Lo storytelling sciamanico emerge come un’arte profonda e interattiva, capace di unire narratore e ascoltatore in un’esperienza condivisa. Questa forma di narrazione non solo racconta storie, ma invita anche l’immaginazione dell’ascoltatore a co-creare il racconto, rendendo ogni esperienza unica e personale. La magia di questa pratica risiede nella sua capacità di abbattere le barriere tra chi narra e chi ascolta, creando un legame che trascende il semplice racconto.
Le storie, in questo contesto, diventano strumenti di cura e guarigione, portando con sé saggezza antica e insegnamenti preziosi. Attraverso la narrazione, si esplorano culture e tradizioni, come quelle degli aborigeni australiani, che tramandano storie di creazione e di vita attraverso generazioni. In questo modo, lo storytelling sciamanico si rivela non solo un’arte, ma anche un mezzo per comprendere e trasformare la nostra realtà.
- Il potere della narrazione come forma di espressione e comunicazione.
- La bidirezionalità tra narratore e ascoltatore nella creazione della storia.
- Le diverse tradizioni culturali e le loro pratiche di storytelling.
- Il ruolo dello storytelling nella guarigione e nel cambiamento personale.
- La saggezza antica trasmessa attraverso le storie sciamaniche.
Trascrizione
Buongiorno a tutti e bentornati ad un nuovo podcast di Dharma in Psicologia. Oggi parleremo dello storytelling sciamanico, ovvero un’arte nell’arte. È una tecnica che utilizzo spesso nella mia pratica clinica come psicoterapeuta e la utilizzo tanto anche nel lavoro con i gruppi.
Che cos’è lo storytelling? È un’antica forma d’arte e una preziosa forma di espressione umana, perché la storia è essenziale per così tante forme d’arte. Lo storytelling, quindi, è un’arte interattiva, possiamo dire, di usare le parole e le azioni per rivelare gli elementi, le immagini di una storia, mentre incoraggia anche l’immaginazione dell’ascoltatore. Questo implica una interazione bidirezionale tra un narratore e uno o più ascoltatori. Le risposte degli ascoltatori influenzano certamente il racconto della storia. In effetti, lo storytelling emerge proprio dall’interazione e dagli sforzi coordinati e cooperativi di narratore e pubblico. È questa la magia, è questa bidirezionalità, è questa comunicazione.
In particolare, lo storytelling non crea una barriera immaginaria tra chi parla e chi ascolta. Questo fa parte di ciò che distingue lo storytelling dalle forme di teatro, ad esempio, che utilizzano un immaginario quarto muro, tra virgolette. Lo storytelling, invece, implica sempre la presentazione di una storia, di una narrazione. Ogni cultura ha la sua definizione di storia, come ben sappiamo, e ciò che è riconosciuto come una storia in una situazione può magari non essere accettata in un’altra. Alcune situazioni richiedono spontaneità, divagazioni giocose, per esempio, altre richiedono la ripetizione quasi esatta di un testo venerato. Le forme d’arte, come la recitazione di poesie e il cabaret, a volte presentano storie e a volte no. Ecco, questo è più o meno un po’ la differenza tra lo storytelling e queste forme teatrali d’arte.
Nella narrazione, l’ascoltatore immagina la storia. Nella maggior parte dei teatri tradizionali, o in un tipico film drammatico, invece, l’ascoltatore gode dell’illusione che stia effettivamente assistendo al personaggio o agli eventi descritti nella storia. Il ruolo dell’ascoltatore della narrazione è quello di creare attivamente le immagini, le azioni, i personaggi e gli eventi vividi e multisensoriali, quindi proprio la realtà della storia e tutto ciò nella sua mente, in base alla performance del narratore. In base appunto a quest’ultima, quindi alla performance del narratore e alle esperienze passate dell’ascoltatore, e alle credenze e comprensioni di entrambi, si crea appunto la narrazione bidirezionale in chi narra e in chi ascolta. La storia completata avviene nella mente dell’ascoltatore, un individuo unico, personalizzato. L’ascoltatore diventa, e questa è la parte stupenda dello storytelling, un co-creatore della storia vissuta. Ecco perché porta un messaggio di cura, di guarigione.
Lo storytelling può anche essere combinato con altre forme d’arte. Ciò che emerge dal movimento vitale e contemporaneo della narrazione include lo sviluppo di modi per combinare la narrazione con il dramma, la musica, la danza, la commedia, il teatro di figura e anche numerose altre forme di espressione. Eppure, anche se si fonde impercettibilmente con altre arti, l’essenza della narrazione rimane riconoscibile, come l’intersezione delle cinque componenti che ho nominato prima. Quindi si legge, si vede la narrazione, ha uno scheletro ben preciso e solido, chiaro.
Ci sono molte culture sulla Terra, e ognuna con ricche tradizioni, costumi, opportunità di narrazione, e tutte queste forme di narrazione sono preziose. Sono proprio queste che io e tanti altri colleghi che utilizzano questa tecnica andiamo appunto a far riemergere, ad utilizzare, proprio come un materiale espressivo di arte e di creatività.
