovo podcast di Dharma e Psicologia. Oggi parleremo di come scrivere una storia, come si crea. La scrittura creativa è un modo di fare arte attraverso la scrittura, un modo di viaggiare in terre inesplorate del proprio inconscio e di trovare la propria abilità comunicativa da condividere con il mondo intero.
Si differenzia dalla scrittura giornalistica e professionale, lontana dal mondo accademico, che ricerca una scrittura funzionale. Essa è pura traccia creativa, che racchiude la capacità tecnica del sapere scrivere. Il flusso di creatività diventa il motore essenziale, che si mescola a esperienze e a conoscenze anche indirette. Il creative writing, così definito in inglese, è una tecnica innovativa che identifica la nuova generazione di scrittori che spaziano fino ad attraversare i confini tra letteratura, cinema e teatro.
Si esplica attraverso un mix di ingredienti indispensabili, come la fantasia, l’originalità e la personalità di chi scrive. Il tutto deve essere amalgamato dalla realtà mediata attraverso i sensi. I corsi di scrittura creativa che troviamo nelle università o nei workshop non insegnano a scrivere, ma a trovare la chiave che fa emergere la propria creatività, aiutando a superare blocchi, paure e censure mentali, espandendo l’immaginazione e imparando a mettersi in gioco.
Immaginate che più scrivete, più si scioglie il vostro pensiero, e inizia a muoversi e ad andare in luoghi sconosciuti. Il flusso si amplia, l’energia scorre molto di più; più si scrive, più arriva la fluidità e la creatività. La scrittura creativa nasce in America, all’inizio del ventesimo secolo, nella scuola di John Dewey, incentrata sui concetti di progressivo e creativo. In Italia arriva nel 1984 a Milano, grazie a Raffaele Corvi, e nel 1988 nasce a Roma la prima scuola italiana, la scuola di scrittura creativa di Omero.
Che cosa vuol dire scrivere? Scrivere è un talento naturale, che può essere migliorato e stimolato da esercizi di scrittura. È un processo naturale che aiuta a ritrovare se stessi, il proprio sé, proiettando lo scrittore alla ricerca della sfumatura tra linguaggio e stile. Possono scrivere tutti? Sì. Tutti quelli che scrivono hanno talento e possono diventare scrittori? Non lo so, nel senso che ognuno di noi ha il proprio talento, quindi non possiamo essere tutti scrittori. C’è chi saprà scrivere, chi saprà disegnare, chi saprà fare sport, chi saprà suonare, e quindi è importante riuscire a trovare il proprio talento. È molto importante perché ci aiuta a essere in connessione con noi stessi e con il mondo.
Perciò, se ti è sempre piaciuto scrivere, compra un quaderno, una penna e inizia a scrivere. Puoi usare anche il computer, ovviamente. Lasciati guidare dal flusso creativo e scoprirai nuove parti di te, forse ancora inesplorate. Io suggerisco un quadernino e una penna da tenere sempre nello zaino, in borsa, perché quando arriva quel flusso, all’inizio, quando si è ancora un po’ inesperti nel gestire questo flusso creativo, ogni momento è buono. Si prende la penna, si prende il libretto e si scrive. Dove? Mentre si aspetta una visita medica, mentre si aspetta il treno, mentre si aspetta l’autobus. Aspettiamo in tanti momenti della nostra vita, siamo in attesa, quindi possiamo anche dedicare quell’attesa a far uscire questo flusso che in quel momento si sta muovendo dentro di noi.
Nella scrittura possiamo scorgere una luce intuitiva che ci può condurre in uno spazio creativo, al di là della razionalità, dove è possibile connettersi al proprio sé e metterlo in connessione con il mondo esterno. Nel suo lavoro sui tipi psicologici, Jung definì l’intuizione una funzione irrazionale, perché, come la sua antagonista, la sensazione non si esprime per mezzo di un giudizio. L’intuizione è la percezione che nasce dall’inconscio. La conoscenza spontanea non necessita di filtri logici, permette di intravedere possibilità nascoste dietro le cose, dietro le persone, gli eventi.
