La sindrome dell’India è un argomento affascinante e poco conosciuto, che merita di essere esplorato in profondità. Questo fenomeno, che colpisce i viaggiatori in India, porta a riflessioni sul potere dei luoghi e sull’impatto che possono avere sulla nostra psiche. Attraverso un viaggio che unisce esperienze personali e osservazioni cliniche, si delinea un quadro complesso di emozioni e reazioni che possono emergere in contesti culturali così diversi dal nostro.
La discussione si intreccia con altre sindromi legate a città famose, come Firenze e Gerusalemme, rivelando come l’arte, la spiritualità e le aspettative possano influenzare il nostro stato mentale. La sindrome dell’India, in particolare, invita a riflettere su come le esperienze di viaggio possano risvegliare parti profonde di noi stessi, portando a una connessione intensa con l’ambiente e, talvolta, a stati di confusione o disorientamento.
- La sindrome dell’India e il suo significato culturale.
- Il legame tra luoghi e stati emotivi nei viaggiatori.
- Le esperienze personali come chiave per comprendere fenomeni psicologici.
- Il confronto con altre sindromi legate a città iconiche.
- Il ruolo della sensibilità individuale nell’esperienza del viaggio.
Trascrizione
Buongiorno e bentornati ad un nuovo podcast di Dharma e Psicologia. Oggi vi voglio parlare di un argomento non molto conosciuto, ovvero la sindrome dell’India. Molti di voi si staranno già chiedendo perché dovrebbe esistere una sindrome che si riferisce ad una nazione. Ma ora capirete bene il perché, visto che vi spiegherò un po’ la nascita anche di questa parola, da dove deriva e perché viene denominata così.
Prima di arrivare alla sindrome dell’India, parto da presentarvi le altre sindrome più famose per le loro città. Prima di tutto specifichiamo cosa vuol dire sindrome. Nella pratica clinica, la sindrome è una combinazione di sintomi o di varie manifestazioni che caratterizzano appunto una malattia. Se vi dico la parola sindrome di Stendhal o di Firenze, sicuramente vi viene in mente sia il film che la situazione, che cos’è questa sindrome. Fu denominata così perché il maggior numero dei casi sono stati appunto osservati in questa città, a Firenze. È un’affezione psicosomatica che provoca tachicardia, vertigini, allucinazioni, confusione, capogiri in alcune persone che sono di fronte alle opere d’arte di estrema bellezza. Questo succede soprattutto se queste opere d’arte vengono osservate in luoghi chiusi come musei oppure luoghi che sono comunque limitati e delimitati. Questo accade in persone particolarmente sensibili alla bellezza e all’arte. E nasce dall’esperienza dello scrittore francese Stendhal, che è uno pseudonimo di Marie Henry Bale, nacque nel 1783 e lasciò il corpo nel 1842. E gli disse l’esperienza durante il suo viaggio a Roma, Napoli e Firenze e da questa esperienza nacque anche poi il suo libro Roma, Napoli, Firenze. Cosa scrive? Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti e di sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce ebbe un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere. Questa fu la sua esperienza.
Passiamo a un’altra sindrome. Forse questa è un po’ meno conosciuta. La sindrome di Gerusalemme. Un’altra bellissima città che veramente tocca il cuore è Gerusalemme. Posso dichiararlo personalmente che l’emozione che ho provato nella chiesa del Santo Sepolcro è veramente qualcosa di indescrivibile. E le sensazioni che ho provato possono effettivamente muovere all’interno del proprio cuore, della propria mente, possono muoversi ad alta velocità. E quindi in persone altamente sensibili, altamente empatiche, spiritualmente attive, è facile attivare dei click che possono portare ad allentare i confini del proprio io. Nel caso della sindrome di Gerusalemme è stato visto che può cogliere persone di diverse fedi religiose. Infatti Gerusalemme è un crocevia di musulmani, cristiani, ortodossi, ma potete trovare anche monaci buddhisti. È veramente qualcosa di unico e speciale al mondo. E il numero di casi riscontrati sono stati appunto maggiori durante il periodo di Natale. Perché? Perché l’atmosfera che si genera è ad alta intensità. Allora io sono stata in estate e già l’atmosfera è ad alta intensità. Non voglio immaginare Natale, quindi posso comprendere l’alta sensazione. E che cosa succede? Possono avvenire manifestazioni improvvise di stretta connessione con i sentimenti religiosi, fino al punto di avere anche visioni su Gerusalemme, di credere di essere parte integrante della religione. Ad esempio, ci sono state persone che si vestivano di sole lenzuola bianche e andavano in giro a professare le sacre scritture. Questi casi ovviamente in casi estremi in cui il confine tra sé e gli altri diventava veramente così sottile da portare poi a vivere questi fenomeni deliranti.
