Il percorso di avvicinamento allo studio del Dharma è un viaggio personale e profondo, che intreccia la pratica psicologica con la spiritualità. La connessione tra queste due dimensioni offre spunti di riflessione e insegnamenti preziosi, che possono arricchire la nostra comprensione della mente e della vita stessa.
Attraverso esperienze personali e riferimenti culturali, si esplora il significato di concetti complessi come la vacuità e la compassione, invitando a una riflessione più profonda su ciò che significa essere un bodhisattva e come questi insegnamenti possano influenzare il nostro cammino quotidiano.
- Il legame tra psicologia e spiritualità nel percorso di crescita personale.
- Il significato del Sutra del Cuore e il suo impatto sulla vita quotidiana.
- La complessità del concetto di vacuità e la sua comprensione.
- Il ruolo del bodhisattva e la compassione nel buddismo.
- La filosofia di Nagarjuna e la dottrina del vuoto.
Testo episodio
Buongiorno, ben arrivati al primo podcast di Dharma e Psicologia. Oggi ho voglia di raccontare come mi sono avvicinata allo studio del Dharma e spiegare anche il nome di Dharma e Psicologia.
Io lavoro come psicologa e psicoterapeuta da un po’ di anni e la mia pratica professionale si è sempre accompagnata a una mia pratica spirituale, sia individualmente che con un gruppo. Questa cosa mi ha aiutato tantissimo; è stata il famoso Sangha, la comunità spirituale delle altre persone che praticano insieme a te. Mi ha dato tanto insegnamento, mi ha fortificato e mi ha aperto anche delle porte che io non conoscevo inizialmente.
Trascorsi vari anni, varie ricerche, vari libri su argomenti di tutti i tipi, dalla reincarnazione e quindi al karma, ai libri di filosofia orientale, iniziai ad esplorare in un modo leggero. La memoria mi porta a un momento che considero importantissimo: il film del piccolo Buddha di Bertolucci. Fu un film che mi toccò profondamente. Se non erro, il film di Bertolucci è uscito nel ’93 e racconta la storia di un bambino di Seattle che viene contattato dai monaci tibetani che cercano la reincarnazione di un lama importantissimo del loro monastero.
Nel percorso scoprirono che una possibile incarnazione era avvenuta proprio in America in questo bambino. Fu un film molto particolare, molto bello, che andò a seminare qualcosa in un terreno molto fertile, perché io ero molto aperta a quel punto di vista. La cosa che mi colpì tantissimo fu una parte iniziale di una preghiera, che poi ho scoperto essere il Sutra del Cuore, con il mantra finale che mi è risuonato nella testa in tanti momenti della mia vita, anche senza senso, e delle volte risuona ancora. Questo mantra significa ‘andate, andate, andate insieme all’altra sponda, completamente sull’altra sponda, benvenuto risveglio’.
Non sapevo all’inizio il significato, ma comprai un libricino che raccontava la storia del piccolo Buddha attraverso gli occhi del film. Nella prima pagina c’era scritto questo mantra e ritrovai la traduzione. Più volte cercavo di leggere e comprendere il significato di questo mantra, che sembra un po’ criptico. Con lo studio e con l’età, scoprii che si tratta del Sutra del Cuore, brevissimo ma di un’estrema densità concettuale. Pensate che ha soli 14 versi nella versione in sanscrito ed è parte della Prajnaparamita Sutra, un insieme di testi fondamentali per il buddismo Mahayana.
Il tema centrale di questo Sutra è la dottrina della vacuità. Ho seguito tantissimi insegnamenti e corsi dei maestri sul concetto di vacuità. Devo dire che per la nostra mente è molto complicato comprenderla, quindi non vi preoccupate se vi capita di leggere della vacuità e di non afferrare subito questo concetto. La nostra mente ha bisogno di certezze, conferme e risposte immediate. La vacuità va a toccare punti che per la nostra mente possono sembrare come lanciarsi nel vuoto, ma non dimentichiamo che il paracadute lo abbiamo: è il nostro contatto con il nostro sé superiore, che diventa quindi di straordinaria diffusione.
L’importanza di questo mantra, il celebre mantra ‘gate gate paragate parasamgate bodhisattva’, accompagna questo film e tutto il percorso. Il Sutra del Cuore è conosciuto e praticato in Cina, Giappone, Vietnam e India. Vorrei leggere questi versi nella versione della traduzione in italiano del Sutra del Cuore.