Per Spinoza, ad esempio, l’intuizione è la forma suprema di conoscenza. Gli intuitivi introversi, i ricercatori dell’inconscio, gli psicologi, i mistici, i poeti, gli artisti, i terapeuti naturali che sembrano sentire immediatamente il nucleo di un problema, hanno questa caratteristica, questa parte dell’intuizione più sensibile, più aperta. Gli intuitivi estroversi, cioè gli immaginativi curiosi di tutto, gli innovatori che vedono lontano e sentono il presente come una limitazione, gli iniziatori originali che possono dare forma alla loro creatività, anche loro hanno queste porte aperte che fanno arrivare tutto questo processo creativo.
Quindi lo scrittore, nel momento in cui inventa storie e personaggi, crea mondi e mette sempre una parte del proprio mondo interiore. Lo scrittore creativo scrive spesso anche per ricercarsi, per colmare delle lacune esistenziali. Io ho pubblicato finalmente il mio primo libro, il cui titolo è Il silenzio parla tutte le lingue, il mio nome d’arte è Fania Peron, e ho utilizzato chiaramente la scrittura come medicina. Se avete curiosità, potete andarlo a ricercare su Amazon. Per me la scrittura è non solo liberazione della mia parte creativa, è non solo riconnettermi alla mia intuizione, è anche aiutarmi e curarmi, prendermi carico di alcune parti di me esistenziali che hanno bisogno di un sostegno. E la scrittura, attraverso la scrittura, io riesco sempre, sono sempre riuscita sin da piccolina, a colmare questi vuoti.
Il potere della scrittura è legato al modo in cui lavora la nostra mente. Il nostro subconscio genera ogni giorno un costante flusso di immagini, idee, sensazioni sottili, e molte di queste sono piene di significato, di intuizioni. Ma spesso, cosa succede? Non poniamo abbastanza attenzione da ricevere i messaggi che ci vengono inviati dal nostro subconscio, perché i messaggi ci arrivano, ma se poi non c’è attenzione? Quindi, io lo ripeto e lo riconsiglio: mettetevi, tenete un diario, un quadernino dove scrivere tutto ciò che ha voglia di emergere, lasciatelo emergere, poi rileggetelo successivamente. Rileggete il vostro appunto e diventate spettatori del vostro flusso di pensieri, e questo vi aiuterà ad aumentare la vostra consapevolezza. Fu da qui il potere curativo della scrittura. E questa è la medicina, la parte che aiuta e che cura.
Vi voglio salutare con un esempio, una piccola parte di una scrittura creativa che ho scritto un po’ di anni fa, ed è emersa così, come un brainstorming, emersa come flusso, senza correzioni, senza aggiustamenti. Aveva voglia di uscire, e l’ho fatta uscire. Ho sempre avuto voglia di condividere le mie emozioni, i miei sogni e il desiderio di creatività. È una sensazione che è nata con me, non me l’ha insegnata nessuno. Probabilmente qualche gene antico ha intrapreso questo viaggio dentro di me.
Lentamente il mondo reale lasciava il posto a qualcosa di magico. Mi sedevo solitamente su di un albero di gelso, in campagna, e osservavo gli adulti dai cespugli di questo bellissimo albero, e cercavo di capire quale fosse il mio posto in questo mondo. Nel campo di grano vasto e piano della mia campagna c’era un piccolo e solitario albero di mandorle, e quando l’ammietitura del grano era compiuta, questo spuntava inorgoglito e solitario nel mezzo del campo. Era così bello e allo stesso tempo solitario. Vedevo in esso una parte di me, e decisi quindi di prenderlo come amico dei miei segreti adolescenziali. Nella pancia dell’albero un buco divenne il mio cassetto segreto, dove nascondevo giochi e lettere mai lette. Non lontano dal mio amico albero c’era la tana di una volpe, ed io spesso andavo lì e aspettavo di vederla uscire o entrare, magari con i suoi piccoli. Purtroppo, a parte le sue impronte sul terreno, non l’ho mai incontrata. In quegli anni ho imparato a sentirmi parte della natura.
Spesso la vita di ogni giorno ci bombarda di stimolazioni, e senza rendercene conto arriviamo a fine serata sfiniti e nervosi. Cosa possiamo fare per fermarci ed ascoltare quello che ci circonda? Spesso la vita di ogni giorno richiede così tanta energia e presenza mentale da non avere la forza di sorridere e di giocare. Come possiamo tornare ad essere leggeri e incuriositi? La mia risposta è vivendo, e non sopravvivendo.
Grazie per aver ascoltato un nuovo podcast di Dharma e Psicologia, e che tutti gli esseri dell’universo possano essere felici.