Un’altra sindrome è quella di Parigi, la sindrome di Parigi. In questo caso è osservata in un modo un po’ negativo, è l’altra parte della sindrome, della bellezza di cui ho parlato fino adesso. Cosa succede? L’idealizzazione della città come romantica, gentile, viene sfatata dalla realtà. Io ci sono stata a Parigi e penso tantissimi di voi, quindi potete forse capire quello che vi sto dicendo. È una città come tutte le altre, però se mai ci vai c’è questa possibilità di idealizzarla ad alti livelli. E una volta che si va lì si scopre che è una città normale, con i suoi pregi, i suoi difetti, ma i turisti che hanno avuto la sindrome di Gerusalemme hanno provato questi sintomi dovuti a delle situazioni anche di background culturale, che adesso vi spiegherò, soprattutto poi derivate dal fatto di poca comunicazione, perché in Francia non ci sono tante persone che parlano inglese, quindi questi turisti hanno manifestato maggiori sintomi, anche perché non riuscivano poi a comunicare con le persone che si trovavano lì magari ad aiutarle. Le persone che hanno avuto maggiori problematiche sono stati i giapponesi. Perché? Perché hanno un’idea idealizzata, e questo ve lo dico perché ci sono stati degli studi e perché hanno visto che la maggior parte dei turisti sono stati appunto, e sono giapponesi, vivono questa sindrome di Parigi, perché in Giappone Parigi è idealizzata come una città fantastica e conosciuta solo grazie a film, romanzi, quindi c’è proprio una cultura, nella cultura giapponese si crea questa idealizzazione della cultura romantica di Parigi. Ed è stato visto che questo succede soprattutto in donne giapponesi verso i 30 anni che non hanno mai conosciuto altri paesi europei e devono essere poi rimpatriate a causa di questa sindrome perché è l’unico modo per tornare tranquilli e rientrare nella propria nazione. Vi assicuro che tutto ciò è vero e studiato, ci sono tanti psichiatri e psicologi che ne studiano appunto le dinamiche. Queste sindrome possono risultare bizzarre, anche un po’ fantasiose, ma sono reali e quindi molti psichiatri di queste nazioni, che vi ho nominato fino adesso, sono a conoscenza di tale situazione tanto da avere già chiaro come muoversi, cioè hanno già un protocollo.
La domanda che nasce è se queste sindrome sono dovute a dei veri problemi psicologici, vista la sintomatologia, oppure al fatto che certe personalità sensibili e profonde avversano in modo amplificato l’ambiente o l’energia del luogo. Ecco che arriviamo adesso alla sindrome focale di questo mio podcast, ovvero la sindrome dell’India. In India io ci sono stata tre volte, ho iniziato a cercare in letteratura l’esistenza di possibili sindromi perché effettivamente posso dire per esperienza personale di aver incontrato viaggiatori alquanto bizzarri, quindi di aver visto situazioni in altre persone, ma di aver anche sperimentato personalmente delle situazioni molto particolari che a livello razionale scientifico hanno solo una spiegazione che può essere la casualità, che può essere che in quel momento l’energia mentale era un po’ giù, quindi a livello razionale, perché si allontana totalmente dalla spiritualità e dalle capacità extrasensoriali delle persone.