Io ho vissuto un anno in Australia, sono stata a contatto con la cultura aborigena, perché conducevo laboratori di arte e terapia con bambini e adulti. Durante gli incontri, sia con i bambini che con gli adulti, i nostri incontri avevano uno scambio culturale grandioso. Perché laddove io portavo la mia tecnica, quindi da brava psicoterapeuta italiana, con il mio metodo di studi, il mio approccio, anche la mia spiritualità, loro mi stavano donando una narrazione. Assaporare, ascoltare, osservare la loro arte e il loro concetto del mondo ha risvegliato in me l’amore per lo storytelling. Quindi nasce di là, è partito tutto di là, il mio amore per questa forma d’arte.
Le storie aborigene, ad esempio, del Dreamtime in particolare, legate alla cultura aborigena australiana, parlano di eventi dal momento della creazione. Queste storie sono state tramandate di generazione in generazione per migliaia di anni. Abitanti dei villaggi sotto un cielo stellato raccontano queste storie che si tramandavano di generazione in generazione attraverso una comunicazione verbale. Il Dreamtime è un termine che descrive appunto la storia del sogno. Le storie del sogno sono conservate anche nelle loro canzoni e nelle loro danze. Queste storie danno comprensione del passato e hanno aiutato loro a sopravvivere, a trovare la forza, grazie alle leggi e alla morale che si trovano all’interno di queste storie. Ci sono grandi insegnamenti, c’è una saggezza antica in queste storie, in queste danze, così come anche nel suono del didgeridoo. C’è una descrizione incredibile della natura. Io ho provato a studiare e provo a studiare il didgeridoo, non è proprio tanto semplice visto che si deve imparare la respirazione circolare. Anche se è vero, in Australia non troverai mai un aborigeno che insegna a una donna, perché nella loro cultura si può insegnare solo agli uomini. Ma ci sono tante donne che apprendono da altri musicisti più aperti, diciamo, a questo passaggio di tradizione. C’è tutta una descrizione all’interno della loro musica, della loro danza, della loro narrazione.
Il Dreamtime, quindi, che cos’è? Il tempo del sogno, Dreamtime, è un termine che descrive storie e credenze uniche, possedute e detenute da diversi gruppi aborigini australiani. La storia della parola Dreamtime e dei suoi significati dice qualcosa sullo sviluppo delle idee sul mondo aborigeno e su come si esprimono attraverso l’arte. Pensate anche all’arte del dot painting, quindi di questi puntini che creano delle immagini e dei disegni spettacolari che sono tipici della cultura aborigena australiana.
In questo senso, gli aborigini tradizionali credono che il mondo sia stato creato dagli antenati. Lo spirito degli antenati rimane nel villaggio, negli animali, nei luoghi, nelle persone di quel paese, proprio come una presenza permanente. Sebbene ci siano molti diversi tipi di storie, possiamo dire che rientrano in quattro grandi categorie: le storie collettive, le narrazioni spirituali, le pratiche culturali e le storie di vita. Ci sono anche alcune storie di popolazioni aborigine e popolazioni delle isole dello stretto di Torres che non rientrano in nessuna di queste categorie, come ad esempio le storie di finzione, perché lo chiamo storytelling sciamanico.
Studiare la pratica sciamanica di qualsiasi tipo è in sostanza uno studio di storie. Attraverso le storie, la conoscenza viene trasmessa lentamente, in modo sottile, in modo metodico. Questo tipo di storie sono dei grandi doni. Sono doni di cura, e dati anche con cura, sono doni dati con generosità e anche con profondo rispetto. Quando si viene a conoscenza di queste storie di tribù che provengono dagli antenati, è molto apprezzato portare discrezione, donare discrezione e rispetto. Ciò che accade nella cerimonia rimane nella cerimonia. Mi è capitato di partecipare a delle cerimonie ed effettivamente la sacralità dell’incontro, del suono, della musica, della narrazione è veramente tanto particolare e penetrante. Quindi l’avvicinarsi con rispetto e con discrezione sono dei passaggi fondamentali.
Col tempo ho capito che ogni azione all’interno di una tradizione aveva strati di insegnamenti e narrazione dietro di sé, e conoscere queste storie è appunto la porta che dà alla saggezza tradizionale. Quando qualcuno condivide la sua storia con noi, o invita altri a condividere aspetti della sua storia, c’è sempre una ragione dietro. Si pensa che lo sciamanesimo sia la chiave dell’esistenza. Finché si praticano i rituali sciamanici, continueremo ad esistere, perché c’è il passaggio della storia, della narrazione, dell’esistenza. Gli sciamani sono un collegamento tra il nostro piano e i piani superiori dell’esistenza. Essi si collegano al mondo degli spiriti per guarire, contattare gli antenati defunti, influenzare il clima, elevare la coscienza. Uno sciamano si preoccupa della salute e del benessere dell’intera comunità. E se ascoltate altri podcast di Dharma e Psicologia, c’è proprio una descrizione precisa di che cos’è lo sciamano, la sciamanesima e di chi è lo sciamano.