Immerso nella saggezza suprema, davanti a monaci e bodhisattva riuniti, Kannon Avalokiteshvara bodhisattva della compassione risponde all’allievo Shariputra, insegnando la dottrina del vuoto. O Shariputra, la forma non è che vuoto, il vuoto non è che forma. Ciò che forma è vuoto, ciò che vuoto è forma. Lo stesso è per sensazione, percezione, discriminazione e coscienza. Tutte le cose sono vuote apparizioni. Shariputra, non sono nate, non sono distrutte, non sono macchiate, non sono pure, non aumentano e non decrescono. Perciò, nella vacuità non c’è forma né sensazione né percezione né discriminazione né coscienza. Non ci sono occhi, né orecchi, né naso, né lingua, né corpo, né mente. Non ci sono forma, né suono, né odore, né gusto, né tatto, né oggetti, né c’è un regno del vedere e così via, fino ad arrivare a nessun regno della coscienza.
Non vi è conoscenza né ignoranza, né fine della conoscenza né fine dell’ignoranza, e così via, fino ad arrivare a né vecchiaia né morte, né estinzione di vecchiaia e morte. Non c’è sofferenza, karma, estinzione, via. Non c’è saggezza né realizzazione. Dal momento che non si ha nulla da conseguire, si è un bodhisattva, poiché ci si è interamente affidati alla prajnaparamita. La mente non conosce ostacoli; dal momento che la mente non conosce ostacoli, non si conosce la paura. Si è oltre il pensiero illusorio e si raggiunge il nirvana. Poiché tutti i buddha del passato, del presente e del futuro si affidano interamente alla prajnaparamita, conseguono la suprema illuminazione. Sappi dunque che la prajnaparamita è il grande mantra, il mantra più alto, il mantra supremo e incomparabile, capace di placare ogni sofferenza. Ciò è vero, non è falso. Perciò io recito il mantra della prajnaparamita che dice: ‘gate gate para gate para samgate bodhi soha’. Andate, andate, andate insieme all’altra sponda, completamente sull’altra sponda, benvenuto risveglio.
Chi è il bodhisattva? Nel buddismo, il bodhisattva è una persona che, pur avendo raggiunto l’illuminazione e avendo esaurito il ciclo delle esistenze terrene, sceglie di rinunciare al nirvana e di continuare a reincarnarsi, spinto dalla compassione. La compassione è di aiutare gli altri esseri umani a raggiungere lo stesso livello e utilizza tutti i suoi meriti per arrivare a questo compito. Quando nel Sutra del Cuore si parla che dal momento che non si ha nulla da conseguire, si è un bodhisattva, il bodhisattva è appunto il risvegliato che sceglie di aiutare gli altri ad arrivare a un punto importante del risveglio.
La dottrina del vuoto, che abbiamo letto nell’opera letteraria della prajnaparamita, è la sapienza per passare all’altra sponda ed è legata a Nagarjuna, circa 200 anni dopo Cristo. La dottrina del vuoto assoluto, sunyavada di Nagarjuna, è conosciuta anche come nichilismo relativismo assoluto. È difficile capire come un punto di vista così negativo possa avere una conseguenza costruttiva. Nagarjuna non andava a negare la realtà spirituale, ma rispondeva alle necessità psicologiche della sua epoca. La dialettica con la quale demolisce la concezione della realtà materiale è solo uno stratagemma per rompere il circolo vizioso dell’attaccamento. Il fine ultimo non è il nichilismo, ma la naturale beatitudine della liberazione. Attraverso la filosofia di questa negazione totale, sembra arrivare a negare tutto, ma in realtà promuove un processo di visione interiore.
È importante ricordare che le negazioni non si applicano alla realtà stessa, ma alla nostra falsa idea della realtà. Questo è stato un po’ l’inizio del mio avvicinamento, in modo non ancora consapevole. Grazie a questo film, mi sono avvicinata al concetto di sunyata, che è ancora uno dei più grandi concetti su cui studio. Questo mantra lo voglio portare oggi qui, perché è iniziato un po’ tutto da lì. In questa sperimentazione e condivisione di riflessioni, che sono di Dharma e Psicologia, non lescindo lo studio della mente e quello che il buddismo fa della mente. Grazie per avermi ascoltata. Ci sentiamo al prossimo incontro. Se avete voglia di ripetere il mantra nei momenti di stanchezza, confusione, dolore mentale e fisico, io ve lo consiglio. Potete avvicinarvi lentamente e in modo delicato, perché se non l’avete mai fatto può sembrare strano. Ma se sentite la voglia, il desiderio o anche la curiosità, recitate il mantra ‘gate gate paragate parasamgate bodhi soha’. Grazie e arrivederci.