Ricorderete credo tutti il film di Julia Roberts, Mangia, prega, ama. Dopo il film, ad esempio, l’attrice cominciò a seguire e a studiare l’induismo proprio perché fu colpita particolarmente da questi luoghi e lei non li conosceva, quindi venne proprio colpita e questo accade anche ad altri personaggi famosi che si sono lasciati cogliere dall’esotico, ma tanti, mi viene in mente adesso i Beatles che hanno seguito il movimento Hare Krishna, hanno scritto tante canzoni, sono andati lì, hanno fatto tanti loro viaggi, erano negli Ashram, così tanti altri. Molte volte il fascino esotico si può trasformare in qualcosa di più preoccupante per i viaggiatori occidentali, perché? Perché si ritrovano in un luogo di così forte impatto e vi assicuro che l’India è veramente di forte impatto, tanto da non riuscire probabilmente mentalmente, psicologicamente a contenere, a reggere nella propria struttura psicologica questo nuovo mondo, questa diversità. Soprattutto poi se ci si porta dietro traumi o disturbi consapevoli o inconsapevoli ecco che diventa ancora molto più difficile.
L’India è stata descritta da tanti autori e questo forse a volte lo ritrovo anche nelle descrizioni di chi è stato in Africa, io in Africa non ci sono mai stata. Però l’India ha veramente la forza e la capacità di far scattare dei bottoni interni che sono molto forti. Queste condizioni ovviamente non appaiono sul manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, il famoso DSM, l’Enciclopedia degli Psicologi e degli Psichiatri, ma il numero dei casi è veramente molto alto. Perché si chiama sindrome dell’India? La parola fu coniata da uno scrittore francese, Regis Airole, è un ex psichiatra del consulato francese a Mumbai e lui visitò l’India nel 1985. Dopo averla visitata, scrisse il libro Crazy about India, la traduzione francese, l’italiana e inglese del suo libro in francese. Cosa accadde in quel periodo? Questo psichiatra conobbe visitatori francesi in India che avrebbero visitato il consulato per depositare il passaporto e riportare in sicurezza il biglietto aereo, perché c’erano questi casi in cui avrebbero potuto veramente perdere tutto. Quindi conobbe personalmente e parlò con diversi viaggiatori tra i 20 e i 30 anni e notò che una condizione curiosa tra i francesi era appunto questa sindrome, quest’insieme di sintomi, in particolare in quelli che avevano trascorso molto più tempo in India. La gamma di cambiamenti, di comportamenti e di appunto di queste manifestazioni sintomatologiche venne chiamata sindrome dell’India. E gli esaminò viaggiatori che erano stati trovati in stato maniacale, in stato psicotico, avevano perso i loro effetti personali, erano diventati disorientati o confusi. Alcuni di loro mostravano persino sintomi di depressione e isolamento dovuti dall’essere in una terra e in una cultura completamente sconosciuta. Io aggiungo, differente rispetto al nostro modo occidentale di vivere e di pensare. Quindi l’India può suscitare emozioni estatiche portando ansia nei viaggiatori, ma questo dipende anche dalla storia della persona, dai traumi passati, dall’impulso a viaggiare e da tutte quelle situazioni che sono state sepolte nel subconscio e vengono poi improvvisamente portate in superficie durante questo viaggio, questa visita in India.
Io confermo e lo ripeto perché l’ho vissuto personalmente che l’India in qualche modo provoca dei movimenti a volte anche molto forti e molte volte questi movimenti traboccano, diventano veramente tanto da tenere. I casi più complicati sono quelli in cui alcuni credono addirittura di essere posseduti dagli spiriti o di essere un dio incarnato e quindi questi deliri poi li spingono in situazioni pericolose in cerca di realizzazione spirituale. Ci sono tanti altri film dove parlano anche di questi incontri con i guru negli ashram e di come la loro vita poi si è modificata, i loro comportamenti diversi, i familiari non li riconoscono più, ce ne sono veramente tanti. Poi lì è ovvio che è veramente molto delicata la situazione perché poi si può anche arrivare a parlare di sette, ma nel caso dell’India insomma è una situazione, lì la spiritualità ovviamente si è cercata, è veramente molto molto forte.