Uno sciamano quindi non si preoccupa di un singolo individuo o di un gruppo privilegiato, ma si estende a tutto il mondo vivente. Nel mondo vivente includiamo le piante, gli animali, l’intero ambiente. Gli sciamani attraversano i mondi degli spiriti ed entrano in uno stato statico che porta stati di trance e trasformazioni spirituali, a volte anche trasformazioni fisiche. Quindi quando cambiamo la storia che stiamo raccontando a noi stessi, cambiamo le nostre vite. Io utilizzo questa narrazione per questo, perché molte volte ci troviamo prigionieri di storie in cui diventiamo i protagonisti e che non abbiamo nemmeno scelto noi, oppure che abbiamo scelto in certi momenti della nostra vita e che poi quel momento non è più così, è cambiato, ma siamo ancora in quella narrazione, in quella storia. È importante cambiare la storia per cambiare la vita, la nostra vita. Tutta la guarigione implica il cambiamento della storia che stiamo usando per creare la nostra realtà e gli sciamani hanno appunto sempre lavorato per cambiare la storia.
Una storia o una metafora dipinge un’immagine con le parole, dà all’ascoltatore l’essenza della cosa, mettendo in relazione il significato con qualcosa che già si capisce o che si può iniziare a capire, mettendo in relazione la storia raccontata, le informazioni che ci arrivano attraverso la storia, le immagini, i colori, le metafore. Quando uno sciamano apprende il potere della storia curativa, non è con l’intenzione di creare lui la tua guarigione, piuttosto sta cercando di aprirti il significato nella sua pienezza. Spesso le esperienze che viviamo sono intrinsecamente difficili da descrivere. Come puoi descrivere la tua gioia? Come descrivi quanto è profonda quell’esperienza spirituale che stai provando o che hai provato? Può anche essere difficile descrivere qualcosa che fai ogni giorno. Un artista, uno scrittore, il cui compito è descrivere le cose, può provare a spiegare il significato di ciò che significa creare, ma è così difficile da cogliere che a volte può diventare una vera sfida.
Quando lo sciamano inizia a raccontarti la storia della guarigione e alla ricerca di metafore con cui tu puoi relazionarti, sta selezionando immagini che trasmettono in modo più profondo. È importante che gli sciamani facciano attenzione ed evitino di raccontare storie che ti impediscono di guarire. Tutti abbiamo storie che ci raccontiamo, che in qualche modo ci limitano, forse che non siamo intelligenti, forse che non possiamo fare qualcosa. Se lo sciamano racconta la storia sbagliata durante una guarigione, può farti rimanere attaccato a una ferita. Perché? Perché magari ti aggrappia la storia che ne è derivata. Anche nella terapia tradizionale c’è una linea sottile tra usare una storia personale per trovare la guarigione e rimanere bloccato in quella storia. A volte è più facile lasciare andare qualcosa se il guaritore non ti dice che eri bloccato in un punto. E questo lo ritrovo spesso quando vengono da me pazienti che mi dicono di essere bloccati energeticamente in specifici chakra perché è stato detto loro da altri operatori e quindi il sapere di essere bloccati in quel chakra li faceva sentire imprigionati in quella stessa storia. Il lavoro era appunto il raccontare, il risentire una nuova storia, la storia che sceglievano loro, che scelgono loro. E quindi andare, uscire dalla prigionia della storia raccontata che può bloccare tante volte. Queste sono tutte cose che un guaritore sciamanico, esperto, deve imparare per diventare abile nel suo mestiere di guarigione.
Quali informazioni sono state mostrate loro per consentire loro di capire appunto come eseguire la guarigione è la domanda che viene più spontanea. Ma come fanno? Come fanno gli sciamani? Quali informazioni sono state mostrate loro affinché il cliente sapesse? Come trasmettono quella storia in modo che il cliente assorba la verità e la bellezza della guarigione? Anche a quale storia o a quale immagine si riferiranno meglio per sentirne la vera essenza? Quando ascolti la storia raccontata dallo sciamano, se è stata fatta bene, dovresti essere in grado di portare la guarigione dentro di te molto profondamente. Quindi, in un certo senso, la storia ha lo scopo di aiutarti ad assorbire l’energia della guarigione nelle tue stesse cellule.
Sono stata molto contenta di condividere con voi questa tecnica che è veramente molto speciale per me. Per oggi terminiamo qui con lo storytelling sciamanico. Se hai voglia di maggiori informazioni su come partecipare anche a gruppi di storytelling sciamanico online, puoi scrivere a stefania.perrone.it. Grazie per aver ascoltato il podcast di Dharma e Psicologia e che tutti gli esseri dell’universo possano essere felici.