Vari altri scienziati in tutto il mondo credono anche che la sindrome dell’India non sia in realtà una condizione ed è quasi una spiegazione razzista per ridurre i viaggi in India, quindi sono nate anche queste polemiche. Effettivamente è stato anche un po’ forte come discorso, insomma, veniva spesso detta anche tra le varie persone che volevano viaggiare, quindi magari poteva anche spaventare questa cosa, poteva far spaventare. Quindi alla luce di quello che vi ho detto e della mia esperienza personale in India, posso dire che ovviamente il background psicologico e di vita influenza la tenuta delle emozioni forti, ma questo ci succede anche nella vita di tutti i giorni. Ci sono persone che reggono certi traumi, certi dolori e altre persone che magari non le riescono a tenere perché in quel momento la loro fragilità apre un po’ troppo le porte.
Io ho vissuto un’esperienza incredibile, lo posso confermare, a Rishikesh, sulle rive, questo villaggio fantastico al nord dell’India, sulle rive del fiume Sacro Gange. Accadde di aver trascorso una notte particolare, la chiamo così, in uno stato mentale che era effettivamente amplificato, molto amplificato, ma ero completamente lucida, ero consapevole di quello che mi stava accadendo. Fu incredibile perché quella notte ero nella mia stanza in un ashram che aveva proprio la finestra sul fiume, quindi era così vicino al fiume che la corrente del Gange in quel punto lì dell’ashram era così forte che il rumore e l’energia che produceva mi arrivavano in modo quasi incontenibile. Osservai me stessa tutta la notte in uno stato mentale tra l’agitato e il meravigliato, cioè quindi successe che io vivevo quelle cose ma ne ero anche osservatrice, quindi studiavo quello che mi stava accadendo e riuscivo chiaramente a percepire qualcosa di molto potente. Era chiaro per me che c’era qualcosa di molto potente, allo stesso tempo cercavo di comprendere quanto di razionale potesse esserci in una dimensione così altamente spirituale nel luogo in cui mi trovavo. Forse era la luna piena, forse l’essere in un ashram sulle rive del fiume sacro, essere a Rishikesh dopo un mese di viaggio con zaino in spalla, o forse anche la mia sensibilità che io so di avere, aprì comunque tutto ciò, aprì quelle famose porte dove i miei sensi vennero inondati come mai prima.
Dopo quella notte, perché fu una notte veramente molto lunga, non chiusi occhio, fu un’elaborazione di tutti i miei processi sensoriali che durò tutta la notte. Dopo quella notte mi accaddero poi più chiaramente delle sincronicità durante la mia permanenza in India, ma me ne accaddero molte, come ritrovare oggetti sacri mentre camminavo per strada o in un fiume trovare delle statue, o incontrare persone che avevo visto un mese prima, persone sconosciute, rincontrarle. Ne accaddero tantissime e la sensazione che avevo internamente era di sentirmi molto più connessa al luogo, non sentivo più questo essere turista e sentivo chiaramente che qualcosa in me si era mosso, era chiaro che qualcosa era accaduto, qualche passaggio era avvenuto a livello energetico, perché a livello razionale io non era successo niente di così strano.
Tornata in Italia, ne parlai con il mio supervisore per comprendere appunto cosa potesse essere accaduto quella notte e, un po’ grazie al suo aiuto, un po’ grazie alle mie varie esperienze spirituali avute anche prima, perché non è stata l’unica, ma è stata l’unica in quella modalità lì, sono riuscita a cogliere il senso di quella esperienza e della forza insita in quella notte e in quel luogo. Quindi posso dire senza dubbio che ognuno di noi ha delle porte tra due mondi. Quello che gli occhi vedono, i nostri cinque sensi in quel senso lì, è quello che l’energia sente e che la forza che bisogna costruire è quella dell’equilibrio tra questi due mondi, perché è facile perdersi sia in un mondo completamente razionale, distaccato dai segreti dell’universo, così come è facile perdersi in un mondo fatto di luce, energia, intuizione, che allontana dal mondo in cui viviamo e può allontanarci dall’abitare il corpo che viviamo. Quindi è importante riuscire a trovare questa presenza mentale e presenza fisica, quindi il tenere la nostra mente nello stesso luogo dove il nostro corpo è, pur sperimentando tutte queste manifestazioni spirituali che esistono, è il nostro grande compito e la nostra grande forza.
Spero che questo podcast vi sia piaciuto, grazie per averlo ascoltato. Che tutti gli esseri dell’universo possano essere felici.
